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	<title>{CRWE} Natura</title>
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	<description>Le notizie dal mondo di C.R. Web Engineering</description>
	<language>it-IT</language>
	<copyright>Copyright dei rispettivi autori delle notizie!</copyright>
	<managingeditor>info@noumeanews.it (Redazione NoumeaNews)</managingeditor>
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	<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 08:11:43 +200</pubDate>
	<lastBuildDate>Thu, 29 Jul 2010 08:11:43 +200</lastBuildDate>
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		<title>Gateway Informativo Rss di NoumeaNews.it</title>
		<description>Gateway Informativo Rss di NoumeaNews.it</description>
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	<title>L'impatto delle zone morte sul clima</title>
	<description>La diffusione dei bacini d'acqua fortemente deprivati di ossigeno potrebbe avere un impatto sulle condizioni ambientali che va ben oltre quello, negativo, gi&#224; individuato sulle acque locali.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La diffusione delle cosiddette &#8220;zone morte&#8221; &#8211; come vengono definiti i bacini d'acqua fortemente deprivati di ossigeno &#8211; potrebbe avere un impatto sulle condizioni ambientali che va ben oltre quello, negativo e gi&#224; individuato, sulle acque locali.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Sebbene sia attualmente presente in concentrazioni estremamente basse nell'atmosfera, l'ossido di diazoto &#232; un potente gas serra e sta diventando un fattore sempre pi&#249; importante nella distruzione dell'ozono stratosferico. Negli ultimi 400.000 anni le sue variazioni di concentrazione hanno seguito grossomodo quelle del biossido di carbonio e hanno avuto un impatto limitato sul clima, ma questa dinamica potrebbe cambiare.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Cos&#236; come le attivit&#224; umane possono causare un aumento senza precedenti delle sorgenti terrestri di ossido nitroso, o ossido di diazoto (N2O), anche la produzione marina di N2O pu&#242; aumentare in modo sostanziale come risultato dell'inquinamento da nutrienti, del riscaldamento delle acque e dall'acidificazione dell'oceano. Poich&#233; l'ambiente marino &#232; una fonte netta di N2O, gran parte della sua produzione verr&#224; persa nell'atmosfera, con ci&#242; intensificando l'impatto climatico.&lt;br&gt;&lt;br&gt;In un articolo pubblicato sulla rivista Science, Lou Codispoti e colleghi oceanografi del Center for Environmental Science dell'Universit&#224; del Maryland spiegano infatti come l'incremento di N2O prodotto nelle acque ipossiche, ovvero a basse concentrazioni di ossigeno, possa aumentare a sua volta le concentrazioni atmosferiche dello stesso composto, aggravando cos&#236; il riscaldamento globale e depauperando lo strato di ozono, con conseguenze significative sulla quota di raggi UV che arrivano sulla superficie terrestre.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;Via via che la massa delle acque ipossiche si sposta verso le acque superficiali e si espande lungo le zone costiere, aumenta la sua capacit&#224; di produrre ossido di diazoto&#8221;, ha spiegato Codispoti. &quot;Tenuto conto che attualmente le zone a basso contenuto di ossigeno producono circa met&#224; del contenuto netto di ossido di diazoto dell'oceano, si potrebbe osservare un significativo, ulteriore aumento della sua concentrazione atmosferica se queste zone morte continueranno ad espandersi&#8221;. &lt;br&gt;</description>
	<link>http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1342372</link>
	<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 14:08:09 +200</pubDate>
	<recorddate>18/03/2010 14.06.34</recorddate>
	<source>Science</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>18/03/2010 14.08.09</datedal>
	<dateal>18/03/2010 14.08.09</dateal>
	<localita>mondo </localita>
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	<author>tittolins@hotmail.it</author>
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	<title>L'orso polare soppravvissuto al nuovo clima</title>
	<description>La specie riusc&#236; a superare l'ultimo periodo integlaciale, ma ci&#242; non permette di fare previsioni sulla sua possibilit&#224; di sfuggire all'estinzione: il cambiamento climatico attuale procede a un ritmo molto pi&#249; rapido di allora&lt;br&gt;&lt;br&gt;I resti fossili di un orso polare  scoperto in Norvegia nel 2004 si stanno rivelando un tesoro di informazioni sull'origine e sull'evoluzione di questa specie, che si trova ora ad affrontare il pericolo dell'estinzione per effetto del cambiamento climatico in atto.&lt;br&gt;&lt;br&gt;In un articolo pubblicato sull'ultimo numero della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences a firma di un gruppo di ricercatori dell'Universit&#224; di Buffalo e della Penn State University, negli Stati Uniti, in collaborazione con quella di Oslo, in Norvegia, e altri istituti di ricerca, sono riportati i risultati di uno studio genetico effettuato su tali resti, che chiariscono un passaggio chiave della storia filogenetica di Ursus marittimus.&lt;br&gt;&quot;I nostri risultati confermano che l'orso polare &#232; una specie relativamente giovane, che si &#232; separata filogeneticamente dall'orso bruno circa 150.000 anni fa e si &#232; evoluta in modo estremamente rapido durante il tardo Pleistocene, forse per effetto dell'apertura di nuovi habitat e della disponibilit&#224; di nuove riserve di cibo determinate dai cambiamenti climatici appena prima dell'ultimo periodo interglaciale&#8221;, ha spiegato Charlotte Lindqvist, docente del Dipartimento di scienze biologiche della Penn State e primo autore dello studio.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;Fino al 2004, i pochi resti fossili rinvenuti hanno portato a un'ampia gamma di stime su dove e quando si sono evoluti gli orsi polari&quot;, ha commentato &#216;ystein Wiig, ricercatore del Museo di storia naturale dell'Universit&#224; di Oslo e coautore dello studio. &quot;Poich&#233; gli orsi vivono sul ghiaccio, i loro resti, dopo la morte, cadono sul fondo dell'oceano e vengono mangiati da altri predatori. Insomma non si depositano nei sedimenti come avviene per gli altri mammiferi.&#8221;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Nel 2004, invece, un geologo islandese trov&#242; nell'Arcipelago delle Svalbard, a nord della Norvegia, i resti fossili molto ben conservati di un canino e di una mascella di orso datati a 110-130.000 anni fa.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Trasferito il reperto al Museo di storia naturale di Oslo, i ricercatori sono riusciti a estrarne il DNA.&lt;br&gt;Lo studio genetico, cominciato nel 2008, ha portato al sequenziamento completo del genoma mitocondriale del fossile. Grazie a tale materiale genetico, che com'&#232; noto si trasmette solo per via materna, si &#232; riusciti a ricostruirne la filoegnesi attraverso il confronto con quello di altri orsi.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;Poich&#233; gli orsi bruni delle isole Admiralty, Baranof e Chichagof dell'Alaska sono i parenti pi&#249; prossimi degli orsi polari, era cruciale includerli nel nostro studio per datare in modo pi&#249; preciso quando questi ultimi sono apparsi come specie a s&#233; stante&#8221;, ha puntualizzato Lindqvist. &quot;Il fatto che il nostro antico orso polare si situi poco dopo il punto di separazione tra orsi bruni e orsi polari, cio&#232; molto vicino al pi&#249; recente antenato comune delle due specie, &#232; molto interessante: fornisce un'opportunit&#224; ideale per determinare in modo pressoch&#233; definitivo l'orgine dell'orso polare.&quot;&lt;br&gt;Sebbene i dati ora dimostrino una notevole capacit&#224; adattativa dell'orso polare, occorre essere molto cauti sulle previsioni circa la sua capacit&#224; di affrontare il cambiamento climatico presente e futuro dell'Artide.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;Abbiamo trovato che gli orsi polari effettivamente furono in grado di sopravvivere durante il periodo interglaciale, che fu relativamente caldo, probabilmente pi&#249; caldo di quello attuale&quot;, ha concluso Lindqvist. &quot;Tuttavia &#232; possibile che le Svalbard siano state un rifugio per gli orsi, fornendo loro un habitat in cui sopravvivere. Il problema &#232; che il cambiamento climatico attuale sta procedendo a un ritmo accelerato e non sappiamo se gli orsi polari potranno adattarsi in tempo&quot;.</description>
	<link>http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1342285</link>
	<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 17:49:00 +200</pubDate>
	<recorddate>11/03/2010 17.46.43</recorddate>
	<source>Proceedings of the National Academy of Sciences</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>11/03/2010 17.49.00</datedal>
	<dateal>11/03/2010 17.49.00</dateal>
	<localita>Norvegia</localita>
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	<author>tittolins@hotmail.it</author>
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	<title>Scoperta una nuova specie di toro</title>
	<description>In Eritrea &#232; stata scoperta una nuova specie di toro datata a 2.5 milioni di anni fa.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Sebbene non ci siano prove che venissero allevati, i &#8216;bovini primitivi' condividevano lo stesso paesaggio degli &#8216;uomini primitivi' e, dicono i ricercatori, certamente finivano nel menu di questi ultimi.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il fossile rinvenuto &#232; un teschio con enormi corna che appartiene al genere bovino Bos. &#200; stato trovato in un sito insieme a resti umani.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La nuova specie di Bos, soprannominata Bos buiaensis, ha caratteristiche sia di specie precedenti che successive di Bos.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&#200; una sorta di anello mancante: &quot;Il punto pi&#249; importante &#232; che questo Bos collega i Bos africani (gli antenati) con i tori eurasiatici [moderni]&quot;, e cos&#236; conferma la lunga e ininterrotta coesistenza di uomini e bovini dall'alba dei tempi, dice il paleontologo Bienvenido Martinez-Navarro.&lt;br&gt;&lt;br&gt;L'antropologa Sandra Olsen fa notare che alcuni ricercatori potrebbero essere in disaccordo con certi dettagli dell'albero genealogico dei bovini descritto da Martinez e colleghi, ma complessivamente le sue conclusioni sembrano tornare: &quot;In un modo o nell'altro, gli ominidi sono collegati a queste creature&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La ricerca &#232; stata pubblicata sul Quaternary International.</description>
	<link>http://www.laportadeltempo.com/news.asp?ID=5242</link>
	<pubDate>Mon, 1 Mar 2010 23:26:16 +200</pubDate>
	<recorddate>01/03/2010 23.24.49</recorddate>
	<source>http://ilfattostorico.com/2010/02/09/bistecche-di-2-5-milioni-di-anni-fa/</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>01/03/2010 23.26.16</datedal>
	<dateal>01/03/2010 23.26.16</dateal>
	<localita>Eritrea</localita>
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	<author>tittolins@hotmail.it</author>
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<item>
	<title>Acque subtropicali lambiscono la Groenlandia</title>
	<description>I cambiamenti a vasta scala della circolazione oceanica si propagano fino ai ghiacciai groenlandesi molto pi&#249; rapidamente di quanto si supponesse&lt;br&gt;&lt;br&gt;Le acque pi&#249; calde provenienti dalle regioni subtropicali lambiscono i ghiacciai della Groenlandia, accelerandone lo scioglimento: lo mostra uno studio di un gruppo di ricercatori diretto dalla italiana Fiamma Straneo, attualmente in forza presso la Woods Hole Oceanographic Institution (WHOI), che firmano un articolo pubblicato sulla rivista Nature Geosciences.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;Questa &#232; la prima volta che osserviamo acqua cos&#236; calda in un qualsiasi fiordo della Groenlandia&quot;, dice Fiammetta Straneo. &quot;Le acque subtropicali stanno fluendo attraverso il fiordo moto velocemente, riuscendo cos&#236; a trasportare calore e a innescare lo scioglimento della parte finale del ghiacciaio.&quot;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Nell'ultimo decennio la coltre glaciale della Groenlandia, che ha uno spessore medio di tre chilometri e ricopre una superficie circa pari a quella del Messico, ha perso massa in modo sempre pi&#249; accelerato.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;Fra i meccanismi che sospettiamo possano avere innescato questa accelerazione vi sono i recenti cambiamenti nella circolazione delle correnti del Nord Atlantico che stanno trasportando grandi masse di acque tropicali alle alte latitudini&quot;, spiega la Straneo.  Ma finora mancavano accurate osservazioni e misurazioni in grado di confermare empiricamente l'ipotesi.&lt;br&gt;&lt;br&gt;I ricercatori hanno condotto due campagne di studio nel giugno e nel settembre del 2008. collezionando dati nel fiordo di Sermilik, nella Groenlandia orientale, che &#232; lungo 100 chilometri, collega il ghiacciaio di Helheim con il mare di Irminger e che nel solo 2003 si &#232; ritirato di diversi chilometri raddoppiando la velocit&#224; di scioglimento.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Per ricostruire anche l'andamento stagionale delle temperature nelle acque del fiordo, i ricercatori hanno poi sfruttato i dati rilevati da sensori di temperatura applicati a 19 esemplari di foca dalla cresta (Cystophora cristata) e inviati periodicamente via satellite.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;I cambiamenti a vasta scala della circolazione oceanica si propagano fino ai ghiacciai molto rapidamente, non nell'arco di anni, ma nell'arco di mesi. Si tratta cio&#232; di una comunicazione estremamente rapida&quot;, ha concluso la Straneo. </description>
	<link>http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1342155</link>
	<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 11:48:01 +200</pubDate>
	<recorddate>23/02/2010 11.45.53</recorddate>
	<source>http://www.nature.com/ngeo/journal/vaop/ncurrent/abs/ngeo764.html</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>23/02/2010 11.48.01</datedal>
	<dateal>23/02/2010 11.48.01</dateal>
	<localita>Groenlandia</localita>
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	<author>tittolins@hotmail.it</author>
</item>
<item>
	<title>Fossili di gasteropodi giganti </title>
	<description>Ritrovati in alcuni sedimenti marini dello Utah. Risalgono a un periodo successivo alla pi&#249; grande estinzione di massa mai avvenuta. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Sette centimetri, contro le misure di non pi&#249; di un centimetro fino ad ora osservate nei loro contemporanei: tanto misurano i fossili scoperti da un team di ricercatori francesi, tedeschi, americani e svizzeri. Eppure risalgono a un periodo successivo all&#8217;estinzione di massa pi&#249; catastrofica di tutti i tempi, il Permiano-Triassico, dopo il quale si &#232; sempre parlato di effetto Lilliput, alludendo a un ridimensionamento significativo - dopo questa crisi - degli organismi abitanti il Pianeta.&lt;br&gt;&lt;br&gt;IL PERMIANO-TRIASSICO &#8211; Durante questo periodo geologico, circa il 96 per cento delle specie animali marine si estinse e complessivamente scomparve il 50 per cento delle famiglie animali esistenti. Potrebbe essere stato un episodio di vulcanismo intenso verificatosi circa 250 milioni di anni fa a causare questa ondata distruttiva. Ci&#242; che &#232; certo &#232; che da l&#236; in poi nulla fu pi&#249; come prima. Pare che piano piano la vita torn&#242; sulla Terra, ma tutto si fece molto pi&#249; piccolo. Come spiegare l&#8217;esistenza dei gasteropodi di taglia forte, pi&#249; di un milione di anni dopo la grande estinzione di massa (quella che viene chiamata dai paleontologi transizione biotica)?&lt;br&gt;&lt;br&gt;L&#8217;IMPORTANZA DEI GASTEROPODI &#8211; Letteralmente significa &#171;animale che striscia sulla pancia&#187;: il gasteropode, pur nel suo aspetto non particolarmente interessante, &#232; in realt&#224; fonte di grande interesse per gli studiosi. I fossili di gasteropodi ritrovati sono cruciali perch&#233; questa specie, come i bivalvi, ha una notevole importanza paleoecologica essendo legata a condizioni ambientali ben precise. Ora questa specie gigantesca dello Utah rimette in discussione molte certezze ormai acquisite sull&#8217;origine della vita sulla Terra. </description>
	<link>http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_febbraio_12/fossili-crisi-evoluzione_41d3354a-17d7-11df-b8a8-00144f02aabe.shtml</link>
	<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 14:34:50 +200</pubDate>
	<recorddate>18/02/2010 14.31.55</recorddate>
	<source>http://www.sciencedaily.com/releases/2010/02/100210171413.htm</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>18/02/2010 14.34.50</datedal>
	<dateal>18/02/2010 14.34.50</dateal>
	<localita>Utah</localita>
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	<author>tittolins@hotmail.it</author>
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<item>
	<title>Il mistero del lupo delle Falkland</title>
	<description>Non si sa ancora come vi sia arrivato&lt;br&gt;&lt;br&gt;La specie attualmente pi&#249; vicina &#232; il crisocione, un canide dall'aspetto che ricorda una volpe ma dalle zampe molto pi&#249; lunghe, che vive in Sud America&lt;br&gt;&lt;br&gt;Da quando fu descritto da Darwin, l'origine dell'ormai estinto &quot;lupo&quot; della Falkland (Dusicyon australis) - chiamato anche volpe delle Falkland o warrah - &#232; rimasto sempre un mistero. Ora per cercare di diradare la nebbia che avvolge le sue origini ricercatori dell'Universit&#224; della California a Los Angeles e dell'Universit&#224; di Adelaide in Australia hanno analizzato e confrontato il DNA estratto da quattro esemplari imbalsamati di quelli conservati nei musei.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;E' davvero strano che l'unico mammifero nativo dell'isola fosse un grande canide. Non ci sono altri mammiferi indigeni, neppure un topo. Ed &#232; ancora pi&#249; strano se si considera che le Falkland distano 480 chilometri dalle coste del Sud America. Il problema &#232;: come ci &#232; arrivato?&quot;, dice Graham Slater, che firma con i collaboratori un articolo su &quot;Current Biology&quot;. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Quella del lupo delle Falkland fu una delle scoperte che influ&#236; sul pensiero di Darwin,&#160; che, dopo aver notato le differenze fra il lupo che viveva su Falkland occidentale e quello che risedeva su Falkland orientale, fu indotto a ritenere che le specie non fossero entit&#224; fisse.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Le possibili spiegazioni della presenza del &quot;lupo&quot; sulle isole, che non sono mai state connesse al Sud America, sono state le pi&#249; svariate, da quelle che lo vedevano approdato sull'arcipelago dopo esservi stato trasportato da blocchi di ghiaccio o tronchi alla deriva. fino alla loro domesticazione da parte dei nativi americani che li avrebbero portati fino a l&#236;. Quanto alla sua filogenesi, i biologi hanno variamente ipotizzato che fosse imparentato con il cane domestico o con i coyote del Nord America o ancora con le volpi del Sud America. Slater osserva che l'animale aveva la taglia di un coyote, ma che era molto pi&#249; tarchiato, mentre la pelliccia era del colore delle volpi rosse; il muso era corto, come le volpi grige, e la pelliccia era folta e lanosa. &lt;br&gt;&lt;br&gt;I risultati delle analisi dei ricercatori indicano ora che la specie attualmente pi&#249; vicina al lupo delle Falkland &#232; il crisocione (Chrysocyon brachyurus), un canide dall'aspetto che ricorda una volpe, ma dalle zampe molto pi&#249; lunghe. Inoltre i quattro esemplari, provenienti da isole differenti, avevano un antenato comune risalente a 70.000 anni fa, e questo indica che il loro arrivo sull'arcipelago &#232; precedente alla fine dell'ultima era glaciale e anche all'arrivo dei primi uomini nel Nuovo Mondo. Un risultato che porta a scartare la teoria finora pi&#249; diffusa secondo cui la sua presenza fosse in qualche modo legata ai nativi americani. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;La sorpresa pi&#249; grossa &#232; che la divergenza del lupo delle Falkland dal suo parente pi&#249; stretto, il crisocione, risale a oltre sei milioni di anni fa. Ma non vi sono reperti fossili di canidi in Sud America fino a 2,5 milioni di anni fa, e ci&#242; potrebbe indicare una possibile ascendenza in Nord America. Il problema tuttavia &#232; che nel Nord America non ci sono fossili che possano essere attribuiti alla linea filogenetica del lupo delle Falkland&quot;, prosegue Slater: Si tratta dunque di approfondire le ricerche in Sud America, e Slater indica come possibile candidato a &quot;parente stretto&quot; del lupo delle Falkland un canide estintosi fra i 6000 e 8000 anni fa, Dusicyon avus, di cui sono stati trovato fossili in Patagonia. </description>
	<link>http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Il_mistero_del_lupo_delle_Falkland/1340796</link>
	<pubDate>Tue, 3 Nov 2009 15:52:20 +200</pubDate>
	<recorddate>03/11/2009 15.50.17</recorddate>
	<source>Lescienze</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>03/11/2009 15.52.20</datedal>
	<dateal>03/11/2009 15.52.20</dateal>
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	<author>tittolins@hotmail.it</author>
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<item>
	<title>Un gigante di vulcano&#8230;</title>
	<description>scoperti nelle alpi italiane i resti di un super vulcano &lt;br&gt;&lt;br&gt;Forse presto dovremo rivedere le nostre conoscenze sui vulcani. Una recente scoperta mette in discussione il semplice modello a cui siamo abituati quando parliamo di vulcani: una camera magmatica profonda che alimenta i crateri attraverso un condotto. Un gruppo di geologi italiani e americani ha scoperto un antico supervulcano nella val Sesia, un vero e proprio gigante nascosto nella Alpi occidentali del Piemonte. L&#8217;aspetto straordinario della scoperta &#232; che rappresenta una sorta di enorme fossile geologico: lo studio pubblicata su Geology permetter&#224; di analizzare in dettaglio il sistema di alimentazione dei vulcani dalle profondit&#224; al cratere. A capo del team: James Quick geologo della Southern Methodist University di Dallas, e Silvano Sinigoi, professore di petrografia all&#8217;Universit&#224; di Trieste.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il dio del fuoco - Tracce di supervulcani con crateri delle dimensioni di decine di km in realt&#224; ce ne sono molte, in questo caso per&#242;, per la prima volta, sono evidenti le parti profonde dei condotti d&#8217;alimentazione, le parti dove scorreva il magma che sputava fuori. Tutto ci&#242; &#232; stato possibile grazie alla particolare orogenesi alpina, grazie cio&#232; al lento processo che 30 milioni di anni fa ha portato alla formazione della catena montuosa. Questo movimento ha spinto in superficie le strutture rocciose che formano i condotti d&#8217;alimentazione del supervulcano, strutture un tempo sepolte a 25 km sottoterra. Qui sta l&#8217;unicit&#224; della scoperta. Studiarlo sar&#224; un po&#8217; come dare uno sguardo indiscreto alla fucina di Efesto, il dio greco del fuoco.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Vulcani superdevastanti - Per capire la potenza del vulcano gigante, attivo ben 290 milioni di anni fa, basta pensare al fatto che le sue eruzioni erano in grado di oscurare l&#8217;atmosfera e influenzare il clima. Attivo per milioni di anni collass&#242; su se stesso dando origine a uno sprofondamento di circa 13 km. La scoperta permetter&#224; di capire meglio il comportamento di vulcani e in particolare di supervulcani attivi come quello di Yellowstone, il secondo vulcano pi&#249; grande al mondo, circa 630 mila anni fa protagonista di un&#8217;eruzione devastante. Un supervulcano &#232; un enorme cratere del diametro di decine di chilometri; chiamati anche &#8220;caldare&#8221;, possono eruttare a distanza di centinaia di migliaia di anni con esplosioni devastanti, tali da causare l&#8217;oscuramento dell&#8217;atmosfera, influenzare il clima o, come nel caso del Lago di Toba dell&#8217;isola di Sumatra, il pi&#249; grande supervulcano studiato, causare la scomparsa del 60% degli umani, come dev&#8217;essere avvenuto con l&#8217;ultima eruzione 74 mila anni fa.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Prevedere catastrofi? - Grazie all&#8217;evidenza delle strutture emerse del supervulcano della val Sesia i ricercatori, incapaci finora di andare ad analizzare oltre i primi km di profondit&#224;, avranno un modello completo per interpretare i profili geofisici e i processi magmatici sotto le caldere attive. Capire quali sono i processi fondamentali che influenzano le eruzioni, dove sono immagazzinate le enorme quantit&#224; di materiale lavico, spiegare ancora meglio i collegamenti fra i movimenti delle placche sulla roccia fusa e le eruzioni vulcaniche; e magari capire meglio come prevedere eruzioni catastrofiche.</description>
	<link>http://www.rsi.ch/home/channels/techscienze/scienze/2009/09/29/supervulcano-sesia.html</link>
	<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 19:04:49 +200</pubDate>
	<recorddate>30/09/2009 19.02.43</recorddate>
	<source>Geology</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>30/09/2009 19.04.49</datedal>
	<dateal>30/09/2009 19.04.49</dateal>
	<localita>val sesia</localita>
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	<author>tittolins@tiscali.it</author>
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	<title>L'Onu: &#171;Sicurezza minacciata dal clima&#187;</title>
	<description>L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato ieri una risoluzione che riconosce che il surriscaldamento globale pu&#242; costituire una minaccia alla sicurezza internazionale e in cui si chiede alle agenzie dell'Onu di &quot;intensificare gli sforzi&quot; per combattere l'effetto serra. Il testo, promosso anche dall'Italia e approvato all'unanimit&#224; dai 192 Paesi dell'Onu, consente l'attivazione di tutti gli organi dell'Onu, compreso il Consiglio di Sicurezza, per studiare e rispondere alle minacce alla sicurezza che vengono dai cambiamenti climatici.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La risoluzione chiede al segretario generale Ban Ki-moon, di preparare un rapporto sul cambiamento climatico e sulle possibili conseguenze a livello di sicurezza. Il documento verr&#224; presentato e discusso dalla stessa assemblea. I paesi dell'Assemblea Generale si sono detti oggi &quot;profondamente preoccupati per gli impatti avversi del cambiamento climatico, in particolare per l'innalzamento del livello del mare&quot; che minaccia le isole del Pacifico, che si sono battute a lungo per l'approvazione del testo e che sono le prime vittime del progressivo innalzamento delle acque.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Secondo un recente studio dell'Organizzazione Internazionale sulla Migrazione (OIM), saranno 200 milioni nel 2050 i 'profughi del clima' - questa la definizione utilizzata in un articolo pubblicato nei giorni scorsi dal New York Times - costretti a lasciare i luoghi d'origine per gli effetti dei cambiamenti climatici. Un flusso migratorio che rischia di avere ripercussioni anche sulla pace e la sicurezza internazionale. </description>
	<link>http://www.lanuovaecologia.it/view.php?id=13&amp;contenuto=Dossier</link>
	<pubDate>Fri, 7 Aug 2009 17:58:43 +200</pubDate>
	<recorddate>07/08/2009 17.56.39</recorddate>
	<source>legambiente</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>04/06/2009 17.58.43</datedal>
	<dateal>07/08/2009 17.58.43</dateal>
	<localita>mondo</localita>
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	<author>tittolins@hotmail.it</author>
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	<title>Un regalo dalle foreste tropicali</title>
	<description>La foresta primaria sta fungendo da tampone rispetto alle emissioni di biossido di carbonio, rallentando i cambiamenti climatici&lt;br&gt;&lt;br&gt;Le foreste pluviali primarie assorbono il 20 per cento circa delle emissioni di CO2 prodotte dai combustibili fossili. Complessivamente ogni anno quelle foreste rimuovono 4,8 miliardi di biossido di carbonio dall'atmosfera, ma la cosa interessante &#232; che negli ultimi decenni ogni ettaro di foresta primaria africana ha intrappolato un sovrappi&#249; di biossido di carbonio pari a 0,6 tonnellate per ettaro.&lt;br&gt;Lo rivela uno studio dell'Universit&#224; di Leeds pubblicata su &quot;Nature&quot; in cui sono stati esaminati 40 anni di dati sulla foresta tropicale africana, che rappresenta un terzo di tutte le aree del mondo coperte da questo tipo di vegetazione, e oltre 250.000 reperti lignei da essa provenienti.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Coniugando i nuovi dati per l'Africa con quelli disponibili per il Sud America e l'Asia, i ricercatori, diretti da Simon Lewis, hanno poi calcolato le dimensioni complessive del &quot;pozzo&quot; del carbonio rappresentato dalle foreste primarie tropicali ed equatoriali e la sua evoluzione.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;Stiamo ricevendo un regalo dalla natura&quot;, ha osservato Lewis. &quot;Gli alberi della foresta tropicale stanno assorbendo il 18 per cento del CO2 aggiunto in atmosfera ogni anno dalle fonti energetiche fossili, fungendo sostanzialmente da tampone nei confronti dei cambiamenti climatici&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La ragione per cui queste piante crescano di pi&#249; e catturino tanto CO2 non &#232; chiara, ma i ricercatori sospettano che il biossido di carbonio in pi&#249; in atmosfera possa fungere da &quot;fertilizzante&quot; nei loro confronti. &quot;Quale che sia la causa, non possiamo per&#242; contare su questo pozzo per sempre. Anche se preservassimo tutta la foresta tropicale primaria, questi alberi non possono continuare a diventare sempre pi&#249; grandi indefinitamente&quot;, avverte Lewis.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Secondo i rapporti dell'Intergovernmental Panel on Climate Change le attivit&#224; umane producono 32 miliardi di tonnellate di CO2 all'anno, ma solo 15 miliardi di tonnellate restano in atmosfera influendo sul cambiamento climatico. La nuova ricerca spiega dove va a finire una parte significativa dei 17 miliardi di tonnellate mancanti all'appello.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;E' ben noto che met&#224; circa si discioglie negli oceani e che l'altra met&#224; finisce nella vegetazione e nel suolo, ma finora non sapevamo con precisione dove. Secondo il nostro studio, met&#224; quasi del carbonio che finisce nei 'pozzi' di terra si trova negli alberi delle foreste tropicali&quot;, spiega Lewis.  (gg)</description>
	<link>http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Un_regalo_dalle_foreste_tropicali/1334844</link>
	<pubDate>Tue, 24 Feb 2009 08:22:29 +200</pubDate>
	<recorddate>24/02/2009 8.21.24</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>24/02/2009 8.22.29</datedal>
	<dateal>24/02/2009 8.22.29</dateal>
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<item>
	<title>Effetto serra: smentiti i &#171;negazionisti&#187;</title>
	<description>A dispetto dell'apparente espansione dei ghiacci a gennaio i dati trentennali non lasciano dubbi Dati aggiornati dallo statunitense &#171;National Snow and Ice Data Center&#187; &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Che cosa succede ai ghiacci artici, si stanno espandendo o ritirando? La risposta &#232; inequivocabile: nello scorso mese di gennaio &#232; stata misurata un'estensione superiore a quella del gennaio 2008; ma, considerando la statistica sugli ultimi 30 anni, il fenomeno della riduzione complessiva &#232; confermato e non bastano alcune settimane di intenso freddo con abbondanti precipitazioni nevose ad affermare che si sia invertita la tendenza. Il bilancio dei ghiacci artici, completo di precise valutazioni numeriche, si pu&#242; trovare negli aggiornatissimi archivi dello statunitense National Snow and Ice Data Center (NSIDC), un servizio cogestito dall'Universit&#224; del Colorado, dall'Ente spaziale americano e dall'Ente per gli Oceani e l'Atmosfera, che effettua il monitoraggio quotidiano da satellite della criosfera, ossia delle parti ghiacciate del nostro pianeta. &lt;br&gt;&lt;br&gt;I &#171;NEGAZIONISTI&#187; DELL'EFFETTO SERRA - Riflettere sui dati forniti dal NSIDC &#232; quanto mai opportuno, dopo il clamore sollevato un mese fa da alcuni scienziati negazionisti dell'effetto serra, secondo cui i ghiacci artici erano tornati quasi ai livelli del 1979, contraddicendo gli allarmi di quanti, invece, sostengono il loro continuo regresso. L'equivoco si &#232; originato dal fatto che, nei primi giorni di gennaio, le quotidiane foto da satellite, per altro visibili a tutti sul sito del NSIDC, mostravano una coltre bianca su ampie regioni di Mare Artico che, negli ultimi anni, non erano state ricoperte dai ghiacci, neppure durante la stagione invernale. Ma si trattava di un fenomeno temporaneo, favorito da eccezionali condizioni meteorologiche. Tanto che gi&#224; nella seconda met&#224; del mese l'avanzata dei ghiacci si &#232; arrestata. Di fatto, tirate le somme relative al mese di gennaio 2009, &#232; risultato che la massima estensione dei ghiacci marini artici &#232; stata di 14,08 milioni di km quadrati. Essa, pur risultando 310 km quadrati maggiore rispetto a quella del gennaio 2008, rimane tuttavia ben 760 km quadrati inferiore alla media di riferimento calcolata sul periodo 1979- 2000 (sempre relativa al mese di gennaio). &lt;br&gt;&lt;br&gt;TENDENZA TRENTENNALE - D'altra parte, se si guarda la curva che rappresenta gli alti e bassi stagionali dell'estensione dei ghiacci artici nell'ultimo trentennio, cio&#232; da quando si dispone di dati raccolti dall'orbita terrestre grazie ai satelliti artificiali, &#232; evidente la tendenza alla diminuzione, malgrado alcune brevi fasi di recupero. L'estensione dei ghiacci artici varia moltissimo nell'arco dell'anno: raggiunge il massimo alla fine dell'inverno, con valori compresi fra 14 e 16 milioni di km quadrati; il minimo alla fine dell'estate, quando si registrano coperture di appena 3-4 milioni di km quadrati. Anche la valutazione che il pianeta si stia complessivamente avviando verso una fase relativamente pi&#249; fredda &#232; prematura poich&#233;, come si vede in questi giorni, all' inverno rigido in alcune parti dell'emisfero settentrionale, si contrappone un'estate rovente in parti di quello meridionale, come dimostrano le eccezionali ondate di calore in corso in Australia. Insomma, come fanno giustamente notare i climatologi pi&#249; avveduti, non bisogna far confusione fra meteorologia e climatologia: qualche ondata di freddo in qualche parte del mondo non cancella la realt&#224; del riscaldamento globale e le tendenze si possono cogliere solo valutando l'andamento dei vari parametri sui lunghi periodi. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Franco Foresta Martin&lt;br&gt;Corriere della Sera - 10/02/2009</description>
	<link>http://www.corriere.it/</link>
	<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 09:33:59 +200</pubDate>
	<recorddate>11/02/2009 9.32.43</recorddate>
	<source>Corriere della Sera</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>11/02/2009 9.33.59</datedal>
	<dateal>11/02/2009 9.33.59</dateal>
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<item>
	<title>Gorilla trucidati in Congo</title>
	<description>Con la guerra civile i ribelli hanno ucciso per gioco e denaro quasi tutti i 200 gorilla in Congo&lt;br&gt;&lt;br&gt;Li massacrano per divertirsi, per mangiarli, per le qualit&#242; afrodisiache attribuite alle loro carni, per farne macabri souvenir turistici (orrendi posaceneri con le zampe o pellicce), e per venderne i cucioli ai trafficanti di animali esotici.&lt;br&gt;Nelle ultime settimane, parallelamente alla guerra civile che sta devastando il Congo, &#232; passato sotto silenzio un altro sterminio, altrettanto atroce: quello dei gorilla del parco nazionale di Virunga, un&#8217;immensa regione protetta dall&#8217;Unesco al confine tra lo stesso Congo, il Ruanda e l&#8217;Uganda. &lt;br&gt;A perpetrare il massacro sono i ribelli, i miliziani tutsi del generale Laurent Nkunda: hanno preso il controllo del parco sterminando i 200 esemplari che ci vivono, quasi un terzo della popolazione mondiale di soli 700 gorilla di montagna, e dopo anni di sforzi perch&#232; il loro numero crescesse.&lt;br&gt;Quel che &#232; peggio, sottolineano i naturalisti, &#232; che questi animali (molto timidi con l&#8217;uomo a dispetto dell&#8217;enorme taglia), non riescono a vivere fuori dal loro habitat, n&#232; tantomeno in cattivit&#224;. Quindi, sono condannati a morte tutti i cuccioli imprigionati e trasportati in altri luoghi.&lt;br&gt;Un vero dramma per il primate che per intelligenza e sembianze, &#232; il pi&#249; vicino agli esseri umani.&lt;br&gt;Purtoppo questo anche a causa del fatto che i 50 ranger del parco Virunga che proteggevano i 7.800 chilometri del parco Virunga, con l&#8217;arrivo dei ribelli tutsi, sono scappati nella capitale Goma. &lt;br&gt;Fuga che ha scatenato il massacro dei gorilla.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Thu, 4 Dec 2008 08:36:51 +200</pubDate>
	<recorddate>04/12/2008 8.32.29</recorddate>
	<source>Metro del 4/12/2008</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>04/12/2008 8.36.51</datedal>
	<dateal>04/12/2008 8.36.51</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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<item>
	<title>AIUTO urgente!</title>
	<description>Da mesi i volontari AUD ed il CPE si stanno interessando a Palermo per un emergenza di 1500 animali di cui pi&#249; di 200 del rifugio La Cuccia.&lt;br&gt;Anche l'assessore Cannella &#232; dovuto intervenire pi&#249; volte ordinando al canile comunale di inviare un p&#242; di viveri&lt;br&gt;Sono stati pure svolti dei sopralluoghi per individuare un terreno di quelli confiscati che permettesse di costruire  un nuovo rifugio, ma non ve ne sono di urbanizzati lontano dalle abitazioni.&lt;br&gt;Con la ASl si sono raggiunti accordi per le sterilizzazioni&lt;br&gt;Non esiste la possibilit&#224; materiale di trovare nei canili comunali o convenzionati la possibilit&#224; di spostare anche un solo animale&lt;br&gt;&lt;br&gt;Pi&#249; volte abbiamo parlato di canili lager, ma le condizioni della Cuccia non sono dissimili da quelle di Ripa Molisani; si tratta di un rifugio fatiscente che genera malattie e riproduzione esponenziale, oltre ad essere nella necessit&#224; di essere demolito in quanto a rischio, sia per gli animali, sia per le persone.&lt;br&gt;Ora la titolare Cettina ha necessit&#224; di cure cardiopatiche e non pu&#242; pi&#249;  provvedere agli animali; i volontari della ns. sezione locale stanno intervenendo per curare gli animali e distribuire viveri, ma la situazione &#232; insostenibile anche per breve tempo.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Alcuni animali si lasciano avvicinare solo da Cettina; altri hanno bisogno di cure mediche di recupero ed infine esistono alcune cucciolate&lt;br&gt;&lt;br&gt;Necessita quindi un intervento di tutte le organizzazioni e dei privati per spostare gli animali facendone adottare il numero maggiore possibile con urgenza e raccoglier fondi per poter continuare a distribuire cibo e cure mediche; necessitano anche volontari residenti in zona per provvedere giornalmente alle necessit&#224;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Sappiamo di chiedere molto, ma da soli  possiamo fare molto poco:&lt;br&gt;&lt;br&gt;Responsabile AUD Sicilia   Marianna Buffa  3495838651 sicilia@unionedemocratica.net&lt;br&gt;&lt;br&gt;Responsabile CPE Sicilia  Giovanni Gambino 3933512696626 giovannigambino@inwind.it&lt;br&gt;&lt;br&gt;Sala oprativa CPE Ercole Ciglia 3498459330 comando@poliziaecozoofila.info&lt;br&gt;&lt;br&gt;per donazioni:&lt;br&gt;UNIONE DEMOCRATICA ASSOCIAZIONE  O.N.L.U.S.&lt;br&gt;Bancoposta    Iban:  IT- 77 &#8211; P - 07601 - 01600 - 000075988907&lt;br&gt;(reg 15/5/97   -   R.G.R.V. Sez. Reg. Lombardia n&#176; 3056  -   P. IVA &amp; C.F. 12165720157) &lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;sul conto Paypal donazioni@unionedemocraticasicilia.it &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ringraziamo anticipatamente tutti coloro che interverranno e Vi invitiamo a darci riscontro della ricezione di questa mail, della Vostra possibilit&#224; d'aiuto e di ogni e qualsiasi donazione che potrete disporre&lt;br&gt;&lt;br&gt;Cordialmente&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ercole Ciaglia&lt;br&gt;comando@poliziaecozoofila.it&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Thu, 4 Dec 2008 08:19:11 +200</pubDate>
	<recorddate>04/12/2008 8.17.54</recorddate>
	<category>Natura</category>
	<datedal>04/12/2008 8.19.11</datedal>
	<dateal>04/12/2008 8.19.11</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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<item>
	<title>L&#8217;Ue punta i piedi: no a rinvii sul clima</title>
	<description>Lussemburgo. Continua il braccio di ferro dell&#8217;italia con l&#8217;Ue sul piano-clima. La dirrettiva 20-20-20 al governo Berlusconi non piace propio, ma a Bruxelles non hanno intenzioni di concedere rinvii, come ha detto lo stesso commissario Ue all&#8217;ambiente Dimas. Il ministro Prestigiacomo per&#242; ha ribadito che allo stato delle cose sar&#224; difficile trovare un accordo entro dicembre: il piano va cambiato. Il ministro italiano ha dichiarato che ci sarebbero almeno 10 paesi (il blocco dell&#8217;est) d&#8217;accordo con l&#8217;Italia. Cifre a parte, i nodi pi&#249; difficili da sciogliere posti dall&#8217;Italia sembrano quello della richiesta di una clausola di revisione (smentita dalla Prestigiacomo) su costi e benefici e lo spostamento dei tempi delle misure previste, che dovrebbero scattare nel 2009 e portare eventualmente, secondo il governo, anche a rivedere la ripartizione dello sforzo di riduzione delle emissioni fra i vari Stati membri.&lt;br&gt;E se l&#8217;Italia si oppone per le compravendite dei diritti di emissione, i paesi dell&#8217;est vogliono retrodatare il calcolo delle riduzioni obbligatorie di CO2 dal 2005 al 1990. La commissione europea per&#242; non vuole fare passi indietro.&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Tue, 21 Oct 2008 16:12:05 +200</pubDate>
	<recorddate>28/10/2008 16.11.09</recorddate>
	<source>Metro</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>21/10/2008 16.12.05</datedal>
	<dateal>21/10/2008 16.12.05</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>Cani e gatti, un progetto di legge </title>
	<description>ROMA &#8211; Un servizio sanitario nazionale per cani e gatti con pronto soccorso e farmaci gratis. Lo prevede un disegno di legge bipartisan. A beneficiarne sarebbero per&#242; solo alcune categorie di animali: quelli i cui proprietari, per motivi di reddito, sono gi&#224; esenti dalle spese del Ssn, quelli ospitati in strutture gestite da volontari, quelli impiegati nella pet-therapy, i cani di quartiere, i gatti delle colonie. Per favorire l&#8217;adozione dei randagi, il decreto di legge prevede la gratuit&#224; del primo soccorso per gli animali di strada. Prevista anche l&#8217;anagrafe felina.&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 11:03:43 +200</pubDate>
	<recorddate>16/10/2008 11.01.10</recorddate>
	<source> Leggo del 16/10/2008  </source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>16/10/2008 11.03.43</datedal>
	<dateal>16/10/2008 11.03.43</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>Molise quasi una battaglia vinta</title>
	<description>Dopo sei mesi di continue pressioni in data 15/9/08 con protocollo 3362 la Comunit&#224; Montana Alto Molise, con lettera inviata a tutti gli interessati, riconosce che il piano di ristrutturazione proposto dal CPE si ritiene adeguato al caso ed &#232; disponibile a stabilire una opportuna fase concertativa&lt;br&gt;&lt;br&gt;Gi&#224; il 6/5/08 la Direzione Generale V, servizio di medicina veterinaria, con nota inviata agli interessati aveva dichiarato di condividere il piano d'intervento proposto dal CPE richiedendo alle Amministrazioni una valutazione della proposta.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Si tratta di  due importanti riconoscimenti per l'opera di mediazione svolta dal Corpo Polizia Ecozoofila AUD in una regione che su 7 canili ne ha 5 posti sottosequestro e nessuno a norma, in cui necessita intervenire con una politica globale strategica ed esecutiva in grado di fronteggiare un emergenza di circa 5,000 cani  di cui la met&#224; vaga randagia riproducendosi esponenzialmente.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Come abbiamo gi&#224; avuto modo di esporre in precedenti comunicati, un'altro risultato &#232; stato raggiunto dal CPE: le varie Associazioni di Volontariato animalista molisane hanno sottoscritto un documento d'intesa per una campagna di affidi responsabile e per dialogare con le Istituzioni offrendosi come partner esecutivi in grado di apportare un significativo contributo alla risoluzione della problematica.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Si tratta delle prime pietre miliari di una strada impervia e franosa che protegge interessi lucrativi, non solo privati, iniziata con la colonna di soccorso di Statte, di triste risonanza mediatica per le innumerevoli carcasse di cani individuate dal CPE putrefatte in una gravina; continuata nel Molise aiutando Rita Bonadeis e Maria Rosaria Romano e  facendo sequestrare dalla Magistratura il canile di Ripa Molisani in cui oltre la met&#224; dei 140 cani rinchiusi necessitava di interventi veterinari d'urgenza, solo parzialmente risolta dal CPE; proseguita con la distribuzione di oltre 600 q:li di viveri gratuitamente tramite il Bancozoofilo CPE negli ultimi sei mesi in 3 regioni.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ma il Molise rappresenta solo uno degli scenari del nostro impegno; a Palermo sono stati censite poco pi&#249; una dozzina di Associazioni che provvedono ad oltre 1500 animali da compagnia senza alcun sostegno pubblico; a seguito delle pressioni l'Ente locale ha individuato alcuni appezzamenti di terreno sequestrati in cui trasferire alcune strutture; purtroppo prima di metterle a disposizione non si &#232; valutato lo stato dei luoghi vicini ad abitazioni e senza servizi essenziali quali acqua e fognature. Si sono persi cos&#236; alcuni mesi, ma se la volont&#224; di arrivare a risultati concreti non &#232; solo verbale non sar&#224; stato tempo sprecato.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Nel Lazio si interviene ogni giorno in collaborazione con Enti preposti a raccogliere, curare e rimettere in libert&#224; fauna selvatica; si &#232; intervenuti positivamente nel Gargano per far mettere a disposizione della ASL veterinaria spazi adeguati da parte di una Municipalit&#224; per microchippature, sterilizzazioni e degenze sanitarie grazie alla forte disponibilit&#224; ed abnegazione del servizio veterinario locale.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Sono molti i casi risolti anche solo telefonicamente con l'ausilio di CC e Polizie Locali che sembrano muoversi riconoscendo  che illeciti e reati contro gli animali non sono superficiali e meritano la stessa attenzione riservata ad ogni essere senziente.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Un particolare grazie deve essere riconosciuto all'On. Martini sottosegretario della Sanit&#224; ed al Ministro Brunetta ed ai media per aver dedicato la loro attenzione ad una problematica che per cultura considera ancora gli animali come res nulla.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Abbiamo parlato di una battaglia quasi vinta, ma sono moltissime quelle condotte in tutta Italia da altre organizzazioni e tantissimi privati in tutte le regioni ed a tutti noi rinnoviamo il nostro impegno di collaborazione spontanea e gratuita per il fine comune&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il Comando e tutto il CPE&lt;br&gt;Ercole Ciaglia&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://comando@poliziaecozoofila.info</link>
	<pubDate>Fri, 19 Sep 2008 16:03:05 +200</pubDate>
	<recorddate>19/09/2008 16.00.51</recorddate>
	<source>CORPO POLIZIA ECOZOOFILA A.U.D. </source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>19/09/2008 16.03.05</datedal>
	<dateal>19/09/2008 16.03.05</dateal>
	<guid isPermaLink="true">http://www.noumeanews.it/news.read.asp?Guid=3552</guid>
	<author>mer@bibrax.org</author>
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<item>
	<title>L'auto elettrica diventa realt&#224;</title>
	<description>Mostrata la versione definitiva della Chevrolet Volt che entrer&#224; in produzione nel 2010. Con un euro di energia percorre 64 km!&lt;br&gt;&lt;br&gt;L'auto elettrica della General Motors diventa realt&#224;. Dopo la presentazione del Chevrolet Volt in veste di prototipo al salone di Detroit dello scorso anno, la casa americana ha mostrato la versione di serie che sar&#224; prodotta a partire dal 2010 nello stabilimento di Hamtramck. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Ma cos'ha di speciale questa vettura rispetto alle concorrenti? Il succo del discorso sta nell'autonomia di marcia che &#232; di 64 km (ciclo urbano Mveg) con la sola alimentazione elettrica fornita dalla batteria agli ioni di litio. E dopo? Niente paura, a &quot;secco&quot; non si rimane poich&#233; interviene un generatore alimentato da un motore a benzina/etanolo che fornisce l'energia per l'azionamento del motore elettrico e al tempo stesso ricarica la batteria. &lt;br&gt;&lt;br&gt;La Chevrolet Volt pu&#242; ricaricata collegando la spina a una normale presa elettrica a 220 V. in meno di tre ore con tempi ancora pi&#249; brevi qualora la batteria non sia completamente scarica. Il bello di tutta la faccenda &#232; che il costo del &quot;pieno&quot; sar&#224; inferiore a un euro e in un anno di onorato servizio, secondo i calcoli effettuati dai progettisti Gm, la vettura consumer&#224; meno energia di quella necessaria ad alimentare un frigorifero. Se a questo aggiungiamo che quando l'auto funziona a batteria le emissioni inquinanti sono nulle anche la nostra coscienza ecologica, oltre al portafogli, gioisce. &lt;br&gt;&lt;br&gt;E ancora non &#232; finita perch&#233; la Chevrolet Volt &#232; una berlina a quattro posti esteticamente piacevole e con gli interni molto curati, capace di offrire prestazioni di tutto rispetto. Il motore elettrico della vettura eroga infatti l'equivalente (rispetto al motore termico tradizionale) di 150 Cv, con una coppia istantanea (ovvero disponibile come si &quot;pigia&quot; sul gas) di 370 Nm, con una velocit&#224; massima di oltre 160 km/h. L'opera &#232; poi completata dall'assenza di emissioni acustiche del motore che unita a una speciale insonorizzazione, rende la guida della vettura decisamente silenziosa. La Chevrolet Volt, con le sue ottime performance, &#232; frutto di un lungo e accurato studio dei progettisti della Gm e del suo design estremamente aerodinamico studiato fin nei minimi dettagli nella galleria del vento. L'unica incognita resta il prezzo al pubblico della vettura che non &#232; stato ancora stabilito ma che giocher&#224; un ruolo determinante, incentivi a parte, per la sua diffusione. &lt;br&gt;&lt;br&gt;(Maurilio Rigo - 18 settembre 2008)</description>
	<link>http://www.repubblica.it/2008/09/motori/motori-settembre2-2008/motori-volt/motori-volt.html</link>
	<pubDate>Thu, 18 Sep 2008 13:13:10 +200</pubDate>
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	<title>Salviamo i cervi</title>
	<description>Sul giornale La Provincia di Como e' comparso l'altro ieri, 7 settembre, un articolo con un enorme titolo:&lt;br&gt;&quot;I cervi nemici dei viticoltori&quot;&lt;br&gt;e con sottotitolo&lt;br&gt;La Provincia: &quot;C'e' un piano di abbattimento&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;In realta', andando a leggere poi il contenuto dell'articolo, la situazione per gli animali e' meno tragica rispetto a tante altre volte, perche' si legge che i viticoltori di Porlezza (CO) si lamentano perche' i cervi fanno danno alle colture, ma si legge anche che esistono accorgimenti non cruenti per permettere la convivenza tra agricoltori e cervi, e che la Provincia di Como e' disponibile a dare &quot;contributi per l'acquisto di materiale a difesa delle coltivazioni, in modo particolare per recinzioni elettrificate&quot;. Si legge inoltre che gli agricoltori non vogliono usare dei metodi incruenti ma per loro &quot;scomodi&quot;, come dei prodotti repellenti, che tengono lontani gli animali per il loro odore.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Si legge anche, purtroppo, una dichiarazione di Marco Testa, Responsabile del Settore &quot;Patrimonio, Economato, Caccia e Grandi Eventi&quot; della Provincia di Como, che pare abbia detto: &quot;La caccia al cervo sara' prolungata fino a dicembre, con possibilita' di prelevare fino a 500 capi&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Allora, cosa possiamo fare?&lt;br&gt;&lt;br&gt;Due cose:&lt;br&gt;&lt;br&gt;1. scrivere una lettera alla Redazione del giornale La Provincia, per dir loro che non e' proprio il caso di mettere titoloni anti-animali, in quanto i cervi non sono affatto nemici dei viticoltori, non sono nemici di nessuno, tentano semplicemete di vivere nel loro territorio com'e' loro diritto e come hanno sempre fatto, e' piuttosto l'uomo che e' nemico dei cervi - e di tutti gli animali - perche' rade al suolo sempre piu' natura, lasciando sempre meno spazio alle altre specie e pretendendo di essere l'unico padrone.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Possiamo anche far presente che in generale i nemici degli agricoltori sono proprio i cacciatori, non certo gli animali, sono tantissimi i casi in cui gli agricoltori e in generale chi vive in campagna ha la vita rovinata dai cacciatori, essendo costantemente in loro balia e in pericolo di essere feriti, come mostra anche questa notizia dell'altro ieri:&lt;br&gt;Caccamo: cacciatori feriscono agricoltore e fuggono&lt;br&gt;http://www. cacciailcacciatore. org/info/notizia. php?key=623&lt;br&gt;&lt;br&gt;Chiediamo di essere piu' obiettivi e prendere le parti della natura e degli animali, scrivendo alla Redazione una lettera personalizzata:&lt;br&gt;redprovincia@laprovincia.it&lt;br&gt;&lt;br&gt;2. sottoscrivere il messaggio-tipo alle istituzioni, qui sotto riportato, che insiste sull'utilizzo di metodi incruenti, visto che esistono, e che chiede di non ammazzare gli animali.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Scriviamo a:&lt;br&gt;leonardo.carioni@provincia.como.it, dario.bianchi@provincia.como.it, marco.testa@provincia.como.it&lt;br&gt;&lt;br&gt;oppure, col &quot;;&quot; come separatore:&lt;br&gt;leonardo.carioni@provincia.como.it; dario.bianchi@provincia.como.it; marco.testa@provincia.como.it&lt;br&gt;&lt;br&gt;Messaggio-tipo (mettete il vostro nome e cognome in fondo):&lt;br&gt;&lt;br&gt;------------------&lt;br&gt;Buongiorno,&lt;br&gt;&lt;br&gt;con la presente intendo sottoscrivere la seguente petizione:&lt;br&gt;&lt;br&gt;Al Presidente della Provincia Leonardo Carioni&lt;br&gt;Al Responsabile del Settore Patrimonio, Economato, Caccia e Grandi Eventi, Marco Testa&lt;br&gt;All'Assessore con deleghe a Patrimonio, Demanio, Economato, Caccia e Grandi Eventi, Dario Bianchi&lt;br&gt;&lt;br&gt;In merito all'articolo pubblicato su La Provincia di Como il 7 settembre, intitolato &quot;I cervi nemici dei viticoltori&quot; in cui si legge una dichiarazione di Marco Testa, Responsabile del Settore &quot;Patrimonio, Economato, Caccia e Grandi Eventi&quot; della Provincia di Como, del seguente tenore: &quot;La caccia al cervo sara' prolungata fino a dicembre, con possibilita' di prelevare fino a 500 capi&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;DATO CHE:&lt;br&gt;&lt;br&gt;- Gli animali selvatici hanno tutto il diritto di vivere in natura, mentre l'uomo non ha alcun diritto di far proprio TUTTO il territorio sterminando le altre specie.&lt;br&gt;&lt;br&gt;- Nello stesso articolo si legge che esistono varie soluzioni incruente, tra cui recinzioni elettrificate e prodotti repellenti che tengono lontani gli animali dalle coltivazioni.&lt;br&gt;&lt;br&gt;- Si legge anche che la Provincia di Como e' disponibile a &quot;dare contributi per l'acquisto di materiale a difesa delle coltivazioni&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;- E' dovere delle istituzioni non promuovere la violenza.&lt;br&gt;&lt;br&gt;- La stragrande maggioranza dei cittadini italiani e' contro la caccia e le istituzioni devono tener conto del loro volere, non del volere di una minoranza violenta.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;I SOTTOSCRITTI CITTADINI CHIEDONO CHE:&lt;br&gt;&lt;br&gt;NON si metta in atto alcuna uccisione di animali e la Provncia di Como si adoperi per risolvere qualsiasi problema in modo non cruento, facendo in modo che gli agricoltori usino gli esistenti metodi che non danneggiano gli animali.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;In fede,&lt;br&gt;.. nome cognome ...&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Thu, 11 Sep 2008 08:23:00 +200</pubDate>
	<recorddate>11/09/2008 8.18.11</recorddate>
	<category>Natura</category>
	<datedal>07/09/2008 8.23.00</datedal>
	<dateal>11/09/2008 8.23.00</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Furti e maltrattamenti, allarme animali</title>
	<description>Zoomafia, allarme a Milano. Anche in citt&#224; le organizzazioni criminali lucrano sulla pelle degli animali. Come il rom ripreso da telecamere nascoste mentre ammette di &#8220;ricucire&#8221; i pitbull reduci dai combattimenti. Dietro di lui, zingaro da anni &#8220;milanese&#8221;, in un capannone dell&#8217;hinterland, ci sono una decina di animali feriti, appena passati dalle sue mani di improvvisato veterinario. Il filmato &#232; stato consegnato nei giorni scorsi alla Procura che ha aperto un&#8217;inchiesta. Da tempo non si avevano segnalazioni di combattimenti tra cani, settore tra i pi&#249; floridi della zoomafia, che evidentemente non dilaga solo al Sud. &lt;&lt;C&#8217;&#232; anche a Milano &#8211; assicura Edgar Mayer presidente dell&#8217;associazione animalista Gaia e responsabile dell&#8217;ufficio Diritti degli animali della Provincia -, solo che, essendo un fenomeno di nicchia non se ne ocucpa nessuno. Innanzitutto perch&#232; le vittime sono gli animali e poi perch&#232; le forze dell&#8217;ordine hanno altre priorit&#224;&gt;&gt;.&lt;br&gt;A Milano dilagano anche i furti, dagli allevamenti di scimmie e pappagalli, ma anche pitoni. Trafugati e spediti spesso nell&#8217;Est Europa dove finiscono nelle mani dei nuovi milionari.&lt;br&gt;In Russia possedere specie come gli Are Giacinto o Cacatua (pappagalli) &#232; uno status symbol per cui si &#232; disposti a pagare migliaia di euro. La passione per gli animali esotici e protetti &#232; anche tutta milanese. Recentemente Gaia ha condotto un&#8217;indagine sul centinaio di negozi di animali milanesi: censiti 39.000 animali, di cui 36.500 pesci. La totalit&#224; dei rettili, degli anfibi, degli invertebrati e la quasi totalit&#224; dei pesci sono risultati selvatici, tra questi 60 rettili e 131 pappagalli sono risultati protetti dalla convenzione Cites, ovvero protetti e presenti illegalmente in citt&#224;. &lt;&lt;&lt;La met&#224; degli animali rubati muore durante il trasporto e il resto sopravvive a stento&gt;&gt;, assicura Mayer.&lt;br&gt;&lt;&lt;Difficile dire chi sta dietro questi traffici. E&#8217; certo per&#242; che solo il commercio clandestino di animali esotici in Italia frutta 500 milioni di euro l&#8217;anno&gt;&gt;. E sui combattimenti clandestini fra cani? &lt;&lt;A Milano non ci sono  le grandi organizzazioni criminali, ma bande di bulli di periferia.&lt;br&gt;Negli ultimi tempi il fenomeno sembrava scomparso, fermato dalla severit&#224; delle nuove leggi, ma non &#232; cos&#236;&gt;&gt;. Perch&#233; le scommesse sui combattimenti fruttano moltissimo. &lt;&lt;Per alzare un velo sulla zoomafia &#232; importante denunciare &#8211; fa appello ;Mayer &#8211; anche anonimamente al sito www.segreteria.gioia@fastwebnet.it&gt;&gt;. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Chiara Prazzoli&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.segreteria.gioia@fastwebnet.it</link>
	<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 09:39:58 +200</pubDate>
	<recorddate>29/07/2008 9.36.10</recorddate>
	<source>Fonte Leggo del 28/7/8</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>29/07/2008 9.39.58</datedal>
	<dateal>29/07/2008 9.39.58</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>A Ponza nasce il charter a 4 zampe</title>
	<description>Gite in barca su misura per I quattro zampe. Silverio Scotti ha inaugurato I &#8220;charter a 4 zampe&#8221;, gite in mare con un tragitto non troppo lungo per non affaticare il cane, che a bordo riceve una ciotola d&#8217;acqua e del pesce sfilettato. Con questa formula Scotti porta in giro turisti e cani SUL Grande Zot, la sua barca. &lt;&lt;L&#8217;idea mi &#232; venuta &#8211; spiega Scotti &#8211; dopo la morte del mio cane Strallo: era come un marinaio, mi ha seguito in tutti i miei viaggi per il mondo. Spesso I padroni hanno difficolt&#224; a portare I cani in barca, perch&#233; pensano che siano di intralcio. Tutt&#8217;altro: gli animali rendono la vita in barca pi&#249; rilassata e si divertono, nuotando con I delfini e facendo tuffi&gt;&gt;.&lt;br&gt;Sul Grande Zot si pu&#242; organizzare un&#8217;uscita in mare soltanto dalla mattina alla sera oppure organizzare un vero e proprio viaggio della durata di una settimana.. M.M. &lt;br&gt;</description>
	<link>http://Viaggidistrallo.blogspot.com</link>
	<pubDate>Fri, 25 Jul 2008 12:34:59 +200</pubDate>
	<recorddate>25/07/2008 12.33.46</recorddate>
	<source>Metro del 22/7/8</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>25/07/2008 12.34.59</datedal>
	<dateal>25/07/2008 12.34.59</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Cani sfilano in passerella per &#8220;(R)Estate insieme</title>
	<description>La settimana che ha visto sfilare in passerella la Moda Uomo si &#232; appena conclusa. Ma domenica 29 giugno le luci si riaccenderanno per altre sfilate. Stavolta&lt;br&gt;il protagonista assoluto sar&#224; il cane. Che, dalle 10 in poi, alla cascina del Parco Nord, si caler&#224; nel ruolo di top model per cercare di accalappiarsi il titolo a lui pi&#249; congeniale fra &#8220;Il pi&#249; simpatico&#8221;, &#8220;Il vegliardo d&#8217;oro&#8221; e &#8220;Tali &amp; Quali&#8221;. Il programma di questa decima edizione di &#8220;(R)Estate insieme&#8221; organizzata da Oipa Italia non lascia scampo. Sotto accusa ci sono i temi dell&#8217;abbandono e del maltrattamento che, parola del presidente Massimo Comparotto, &lt;&lt;sono reati che noi contrastiamo ogni giorno diffondendo la cultura del rispetto, della sterilizzazione, dell&#8217;adozione responsabile e dell&#8217;iscrizione all&#8217;anagrafe canina&gt;&gt;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Patrizia Pertuso (www.oipaitalia.it)&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.oipaitalia.it</link>
	<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 10:27:05 +200</pubDate>
	<recorddate>27/06/2008 10.24.25</recorddate>
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	<category>Natura</category>
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	<dateal>27/06/2008 10.27.05</dateal>
	<localita>Milano</localita>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Cina: Maiale salvo</title>
	<description>Diventer&#224; &#8220;monumento nazionale&#8221; il maiale ritrovato vivo luned&#236; 23 giugno, seppur dimagrito di 50 chili, dopo 36 giorni sotto le macerie del terremoto nel Sichuan.&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 10:02:56 +200</pubDate>
	<recorddate>27/06/2008 10.02.24</recorddate>
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	<category>Natura</category>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Accuse alle balene</title>
	<description>Senza esclusione di colpi la lotta intorno alla caccia alle balene. Al congresso internazionale della Commissione Baleniera i Paesi cacciatori (Giappone, Norvegia e Islanda) hanno sollevato la questione del calo delle risorse ittiche: i grossi cetacei, sostengono, nutrendosi sottraggono il cibo ai Paesi poveri. Accusa &lt;&lt;assurda&gt;&gt;, secondo il Wwf.</description>
	<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 10:01:59 +200</pubDate>
	<recorddate>27/06/2008 10.01.33</recorddate>
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	<category>Natura</category>
	<datedal>27/06/2008 10.01.59</datedal>
	<dateal>27/06/2008 10.01.59</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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<item>
	<title>Polo Nord, ghiaccio gi&#224; in estinzione</title>
	<description>Nei prossimi mesi il sottilissimo strato di ghiaccio stagionale che circonda il Polo Nord potrebbe sciogliersi. Tanto che per la prima volta questa estate il Polo Nord potrebbe essere libero dai ghiacci.&lt;br&gt;E&#8217; l&#8217;ipotesi prospettata alla rivista National Geographic da alcuni esperti che stanno studiando gli effetti dei cambiamenti climatici a bordo della nave rompighiaccio canadese Amundsen.&lt;br&gt;La previsione non contraddice i recenti modelli che prevedono lo scioglimento dei ghiacci dell&#8217;Artico fra il 2013 e il 2030. Tuttavia lo scioglimento del sottile strato di ghiaccio stagionale &#232; considerato dai ricercatori come il campanello d&#8217;allarme sulla portata e la rapidit&#224; dei cambiamenti indotti dalle trasformazioni del clima.&lt;br&gt;L&#8217;ipotesi si basa su osservazioni dirette e su immagini da satellite che mostrano come l&#8217;area che circonda il Polo Nord geografico &#232; composta da un sottile strato di ghiaccio stagionale, che si forma cio&#232; ogni anno in inverno. Un ghiaccio di questo tipo, ha osservato lo studioso David Barber dell&#8217;Universit&#224; di Manitoba, tende a sciogliersi pi&#249; facilmente durante l&#8217;estate rispetto allo strato di ghiaccio pi&#249; spesso e denso che si accumula nell&#8217;arco di anni.&lt;br&gt;Ma ci sono anche alte probabilit&#224; che il sottile strato di ghiaccio, spinto in direzione del Canada dalla rotazione terrestre, possa anche superare indenne l&#8217;estate.&lt;br&gt;L&#8217;allarme sullo scioglimento dei ghiacci e sul suo impatto sull&#8217;umanit&#224; era stato rilanciato dall&#8217;Onu in occasione della Giornata mondiale dell&#8217;ambiente lo scorso 5 giugno.&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 10:01:14 +200</pubDate>
	<recorddate>27/06/2008 9.58.44</recorddate>
	<source>Andkronos</source>
	<category>Natura</category>
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	<dateal>27/06/2008 10.01.14</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>La Nuova Zelanda d&#224; le foreste ai Maori</title>
	<description>Il governo neozelandese ha consegnato in propriet&#224; collettiva 176mila ettari di foreste della North Island ad alcune trib&#249; maori.&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 10:07:17 +200</pubDate>
	<recorddate>27/06/2008 10.06.00</recorddate>
	<source>Metro</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>26/06/2008 10.07.17</datedal>
	<dateal>27/06/2008 10.07.17</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Amazzonia addio...</title>
	<description>L'Amazzonia &#232; il cuore verde del nostro Pianeta, la pi&#249; grande foresta pluviale tropicale del mondo. Pi&#249; di 650 milioni di ettari che abbracciano paesi quali Brasile, Bolivia, Per&#249;, Colombia, Ecuador, Guyana, Suriname, Venezuela e i territori francesi della Guyana. Ogni giorno vengono distrutti o dati alle fiamme ettari ed ettari di foresta. La richiesta di legno da costruzione per le grandi citt&#224; del sud est del Brasile, il taglio illegale di legni pregiati, la corsa per ottenere nuovi terreni fertili per i pascoli e le piantagioni, coltivazioni non sostenibili che sfruttano male il suolo della foresta e non danno alcuna speranza di sopravvivenza alle popolazioni locali, sono solo alcuni tra i &quot;moventi&quot; di questo crimine. A tutto questo si aggiunge un problema ancora pi&#249; grande: il Brasile, a causa dell'incontrollata deforestazione, &#232; il quinto paese al mondo &quot;produttore&quot; di gas serra che sono i maggiori responsabili dei mutamenti climatici del nostro Pianeta. Proseguono inoltre inarrestabili la diffusione degli allevamenti di bestiame, le attivit&#224; minerarie, la realizzazione di condotte di petrolio e gas, il commercio delle specie minacciate di estinzione. Ogni minuto perdiamo un'area equivalente a 36 campi da calcio, ogni anno perdiamo 1 milione e 600 ettari di foresta amazzonica.Animali e piante Le popolazioni locali che vivono dei prodotti della foresta soffrono di questa inarrestabile distruzione. Da parte sua, l'Istituto Nazionale di Ricerche Spaziali (INPE) del governo brasiliano effettua un accurato monitoraggio dei diversi tassi di deforestazione che si registrano ogni anno, grazie all'utilizzo dei dati provenienti dai telerilevamenti da satellite. In Brasile la superficie della foresta amazzonica originaria era di 4.100.000 kmq mentre quella che resta oggi copre 3.403.00 kmq, il che significa una perdita del 17,1%. La foresta amazzonica &#232; sotto assedio. Nonostante le tante iniziative di conservazione e gestione razionale delle risorse avviate in diverse aree, le minacce, dovute al pressante intervento umano, continuano ad imperversare e si concretizzano nella costruzione di strade, nel taglio del legname, nella trasformazione del ricco e prezioso manto forestale in terreni da coltivare (ad esempio la soia). La foresta ospita un'immensa variet&#224; di forme di vita, di rumori e di misteri che la avvolgono e che sono all'origine di miti e leggende. Qui, in questo luogo selvaggio e impenetrabile, vivono animali e piante lussureggianti in una concentrazione superiore a qualsiasi altro luogo della Terra e il suo bacino idrografico contiene il 12% di tutta l'acqua dolce del mondo e accoglie alcuni fra i fiumi pi&#249; lunghi. Nonostante le gravi minacce che continuano ad assediarla, vaste e remote distese dell'Amazzonia rimangono intatte. &#200; quindi ancora possibile e necessario salvare una delle pi&#249; straordinarie aree del Pianeta dal punto di vista ecologico. I popoli indigeni che abitano le sue terre parlano oltre 250 linguaggi differenti. Al suo interno vivono migliaia di specie di animali, piante e invertebrati. Pi&#249; ampia dell'Europa, l'Amazzonia rappresenta il 30% della superficie delle foreste tropicali ancora presenti sulla Terra e ospita almeno il 10% di tutte le specie viventi conosciute. Una straordinaria ricchezza di vita fatta di scimmie, giaguari, lontre, delfini, pappagalli e tantissime altre specie di uccelli, pesci, rettili, anfibi e una quantit&#224; imprecisabile di specie di invertebrati, tra i quali alcuni dei pi&#249; grandi coleotteri e delle pi&#249; grandi farfalle del mondo. Progetti sul campo condotti da varie organizzazioni internazionali hanno consentito di scoprire diverse specie vegetali potenzialmente nuove per la scienza, una nuova speranza per la cura di varie malattie: un'ulteriore dimostrazione di quanti tesori nascosti pulsino di vita in queste aree. L'Amazzonia resta nonostante tutto, uno dei luoghi pi&#249; selvaggi al mondo, un paradiso naturale dove l'evoluzione con la comparsa di nuove specie e l'estinzione di altre continua da milioni di anni seguendo ritmi e dinamiche naturali. L'equilibrio che si &#232; creato in questo luogo unico in circa 39.000 anni di tradizione, di cultura, di rispetto tra le popolazioni indigene e la natura selvaggia rischia oggi di sciogliersi in un silenzio assordante. La vita che dalla foresta si &#232; generata, con la foresta, e la sua progressiva sparizione, rischia di svanire per sempre. </description>
	<pubDate>Thu, 8 May 2008 12:35:17 +200</pubDate>
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	<category>Natura</category>
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	<title>L'albero pi&#249; antico del mondo</title>
	<description>L'abete rosso che ha 8.000 anni &#232; l'albero pi&#249; antico del mondo.&lt;br&gt;&lt;br&gt;ROMA - Ottomila anni fa, l'Europa era ancora quasi completamente coperta dai ghiacci dell'ultima glaciazione che era da poco terminata, ma qua e l&#224; alcune aree particolarmente battute dal sole davano modo alla vegetazione di conquistare propri spazi. In un angolo sperduto al confine tra la Svezia e la Norvegia semi di pecci, una conifera sempreverde, attecchivano tra le rocce. Da essi sarebbero nati rigogliosi alberi che sono sopravissuti fino ai nostri giorni. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Uno di essi &#232; stato recentemente datato da Leif Kullman, botanico all'universit&#224; Umea (Svezia), che spiega: &quot;Abbiamo trovato il gruppo di alberi nel centro della Svezia, in un luogo che solo per puro caso non &#232; stato interessato dal taglio che interessa le foreste della regione. L'intento era quello di capire come quelle piante fossero in grado di resistere alle severe condizioni invernali dell'area. Tra gli studi eseguiti abbiamo fatto datare al carbonio 14 in un laboratorio specializzato di Miami (Florida) le radici pi&#249; antiche di una delle piante. Con sorpresa abbiamo appreso che esse hanno un'et&#224; di 8.000 anni. La scoperta fa di questo albero, e probabilmente del gruppo a cui appartiene, il pi&#249; antico organismo vivente oggi conosciuto&quot;. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Fino ad ora l'albero pi&#249; antico noto ai botanici era &quot;Matusalemme&quot;, un pino Bristlecone che vive vicino Las Vegas, sulle pendici della White Mountains, il quale ha un'et&#224; che si aggira attorno ai 5.000 anni. Altri alberi monumentali vecchi di migliaia di anni sono noti in Iran, dove un cipresso ha superato i 4.000 anni d'et&#224;, in Cile dove un'altra pianta simile ha compiuto i 3.600 anni. Alberi da 2-3.000 anni sono poi innumerevoli e presenti un po' in tutto il mondo. &lt;br&gt;&lt;br&gt;In Italia il censimento degli alberi monumentali &#232; stato realizzato dal Corpo forestale dello Stato che ne ha individuati circa 150. Dal lavoro si scopre che l'albero pi&#249; antico della nostra penisola vide gli uomini che costruirono i nuraghi sardi, con un'et&#224; che si aggira attorno ai 3.000 anni. Si tratta dell'oleastro di San Baltolu di Luras, in provincia di Sassari. Dal punto di vista scientifico si tratta di un Olea europaea oleaster, in altre parole un olivo selvatico. Un esemplare di 15 metri di altezza e 11 metri di circonferenza. E' stato datato contando gli anelli di accrescimento. Questo progenitore dell'ulivo &#232; oggetto di ricerca, perch&#233; si sta tentando di clonarlo. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Al momento una cinquantina di piantine contengono nel loro Dna met&#224; del patrimonio genetico dell'albero di San Baltolu e met&#224; di una sua figlia di circa mille anni. Nel Parco dell'Etna, nel comune di Sant'Alfio, &#232; nota l'esistenza del vecchissimo &quot;Castagno dei cento cavalli&quot;. Avrebbe un'et&#224; compresa tra i 2 e i 3.000 anni, anche se alcune analisi sostengono che sarebbe ancora pi&#249; antico dell'oleastro sardo. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Purtroppo molte piante monumentali sono state spostate in giardini di grandi ville, causandone, a volte, la morte. Fino a pochi anni fa, infatti, solo Marche, Alto Adige ed Emilia Romagna &quot;proteggevano&quot; gli alberi monumentali, ma proprio nel 2008 il Ministro delle politiche agricole e forestali, Paolo De Castro, otteneva l'approvazione, da parte della Commissione ambiente del Senato, della norma secondo la quale &quot;Gli alberi monumentali saranno protetti dal Codice dei Beni Ambientali e Paesaggistici&quot;. Un passo fondamentale per proteggere alberi che per i veloci cambiamenti climatici in atto potrebbero risentire conseguenze, pi&#249; gravi di tutte le avversit&#224; ambientali subite da millenni a questa parte. &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Mon, 14 Apr 2008 15:25:40 +200</pubDate>
	<recorddate>14/04/2008 15.23.57</recorddate>
	<source>Luigi Bignami per La Repubblica.it</source>
	<category>Natura</category>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Alligatore bianco</title>
	<description>&lt;br&gt;Germania &#8211; Si chiama Whitiee ma lo chiamano Diamante bianco. E&#8217; un rarissimo esemplare di alligatore albino ora nel Safari Park a Hodenhagen per una mostra.&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Thu, 3 Apr 2008 10:55:44 +200</pubDate>
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	<source>Metro del 3/4/8</source>
	<category>Natura</category>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Delfino &#8220;parla&#8221; e salva due balene</title>
	<description>Nuova Zelanda. Il delfino Moko si &#232; fatto carico con successo di salvare da morte sicura due capodogli che si erano arenati pi&#249; volte presso la costa orientale di North Island. Invano gli uomini del posto per un&#8217;ora e mezza avevano cercato di far allontanare i due animali. L&#8217;esemplare femmina di delfino &#232; riuscita a comunicare con i due cetacei (madre e figlio) per poi guidarli per 200 metri fino al margine del banco di sabbbia, attraverso uno stretto canale e infine scortarli in mare &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Tue, 18 Mar 2008 09:04:47 +200</pubDate>
	<recorddate>18/03/2008 9.03.24</recorddate>
	<source>Metro del 17/03/08</source>
	<category>Natura</category>
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	<dateal>18/03/2008 9.04.47</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>La legge dalla parte degli animali</title>
	<description>Il 13 dicembre scorso a Lisbona, i Capi di Stato e dei Governi dei paesi UE hanno firmato il nuovo Trattato dell&#8217;Unione Europea. In questo trattato &#232; stato integrato anche il testo del protocollo relativo alla protezione e al benessere degli animali, originariamente un allegato al Trattato di Amsterdam. Si tratta di un grande passo a favore degliu animali in genere, compresi quelli allevati a fini alimentari, ma anche dei cani e dei gatti da compagnia.&lt;br&gt;Tutti gli animali dovranno infatti essere considerati &#8220;esseri sensibili&#8221;, quindi in grado di provare sentimenti e dolore analogamente agli esseri umani.   &lt;br&gt;E&#8217; una norma importantissima poich&#232; di fatto, porta a vietare e proporre di punire con sanzioni severe chi causa agli animali sofferenze o li tratta in modo da rendere angosciosa la loro esistenza. Trova finalmente un riscontro legale, quindi, l&#8217;attenzione e il rispetto per tutti gli esseri viventi.&lt;br&gt;Parte del testo della normativa recitava: &#8220;Nel formulare e implementare le politiche sull&#8217;agricoltura, pesca, traporti, marcato interno e ricerca, l&#8217;Unione e gli Stati Membri devono, poich&#232; gli animali sono esseri senzienti, porre attenzione totale alle necessit&#224; degli animali, sempre rispettando i provvedimenti amministrativi e legislativi degli Stati Membri relativi in particolare ai riti religiosi, tradizionali, culturali ed eredit&#224; regionali&#8221;. Il valore di questa affermazione &#232; doppio: da un lato, dal punto di vista filosofico, gli animali non possono essere pi&#249; considerati equivalenti a oggetti o prodotti, e dall&#8217;altro, quello pratico, introduce la necessit&#224; per l&#8217;UE e gli Stati Membri di centrare maggiormente l&#8217;attenzionr sul benessere animale.&lt;br&gt;In pratica, sul piano generale non saranno pi&#249; permessi i trasporti di bestiame su mezzi inadeguati o che non tengono conto delle loro esigenze e saranno perseguite e punite le persone che organizzano qualsiasi tipo di spettacolo nel quale gli animali sono sottoposti a sofferenze. Per di pi&#249; gli animali, a qualunque specie appartengano, non potranno pi&#249; essere considerati alla stregua di semplici merci, ma dovranno essere trattati in modo che la loro sensibilit&#224; non venga ferita.&lt;br&gt;In sostanza si sta applicando il principio che pi&#249; di cinquanta anni fa ha fatto dire a Gandhi:&#8221;La civilt&#224; di un popolo si misura sul rispetto che esso ha per gli animali&#8221;. L&#8217;Italia per fortuna ha gi&#224; emanato una legge, la 189, sui maltrattamenti agli animali che anticipa questa norma europea e decreta che gli animali debbano essere trattati con umanit&#224;. Staremo a vedere quanto questa disposizione influenzer&#224; la pratica delle corride molto diffuse in Spagna ma fortemente osteggiate dagli animalisti per la loro violenza.&lt;br&gt;Probabilmente vedremo qualhe effetto anche da noi per quanto riguarda le corse di cavalli fatte in condizioni di pericolo per gli animali e i combattimenti tra animali, che principalmente vedono coinvolti i cani ma che talvolta sconfinano in lotte tra pesci o insetti, con conseguente giro di scommesse.&lt;br&gt;Quella dei combattimenti tra cani &#232; una piaga diffusa in tutta Italia, che non coinvolge solo la criminalit&#224; organizzata ma anche comuni cittadini.&lt;br&gt;In molte regioni i combattimenti clandestini tra cani sono frequenti e molto seguiti e fino a pochi anni fa le sanzioni previste per simili eventi erano molto basse quindi il profitto di chi organizzaqva gli scontri era enormemente superiore al rischio.&lt;br&gt;Oggi le cose sono cambiate ma resta ancora molto da fare perch&#233; si tratta di un mondo sommerso che solo con difficolt&#224; si riesce a portare alla luce dopo lunghe indagini.&lt;br&gt;In ogni caso, nonostante le oggettive difficolt&#224; per una completa applicazione di questa disposizione, la legge europea finalmente ha dato agli animali la dignit&#224; di esseri &#8220;senzienti&#8221;: cosa che chiunque abbia un cane, un gatto o un altro qualsiasi animale ha finora sostenuto, spesso tra incomprensione e ilarit&#224;, con forza e convinzione: perch&#233; gli animali non solo sono esseri sensibili, ma sono parte importante della nostra cultura e della nostra societ&#224;.&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 15:42:38 +200</pubDate>
	<recorddate>10/03/2008 15.41.06</recorddate>
	<source>Il mio amico cane</source>
	<category>Natura</category>
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	<dateal>10/03/2008 15.42.38</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>L&#8217;australia si scusa con gli aborigeni</title>
	<description>Ieri per la prima volta, gli aborigeni australiani hanno aperto una seduta delparlamento.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Canberra &#8211; le scuse alle popolazioni indigene erano uno dei punti del programma elettorale che, a novembre, hanno fatto diventare premier il laburista Kevin Rudd dopo 12 anni di governi conservatori. Cos&#236; oggi il parlamento approver&#224; un atto di scuse (ma nessun rimborso in denaro) per la &#8220;generazione rubata&#8221;, circa 100mila bambini che furono sottratti con la forza alle madri indigene per essere &#8220;assimilati&#8221; ai bianchi tra il 1910 e il 1970. In aula ci sar&#224; anche Mary Hooker, che a 12 anni fu rinchiusa in un istituto dove sub&#236; anche abusi sessuali. &#8220;Per me sar&#224; una nuuva partenza &#8211; ha detto Mary (ora 50eenne) -. Per molti sar&#224; l&#8217;inizio della guarigione&#8221;. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 13 Feb 2008 10:24:47 +200</pubDate>
	<recorddate>13/02/2008 10.23.54</recorddate>
	<source>City del 13/2/8</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>13/02/2008 10.24.47</datedal>
	<dateal>13/02/2008 10.24.47</dateal>
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	<author>emer3@libero.it</author>
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	<title>Cancro spostato dal calcio di un feto</title>
	<description>Londra. La notizia &#232; stata resa nota ieri dalla Bbc, che ha dato grande rilievo all&#8217;evento. Non capita tutti i giorni, infatti, che i calci di un feto &#8220;sloggino&#8221; un tumore in una &#8220;sede&#8221; meno pericolosa.&lt;br&gt;Questo &#232; invece quanto &#232; capitato alla donna che, ricoverata in ospedale per una minaccia d&#8217;aborto, dopo gli accertamenti clinici del caso, ha ricevuto l&#8217;infausta prognosi: tumore alla cervice dell&#8217;utero. Il medico che ha in cura la gestante propone un&#8217;isterectomia. L&#8217;intervento non &#232; certo privo di conseguenze, anzi segnerebbe la fine della gravidanza. La decisione spetta alla donna, che rifiuta sia l&#8217;intervento che la chemioterapia &#8211; per questo motivo, &#232; stata nominata al Woman of Courage Award dall&#8217;istituto britannico di ricerche sul cancro. In accordo con la paziente, il dottore del Royal Marsden Hospital le somministra quindi una chemioterapia limitata: e, alla 33esima settimana, il 23 dicembre 2006, vengono alla luce, con parto cesareo, Alice e Harriet. I due gemellini sono perfettamente sani, anche se senza capelli a causa del trattamento anti cancro. Quattro settimane dopo il lieto evento, la loro mamma viene sottoposta all&#8217;intervento chirurgico di isterectomia ora senza conseguenze. &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Fri, 8 Feb 2008 11:45:10 +200</pubDate>
	<recorddate>08/02/2008 11.41.24</recorddate>
	<source>City del 5/2/8  </source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>08/02/2008 11.45.10</datedal>
	<dateal>08/02/2008 11.45.10</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Un mare di mondezza nell&#8217;oceano-discarica</title>
	<description>USA. L&#8217;Oceano Pacifico &#232; diventato un&#8217;immensa discarica di spazzatura, soprattutto plastica. Si parla di centinaia di milioni di tonnellate, che le correnti hanno ammassato in due zone principali che cominciano 500 miglia nautiche al largo della California, si attesta vicino alle isole Hawaii, e si espande fin quasi al Giappone. Un&#8217;area complessiva grande due volte il territorio degli Stati Uniti. Lo ha raccontato ieri il quotidiano britannico The Independent, riportando gli studi dell&#8217;oceanografo statunitense Charles Moore. Questa massa di spazzatura, secondo la Fondazione per le ricerche marine Algalita, faceva pensare a un&#8217;isola di rifiuti plastici, solida, persino &#8220;calpestabile&#8221;. Invece questo non si &#232; verificato, e ora si tratta pi&#249; che altro di un grande &#8220;minestrone&#8221; di rifiuti, una &#8220;zuppa di plastica&#8221; che certo non giova all&#8217;ecosistema oceanico.&lt;br&gt;Le correnti sottomarine la tengono insieme e fanno si che l&#8217;area cresca a un ritmo sostenuto. Un quinto circa della spazzatura &#8211; dove si ritrovano buste di plastica, accendini, palloni, siringhe, giocattoli, spazzolini &#8211; &#232; gettato dalle navi; il resto viene dalla terraferma. I rifiuti pi&#249; antichi avrebbero mezzo secolo.&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Fri, 8 Feb 2008 11:40:52 +200</pubDate>
	<recorddate>08/02/2008 11.39.26</recorddate>
	<source>Metro del 5/2/8</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>08/02/2008 11.40.52</datedal>
	<dateal>08/02/2008 11.40.52</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>L&#8217;uomo contagia I gorilla &#8211; I turisti li fanno amm</title>
	<description>Pagano una barca di soldi per poterli vedere da vicino rispettando il loro habitat. Ma gli eco-turisti non sanno di essere una minaccia per i gorilla africani: possono trasmettergli dei virus letali.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Yamoussoukro (Costa d&#8217;Avorio). I gorilla africani devono fronteggiare una nuova grandissima minaccia. A mettere a rischio la loro sopravvivenza, infatti, oltre alla caccia di frodo, alle guerre e alla distrizione del loro ambiente naturale, adesso contribuisce anche l&#8217;eco-turismo. Nato per rispettare al massimo questi grandi mammiferi in pericolo di estinzione, in realt&#224; il cosiddetto &#8220;turismo sostenibile&#8221; nasconde il pi&#249; devastante dei pericoli: &#232; praticamente una &#8220;bomba virale&#8221;  capace di far esplodere epidemie mortali per le grandi scimmie. I turisti portano infatti con s&#233;, anche senza saperlo, virus respiratori che per gli uomini sono innoqui (tanto che non provocano sintomi) mentre per i gorilla sono letali. &lt;br&gt;La prova scientifica del collegamento fra presenza di turisti e morte di animali, si &#233; avuta in Costa d&#8217;Avorio. Gli scienziati della stazione di ricerca sugli scimpanz&#232; Tai (quelli dell&#8217;Africa occidentale) ne hanno infatti visti morire moltissimi a causa dei virus Hrsv e Hmpv, che colpiscono le vie respiratorie. E vengono dall&#8217;uomo.&lt;br&gt;Il professor Fabian Leendertz ha proposto di aumentare la distanza minima fra eco-turisti e animali da 7 a 10 metri. E, soprattutto, vorrebbe imporre agli uomini l&#8217;uso di mascherine su naso e bocca. &#8220;Quest&#8217;ultimo punto sar&#224; il pi&#249; criticato &#8211; prevede l&#8217;esperto &#8211; perch&#233; i turisti amano farsi fotografare con i gorilla: se hanno la mascherina in faccia non si vede bene che sono proprio loro&#8221;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Fri, 8 Feb 2008 11:39:04 +200</pubDate>
	<recorddate>08/02/2008 11.36.03</recorddate>
	<source>City del 7/2/8</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>08/02/2008 11.39.04</datedal>
	<dateal>08/02/2008 11.39.04</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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<item>
	<title>Estinzione api: &#232; emergenza!</title>
	<description>Roma. Il miele ben presto sar&#224; un ricordo? E&#8217; solo una &#8211; e neanchela pi&#249; grave &#8211; conseguenza dell&#8217;apicidio in atto sul pianeta. La causa? Non una, ma molteplici: I cambiamenti climatici, gli antiparassitari, l&#8217;inquinamento, I virus sempre pi&#249; resistenti.&lt;br&gt;Da alcuni anni si parla dello sterminio dell&#8217;operoso insetto, vera pietra miliare dell&#8217;ecosistema. Ma ieri l&#8217;Apat ha riunito a Roma esperti e studiosi per un workshop che ha focalizzato l&#8217;allarme: nel 2007 solo in Italia &#232; stata falcidiata la met&#224; delle popolazioni autoctone di api. Il disastro ha interessato tutta l&#8217;Europa, con una perdita tra il 30 e il 50% del patrimonio di api, e punte anche del 60-70% hanno interessato alcune aree degli Stati Uniti.&lt;br&gt;Non solo miele pi&#249; raro, si diceva. Il destino delle api &#232; legato all&#8217;insufficiente impollinazione delle piante e quindi una riduzione del raccolto: ogni alveare incide nel comparto agricolo italiano per 1.249 euro, 1.600 milioni in un anno. Nel 2007 sono scomparsi 200 mila alveari. Il problema, spiega l&#8217;Apat, &#232; maggiormente sentito nel Nord, dove si &#232; persa fino alla met&#224; degli alveari. Pesanti danni sono stati registrati anche al Centro, mentre le cose sembrano andare meglio nel Mezzogiorno.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Si ribalta la geografia del miele in Italia: l&#8217;andamento meteorologico degli ultimi anni ha fatto impazzire le api: negli ultimi due anni in Piemonte e in Lombardia c&#8217;&#232; stata un&#8217;eccezionale produzione di miele di acacia &#8211; favorita dalle primavere soleggiate &#8211; e in Sicilia c&#8217;&#232; stato poco raccolto di miele di agrumi.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Intervista di Annarita Pescetelli a Cladio Porcini, Dipartimento di Scienze agroalimentari dell&#8217;Universit&#224; di Bologna.&lt;br&gt;Come si sta indagando?&lt;br&gt;- Dovremmo affrontare ricerche multifattoriali: una volta si tratta di malattia,  un&#8217;altra di antiparassitari&#8230;&lt;br&gt;E&#8217; un fenomeno che accade ciclicamente?&lt;br&gt;- Le malattie da scomparsa erano rare. A morire non sono solo le api da miele, ma anche quelle selvatiche e le due cose potrebbero avere una causa comune.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Per seguire gli sviluppi: www.apat.gov.it &lt;br&gt;&lt;br&gt;Metro del 31/1/8</description>
	<link>http://www.apat.gov.it</link>
	<pubDate>Thu, 31 Jan 2008 17:17:35 +200</pubDate>
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	<title>Massacro di lupi di mare alle Galapagos</title>
	<description>Cinquantatre lupi di mare, rarissimi mammiferi simili alle foche, sono stati massacrati nel santuario naturale delle Isole Galapagos. Questi animali sono molto richiesti in Asia, dove la pelle del maschio &#232; ritenuta afrodisiaca, ma I lupi di mare uccisi nei giorni scorsi non sono stati mutilati.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Fonte: metro 29/1/8&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Tue, 29 Jan 2008 17:01:13 +200</pubDate>
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	<title>Trenta gufi dormono in un asilo</title>
	<description>Ferrara- Prima hanno tentato di allontanarli con dissuasori acustici, poi con quelli meccanici: ma i 30 esemplari di Gufo comune che hanno scelto come dormitorio due pini di un asilo di Ostellato, non hanno alcuna intenzione di traslocare. A proteggerli c&#8217;&#232; Angela Bellini, volontaria della Lipu che da tempo difende il dormitorio invernale.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Fonte:  24minuti 28/1/8&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Mon, 28 Jan 2008 17:02:52 +200</pubDate>
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	<title>L&#8217;Europa divora le risorse naturali</title>
	<description>Roma &#8211; in trent&#8217;anni i consumi del Vecchio continente sono raddoppiati e se tutto il mondo attingesse alle risorse naturali con il ritmo e la fame degli europei non basterebbero due pianeti e mezzo a smaltire i prodotti di questa bulimia industriale.&lt;br&gt;L&#8217;allarme &#232; stato lanciato ieri nel corso del convegno &#8220;Oltre il Pil&#8221;, organizzato dalla Commissione europea, in collaborazione con il Parlamento Europeo, il Club di Roma e il WWF. Una generazione fa invece l&#8217;Europa sfruttava meno risorse di quante l&#8217;ecosistema fosse in grado di rigenerare. Il WWF ha lanciato un appello affinch&#233; insieme al Pil gli stati valutino l&#8217;impatto dei costi in capitale-natura delle attivit&#224;.&lt;br&gt;Un bilancio che risulta in attivo solo per tre Stati: Finlandia, Svezia e Lettonia, dotati di estese riserve ma sottoposti sempre a maggiori pressioni. Fra i grandi debitori Spagna e Grecia che stanno attraversando una fase di intenso sviluppo dei consumi. &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Fri, 7 Dec 2007 16:39:26 +200</pubDate>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Oggi a scuola si piantano alberi</title>
	<description>Provincia Lombarda e Legambiente unite per citt&#224; pi&#249; verdi e un ambiente a misura di bambino. Si chiama &#8220;Adotta un albero per il giardino della tua scuola&#8221;, l&#8217;iniziativa in programma in occasione della &#8220;Giornata mondiale per i diritti dell&#8217;infanzia&#8221;, in 177 scuole della provincia milanese: un esercito di 10mila alunni pianter&#224; altrettanti nuovi alberi nei propri istituti, aggiungendo un nuovo tassello al progetto &#8220;MetroBosco&#8221;, il nuovo anello verde dell&#8217;area milanese. E il giorno seguente si replica con la &#8220;Festa dell&#8217;albero&#8221; di Legambiente: quattromila bambini pianteranno duemila alberi. Il Presidente d Legambiente Di Simine lo ha definito: &#8220;un sano esercizio per migliorare l&#8217;aspetto della citt&#224;, ostile all&#8217;infanzia e alle famiglie&#8221;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Fri, 7 Dec 2007 16:36:58 +200</pubDate>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Clonati embrioni di macachi</title>
	<description>USA- Un vero e proprio &#8220;balzo in avanti&#8221; verso la clonazione degli &#8220;esseri superiori&#8221; &#232; quello annunciato da un gruppo di biologi dell&#8217;Oregon National Primate Research Centre: sarebbero riusciti a clonare decine di embrioni di scimmie adulte. I macachi possono essere considerati, sulla scala evolutiva, &#8220;parenti prossimi&#8221; dell&#8217;uomo. In altre parole, il metodo messo a punto dal gruppo non &#232; che l&#8217;anticamera della clonazione umana. </description>
	<pubDate>Fri, 7 Dec 2007 16:36:01 +200</pubDate>
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	<title>Maldive &#8211; Atolli a rischio</title>
	<description>Vertice tra i capi di 26 stati che rischiano di finire sott&#8217;acqua.&lt;br&gt;Per molti italiani le Maldive, e tanti altri atolli tropicali, sono la meta ideale per la vacanza dei sogni. Il riscaldamento globale, per&#242;, causa l&#8217;innalzamento dei mari e mette a repentaglio la sopravvivenza di questi sottili isole sabbiose. Per questo i capi di 26 Paesi si sono radunati per un vertice alle Maldive: due giorni di colloqui per chiedere ai Paesi sviluppati di contrastare l&#8217;inquinamento e fermare l&#8217;innalzamento dei mari.&lt;br&gt;Tra gli altri, alle Maldive erano presenti i rappresentanti di Micronesia (607 isole divise in quattro gruppi), Tuvalu (9 atolli corallini), Kiribati (33 atolli) e Palau (a sud delle Filippine).&lt;br&gt;Molti atolli sono semplici banchi di sabbia e anche i pi&#249; grandi hanno un&#8217;altezza media di un metro. Inoltre, queste isole non hanno una vera e propria linea costiera: un aumento del mare di pochi centimetri &#232; sufficiente a spazzar via decine di metri si di superficie sabbiosa. </description>
	<pubDate>Fri, 7 Dec 2007 16:33:30 +200</pubDate>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Super cetacei </title>
	<description>Quattro balenottere, dodici capodogli e 340 stenelle striate: &#232; l&#236;impotante avvistamento, in soli sei giorni, dei biologi del Tethys, istituto di ricerca per lo studio e la tutela dell&#8217;ambiente marino, davanti Sanremo.</description>
	<pubDate>Fri, 8 Jun 2007 19:37:47 +200</pubDate>
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	<title>Via la spazzatura dall&#8217;Everest</title>
	<description>Nepal- Mezza tonnellata di spazzatura raccolta sull&#8217;Everest. E non si tratta che del bottino dell&#8217;ultima spedizione ecologica di Ken Noguchi, alpinista giapponese impegnato in una campagna di pulizia sulle montagne himalayane. Noguchi ha gi&#224; realizzato altre quattro spedizioni dal 2000 ad oggi e in totale ha sazzato via circa 9000 chili di rifiuti su entrambi i versanti dell&#8217;Everest, quello tibetano e nepalese. Conforta sapere che, a suo parere, l&#8217;Everest viene adesso sporcato molto meno di prima. &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Fri, 8 Jun 2007 19:37:08 +200</pubDate>
	<recorddate>08/06/2007 19.36.35</recorddate>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Sprofonda nel fango un paese in Alaska</title>
	<description>&lt;br&gt;New York- In Alaska I ghiacci si sciolgono, non sono eterni, soprattutto in periodi di surriscaldamento globale: Netwok, un vilaggio indiano, sta sprofondando nel permafrost che si scioglie a causa dell&#8217;effetto serra. I 318 abitanti di Netwok discendono dai nomadi che migrarono dalla Siberia  quando America e Asia erano collegate da una lingua di terra: potrebbero a breve diventare i primi profughi dell&#8217;era del cambiamento climatico.&lt;br&gt;I problemi per Netwok erano cominciati a causa dell&#8217;erosione costiera  che aveva trasformato il paesino in un&#8217;isola, ma adesso il villaggio &#232; sceso sotto il livello del mare e continua a d affondare su un terreno sempre pi&#249; melmoso a causa dello scioglimento del permafrost, il suolo perennemente ghiacciato che sta mostrando gravi segni di cedimento.&lt;br&gt;Netwok &#232; tra i 180 villaggio dell&#8217;Alaska a grave rischio estinzione. Potrebbe esse spazzato via dllla faccia della terra nello spazio di un decennio. I suoi abitanti non potranno che abbandonare il loro pezzetto di tundra, ma l&#8217;evacuazione (e la ricostruzione del villaggio) coster&#224; 130 milioni di dollari, 413mila dollari ad abitante che l&#8217;amministrazione Bush non ha ancora stanziato. </description>
	<pubDate>Fri, 8 Jun 2007 19:36:02 +200</pubDate>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Cinquanta siti contaminati. Aree a rischio in Italia</title>
	<description>Fiumi, discariche abusive, citt&#224; industriali, litorali troppo urbanizzati: in 54 siti di interesse nazionale c&#8217;&#232; un inquinamento oltre i limiti. Tecnicamente sono &#8220;contaminati&#8221;. Macchiati quasi indelebilmente con diserbanti, metalli pesanti, pesticidi, diossine. E per ripulirli occorreranno anni di lavoro e milioni di euro. Lo racconta l&#8217;Apat con un dossier presentato ieri e che ha individuato i posti pi&#249; inquinati per i qual sono gi&#224; partiti i progetti di bonifica. Ce n&#8217;&#232; uno per tutti: &#232; uno dei pochi casi in cui il Sud non &#232; in fondo alla classifica. &#8220;In  questo periodo Napoli merita certamente una maggiore attenzione come sito nazionale contaminato &#8211; dice a Metro Michele Fratini, del servizio tecnologia e siti contaminati dell&#8217;Apat &#8211; ma ci preoccupa ugualmente Taranto con il sito industriale che ha inquinato tutta l&#8217;area, Frosinone con le discariche incontrollate, Marghera.&#8221;  &lt;br&gt;Le contaminazioni pi&#249; diffuse sono prodotte da composti organici, metalli pesanti e amianto. Tali sostanze, se non adeguatamente gestite, possono contaminare suolo e acque sotterranee, costituendo un rischio elevatissimo per la salute umana e per gli ecosistemi.&lt;br&gt;L&#8217;elenco dei siti contaminati &#232; visibile su www.apat.gov.it &lt;br&gt;Tra gli altri, il porto di Piombino in Toscana, dove gli abitanti della zona denunciano un aumento dei tumori polmonari; Casale Monferrato con la sua fabbrica dell&#8217;amianto che ha provocato il cancro ai polmoni che ha falciato dipendenti e cittadini.  &lt;br&gt;Stefania Divertito &lt;br&gt;&lt;br&gt; </description>
	<pubDate>Sam, 27 May 2007 10:32:48 +200</pubDate>
	<recorddate>27/05/2007 10.31.03</recorddate>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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<item>
	<title>Greenpeace fa l&#8217;arca di No&#232;</title>
	<description>Per sensibilizzare i paesi del G8 sul tema del cambiamento climatico, Greenpeace sta ricostruendo l&#8217;Arca di No&#232; sul Monte Ararat, a 2500 metri sopra il livello del mare. Misurer&#224; 10 metri per 4. La costruiranno 20 carpentieri turchi e tedeschi.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Sam, 27 May 2007 10:30:42 +200</pubDate>
	<recorddate>27/05/2007 10.30.13</recorddate>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Se lo squalo ha paura dell&#8217;uomo</title>
	<description>&lt;br&gt;Emergenza squali. Non &#232; il titolo di un film ma la preoccupante realt&#224; di una delle specie marine pi&#249; minacciate in assoluto. I numeri parlano chiaro: quasi 100 milioni di esemplari uccisi ogni anno con un aumento delle catture del 22% nell&#8217;ultimo decennio.&lt;br&gt;Una vera e propria mattanza che si consuma silenziosamente e porta a una drastica diminuzione di questi utilissimi spazzini dei mari che sembrano cos&#236; lontano dal nostro mondo e che invece ne fanno parte integrante. Basti pensare che l&#8217;Italia &#232; il quarto maggior importatore del mondo , dopo Spagna, Corea e Hong Kong, con oltre 13.000 tonnellate (dati 2006).&lt;br&gt;Come dire: dalle profondit&#224; del mar Mediterraneo e dell&#8217;Oceano Atlantico troppo spesso anche nei nostri piatti arriva del pesce camuffato ed &#232; sempre pi&#249; difficile tutelare questi tesori degli abissi (su 70 specie solo tre sono protette: lo squalo bianco, la manta mediterranea e il cetorino).&lt;br&gt;Per questo l&#8217;Associazione ambientalista Marevivo, insieme a Shark Alliance, ha chiesto al ministro dell&#8217;Ambiente Alfonso Pecoraio Scanio la creazione di un piano di azione nazionale per superare questa grave emergenza, da presentare tempestivamente a Bruxelles. In Europa, dove ci sono nazioni assai coinvolte nella pesca e nel consumo di squali come la Francia, la Spagna , il Portogallo e l&#8217;Inghilterra, la risposta degli organismi comunitari &#232; infatti inadeguata a limitare gli impatti devastanti per il nostro pianeta. Un pianeta che, sempre pi&#249; vulnerabile, chiede continuamente aiuto ai suoi distratti guardiani. Il piano, con una serie di azioni mirate, sar&#224; uno strumento per portare l&#8217;Italia all&#8217;avanguardia fra i Paesi europei nella tutela, nella conservazione e nella gestione delle specie marine. Tutto nell&#8217;interesse di un&#8217;altra specie &#8211; quella umana- forse un po&#8217; meno evoluta, a volte. &lt;br&gt;</description>
	<link>http:// www.marevivo.it</link>
	<pubDate>Sam, 27 May 2007 10:29:49 +200</pubDate>
	<recorddate>27/05/2007 10.28.51</recorddate>
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	<category>Natura</category>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>I killer dell&#8217;aria pascolano nei prati.</title>
	<description>Una mucca che pascola in un prato verde. Un&#8217; immagine rassicurante, ecologica. Non la pensa cos&#236; la Fao, l&#8217;organizzazione delle Nazioni Unite per il cibo e l&#8217;agricoltura che annovera mucche, maiali, pecore e polli tra le peggiori minacce ambientali.&lt;br&gt;&#8220;Livestock&#8217;s long shadow&#8221; (&#8220;La lunga ombra del bestiame&#8221;)  &#232; uno studio che fornisce dati inquietanti sull&#8217;industria dell&#8217;allevamento che secondo la relazione della Fao degrada l&#8217;ambiente, contribuendo in modo determinante all&#8217;effetto serra, all&#8217;inquinamento delle riserve dell&#8217;acqua, distruggendo la biodiversitt&#224;. Secondo la Fao, l&#8217;industria della carne genera il 18% delle emissioni di gas serra mondiali, persino pi&#249; dei mezzi di trasporto(13%). Il bestiame richiede moltissima terra occupando il 26% dei territori non coperti dai ghiacci. Un&#8217;onda lunga che sembra travolgere tutto se pensiamo che il 70% delle aree protette deforestate in Amazzonia &#232; adibita a pascolo.&lt;br&gt;Non solo, secondo l&#8217;autore principale della relazione, entro il 2050, arriveremo al raddoppio della domanda di carne nel mondo. Molte di queste emissioni che concorrono in modo devastante all&#8217;effetto era derivano dal protossido di azoto del letame e dal metano, cio&#232; per meglio dire, dala digestione del bovino. Il nostro pianeta ospita un miliardo e cinquecento milioni tra bovini e bisonti, insieme a un miliardo e settecento milioni di pecore e capre. Il dipartimento di controllo dell&#8217;inquinamento della San Joaquin Valley (California) sembra confermare il dato: stessa qualit&#224; dell&#8217;aria che a Los Angeles ma le emissioni dei bovini pesano  pi&#249; dei motori a scoppio.&lt;br&gt;&lt;br&gt;C. cr.&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Sam, 27 May 2007 10:27:28 +200</pubDate>
	<recorddate>27/05/2007 10.26.40</recorddate>
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	<datedal>27/05/2007 10.27.28</datedal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Settemila balene cacciate in 18 anni</title>
	<description>In 18 anni di caccia, i giapponesi hanno ucciso 7mila balene, una al giorno. Il triste bilancio arriva dall&#8217;ultima campagna  di Greenpeace in Antartico. L&#236;, la skipper italiana Caterina Nitto, ha visto da vicino cosa significa veder morire questi giganti buoni. &#8220;Un agonia che pu&#242; arrivare anche a 50 minuti&#8221;. (Ansa)&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 28 Mar 2007 13:02:32 +200</pubDate>
	<recorddate>29/03/2007 13.01.54</recorddate>
	<source>City per Ansa</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>28/03/2007 13.02.32</datedal>
	<dateal>28/03/2007 13.02.32</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Cuccioli di foca uccisi dal clima &#8220;Annegano in acque gelide di ghiacci sciolti&#8221;</title>
	<description>Migliaia di cuccioli di foca sono condannati a morte. Ma questa volta la caccia non c&#8217;entra. La carneficina dipende dai cambiamenti climatici: i ghiacci disciolti costringono le madri a partorire in acqua e i piccoli muoiono affogati.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ottawa (Canada) &#8211; Quest&#8217;anno, dunque, oltre allo spettro della mattanza della caccia (n.d.r. in Canada verr&#224; aperta ufficialmente fra pochi giorni), sul futuro delle foche pesa anche il clima. Un elicottero, ha riferito il vicepresidente della Lav (Lega anti vivisezione) Roberto Bennati, ha sorvolato alcune aree del Canada pi&#249; frequentate da questi mammiferi. &#8220;I risultati sono di vera emergenza - ha detto &#8211; i ghiacciai sono in condizioni peggiori addirittura del 2002 quando il 75% dei cuccioli nacquero in acqua e morirono affogati&#8221;. Punto caldo il Golfo di San Lorenzo: &#8220;Dopo due ore di volo l&#8217;elicottero -  ha raccontato il vice presidente della Lav -  ha avvistato appena 20 cuccioli e 30 madri mentre in questo periodo dovrebbero essere migliaia&#8221;. Nessun dubbio su che fine abbiano fatto i nuovi nati: sono stati inghiottiti dalle acque gelide dell&#8217;oceano. &#8220;Di solito le foche nascono sul ghiaccio e stanno una settimana circa con la madre &#8211; ha spiegato Bennati -. Poi vengono abbandonate dalle mamme che devono andare ad accoppiarsi di nuovo&#8221;. I piccoli restano cos&#236; sul ghiaccio, da soli. Non sono ancora in grado di procacciarsi il cibo e sopravvivono solo grazie al latte molto grasso che le madri hanno dato loro prima di lasciarli. Solo dopo questo periodo di solitudine entrano in mare: se nascono in acqua, il loro destino &#232; annegare. Come se non bastasse il disastro ambientale, molto presto a minacciare la sopravvivenza delle foche ci sar&#224; anche il via alla caccia. Per questo il Fondo Internazionale per la protezione degli animali (Ifaw) ha chiesto di non aprire la caccia. Da parte sua, la Lav sta sollecitando il Governo italiano perch&#233; &#8220;approvi subito la legge per il bando dell&#8217;import di prodotti di foca&#8221;. I dati sull&#8217;uccisione dei mammiferi sono raccapriccianti: nel 2006 sono state uccise 325mila foche e, nel triennio precedente, la mattanza ha prodotto addirittura un milione di vittime indifese. (Ansa)&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 28 Mar 2007 13:01:19 +200</pubDate>
	<recorddate>29/03/2007 13.00.17</recorddate>
	<source>City per Ansa</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>28/03/2007 13.01.19</datedal>
	<dateal>28/03/2007 13.01.19</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Ridurre Co2 coster&#224; all&#8217;Ue 1.100 miliardi</title>
	<description>Berlino &#8211; Per salvare l&#8217;ambiente e abbassare le emissioni di gas serra, i cittadini europei dovranno sborsare tra 800 e 1.100 miliardi di euro fino al 2020. Tanto coster&#224; all&#8217;Ue il programma di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, varato il 9 marzo scorso dai leader dei 27 Paesi a Bruxelles. A pagare caro saranno soprattutto i tedeschi che, secondo il quotidiano DIE WELTI si troveranno a dover affrontare costi annui supplementari della bolletta energetica compresi tra 45 e 60 mila miliardi di euro. Il quotidiano ha pubblicato in esclusiva il contenuto di uno studio commissionato dall&#8217;Unione alla societ&#224; di consulting McKinsey. Dalla ricerca emerge che &#8220;l&#8217;impiego delle pi&#249; economiche tecnologie ambientali disponibili produrr&#224; un costo oscillante tra i 60 e gli 80 miliari di euro all&#8217;anno&#8221;. Cifra che moltiplicata per i 14 anni che ci separano dal 2020 conduce alla forchetta di 800-1.100 miliardi. Lo studio mette in evidenza che i tre quarti dei costi per la prevista riduzione del 20% delle emissioni di Co2 ricadranno sulle spalle dei contribuenti tedeschi. E&#8217; il prezzo salato per la salvezza del Pianeta. (Agi) &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 28 Mar 2007 12:59:22 +200</pubDate>
	<recorddate>29/03/2007 12.56.35</recorddate>
	<source>City per Agi</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>28/03/2007 12.59.22</datedal>
	<dateal>28/03/2007 12.59.22</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Il mondo &#232; con l&#8217;acqua alla gola </title>
	<description>di Massimo M. Veronese - La repubblica- gioved&#236; 22 marzo 2007&lt;br&gt;Inutile che cerchi di fare l&#8217;indifferente: senza di lei non puoi vivere. Puoi stare anche un mese senza mangiare, ma sai gi&#224; che starle lontano solo una settimana ti farebbe morire. Non puoi fare a meno di lei, &#232; parte di te, il 77% di un neonato, il 50% di un adulto, ne hai bisogno in ogni momento della tua vita e ne consumi dai 20 ai 50 litri al giorno. La ami. Perch&#233; &#232; uno spettacolo della natura, perch&#233; &#232; stata creata dalle stelle, perch&#233; raffredda i tuoi bollori, perch&#233; nonostante i suoi quasi sei miliardi di anni &#232; fresca come il primo giorno che l&#8217;hai incontrata. Lei &#232; tutto per te, &#232; come l&#8217;aria che respiri. Lei, l&#8217;acqua. Certo i rapporti non sono sempre all&#8217;acqua di rose. A volte &#232; proprio dura da mandare gi&#249;, anche se ti scivola tra le mani leggera leggera. Quello dell&#8217;Onu per esempio, come rapporto &#232; una vera doccia fredda. &#200; appena uscito, a pochi giorni dalla sua festa, &quot;La giornata mondiale dell&#8217;acqua&quot;, che festa proprio non pare, anzi, stanno facendo di tutto per fartela andare di traverso. Dice: tra vent&#8217;anni centinaia di milioni di persone resteranno senz&#8217;acqua, epidemie come la malaria aggrediranno anche le zone non tropicali, molte aree del pianeta sono a rischio inondazioni per colpa del livello dei mari che si alza oltre ogni limite. Nel 2050 l&#8217;Europa potrebbe perdere tutti i suoi ghiacciai, nel 2100 met&#224; delle vegetazione mondiale non ci sar&#224; pi&#249;. C&#8217;&#232; di che deglutire amaro. Ma anche il rapporto della Banca Mondiale non &#232; certo idilliaco. Mette in guardia tutti: in Medio Oriente e in NordAfrica la disponibilit&#224; d&#8217;acqua per abitante diminuir&#224; di almeno il 50% entro il 2050 con conseguenze economiche e sociali devastanti. Come se da quelle parti non ci fossero abbastanza problemi. Pensare che gi&#224; oggi l&#8217;area, dove abita il 5% della popolazione mondiale, &#232; una delle pi&#249; aride al mondo, con l&#8217;85% del territorio occupato dal deserto. Insomma, per l&#8217;acqua tira brutta aria. All&#8217;Onu dicono che per recuperare la speranza bisogna innanzitutto ridurre i gas nocivi. Che &#232; quello, a dire la verit&#224;, che hanno appena deciso i Paesi dell&#8217;Ue, guidati da Angela Merkel. Ma non basta. Dal 2001 a oggi la situazione sembra molto peggiorata: &quot;Sta precipitando tutto molto pi&#249; velocemente di quanto ci aspettassimo&quot;, spiega Patricia Romero Lankao, uno degli esperti americani che hanno collaborato alla stesura del rapporto delle Nazioni Unite. E se in Africa in meno di vent&#8217;anni saranno centinaia di milioni le persone che soffriranno la mancanza di acqua e decine di milioni in America Latina, entro il 2050 in cattive acque si ritroveranno almeno un miliardo di asiatici. E non &#232; escluso, dicono i pi&#249; catastrofisti che non mancano mai, che si sia gi&#224; raggiunto il punto di non ritorno. &quot;I danni potrebbero essere contenuti, anche se non del tutto evitati - sottolinea il rapporto - solo se entro una generazione il mondo intero riuscir&#224; a ridurre le emissioni nocive stabilizzando la quantit&#224; di gas serra presenti nell&#8217;atmosfera&quot;. Una generazione. Praticamente tra un attimo. Ce n&#8217;&#232; anche per noi. I primi a soffrire presto la sete saranno l&#8217;Europa del Sud e l&#8217;Italia. Cinque gradi in pi&#249; di media, piogge che si ridurranno dal 30 al 40%. Ondate di calore come tsunami. Nel Mediterraneo scompariranno moltissimi ecosistemi acquatici, le Alpi potrebbero veder ridurre il volume dei ghiacciai fra il 30 e il 70%. Lo scioglimento delle nevi mette invece il Centro Europa a rischio inondazioni. Strano ma vero, i mutamenti climatici faranno bene solo al Nord Europa che avr&#224; meno periodi freddi, aumento della produttivit&#224; agricola e della quantit&#224; d&#8217;acqua disponibile, espansione delle foreste. In compenso il radar italiano Marsis, al lavoro sulla sonda europea Mars Express, ha appena trovato una distesa di acqua allo stato ghiacciato nel Polo Sud di Marte che si estende per un raggio di circa 200 chilometri ed &#232; profonda, nelle sue parti pi&#249; spesse, pi&#249; di 3 chilometri. Se si sciogliesse coprirebbe l&#8217;intero pianeta. Hai visto mai che per chiedere un po&#8217; d&#8217;acqua bisogner&#224; bussare ai vicini? Negli ultimi 100 anni la popolazione &#232; triplicata e il consumo dell&#8217;acqua aumentato del 600%. Per questo dicono che per l&#8217;acqua, e non pi&#249; per il petrolio, si combatteranno le prossime guerre del pianeta. Tanto per dirne una: entro la met&#224; del secolo, l&#8217;Arabia Saudita possieder&#224; ancora oceani di petroli, ma avr&#224; anche esaurito le falde sotterranee di acqua dolce. Di sicuro quello dell&#8217;accadueo &#232; gi&#224; il businnes del futuro: gli analisti finanziari giurano che nei prossimi anni sar&#224; questo uno dei settori pi&#249; redditizi. La banca privata svizzera Pieter, tanto per fare un esempio, ha lanciato il primo fondo d&#8217;investimento internazionale di capitale sull&#8217;acqua, calcolando che da qui al 2015 l&#8217;investimento garantirebbe un rendimento dal 400 all&#8217;800%. E Fortune ha valutato in 403 miliardi di euro all&#8217;anno il valore dell&#8217;industria dell&#8217;acqua, &quot;il miglior settore dove investire&quot;, pari al 40% di quella del petrolio. Insomma, anche per salvare l&#8217;acqua, come al solito, bisogner&#224; avere a disposizione dei liquidi... &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Fri, 23 Mar 2007 13:56:30 +200</pubDate>
	<recorddate>23/03/2007 13.55.38</recorddate>
	<source>La Repubblica</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>23/03/2007 13.56.30</datedal>
	<dateal>23/03/2007 13.56.30</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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<item>
	<title>Stop ai cibi anonimi </title>
	<description>&#8220;Nel 2007 quasi un italiano su tre vuole pi&#249; prodotti italiani nel piatto e questo rende necessario un intervento sulla trasparenza dell&#8217;informazione perch&#233; la met&#224; della spesa alimentare nazionale &#232; destinata all&#8217;acquisto di prodotti anonimi per i quali non &#232; ancora obbligatorio indicare in etichetta la provenienza, con il rischio che venga spacciato sul mercato il falso Made in Italy.&#8221;&lt;br&gt;E&#8217; quel che afferma la Col diretti nel commentare i dati cautamente ottimistici per il 2007 che emergono dalle previsioni Censis-Confcommercio sui consumi delle famiglie italiane nel 2007.&lt;br&gt;&lt;br&gt;I prodotti senza la carta d&#8217;identit&#224; attualmente sono:&lt;br&gt;-	Carne di maiale e salumi &lt;br&gt;-	Carne di coniglio&lt;br&gt;-	Carne di agnello&lt;br&gt;-	Frutta e verdura trasformata&lt;br&gt;-	Olio di oliva&lt;br&gt;-	Derivati del pomodoro&lt;br&gt;-	Latte a lunga conservazione&lt;br&gt;-	Derivati dei cereali&lt;br&gt;&lt;br&gt;I prodotti con la carta d&#8217;identit&#224; attualmente sono:&lt;br&gt;-	Carne di pollo e derivati&lt;br&gt;-	Carne bovina&lt;br&gt;-	Passata di pomodoro&lt;br&gt;-	Frutta e verdura fresche&lt;br&gt;-	Uova&lt;br&gt;-	Miele&lt;br&gt;-	Latte fresco&lt;br&gt;-	Pesce&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 7 Feb 2007 18:04:17 +200</pubDate>
	<recorddate>07/02/2007 18.02.56</recorddate>
	<source>Metro</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>07/02/2007 18.04.17</datedal>
	<dateal>07/02/2007 18.04.17</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Buone notizie per i lupi!</title>
	<description>ROMA - ''In Italia vivono dai 500 ai 1.000 lupi, la situazione e' ben piu' rosea rispetto a trent'anni fa, quando ne restavano non piu' di 100 in aree frammentate. Il lupo e' aumentato numericamente e nel suo aerale: lo troviamo oggi dall'Aspromonte lungo tutto l'Appennino fino alle Alpi occidentali, ma restano le minacce del bracconaggio (circa 100 individui uccisi ogni anno) e dell'ibridazione con i cani inselvatichiti''. Lo dice la massima autorita' in Italia nel campo dello studio di questo predatore, Luigi Boitani, Direttore del dipartimento di Biologia animale e dell'uomo dell' Universita' di Roma La Sapienza, nel corso dei tradizionali incontri romani organizzati dal Museo Civico di Zoologia. ''I lupi in Italia uccidono ogni anno dalle 2.000 alle 2.500 pecore, gli indennizzi toccano quota un milione di euro l'anno, quando raccontiamo questi numeri in altre parti d'Europa o in Nord America ci chiedono come mai vi siano ancora lupi in Italia. Va al merito degli italiani aver trovato un equilibrio, problemi pero' si hanno dove il lupo torna dopo decenni, e si e' persa la capacita' di coesistenza''. Per vincere queste resistenza e fare breccia, Boitani lancia la proposta di creare la figura degli 'avvocati del lupo' (sulla scorta degli avvocati dell'orso creati dal Wwf sulle Alpi) che fungano da interfaccia, mediatori tra il lupo e le popolazioni locali. Boitani sottolinea l'urgenza di porre fine al bracconaggio, che uccide ogni anno il 10-15% delle popolazione di fatto controllandone in modo non scientifico l'espansione.&lt;br&gt;&lt;br&gt;''I lupi, animali sociali che vivono in piccoli branchi, hanno grande capacita' di dispersione e se oggi stiamo mandando lupi in Francia e nei Pirenei, e' grazie alla tutela legale e alle aree protette ma soprattutto allo spopolamento delle montagne, che ha restituito aree agricole alla naturalita'''. Nel Parco nazionale del Pollino, tra Calabria e Basilicata, e' in corso una ricerca guidata dall'altro esperto della Sapienza Paolo Ciucci, che ha portato alla stima di 7 branchi per quasi 40 lupi; lo stesso numero si ha in Piemonte mentre nel Parco nazionale d'Abruzzo si contano 6-7 branchi (ogni branco e' formato da 4-5 individui), e segnalazioni e tracce indicano il ritorno del predatore anche nel Parco Regionale della Maremma. Il lupo ha una dieta abbastanza adattabile, preferiti sono gli ungulati e i piccoli mammiferi, anche se il bestiame domestico rappresenta sempre un'alternativa valida e soprattutto facile. ''Non bastano leggi nazionali e aree protette - conclude Boitani - la politica di conservazione si fa sul piano locale. Ora la presenza di questo predatore sta mettendo in agitazione gli abitanti di Rocca Priora, ai Castelli romani''.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 7 Feb 2007 18:01:27 +200</pubDate>
	<recorddate>07/02/2007 17.59.35</recorddate>
	<source>ANSA</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>07/02/2007 18.01.27</datedal>
	<dateal>07/02/2007 18.01.27</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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<item>
	<title>Pi&#249; cervello, pi&#249; adattabilit&#224; all&#8217;ambiente</title>
	<description>Negli uccelli le maggiori dimensioni cerebrali sono correlate a un minore tasso di mortalit&#224;.&lt;br&gt;L&#8217;ipotesi che un grande cervello sia meglio di uno piccolo sembra di per s&#233; banale, ma ne esiste una versione pi&#249; raffinata che ha trovato una conferma sperimentale proprio di recente. Secondo quanto si legge sull&#8217;ultimo numero della rivista Proceedings of the Royal Society B gli uccelli con un cervello grande rispetto alle dimensioni corporee sembrano avere un tasso di mortalit&#224; inferiore rispetto agli uccelli con un rapporto meno favorevole. In pratica, la maggiore quantit&#224; di materia cerebrale funzionerebbe come una sorta di &#8220;tampone cognitivo&#8221;, che permette agli animali un comportamento pi&#249; flessibile e adattabile alle diverse condizioni imposte dall&#8217;ambiente. Ci&#242; spiegherebbe anche perch&#233; alcune specie &#8211; prima fra tutte quella umana &#8211; abbiano evoluto un sistema nervoso centrale di maggiori dimensioni, nonostante ci&#242; implichi maggiori &#8220;costi&#8221; in termini energetici. Per verificare l&#8217;ipotesi, gli autori dello studio hanno confrontato le dimensioni cerebrali e del corpo di 200 differenti specie di uccelli delle regioni polari, temperate e tropicali. Gli uccelli sono infatti animali di cui sono ben note le risposte adattative all&#8217;ambiente, ed &#232; possibile pertanto determinarle il termini quantitativi.&lt;br&gt;&quot;I nostri risultati suggeriscono che gli animali con un cervello pi&#249; grande sarebbero in grado di confrontarsi meglio con le sfide ambientali come il cambiamento climatico e la distruzione degli habitat&#8221;, ha commentato Tamas Szekely, del Dipartimento di biologia e biochimica dell&#8217;Universit&#224; di Bath, nel Regno Unito. &#8220;La conclusione &#232; supportata dal fatto che gli uccelli con il cervello di maggiori dimensioni hanno pi&#249; successo nel colonizzare nuove aree geografiche e nel sopravvivere ai cambiamenti stagionali.&#8221; &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 17 Jan 2007 15:52:23 +200</pubDate>
	<recorddate>17/01/2007 15.51.43</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>17/01/2007 15.52.23</datedal>
	<dateal>17/01/2007 15.52.23</dateal>
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<item>
	<title>Salvare le balene a costo zero</title>
	<description>La tecnica di caccia agli astici usata lungo le coste degli Stati Uniti &#232; molto pi&#249; dannosa di quella canadese. &lt;br&gt;Un metodo semplice e a costo nullo per salvare le balene che vivono nel Golfo del Maine: &#232; quanto propongono sulla rivista &#8220;Current Biology&#8221; i ricercatori della Dalhousie University, nella Nova Scotia, in collaborazione con i colleghi dell'Universit&#224; del Rhode Island, e della Woods Hole Oceanographic Institution, che mettono sotto accusa le trappole per la pesca degli astici, nelle quali rimangono impigliati i cetacei. &lt;br&gt;Sebbene sia stata protetta per pi&#249; di 70 anni, la popolazione della balena franca boreale (Eubalena glacialis) non ha recuperato il depauperamento dovuto allo sfruttamento degli anni passati, e l&#8217;estinzione rimane un rischio tangibile. Lungo le coste orientali del Nordamerica ne restano circa 350 esemplari. Una delle cause di questa situazione &#232; rappresentata proprio dalle minaccia costituita dalle trappole di pesca agli astici: secondo la documentazione fotografica, circa il 75 per cento degli esemplari ne portano i segni.&lt;br&gt;Nel loro lavoro i ricercatori hanno confrontato due approcci opposti nelle strategie di pesca: quello del lato canadese e quello del lato statunitense del Golfo. Il primo si svolge nella stagione invernale, mentre il secondo si svolge tutto l&#8217;anno, e comporta la messa in opera di una quantit&#224; di trappole 8-9 volte superiore, in un dato momento. Nonostante questo sfruttamento intensivo, la resa &#232; solo del 30 per cento superiore rispetto al lato canadese. Si stima inoltre che ogni astice catturato in Canada abbia un impatto negativo pari a circa l&#8217;1 per cento di quello relativo a un astice pescato negli Stati Uniti.&lt;br&gt;Gli autori dell&#8217;articolo propongono quindi una pesca estesa su soli 6 mesi, e una riduzione delle trappole di un fattore 10. &#200; questa la migliore strategia di pesca, in grado di ridurre i costi e aumentare il ritorno economico, oltre, ovviamente, a garantire la conservazione della popolazione delle balene.&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 17 Jan 2007 15:51:30 +200</pubDate>
	<recorddate>17/01/2007 15.50.15</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>17/01/2007 15.51.30</datedal>
	<dateal>17/01/2007 15.51.30</dateal>
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<item>
	<title>L'Amazzonia &#232; lussureggiante grazie all'Africa</title>
	<description>Su di essa ricadono ogni anno 50 milioni di tonnellate di polveri.&lt;br&gt;Oltre la met&#224; delle polveri che sono necessarie a fertilizzare la foresta pluviale brasiliana proviene da una valle del Ciad settentrionale. &#200; questa la conclusione tratta da un gruppo internazionale di ricercatori diretti da Ian Koren del Dipartimento di scienze ambientali del Weizmann Institute che ne riferisce in un articolo pubblicato sulle &#8220;Environmental Research Letters&#8221;.&lt;br&gt;Da circa un decennio &#232; noto agli scienziati che l&#8217;esistenza della foresta amazzonica dipende dall&#8217;approvvigionamento di sali minerali fornito dalle piogge che fanno precipitare a terra sabbia e polveri che il vento ha provveduto a trasportare per migliaia di chilometri attraverso l&#8217;Atlantico dopo averlo sollevato dagli aridi suoli del Sahara. &lt;br&gt;Integrando un&#8217;ampia messe di dati da satellite e analisi chimico-geologiche, il gruppo guidato da Koren &#232; ora riuscito a fare una valutazione quantitativa di questo apporto e perfino a stabilire la sua specifica provenienza. Complessivamente sul bacino delle Amazzoni ricadono annualmente 50 milioni di tonnellate di polveri provenienti dall&#8217;Africa (in precedenza si stimava che fossero solo 19) , il 56 per cento delle quali proviene dalla valle di Bod&#233;l&#233;, nel Ciad settentrionale. &lt;br&gt;Secondo i ricercatori la valle di Bod&#233;l&#233; rappresenta una fonte primaria di polveri a causa della sua particolare forma, delimitata com&#8217;&#232; da due imponenti barriere montuose che creano una struttura a cono che termina con una stretta apertura, che, allineata con la direzione dei venti, li porta ad accelerare come in una sorta di risonatore eolico. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 3 Jan 2007 11:24:44 +200</pubDate>
	<recorddate>09/01/2007 11.23.26</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>03/01/2007 11.24.44</datedal>
	<dateal>03/01/2007 11.24.44</dateal>
	<guid isPermaLink="true">http://www.noumeanews.it/news.read.asp?Guid=2683</guid>
	<author>mer@bibrax.org</author>
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<item>
	<title>Riserve marine nel Mediterrano </title>
	<description>Il rapporto di Greenpeace &quot;Riserve marine nel Mediterraneo&quot; segnala numerosi esempi di degrado del Mediterraneo e la necessit&#224; di una gestione efficace delle risorse, con la cooperazione di tutti gli Stati del Mediterraneo e la partecipazione delle comunit&#224; rivierasche. Deve essere avviata subito un'azione che tuteli una porzione significativa del Mediterraneo con una rete di Riserve Marine. Questa rete ovviamente deve essere affiancata e sostenuta da una corretta regolamentazione e gestione delle attivit&#224; umane nel resto del bacino, in primo luogo nelle acque territoriali dei Paesi della Regione. &lt;br&gt;Il Mediterraneo &#232; un mare ricco di biodiversit&#224;, ma al tempo stesso fragile. Esso rappresenta meno dell'1 per cento dei mari del Pianeta, ma ospita circa il 9 per cento degli organismi marini noti. Tra le cause di questa ricchezza anche il relativo isolamento del Mediterraneo che impiega oltre 70 anni per uno scambio completo delle sue acque con l'Atlantico.&lt;br&gt;La creazione di una rete di riserve marine porterebbe a una riduzione del bilancio generale degli impatti delle popolazioni rivierasche. Questa rete deve essere rappresentativa della grande diversit&#224; degli ecosistemi del Mediterraneo e secondo Greenpeace deve coprire il 40 per cento del Mediterraneo. Sappiamo che se ben progettate e ben gestite le riserve marine funzionano: il rapporto di Greenpeace cita esempi del Mediterraneo e del resto del mondo.&lt;br&gt;I governi del Mediterraneo hanno preso impegni solenni per la tutela di questo fragile ecosistema, ma i risultati non sono all'altezza delle attese. Questi impegni senza azioni concrete sono solo chiacchiere inutili: &#232; ora di agire per salvare il Mediterraneo, un tesoro e una risorsa comune.&lt;br&gt;Greenpeace &#232; consapevole delle difficolt&#224; connesse alla creazione di un'ampia rete di riserve marine nel Mediterraneo, ma ritiene che esse siano un investimento necessario per evitare, come purtroppo &#232; successo in altre aree, che si arrivi al punto di dover adottare provvedimenti ben pi&#249; drastici a seguito del collasso delle risorse naturali. Anche per questa ragione, la proposta di Greenpeace vuol essere in primo luogo un invito a tutti i soggetti interessati a un confronto e a un dialogo, che crediamo sempre pi&#249; necessario, sul futuro del Mediterraneo.&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Sam, 17 Dec 2006 15:54:16 +200</pubDate>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Baleniere giapponesi ancora attive</title>
	<description>Roma, Italia &#8212; Nonostante la condanna di tutto il mondo, e lo scarso sostegno in Giappone, una flotta di sei baleniere &#232; in partenza domani dal porto di Shimonoseki per andare a uccidere circa mille balene nel Santuario dell'Oceano Antartico. Greenpeace chiede al governo giapponese di tenere la flotta della vergogna in porto, fermare questo fasullo programma di ricerca e tutelare le specie protette invece di cacciarle. &lt;br&gt;Con quello che viene chiamato uno &quot;studio di fattibilit&#224;&quot; per allargare la &quot;ricerca&quot; sulle balene, la flotta giapponese intende arpionare 935 balenottere minori e 10 balenottere comuni, classificate come specie protetta. La flotta partir&#224; domani per far ritorno in Giappone a marzo con la carne di balena gi&#224; inscatolata per la vendita.&lt;br&gt;&quot;Chiamare questo piano di caccia una ricerca scientifica &#232; un insulto alla scienza, al popolo giapponese e alla comunit&#224; internazionale&quot;, ha dichiarato Alessandro Giann&#236;, responsabile Campagna Mare di Greenpeace. &quot;Il piano &#232; solo una scusa per ricominciare la caccia baleniera, anche se la carne delle balene ha cos&#236; poco mercato che viene usata per preparare cibo per cani&quot;. Che questa carne non abbia mercato lo ha confermato l'ambasciatore del Giappone in Islanda che all'offerta islandese, di esportare carne di balena in Giappone, ha risposto che il suo Paese ha i magazzini pieni di carne invenduta. Secondo un sondaggio di giugno 2006, il 95 per cento dei giapponesi non mangia mai o molto di rado carne di balena, mentre il 70 per cento &#232; contro la caccia baleniera nell'Antartico.&lt;br&gt;Durante la scorsa stagione di caccia, la flotta della vergogna ha percorso migliaia di miglia nel Santuario dell'Oceano Antartico per completare la prima fase del nuovo &quot;studio di fattibilit&#224;&quot;, cio&#232; per vedere se potevano uccidere circa mille balene. Hanno capito che potevano farlo, tranne quando gli attivisti di Greenpeace si sono messi tra i loro arpioni e le balene.&lt;br&gt;La decisione di oggi arriva a cinque mesi dalla risoluzione della Commissione Baleniera Internazionale che giudicava &quot;non pi&#249; necessaria d'ora in avanti&quot; la moratoria sulla caccia alla balena. Quella risoluzione &#232; stata presa grazie alla compravendita di voti del Giappone che acquista il sostegno di paesi in via di sviluppo in cambio di sussidi. &quot;I Paesi come l'Italia devono cercare alleati per fermare questa vergogna. In particolare, tutti gli Stati membri dell'Ue dovrebbero impegnarsi a partecipare alla prossima riunione della Commissione Baleniera e votare compatti a favore delle balene. Chiediamo al ministro dell'Ambiente, Pecoraro Scanio, di lanciare un appello in questo senso ai suoi colleghi al prossimo Consiglio Ambiente dell'Unione Europea, a dicembre&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Sam, 17 Dec 2006 15:52:32 +200</pubDate>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Artico senza ghiacci perenni nel 2040</title>
	<description>La velocit&#224; di arretramento dei ghiacci potrebbe quadruplicare nei prossimi decenni. &lt;br&gt;&#200; uno scenario per certi versi apocalittico: un polo nord senza ghiaccio nella stagione estiva. Ma &#232; purtroppo ci&#242; che prevedono per il 2040 i ricercatori del National Center for Atmospheric Research (NCAR), dell&#8217;Universit&#224; di Washington e della McGill University in base all&#8217;analisi dell&#8217;impatto delle emissioni di gas serra evidenziato dal recente arretramento dei ghiacci artici. Secondo quanto riportato sulla rivista &#8220;Geophysical Research Letters&#8221;, le simulazioni effettuate grazie al calcolo di un supercomputer mostrano che l&#8217;estensione del ghiaccio marino ogni mese di settembre si riduce continuamente e con una velocit&#224; che entro 20 anni potrebbe quadruplicare rispetto a quella attuale. &lt;br&gt;&quot;Abbiamo gi&#224; documentato l&#8217;enorme perdita di ghiaccio artico, ma la nostra ricerca suggerisce che nei prossimi decenni potrebbe raggiungere livelli ancora pi&#249; elevati&#8221;, ha spiegato Marika Holland dell&#8217;NCAR. &lt;br&gt;Il ghiaccio marino artico si &#232; ritirato in anni recenti, specialmente nella tarda estate, quando lo spessore e l&#8217;estensione della copertura raggiungono il loro minimo stagionale. Per analizzare in che modo il riscaldamento globale influisca sul ghiaccio, il gruppo ha studiato una serie di sette simulazioni con il Community Climate System Model dell&#8217;NCAR, uno dei pi&#249; avanzati strumenti per lo studio dei cambiamenti climatici. Il modello &#232; stato utilizzato dapprima per simulare le fluttuazioni delle coperture glaciali a partire dal 1870, incluse due significativi arretramenti, uno della tarda estate del 1979 e uno del 2005. Le simulazioni sono risultate in buon accordo con le osservazioni, un segno, questo, che il modello &#232; in grado di riprodurre in modo accurato l&#8217;attuale variabilit&#224; climatica nell&#8217;Artico.&lt;br&gt;Il gruppo ha cos&#236; provato a simulare le perdite di ghiaccio per il futuro: se la concentrazione dei gas serra in atmosfera continuer&#224; di questo passo, la copertura di ghiacci andr&#224; incontro a periodi di relativa stabilit&#224; seguiti da un improvviso ritiro. In una simulazione del modello entro il 2040 rimarr&#224; solo una piccola regione di ghiacci perenni lungo le coste della Groenlandia e del Canada.&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Tue, 12 Dec 2006 15:57:25 +200</pubDate>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Le api riconoscono i volti umani</title>
	<description>Possono essere addestrate a distinguere una faccia dall'altra.&lt;br&gt;Vi sembra che tutte le api si assomiglino? La cosa non &#232; reciproca. Secondo uno studio pubblicato sul numero del 2 dicembre della rivista &quot;Journal of Experimental Biology&quot;, infatti, le api mellifere - pur avendo soltanto lo 0,01 per cento dei neuroni degli uomini - sono in grado di riconoscere e di ricordare singoli volti umani.&lt;br&gt;Per l'uomo, identificare le facce &#232; una capacit&#224; fondamentale nella vita di tutti i giorni. Quando osserviamo il volto di un'altra persona attiviamo una particolare regione del cervello, il giro fusiforme. Ma &#232; possibile che altri animali privi di questa regione specializzata siano in grado di distinguere un volto da un altro?&lt;br&gt;Conoscendo l'insolita propensione delle api a distinguere fra fiori differenti, Adrian Dyer dell'Universit&#224; di Cambridge si &#232; chiesto se questo talento non si estendesse anche ad altri contesti. Il ricercatore ha perci&#242; appuntato su un pannello fotografie di quattro differenti volti umani. Ricompensando le api con una soluzione dolce, Dyer e colleghi hanno ripetutamente spinto gli insetti a ronzare verso una particolare foto, variando di tanto in tanto la sua posizione.&lt;br&gt;Anche quando la ricompensa non &#232; stata pi&#249; elargita, le api hanno continuato ad avvicinarsi al volto scelto come target con una precisione del 90 per cento. E questi ricordi sono risultati permanenti nel cervello degli insetti. Le api, infatti, erano in grado di riconoscere quel particolare volto anche due giorni dopo l'esperimento. Secondo Dyer, il risultato contraddice l'ipotesi che sia necessaria una parte specializzata del cervello per riconoscere una faccia umana. &quot;Ci sono cose, nel comportamento umano, che vengono attribuite a un cervello complesso - spiega - ma fino a quando non le si sperimentano anche negli insetti non si pu&#242; escludere che sia sufficiente anche un cervello semplice&quot;.&lt;br&gt;Secondo il neuroscienziato cognitivo Michael Tarr della Brown University di Providence, tuttavia, il compito svolto dalle api non ha molto a che vedere con il metodo usato dagli esseri umani per riconoscere i volti. Gli uomini, infatti, identificano i volti per una ragione evolutiva specifica, mentre per le api non si tratta che di una forma come un'altra e agiscono come se i volti fossero fiori dallo strano aspetto. &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 6 Dec 2006 15:56:09 +200</pubDate>
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	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Le foreste buttate nel gabinetto</title>
	<description>Possibile che si continui a prendere alberi di foresta primaria, buttarli nel water e tirare l&#8217;acqua? Sembra folle, visto che la loro protezione &#232; vitale anche nel quadro dei tentativi di frenare l&#8217;effetto&lt;br&gt;serra. Dai dati del World Resource Institute, risulta infatti che la deforestazione &#232; responsabile&lt;br&gt;dell&#8217;emissione di almeno 7 miliardi di tonnellate di anidride carbonica all&#8217;anno (un quinto del totale).&lt;br&gt;Eppure, secondo le ricerche di Greenpeace, sintetizzate nel rapporto Balle di cellulosa.&lt;br&gt;Le bugie della Kimberly-Clark e le foreste primarie nei prodotti usa-e-getta, la multinazionale Kimberly-Clark che &#232; proprietaria dei marchi Scottex e Kleenex continua a usare&lt;br&gt;quote importanti di fibre vergini provenienti dalle foreste boreali del Canada,meno famose di quelle amazzoniche ma in fondo parimenti importanti. Esse si estendono dalla costa atlantica alla quella pacifica su una superficie vasta 19 volte l&#8217;Italia e rappresentano circa un quarto delle foreste intatte del pianeta. Offrono riparo a numerose specie minacciate, come il carib&#249; e il ghiottone, ma anche a&lt;br&gt;lupi, aquile e orsi. Sono inoltre abitate da numerosi popoli indigeni che reclamano i propri diritti sulle terre. &#200; in queste enormi foreste boreali che &#232; conservato ilmaggiore patrimonio terrestre di anidride carbonica sequestrata. &lt;br&gt;Ma senza riguardo, esse sono tagliate con la tecnica della rasatura: tutti gli alberi gi&#249;, completa eliminazione della vegetazione, anche in aree di foresta primaria o di foresta di alto valore biologico. Mentre alcuni grandi produttori hanno cambiato politiche e utilizzano carta riciclata o prodotta in modo sostenibile con percentuali elevate, la Kimberly Clark prende circa un terzo della cellulosa vergine utilizzata per i suoi prodotti europei e un quinto della sua produzione internazionale da quelle foreste boreali. Ogni abitante dell&#8217;Unione Europea utilizza in media 13 chili l&#8217;anno di carta &#171;da toilette&#187;, tre volte e mezzo la media mondiale pari a circa 22 miliardi di rotoli di carta igienica.&lt;br&gt;Secondo la stessa impresa, &#171;la lunghezza di tutti i rotoli Scottex venduti in Italia in un anno coprirebbe 44 volte la distanza tra la Terra e la Luna&#187;. C&#8217;&#232; poco da vantarsi. Sono per definizione degli usa e getta la carta igienica, la carta tessuto da cucina, i tovagliolini, i fazzolettini ecc.: se si eccettua la ormai indispensabile carta igienica, sono sostituibilissimi da spugne, strofinacci, fazzoletti di cotone. Invece il loro consumo &#232; in crescita continua. In numerosi incontri, comunicazioni e pubblicazioni - rapporti ambientali, lettere alle associazioni ambientaliste, articoli - la Kimberly-Clark ha dichiarato di non fare uso di fibre provenienti dalle foreste pluviali temperate&lt;br&gt;della costa occidentale del Canada, a dimostrazione di un approccio responsabile verso l&#8217;ambiente. La ricerca condotta da Greenpeace tra il 2005 e il 2006 dimostra invece che attraverso i propri fornitori di cippati &#8211; trucioli di legno impiegati per fabbricare la cellulosa e la carta - la Kimberly-Clark utilizza un grande quantitativo di fibre provenienti dalle foreste pluviali temperate. I fornitori di cippati hanno sede prevalentemente negli Stati Uniti,a Washington, ma si riforniscono regolarmente da agenti che inviano loro tronchi provenienti dalle foreste pluviali temperate della&lt;br&gt;Columbia Britannica e dell&#8217;Isola di Vancouver.&lt;br&gt;&#200; provato inoltre che la Kimberly-Clark impiega fibre provenienti dalle foreste federali statunitensi.&lt;br&gt;La campagna Foreste di Greenpeace ha provato pi&#249; volte a istaurare un dialogo. Invano.&lt;br&gt;Cos&#236; gioved&#236; alcuni attivisti - tra cui due sospesi a venti metri d&#8217;altezza con un grande striscione -ha protestato davanti alla sede italiana dell&#8217;azienda, a Torino. Hanno installato dieci water di fronte all&#8217;ingresso della direzione, ciascuno con un piccolo albero, simbolo delle piante tagliate per fabbricare carta igienica. Alla Kimberly-Clark si chiede di incrementare sostanzialmente la percentuale di fibre riciclate come gi&#224; fanno diversi produttori (anche made in Italy) che lavorano a ciclo chiuso, risparmiando anche molta anidride carbonica, e poi alberi e acqua. E di rifornirsi - ove necessario - di fibre vergini provenienti solo da operazioni forestali responsabili, certificate sotto gli standard del Forest Stewardship Council, organismo formato da ambientalisti, scienziati e produttori.&lt;br&gt;Ma poich&#233; la compagnia continua a fare orecchie da mercante, Greenpeace chiede di agire in quanto consumatori europei, mandando cyberlettere (www.greenpeace.it). Il mercato europeo dei prodotti di carta per uso domestico movimenta circa 8,5 miliardi di euro l&#8217;anno e per la Kimberly-Clark &#232; molto importante. Forse la paura di perdere clienti la far&#224; cambiar rotta.&lt;br&gt;&lt;br&gt;(Marinella Correggia)&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Fri, 1 Dec 2006 16:00:37 +200</pubDate>
	<recorddate>17/12/2006 15.50.33</recorddate>
	<source>Il Messaggero</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>01/12/2006 16.00.37</datedal>
	<dateal>01/12/2006 16.00.37</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Fine della pesca nel 2048?</title>
	<description>La tendenza pu&#242; ancora essere invertita. &lt;br&gt;Gli allarmi sul declino della biodiversit&#224; negli oceani quasi non si contano pi&#249;, ma la ricerca condotta da un gruppo internazionale di ecologi ed economisti coordinati da Boris Worm della Dalhousie University di Halifax, in Canada, ha fornito il primo quadro complessivo dello stato di quegli ecosistemi in rapporto ai servizi che sono a essi collegati. &lt;br&gt;I risultati dello studio, che &#232; pubblicato sull&#8217;ultimo numero della rivista &#8220;Science&#8221;, mostrano luci e ombre. Attraverso una vasta meta-analisi sui dati disponibili, i ricercatori hanno infatti quantificato l&#8217;impatto della perdita di biodiversit&#224; marina a scala locale, regionale e globale, scoprendo che agli attuali, e sempre crescenti, tassi di perdita di biodiversit&#224;, la pesca non &#232; sostenibile e che entro la met&#224; del secolo il mare non potr&#224; pi&#249; fornire quantitativi significativi di alimenti. &lt;br&gt;Tuttavia &#8211; e questo &#232; l&#8217;aspetto positivo sottolineato dalla ricerca &#8211; l&#8217;esame di aree di studio in cui si era operato per migliorare la biodiversit&#224; marina ha mostrato che non &#232; troppo tardi per invertire la tendenza. &lt;br&gt;Il punto di forza dello studio, osservano i ricercatori, &#232; la coerente concordanza fra teoria, esperimenti e osservazioni degli ecosistemi a differenti scale. Lo studio ha analizzato 32 esperimenti controllati, 48 studi osservazionali su aree marine protette e controllato l&#8217;intero data base della FAO relativo alla consistenza di popolazioni di pesci e invertebrati dal 1950 al 2003. Non solo, questo lavoro &#232; stato affiancato dalla ricerca d&#8217;archivio nelle marinerie di molte regioni costiere per il recupero di dati relativi al pescato e da esami sulla composizione dei sedimenti marini. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Fri, 3 Nov 2006 07:37:31 +200</pubDate>
	<recorddate>09/12/2006 7.35.47</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>03/11/2006 7.37.31</datedal>
	<dateal>03/11/2006 7.37.31</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Specie nuove e biodiversit&#224;: determinante la flessibilit&#224; fenotipica delle specie autoctone </title>
	<description>Come testimoniano i fossili, l&#8217;estinzione &#232; un processo che ha sempre fatto parte della vita. Ma oggi, incapaci di resistere alla perdita di habitat e all&#8217;invasione di specie esotiche, le specie si estinguono con un tasso mai raggiunto in tempi storici. Il fenomeno &#232; sotto gli occhi di naturalisti ed ecologi, ma finora non era disponibile una teoria che modellizzasse le dinamiche di questo processo. &lt;br&gt;Ora Scott Peacor e Mercedes Pascual, dell&#8217;Universit&#224; del Michigan, hanno sviluppato una teoria che identifica i fattori che influenzano il successo o meno dell&#8217;invasione di un ambiente da parte di specie esotiche. &lt;br&gt;Gli autori - che fanno un resoconto della loro ricerca in un articolo su Plos Biology &#8211; erano partiti dall&#8217;ipotesi che la plasticit&#224; fenotipica, ossia la capacit&#224; di una risposta flessibile alle variazioni ambientali, aumentasse le possibilit&#224; di successo di una specie di invadere e spiazzare le specie preesistenti, non foss&#8217;altro perch&#233;, inserendosi in una catena alimentare rispetto alla quale i nuovi venuti non disporrebbero di adeguati adattamenti, dovrebbero scontare uno svantaggio di partenza. &lt;br&gt;In realt&#224;, in base al modello elaborato sulla scorta di diverse situazioni reali e sperimentali risulta che la plasticit&#224; fenotipica non &#232; un tratto essenziale per il successo della specie che invade (la specie nuova riesce a spiazzare quella vecchia anche se entrambe hanno scarsa flessibilit&#224;), quanto piuttosto l&#8217;elemento determinante che le specie autoctone devono possedere per poter resistere all&#8217;invasione e, se entrambe le specie sono dotate di elevata flessibilit&#224; fenotipica, l&#8217;esito della competizione sembra essere una complessiva riorganizzazione delle catene alimentari, con la possibilit&#224; di coesistenza di entrambe, con un guadagno in biodiversit&#224;. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Mon, 20 Nov 2006 07:32:43 +200</pubDate>
	<recorddate>09/12/2006 7.30.40</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>01/11/2006 7.32.43</datedal>
	<dateal>20/11/2006 7.32.43</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Umanit&#224; troppo vorace: Terra consumata nel 2050</title>
	<description>&#8220;Un pianeta non basta, tanto che nel 2050 ce ne vorranno due se continua l&#8217;attuale ritmo di consumo di acqua, suolo fertile, risorse forestali, specie animali, tra cui le risorse ittiche. Gli ecosistemi naturali si stanno degradando a un ritmo impressionante, senza precedenti nella storia della specie umana&#8221;. E&#8217; l&#8217;allarme lanciato nel Living Planet Report 2006,  l&#8217;ultimo rapporto del Wwf, giunto alla sua sesta edizione.&lt;br&gt;Il Living Planet Report conferma anche una continua perdita di biodiversit&#224;. I grafici degli andamenti delle popolazioni delle specie viventi mostrano infatti globalmente una pericolosa discesa: il rapporto dimostra che in 33 anni (dal 1970 al 2003) le popolazioni di vertebrati hanno subito un &#8220;tracollo&#8221; di almeno 1/3 e nello stesso tempo l&#8217;impronta ecologica dell&#8217;uomo - ovvero, quanto &#8220;pesa&#8221; la domanda di risorse naturali da parte delle attivit&#224; umane &#8211; &#232; aumentata a un punto tale che la Terra non &#232; pi&#249; capace di rigenerare quello che viene consumato.&lt;br&gt;Il primo indicatore, l&#8217;Indice del Pianeta Vivente, si basa sui trend di 1.300 specie di vertebrati, 695 specie terrestri, 344 di acqua dolce e 274 specie marine. Negli oltre trent&#8217;anni presi in considerazione le specie terrestri si sono ridotte del 31%, quelle di acqua dolce del 28% e quelle marine del 27%.&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Tue, 28 Nov 2006 07:29:29 +200</pubDate>
	<recorddate>09/12/2006 7.26.06</recorddate>
	<source>Adnkronos </source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>30/10/2006 7.29.29</datedal>
	<dateal>28/11/2006 7.29.29</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Ippopotami a rischio</title>
	<description>Sono cacciati da milizie insediatesi nel Parco.&lt;br&gt;L&#8217;ippopotamo &#232; entrato quest&#8217;anno nella Lista Rossa degli animali a rischio di estinzione, ma in alcune regioni dell&#8217;Africa questo rischio &#232; particolarmente grave e a breve scadenza. Secondo la Zoological Society di Londra, la popolazione di ippopotami del Parco Nazionale dei Monti Virunga, situato in prossimit&#224; del confine con l&#8217;Uganda e il Ruanda, si &#232; dimezzata nel giro delle due ultime settimane a seguito dell&#8217;ingresso e al successivo stanziamento in quell&#8217;area delle milizie Mai Mai, che cacciano gli animali sia per la carne sia per commerciare l&#8217;avorio delle loro zanne. Create da Kabila all&#8217;epoca del conflitto con il Ruanda, le milizie Mai Mai erano state successivamente sciolte, ma ci&#242; di fatto in alcune regioni del Congo non &#232; avvenuto.&lt;br&gt;Attualmente il numero di ippopotami sarebbe sceso sotto i 400 esemplari. Secondo gli zoologi britannici l&#8217;intera popolazione della regione potrebbe essere completamente sterminata entro la fine dell&#8217;anno. Vent&#8217;anni fa la popolazione di ippopotami del Parco di Virunga contava circa 20.000 esemplari.&lt;br&gt;Si stima che in tutta l&#8217;Africa ci siano ancora 130.000 ippopotami, e la popolazione pi&#249; cospicua sia concentrata in Zambia. Nonostante il loro numero possa apparire a prima vista relativamente elevato, va tenuto presente che, rispetto a trent&#8217;anni fa, &#232; calato del 30 per cento.&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Sat, 21 Oct 2006 07:48:38 +200</pubDate>
	<recorddate>09/12/2006 7.46.25</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>21/10/2006 7.48.38</datedal>
	<dateal>21/10/2006 7.48.38</dateal>
	<guid isPermaLink="true">http://www.noumeanews.it/news.read.asp?Guid=2645</guid>
	<author>mer@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>Presto in vendita negli Stati Uniti carne e latte di animali clonati</title>
	<description>WASHINGTON &#8211; Arrivano la carne ed il latte clonati sulle tavole degli americani. &lt;br&gt;Dieci anni dopo la creazione della pecora Dolly, le autorit&#224; sanitarie americane hanno deciso di consentire la vendita di carne e latticini provenienti dal bestiame clonato. I dati giunti da una serie di nuove ricerche hanno convinto la Food and drug Administration (FDA) che la carne ed i prodotti derivati provenienti da animali clonati - dai bovini ai suini &#8211; non presentano alcuna differenza rispetto agli analoghi prodotti ottenuti con i metodi tradizionali di allevamento. &lt;br&gt;Ma se da un lato molte aziende plaudono, non tutti sono convinti che questo sia un progresso. &lt;br&gt;I sondaggi di opinione mostrano che i consumatori americani continuano ad avere delle perplessit&#224;: il 60% degli intervistati ha ammesso, in un recente sondaggio, di essere a disagio all&#8217;idea della clonazione di animali per ricavarne carne e latte.   &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Sat, 21 Oct 2006 12:51:59 +200</pubDate>
	<recorddate>21/10/2006 12.51.02</recorddate>
	<source>(La Repubblica)</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>19/10/2006 12.51.59</datedal>
	<dateal>21/10/2006 12.51.59</dateal>
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	<author>Merlorn</author>
</item>
<item>
	<title>Squali a rischio per colpa di una zuppa</title>
	<description>Ogni anno ne vengono pescati 73 milioni.&lt;br&gt;La zuppa di pinne di pescecane &#232; considerata una prelibatezza in Cina e in tutto l&#8217;estremo oriente, ma finora non era ben noto l&#8217;impatto che questa preferenza culinaria ha sugli ecosistemi marini. A fare il punto in proposito viene ora un articolo pubblicato sull&#8217;ultimo numero delle &quot;Ecology Letters&quot; che per la prima volta stima l&#8217;impatto della pesca di questi pesci sulla base di dati reali, e non sulle mere dichiarazioni dei paesi che vi si dedicano. &lt;br&gt;Risultato: sarebbero circa 73 milioni i pescecani uccisi ogni anno in tutto il mondo. Si tratta di una cifra da tre a quattro volte superiore a quella stimata dalla FAO, che per conto dell&#8217;ONU segue l&#8217;andamento della pesca a livello globale.&lt;br&gt;&quot;Il commercio di pinne di pescecane &#232; notoriamente coperto da un fitto riserbo, ma siamo riusciti a procurarci registri delle aste di vendita e a convertire peso e dimensioni delle pinne in numero di squali effettivamente catturati&#8221;, ha detto Shelley Clarke, prima firmataria dell&#8217;articolo e membro del Pew Institute for Ocean Science. &lt;br&gt;Da alcuni anni questo tipo di pesca &#232; fonte di preoccupazioni a causa di una impennata della domanda che ha ormai raggiunto un livello non sostenibile per diverse popolazioni di squali. Il 20 per cento delle specie sono considerate a rischio di estinzione, mentre tre sono gi&#224; presenti negli elenchi della convenzione CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Flora and Fauna). &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 4 Oct 2006 07:39:23 +200</pubDate>
	<recorddate>09/12/2006 7.37.50</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>04/10/2006 7.39.23</datedal>
	<dateal>04/10/2006 7.39.23</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>La riscossa della barriera corallina</title>
	<description>I ricercatori tuttavia avvertono che si tratta solo di una opportunit&#224; per guadagnare tempo e attuare misure di protezione.&lt;br&gt;Alcuni coralli sono in grado di adattarsi all&#8217;aumento delle temperature oceaniche, conseguenza del cambiamento climatico globale. &#200; questa la conclusione dei biologi dell&#8217;Australian Institute of Marine Science (Aims) di Townsville, che hanno comunicato i risultati del loro studio sulla rivista &#8220;Scientific Journal Proceedings B&#8221;, organo della Royal Society del Regno Unito.&lt;br&gt;Com&#8217;&#232; noto, i coralli delle grandi barriere vivono in simbiosi con alghe: i polipi forniscono il biossido di carbonio necessario alla fotosintesi delle alghe, che in cambio forniscono ossigeno e carbonio. Le alghe &#8211; o meglio alcune specie di alghe - muoiono se le temperature sono troppo alte. Gli scienziati australiani hanno per&#242; trovato che il corallo &#232; in grado di cambiare le specie di alghe con cui &#232; in simbiosi.&lt;br&gt;&quot;Sebbene si tratti con tutta probabilit&#224; di un processo che porter&#224; grandi benefici dal punto di vista ecologico, potrebbe non essere sufficiente ai coralli per affrontare il l&#8217;incremento di temperatura dei mari tropicali previsto per i prossimi 100 anni. Bisogna considerarla come un&#8217;opportunit&#224; per guadagnare tempo e mettere in atto le misure necessarie a contenere le emissioni di gas serra&#8221;, hanno spiegato Ray Berkelmans e Madeleine van Oppen, dell&#8217;AIMS. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Tue, 1 Aug 2006 19:34:30 +200</pubDate>
	<recorddate>01/08/2006 19.34.30</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>01/08/2006 19.34.30</datedal>
	<dateal>01/08/2006 19.34.30</dateal>
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	<author>mer</author>
</item>
<item>
	<title>Ebola minaccia le grandi scimmie</title>
	<description>11.07.2006 &lt;br&gt;Ebola minaccia le grandi scimmie&lt;br&gt;Smentita, in parte, l'ipotesi che il contagio avvenga attraverso un'altra &quot;specie-serbatoio&quot; &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;Grazie al monitoraggio di ampie popolazioni di gorilla durante l&#8217;epidemia di Ebola avvenuta nella foresta pluviale del Congo, alcuni ricercatori delle Universit&#224; francesi di Montpellier e di Rennes hanno documentato come in pochi mesi il virus abbia avuto un impatto drammatico sui gorilla che vivono in gruppo e, in modo sproporzionato, anche sui gorilla solitari. La conclusione offre indizi preziosi per lo studio dei fattori che influiscono sulla diffusione del virus e sulla minaccia che esso rappresenta per le grandi scimmie.&lt;br&gt;Ebola &#232; un virus molto virulento per gli esseri umani e per le grandi scimmie. Dal 1994, il sottotipo Zaire del filovirus Ebola si &#232; reso responsabile di nove decessi umani in Gabon e nella Repubblica del Congo, la maggior parte dei quali ha avuto origine dal contatto con carcasse di grandi scimmie. In effetti, Ebola &#232; divenuto una delle maggiori minacce per gorilla e scimpanz&#233; in questa regione. Le cause di ci&#242; rimangono oscure: in passato si era ipotizzato che l&#8217;infezione si propaghi per mezzo delle cosiddette specie serbatoio &#8211; probabilmente pipistrelli della frutta &#8211; dal momento che la trasmissione da scimmia a scimmia &#232; sfavorita dal basso tasso di incontri tra i gruppi. Ma in questo ultimo studio, pubblicato sulla rivista &#8220;Current Biology&#8221;, si &#232; visto invece che la trasmissione tra gorilla &#232; particolarmente alta all&#8217;interno dei gruppi, il che determina un tasso di mortalit&#224; fino al 97 per cento. Inferiore ma comunque elevato il tasso di mortalit&#224; degli individui maschi che vivono solitari: 77 per cento.&lt;br&gt;Secondo gli autori, la minaccia di Ebola &#232; talmente grave che potrebbe portare alla morte il 95 per cento dei gorilla entro un anno circa.</description>
	<link>http://www.lescienze.it/index.php3?id=12394</link>
	<pubDate>Thu, 13 Jul 2006 11:28:31 +200</pubDate>
	<recorddate>13/07/2006 11.28.31</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>13/07/2006 11.28.31</datedal>
	<dateal>13/07/2006 11.28.31</dateal>
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</item>
<item>
	<title>I tropici in espansione</title>
	<description>Dalle osservazioni satellitari risulta un allontanamento dei getti subtropicali dall&#8217;equatore.&lt;br&gt;&#200; il riscaldamento globale la causa dell&#8217;espansione dei tropici? Nessuno sa dirlo con sicurezza. Certo &#232; che il fenomeno &#232; cominciato nel 1979 ed &#232; tutt&#8217;ora in atto, come documentato dalle immagini riprese dai satelliti meteorologici degli Stati Uniti ed esposto in una ricerca dell&#8217;Universit&#224; dello Utah e dell&#8217;Universit&#224; di Washington. Secondo i ricercatori che hanno svolto lo studio, ora pubblicato sulla rivista &#8220;Science&quot; l&#8217;apparente ampliamento dei tropici &#232; di circa 2 gradi di latitudine. La temperatura alle medie latitudini &#232; aumentata di circa 0,8 gradi Celsius negli ultimi 26 anni, il che suggerisce che ci sia stato uno spostamento della posizione media dei getti subtropicali. Questi getti sono stretti &#8220;tubi&#8221; di aria ad alta temperatura in movimento, che rappresentano una sorta di confine tra le masse di aria tropicale calda e l&#8217;aria pi&#249; fredda che si trova vicina ai poli. Nello studio si &#232; potuto osservare come i getti subtropicali si siano allontanati dall&#8217;equatore.&lt;br&gt;&#8220;Si tratta &#8211; ha spiegato Thomas Reichler, docente di meteorologia dell&#8217;Universit&#224; dello Utah &#8211; di un processo di notevole portata. Se questo trend dovesse mantenersi, bisogna aspettarsi un&#8217;espansione dei deserti subtropicali verso regioni densamente popolate alle medie latitudini. Le siccit&#224; inusuali verificatesi negli ultimi anni nel Sud-Ovest del continente americano e dell&#8217;Europa mediterranea potrebbero essere una conseguenza di questo processo.&#8221; &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Thu, 1 Jun 2006 13:01:41 +200</pubDate>
	<recorddate>01/06/2006 13.01.41</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>01/06/2006 13.01.41</datedal>
	<dateal>01/06/2006 13.01.41</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>Francia, radioattivit&#224; nelle falde oltre norma!</title>
	<description>Greenpeace ha reso noto un rapporto del laboratorio Acro che documenta la contaminazione radioattiva delle falde acquifere in Normandia. L'acqua radioattiva viene impiegata in agricoltura e per l'allevamento delle mucche da latte. I contaminanti arrivano alle falde dal deposito di rifiuti radioattivi di La Hague ed i livelli di radioattivit&#224; sono in media di 750 Bequerels per litro, oltre sette volte il limite europeo di 100Bq/l. Nei campi vicino al deposito, nel 2005, sono stati riscontrati livelli medi nelle falde di 9000 Bq/l ovvero 90 volte il limite di sicurezza. Grazie alle analisi effettuate vicino a La Hague si &#232; visto che l'acqua &#232; fortemente contaminata da trizio, che, secondo l'Agenzia francese per i rifiuti radioattivi, &#232; un indicatore di futura contaminazione da altri radionuclidi - stronzio, cesio e plutonio - che presentano rischi di tumore.</description>
	<link>http://www.greenpeace.org/france/press/reports/gestion-dechets-radio-acro</link>
	<pubDate>Thu, 25 May 2006 11:16:58 +200</pubDate>
	<recorddate>25/05/2006 11.16.58</recorddate>
	<source>Greenpeace</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>25/05/2006 11.16.58</datedal>
	<dateal>25/05/2006 11.16.58</dateal>
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</item>
<item>
	<title>Il tonno in estinzione a causa della pesca pirata</title>
	<description>Il nuovo rapporto di Greenpeace &quot;Where have all the tuna gone?&quot;, presentato a Barcellona a bordo della Esperanza, rileva che l'estinzione commerciale del tonno rosso &#232; molto vicina, a causa della pesca pirata. Se l'Iccat (Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno Atlantico) ha stabilito che non si possono pescare pi&#249; di 32 mila tonnellate di tonni all'anno,in realt&#224; le catture superano questa quota del 37 per cento, pi&#249; di 12.000 tonnellate. Inoltre la produzione da allevamento del tonno supera le 51.000 tonnellate/anno, quasi il 60 per cento oltre la quota annuale di cattura ammessa. Si tratta di tonni pescati e messi in gabbia ad ingrassare. &lt;br&gt;Tutto ci&#242;, grazie anche ai sussidi dell'Ue che negli ultimi 10 anni hanno superato i 28 milioni di euro. Anche la Rainbow Warrior, l'altra nave di Greenpeace impegnata nella spedizione &quot;Defending our Oceans&quot;, sar&#224; presto nelle nostre acque e arriver&#224; a Genova il 15 giugno, quando verr&#224; presentato a bordo un altro rapporto, con la proposta di creazione di una rete di riserve marine d'altura nel Mediterraneo.</description>
	<link>http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/tonno</link>
	<pubDate>Thu, 25 May 2006 11:14:04 +200</pubDate>
	<recorddate>25/05/2006 11.14.04</recorddate>
	<source>Greenpeace</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>25/05/2006 11.14.04</datedal>
	<dateal>25/05/2006 11.14.04</dateal>
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</item>
<item>
	<title>24/05 Giornata europea dei parchi</title>
	<description>Il prossimo 24 maggio si festeggia, in tutti i paesi europei, la Giornata Europea dei Parchi per ricordare il giorno in cui, nel 1909, venne istituito in Svezia il primo parco europeo. L'iniziativa della Federazione Europea dei Parchi ha, nel tempo, acquistato un alto valore simbolico ed &#232; diventata un momento importante per i parchi e le riserve italiane che intorno a questa data promuovono un ricco programma di incontri, escursioni, mostre e attivit&#224; ambientali. In Italia&lt;br&gt;la data del 24 maggio si dilater&#224; anche quest'anno, a partire da sabato 20 fino a domenica 28 maggio, per far posto ad un ricco programma che comprender&#224; incontri, escursioni, mostre ed attivit&#224; ambientali, a cura dei singoli Enti. Ricco il programma e molteplici i temi: si va dall'educazione ambientale per le scuole del Parco del Gran Paradiso e dell'Adamello al tema della biodiversit&#224; nel Delta del Po Veneto, nel Parco dei Sibillini e gi&#249; fino all'Alcantara; l'osservazione delle farfalle, delle lucciole e degli uccelli sar&#224; l'argomento dei parchi di Romanatura e poi tanti Parchinpiazza, inaugurazioni di sentieri-natura e di centri-visite.</description>
	<link>http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/parchi_giornata_ue/index.html</link>
	<pubDate>Tue, 23 May 2006 09:25:44 +200</pubDate>
	<recorddate>23/05/2006 9.25.44</recorddate>
	<source>Palazzo Chigi</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>23/05/2006 9.25.44</datedal>
	<dateal>23/05/2006 9.25.44</dateal>
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</item>
<item>
	<title>Exxon Valdez: l'incubo non &#232; ancora finito</title>
	<description>Diciassette anni dopo il disastro provocato dalla Exxon Valdez nel Prince William Sound, in Alaska, nuovi dati indicano che il peggior sversamento di petrolio della storia degli Stati Uniti continuer&#224; a far sentire i suoi effetti ancora a lungo, impedendo un completo recupero dell&#8217;ecosistema selvatico. La ricerca, diretta da Jeffrey Short del National Marine Fisheries Service dell&#8217;Alaska, &#232; pubblicata sul sito Web della rivista dell&#8217;American Chemical Society , &quot;Environmental Science &amp; Technology&quot;. &lt;br&gt;Nonostante gli ingenti sforzi fatti per cercare di bonificare l&#8217;area, almeno 12 chilometri della costa sono ancora palesemente colpite dallo sversamento e almeno 100 tonnellate di petrolio permangono nella baia. Buona parte di esso &#232; andato a contaminare il fondo sabbioso che viene allo scoperto durante la bassa marea. Particolarmente sofferenti di questa situazione sarebbero le lontre di mare (Enhydra lutris) che vivono in quella regione; secondo le stime del ricercatore entrano in contatto con l&#8217;inquinante in media due volte al mese, ma la loro esposizione &#232; sicuramente superiore in quanto molte delle prede di cui si nutrono, a loro volta, sono in qualche misura contaminate. &lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.lescienze.it/index.php3?id=12193</link>
	<pubDate>Wed, 17 May 2006 10:26:02 +200</pubDate>
	<recorddate>17/05/2006 10.26.02</recorddate>
	<source> Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>17/05/2006 10.26.02</datedal>
	<dateal>17/05/2006 10.26.02</dateal>
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</item>
<item>
	<title>Il 5 x 1000 a Greenpeace</title>
	<description>Una delle novit&#224; previste nella Legge Finanziaria approvata per l'anno 2006 riguarda il mondo no profit: una quota del 5 per mille dell'Irpef dovuta sui redditi dell'anno 2005 [ dichiarazione presentata nel 2006 ] pu&#242; essere destinata, in base alla scelta che il contribuente far&#224; in dichiarazione, al volontariato.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Le attivit&#224; e i soggetti destinatari del provvedimento appartengono a 4 categorie: le associazioni non profit, la ricerca scientifica, la ricerca sanitaria e le iniziative sociali del comune di residenza. I contribuenti possono scegliere liberamente a chi devolvere il 5 per mille dell'imposta dovuta allo Stato e, in fase di compilazione della denuncia dei redditi, potranno indicare direttamente il codice fiscale dell'ente che si intende sostenere con il 5 per mille. Questa donazione non rappresenta un costo aggiuntivo per il contribuente! Se il cittadino non esprime alcuna preferenza, il 5 per mille rester&#224; allo Stato.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Se volete donare il 5 per mille a Greenpeace, dovrete apporre la vostra firma nel primo settore in alto a sinistra denominato : &quot;Sostegno del volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilit&#224; sociale, delle associazioni di promozione sociale, delle associazioni e fondazioni&quot; e indicando, nello spazio sotto la firma, il codice fiscale di Greenpeace: 97046630584</description>
	<link>http://www.greenpeace.org/italy/sostieni/5xmille</link>
	<pubDate>Wed, 10 May 2006 12:02:19 +200</pubDate>
	<recorddate>10/05/2006 12.02.19</recorddate>
	<source>Associazione Culturale Bibrax</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>10/05/2006 12.02.19</datedal>
	<dateal>10/05/2006 12.02.19</dateal>
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</item>
<item>
	<title>Specie a rischio, ecco la Red List</title>
	<description>La distruzione degli habitat da parte dell&#8217;uomo viene indicata come la principale causa del problema.&lt;br&gt;Sono 16.000 le specie a rischio di estinzione secondo l&#8217;attesa &#8220;Red List&#8221; appena pubblicata dall&#8217;Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN). Secondo l&#8217;organizzazione, che ha sede in Svizzera, l&#8217;incremento rispetto al 2004, anno del precedente rapporto, sarebbe di 500 specie, sulle 40.000 prese in considerazione. La distruzione degli habitat da parte dell&#8217;uomo, com&#8217;&#232; facile immaginare, viene indicata come la principale causa del problema.&lt;br&gt;&#8220;La perdita di biodiversit&#224; &#8211; ha spiegato Achim Steiner, direttore generale dell&#8217;IUCN &#8211; sta accelerando, invece che diminuire come tutti si auspicano. Le implicazioni di questo trend per la produttivit&#224; e la capacit&#224; di ripresa degli ecosistemi e per le persone che li abitano sono enormi&#8221;.&lt;br&gt;Tra le specie particolarmente minacciate secondo la Red List vi &#232;, per esempio, l&#8217;orso polare, messo in pericolo dallo scioglimento della calotta artica. Secondo le stime, nei prossimi 45 anni la popolazione potrebbe ridursi di un terzo. La guerra e la caccia indiscriminata sono invece i fattori che hanno avuto il maggior impatto sulla popolazione degli ippopotami, crollata addirittura del 95 per cento nel Congo.&lt;br&gt;&#8220;I conflitti regionali e l&#8217;instabilit&#224; politica hanno generato grande sofferenza presso le popolazioni di alcune zone dell&#8217;Africa. E l&#8217;impatto sulla fauna selvatica &#232; stato altrettanto devastante&quot;, ha commentato Jeffrey McNeely dello IUCN. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Tue, 9 May 2006 20:10:10 +200</pubDate>
	<recorddate>09/05/2006 20.10.10</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>09/05/2006 20.10.10</datedal>
	<dateal>09/05/2006 20.10.10</dateal>
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</item>
<item>
	<title>I pipistrelli? Pi&#249; abili di un missile intercettore</title>
	<description>La loro strategia si &#232; evoluta in risposta all'andamento erratico tipico del volo degli insetti &lt;br&gt;&lt;br&gt;Per individuare, seguire e catturare le loro prede i pipistrelli sfruttano il proprio sistema di ecolocalizzazione con estrema efficienza: fra l&#8217;individuazione di un insetto e la cattura passa in media meno di un secondo. Per farlo, tuttavia, non ricorrono alla tecnica utilizzata da tutti gli altri animali e dall&#8217;uomo, che consiste nel muoversi lungo una linea sostanzialmente retta mantenendo costante l&#8217;angolo fra s&#233; e il bersaglio. Dato che i movimenti delle loro prede sono tipicamente erratici, questa strategia sarebbe d&#8217;altra parte poco efficace. Come riferiscono alcuni ricercatori dell&#8217;Universit&#224; del Maryland che firmano un articolo su Plos Biology, i pipistrelli usano una strategia nota come &#8220;navigazione parallela&#8221; e adottata da alcuni missili destinati a colpire bersagli particolarmente elusivi: essi mantengono fissa la direzione di emissione degli ultrasuoni mentre variano la direzione di volo, risolvendo in maniera del tutto naturale un problema di ottimizzazione, esprimibile in termini di equazioni differenziali, che ai ricercatori dell&#8217;Universit&#224; del Maryland ha richiesto il ricorso al computer.</description>
	<link>http://www.lescienze.it/index.php3?id=12159</link>
	<pubDate>Mon, 8 May 2006 09:52:17 +200</pubDate>
	<recorddate>08/05/2006 9.52.17</recorddate>
	<source> Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>08/05/2006 9.52.17</datedal>
	<dateal>08/05/2006 9.52.17</dateal>
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<item>
	<title>L'Antartide sempre pi&#249; caldo</title>
	<description>In quota, la variazione della temperatura dell'aria &#232; stata di 2,5 gradi in 50 anni.&lt;br&gt;Sembra paradossale a dirsi, ma in Antartide fa troppo caldo. Da una recente analisi dei dati ottenuti con palloni atmosferici pubblicata questa settimana sulla rivista &#8220;Science&#8221; risulta infatti che il continente di ghiaccio sembra riprodurre lo stesso andamento del riscaldamento globale, ma le variazioni sono amplificate di tre volte. Per quanto riguarda le temperature dell&#8217;aria in quota, il problema &#232; ancora pi&#249; grave: l&#8217;innalzamento della temperatura media &#232; stato di 2,5 gradi Celsius negli ultimi 50 anni, un tasso pari a cinque volte il tasso medio globale.&lt;br&gt;Secondo John Turner del British Antarctic Survey, che ha svolto la ricerca &quot;il riscaldamento al di sopra dell&#8217;Antartide potrebbe avere implicazioni per le precipitazioni nevose in tutto il continente e sulla crescita del livello del mare. Le simulazioni ottenute con gli attuali modelli climatologici non riproducono il riscaldamento osservato. Ci&#242; significa che il qualche modo si tratta di un sistema climatico particolare per il quale sar&#224; necessario aggiornare i nostri strumenti teorici e di cacolo.&#8221;&lt;br&gt;L&#8217;ampio studio &#232; stato reso possibile dai quotidiani lanci di palloni meteo che sono stati effettuati da molte stazioni di ricerca a partire dall&#8217;Anno internazionale di geofisica del 1957-58. I palloni sono dotati di radiosonde in grado di misurare alcuni parametri fondamentali come temperatura, umidit&#224; e velocit&#224; dei venti fino a una quota di 20 chilometri e in alcuni casi anche oltre. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Sam, 30 Apr 2006 14:55:55 +200</pubDate>
	<recorddate>30/04/2006 14.55.55</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Natura</category>
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	<dateal>30/04/2006 14.55.55</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
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	<title>Kiribati, paradiso di wilderness marina</title>
	<description>I mancati diritti di pesca saranno compensati grazie all'intervento di un'associazione conservazionista. &lt;br&gt;Con i suoi 811 chilometri quadrati di superficie, &#232; uno degli Stati pi&#249; piccoli del mondo, eppure da ieri vanta una delle riserve biologiche protette pi&#249; grande al mondo, che si estende per ben 184.00 chilometri quadrati. Il miracolo realizzato dal Governo della Repubblica di Kiribati non &#232; stato ottenuto cambiando le regole della geometria, ma vincolando buona parte delle acque territoriali su cui si estende quel piccolo arcipelago del Pacifico, situato fra l&#8217;equatore e Samoa. L&#8217;Area protetta delle isole di Phoenix, questo &#232; il nome della riserva, &#232; stata istituita in seguito a un accordo fra la Repubblica di Kiribati e il New England Aquarium di Boston, che nel corso di una ricerca condotta nel 2000 aveva identificato la zona come autentico santuario della biodiversit&#224;, contando nelle barriere che vi si trovano, oltre 120 specie coralline e 520 specie ittiche, alcune delle quali fino ad allora sconosciute. &lt;br&gt;Per conpensare le perdite dovute alla notevole riduzione dei diritti di pesca esigibili dal piccolo paese in conseguenza dell&#8217;istituzione dell&#8217;area protetta, &#232; stato messo a punto un piano di compensazioni finanziarie gestito in primo luogo da Conservation International attraverso il Global Conservation Fund. &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Sat, 29 Apr 2006 07:53:15 +200</pubDate>
	<recorddate>29/04/2006 7.53.15</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
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	<dateal>29/04/2006 7.53.15</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
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	<title>L'alveare nuovo dell'ape regina</title>
	<description>Viene scelto il sito che supera per primo un quorum di preferenze fra le api esploratrici. &lt;br&gt;Quando un alveare diventa troppo affollato, met&#224; della sua popolazione e l&#8217;ape regina migrano verso un nuovo rifugio, solitamente la cavit&#224; di un albero. Ma come lo scelgono? Per capirlo, il biologo Thomas Seeley della Cornell University e l&#8217;entomologo Kirk Visscher dell&#8217;Universit&#224; della California a Riverside hanno impiegato dieci anni di studi, girando centinaia di ore di video, sviluppando modelli matematici, ideando esperimenti e sobbarcandosi anche il compito di etichettare, una per una, ben 4000 api. Hanno cos&#236; scoperto che, quando &#232; giunto il momento, un certo numero di api esploratrici si sparpaglia per il territorio. Al ritorno ognuna di esse riferisce l&#8217;esito della sua missione inscenando una danza analoga, ma non identica, a quella utilizzata per indicare la localizzazione delle fonti di cibo. L&#8217;intensit&#224; della danza &#232; proporzionale all&#8217;adeguatezza del possibile nuovo alveare. Tuttavia, il giudizio di una singola ape esploratrice non fa testo, tanto pi&#249; che siti differenti possono aver suscitato altrettanto interesse sulle diverse esploratrici. Inizia cos&#236; una sorta di consesso di api danzanti che invitano le altre esploratrici a visitare il &#8220;loro&#8221; sito. La decisione &#232; in forse fino a quando almeno 15 api esploratrici non concordano sul risultato. A quel punto, la decisione &#232; presa, e anche se altre esploratrici arrivano proponendo siti &#8220;meravigliosi&#8221;, non riescono a mutare la destinazione. E poco dopo uno sciame di migliaia di api si mette in moto verso il nuovo alveare. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Sat, 29 Apr 2006 07:49:53 +200</pubDate>
	<recorddate>29/04/2006 7.49.53</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Natura</category>
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	<dateal>29/04/2006 7.49.53</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
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	<title>L'amazzonia mangiata a pezzetti...</title>
	<description>&quot;McAMAZON&quot;: L'AMAZZONIA MANGIATA A PEZZETTI!&lt;br&gt;&lt;br&gt;Attraverso immagini satellitari, ricognizioni aeree, documenti governativi inediti e monitoraggio sul campo, Greenpeace ha pubblicato un nuovo rapporto che rivela il percorso della soia dalle foreste pluviali al McDonald's e ai supermercati europei.  Le tre grandi multinazionali della soia, che controllano gran parte del mercato europeo, sostengono la distruzione della foresta pluviale amazzonica per produrre mangimi animali destinati all'Europa. Dal mangime all'hamburger il passo &#232; breve, e per questo Greenpeace ha ribattezzato McDonald's con il nome di &quot;McAmazon&quot;.</description>
	<link>http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/comunicati/mcamazon-mcdonald</link>
	<pubDate>Thu, 27 Apr 2006 09:11:19 +200</pubDate>
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	<source>Greenpeace</source>
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<item>
	<title>Cernobyl, il vero numerodei decessi</title>
	<description>CERNOBYL, NUOVO STUDIO GREENPEACE MOSTRA RILEVANTE SOTTOSTIMA DELLE VALUTAZIONI UFFICIALI SUI DECESSI&lt;br&gt;&lt;br&gt;Un nuovo rapporto di Greenpeace, con il contributo di 52 scienziati da tutto il mondo, rivela che le valutazioni ufficiali dell'impatto sulla salute della catastrofe di Cernobyl sono state largamente sottostimate dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea). Sebbene permangano grandi incertezze sulle conseguenze globali di Cernobyl, il rapporto stima 270 mila casi di tumori, in netto contrasto con le valutazioni del Forum Cernobyl dell'Aiea che prevede appena quattromila morti attribuibili all'incidente. &lt;br&gt;Il rapporto di Greenpeace illustra anche nel dettaglio il forte aumento di malattie non tumorali, che hanno colpito circa 2 miliardi di persone e di cui le statistiche dell'Aiea non parlano mai.  Il rapporto &#232; stato pubblicato assieme a una mostra fotografica, presentata da Greenpeace in trenta citt&#224; del mondo (a Roma, presso l'Auditorium Parco della Musica dal&lt;br&gt;12 aprile al 14 maggio). In occasione del ventesimo anniversario della catastrofe di Cernobyl si &#232; svolto anche un convegno al Campidoglio, organizzato da Greenpeace, Wwf e Legambiente.&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/comunicati/cernobyl-rapporto-salute</link>
	<pubDate>Thu, 27 Apr 2006 09:08:55 +200</pubDate>
	<recorddate>27/04/2006 9.08.55</recorddate>
	<source>Greenpeace</source>
	<category>Natura</category>
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	<title>Oasi aperte WWF 2006 - Galbusera Bianca</title>
	<description>In occasione della giornata OASI APERTE WWF 2006 che si terr&#224; Domenica prossima 30 Aprile,  l'Oasi di Biodiversit&#224; di Galbusera Bianca , prima Oasi privata in Italia ad essere affiliata al Sistema Oasi di WWF Italia,  ha il piacere di invitarti  per una visita guidata alla scoperta delle sue collezioni di antiche variet&#224; di frutta e alla conoscenza dei SIC Siti di Interesse Comunitario di protezione ambientale presenti sui suoi terreni.&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;Programma visite: ore 10-11,30-15-16,30 . &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ingresso: gratuito per tutti&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Possibile iscrizione WWF in loco.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ti aspettiamo non mancare !&lt;br&gt;&lt;br&gt;E&#8217; gradita una prenotazione scrivendo all&#8217;indirizzo e-mail informa@galbuserabianca.it oppure telefonando ai numeri 039/570351&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Altre informazioni: http://www.galbuserabianca.it/wwf.htm &lt;br&gt;Come arrivare: http://www.galbuserabianca.it/come-arrivarci.htm&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Azienda Agricola Gaetano Besana&lt;br&gt;Cascina Galbusera Bianca&lt;br&gt;Oasi di Biodiversit&#224; affiliata al WWF&lt;br&gt;Via Galbusera Bianca 2 - Localit&#224; Monte - 23888 Rovagnate (Lc)&lt;br&gt;(Parco Regionale di Montevecchia e Valle del Curone)&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.galbuserabianca.it/</link>
	<pubDate>Thu, 27 Apr 2006 08:42:52 +200</pubDate>
	<recorddate>27/04/2006 8.42.52</recorddate>
	<source>Cascina Galbusera Bianca</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>27/04/2006 8.42.52</datedal>
	<dateal>27/04/2006 8.42.52</dateal>
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<item>
	<title>Ghiacciai alpini, nuovo allarme</title>
	<description>Tra il 1970 e il 2000 il tasso di perdita di copertura glaciale &#232; stato dell&#8217;8,2 per cento.&lt;br&gt;Metro pi&#249; metro meno, nel 1850 i ghiacciai alpini coprivano una superficie di 4.474 chilometri quadrati. Nel 1970, secondo le stime elaborate dal World Glacier Monitoring Service (WGMS), si era gi&#224; passati a 2903 chilometri quadrati, diventati poi 2272 nel 2000. Questi i risultati pi&#249; salienti di un rapporto presentato alla European Geosciences Union (EGU).&lt;br&gt;&#8220;Facendo i conti - ha spiegato Michael Zemp, del WGMC &#8211; si tratta di una diminuzione media annua del 2,9 per cento per ogni decennio tra il 1850 e il 1970, mentre tra il 1970 e il 2000 il tasso di perdita di copertura glaciale &#232; stato dell&#8217;8,2 per cento, sempre in media per decennio, e si pu&#242; osservare addirittura un peggioramento a partire dal 1985.&#8221;&lt;br&gt;E per quanto riguarda i prossimi decenni, le previsioni elaborate dal WGMS grazie a un modello climatologico dell&#8217;ecosistema alpino, non sono pi&#249; confortanti. Entro la fine del secolo, le proiezioni danno un incremento medio della temperatura di 3 gradi nella stagione estiva, mentre le precipitazioni dovrebbero aumentare di circa il 10 per cento.&lt;br&gt;&#8220;un simile aumento delle temperature estive - ha continuato Zemp &#8211; &#232; veramente dannoso per i ghiacciai. Facendo i conti, ci&#242; significa un aumento di quota minima per la formazione del ghiaccio di 340 metri&#8221; &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Mon, 24 Apr 2006 10:59:18 +200</pubDate>
	<recorddate>24/04/2006 10.59.18</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>24/04/2006 10.59.18</datedal>
	<dateal>24/04/2006 10.59.18</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
</item>
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	<title>Boom demografico fra i pesci abissali</title>
	<description>La loro popolazione &#232; triplicata nel corso degli ultimi 15 anni. &lt;br&gt;Una ricerca condotta dalla Scripps Institution of Oceanography, un centro di ricerche collegato all&#8217;Universit&#224; della California a San Diego, ha fornito un inusuale squarcio sulla vita delle popolazioni di pesci che vivono nelle profondit&#224; marine. Nella corso della ricerca, durata 15 anni e i cui risultati sono apparsi sull&#8217;ultimo numero della rivista &#8220; Ecology&#8221;, David Bailey, Henry Ruhl e Ken Smith hanno seguito l&#8217;andamento delle popolazioni di pesci abissali della regione nord-orientale del Pacifico, scoprendo che in questo lasso di tempo il loro numero &#232; triplicato. &#8220;&#200; uno dei pochissimi studi su una vasta popolazione ittica priva di interesse commerciale&#8221; ha osservato Bailey. &#8220;Le altre popolazioni ittiche vedono la propria abbondanza, le dimensioni medie e la vita alterate dalle attivit&#224; di pesca, il nostro studio aiuter&#224; quindi a chiarire l&#8217;impatto dello sfruttamento umano sulle riserve ittiche&#8221;. L&#8217;aumento delle popolazioni di pesci abissali sarebbe collegato, secondo gli esperti, agli eventi di El Ni&#241;o e La Ni&#241;a che si traducono quasi immediatamente in un apporto di maggiori nutrienti per le popolazioni ittiche di superficie e successivamente, con un&#8217;inerzia temporale di alcuni anni, anche per quelle che vivono negli abissi. I dati utili per la ricerca sono stati ottenuti grazie alla &quot;Stazione M,&quot; posta 250 chilometri al largo delle coste della California, da cui &#232; controllata una telecamera che grazie a uno speciale slittino &#8220;scorrazza&#8221; sul fondo marino a quasi 4000 metri di profondit&#224;. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Mon, 24 Apr 2006 10:59:18 +200</pubDate>
	<recorddate>24/04/2006 10.59.18</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>24/04/2006 10.59.18</datedal>
	<dateal>24/04/2006 10.59.18</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>La sabbia che feconda l'oceano</title>
	<description>Ha sicuramente effetti anche sul clima, ma non &#232; possibile quantificarli.&lt;br&gt;Nel quadro del progetto Surface Ocean Lower Atmosphere Study (SOLAS), sviluppato dal Natural Environment Research Council (NERC) britannico, un gruppo di ricercatori dell&#8217;Universtit&#224; dell&#8217;East Anglia e di Reading ha studiato la sabbia del deserto - che &#232; ricca di sostanze azotate, fostati e ferro &#8211; e il loro effetto sull&#8217;ecosistema dell&#8217;oceano, e in particolare sulla produzione del plancton che &#232; alla base della catena alimentare. Prelevando campioni da bordo di una nave e da un aereo, con voli a diverse quote, hanno studiato la composizione e le propriet&#224; di dispersione e di deposizione delle sabbie che dall&#8217;Africa occidentale si spostano sull&#8217;Atlantico. Il quantitativo totale di polveri sarebbe pari a circa 500 milioni di tonnellate; esse in parte assorbono e in parte riflettono la radiazione solare, e complessivamente sembra che tendano a riscaldare l&#8217;atmosfera, ma a raffreddare la superficie dell&#8217;oceano. Data la grande variabilit&#224; della composizione, che comprende sabbia vera e propria ma anche grandi quantitativi di cenere derivata da incendi di praterie e foreste di vario tipo, non &#232; possibile includere questi dati nei modelli meteorologici e climatologici, anche se appare indubbio che l'effetto di queste polveri sia significativo. I ricercatori hanno invece appurato l&#8217;importanza del loro apporto per la vita degli organismi marini, prevedendo con successo, grazie a un modello di simulazione messo a punto per lo studio, massicce fioriture di plancton. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 19 Apr 2006 19:32:41 +200</pubDate>
	<recorddate>19/04/2006 19.32.41</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>19/04/2006 19.32.41</datedal>
	<dateal>19/04/2006 19.32.41</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>Cernobyl vent'anni dopo. Per un futuro sostenibile e senza nucleare</title>
	<description>Greenpeace, WWF, Legambiente&lt;br&gt;In collaborazione con il Comune di Roma&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;Cernobyl vent'anni dopo. Per un futuro sostenibile e senza nucleare&quot;&lt;br&gt;Roma, Campidoglio - sala della Protomoteca&lt;br&gt;19 Aprile 2006 - 9,00-14,00&lt;br&gt;&lt;br&gt;PROGRAMMA DEL CONVEGNO&lt;br&gt;&lt;br&gt;Saluti del Sindaco di Roma, Walter Veltroni&lt;br&gt;&lt;br&gt;Introduzioni al convegno di:&lt;br&gt;&lt;br&gt;Roberto Della Seta Presidente Legambiente&lt;br&gt;Walter Ganapini , Presidente Greenpeace Italia&lt;br&gt;Fulco Pratesi, Presidente WWF Italia&lt;br&gt;&lt;br&gt;Vent'anni da Cernobyl&lt;br&gt;&lt;br&gt;Presiedono: Giuseppe Onufrio, Lucia Venturi&lt;br&gt;&lt;br&gt;Le conseguenze mediche del disastro&lt;br&gt;Massimo Tosti Balducci, Medicina nucleare - Ospedale di Grosseto&lt;br&gt;&lt;br&gt;La situazione ambientale in Bielorussia&lt;br&gt;Sandro Fabbri, ARPA Emilia Romagna&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il nucleare nel mondo&lt;br&gt;&lt;br&gt;Presiedono: Walter Ganapini, Lorenzo Parlati&lt;br&gt;&lt;br&gt;La delusione nucleare&lt;br&gt;Gianni Mattioli, Universit&#224; di Roma&lt;br&gt;&lt;br&gt;Le diseconomie nucleari&lt;br&gt;Giuseppe Onufrio, Direttore delle campagne di Greenpeace Italia&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il nucleare &quot;sicuro&quot; e il problema delle scorie radioattive&lt;br&gt;Massimo Scalia, Universit&#224; di Roma&lt;br&gt;&lt;br&gt;Le alternative&lt;br&gt;&lt;br&gt;Presiedono: Andrea Pinchera, Angelo Gentili&lt;br&gt;&lt;br&gt;Dal monopolio all'energia distribuita&quot;&lt;br&gt;Federico Butera, Politecnico di Milano&lt;br&gt;&lt;br&gt;La sfida di Kyoto&lt;br&gt;Gaetano Benedetto, Segretario aggiunto WWF Italia&lt;br&gt;&lt;br&gt;Efficienza e risparmio&lt;br&gt;Duccio Bianchi, Istituto Ambiente Italia&lt;br&gt;&lt;br&gt;Energie rinnovabili per un futuro sostenibile&lt;br&gt;Gianni Silvestrini, Kyoto Club- Politecnico di Milano&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il sole e l'economia globale&lt;br&gt;Hermann Scheer - Presidente Eurosolar&lt;br&gt;&lt;br&gt;A conclusione del convegno il Comune di Roma consegner&#224; un attestato alle famiglie romane che hanno ospitato i bambini di Cernobyl, in rappresentanza delle oltre 1200 che seguono il Progetto di accoglienza che ha portato sino &lt;br&gt;ad oggi in Italia 24 mila bambini, provenienti dalle aree pi&#249; contaminate di Bielorussia, Ucraina e Russia.</description>
	<link>http://www.greenpeace.it/cernobyl/convegno.html</link>
	<pubDate>Tue, 18 Apr 2006 08:39:18 +200</pubDate>
	<recorddate>18/04/2006 8.39.18</recorddate>
	<source>Greenpeace</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>18/04/2006 8.39.18</datedal>
	<dateal>18/04/2006 8.39.18</dateal>
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</item>
<item>
	<title>greenpeace: ogm e contaminazione genetica</title>
	<description>GREENPEACE PRESENTA PRIMO RAPPORTO MONDIALE SU OGM E CONTAMINAZIONE GENETICA&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il primo rapporto mondiale su ogm e contaminazione genetica viene presentato oggi da Greenpeace e rivela contaminazioni, semine illegali ed effetti collaterali negativi in campo agricolo. Il rapporto, disponibile on line, mostra 113 casi verificatesi in 39 Paesi del mondo, il doppio dei Paesi nei quali la coltivazione di piante Ogm &#232; consentita. In Italia, ad esempio, nel 2003 sono stati distrutti quasi 400 ettari di campi di mais contaminato in Piemonte.&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/comunicati/ogm-contaminazione-genetica</link>
	<pubDate>Mon, 10 Apr 2006 09:27:25 +200</pubDate>
	<recorddate>10/04/2006 9.27.25</recorddate>
	<source>Greenpeace</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>10/04/2006 9.27.25</datedal>
	<dateal>10/04/2006 9.27.25</dateal>
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</item>
<item>
	<title>Relazione sullo stato dell'ambiente 2005</title>
	<description>Il 23 marzo scorso il Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio ha presentato la Relazione sullo Stato dell'Ambiente 2005 a Villa Madama, Roma. La Relazione analizza la situazione ambientale italiana degli ultimi anni nel contesto dei dati e degli scenari futuri dell'economia italiana, puntando l'attenzione su temi strategici quali energia, &lt;br&gt;industria, trasporti, agricoltura, turismo e ambiente urbano. Negli ultimi 15 anni molti degli indicatori ambientali sono risultati in costante miglioramento. Le emissioni delle industrie sono, per esempio, diminuite del 23%. In crescita invece le energie rinnovabili, gli impianti eolici erano 107 nel 2003 e sono 120 nel 2004. La Relazione &#232; articolata in una introduzione che offre una valutazione generale dei dati ambientali e sei capitoli: Ambiente e Energia, Ambiente e Industria, Ambiente e Trasporti, Ambiente e Agricoltura, Ambiente e Turismo, Ambiente e Aree Urbane. Ogni capitolo &#232; integrato da schede tematiche che presentano esperienze significative e casi di studio in Italia e a livello internazionale, ed &#232; completata anche dai rapporti, previsti dalle norme attuali, in materia di depurazione delle acque, controllo e monitoraggio delle sostanze lesive dello strato di ozono, difesa del suolo. Si aggiungono 9 allegati e una cartografia. </description>
	<link>http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/ambiente_stato_05/index.html</link>
	<pubDate>Mon, 10 Apr 2006 09:23:49 +200</pubDate>
	<recorddate>10/04/2006 9.23.49</recorddate>
	<source>Palazzo Chigi</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>10/04/2006 9.23.49</datedal>
	<dateal>10/04/2006 9.23.49</dateal>
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<item>
	<title>Il movimento del polo nord</title>
	<description>Il campo magnetico terrestre sta indebolendosi e spostandosi. &lt;br&gt;Il polo nord magnetico della Terra sta allontanandosi dall'America del Nord, spostandosi verso la Siberia a una velocit&#224; tale che l'Alaska potrebbe perdere le sue spettacolari aurore boreali nel giro di 50 anni. Lo sostiene uno studio presentato al convegno dell'American Geophysical Union.&lt;br&gt;I poli magnetici fanno parte del campo magnetico generato dal ferro liquido presente al centro della Terra e sono differenti dai poli geografici, i punti sulla superficie che marcano l'asse di rotazione del pianeta. Da tempo gli scienziati sanno che i poli magnetici possono migrare e, in rari casi, scambiarsi di posto. Ma come questo avvenga esattamente &#232; un mistero.&lt;br&gt;&quot;Lo spostamento potrebbe far parte di una normale oscillazione, e magari il polo potrebbe migrare nuovamente verso il Canada&quot;, ha affermato il paleomagnetista Joseph Stoner dell'Oregon State University. Studi precedenti avevano mostrato che la forza dello scudo magnetico terrestre &#232; diminuita del 10 per cento negli ultimi 150 anni. Nello stesso periodo, secondo l'analisi di Stoner, il polo nord magnetico si &#232; spostato di circa 1100 chilometri all'interno dell'artico. Nell'ultimo secolo la velocit&#224; di questo movimento sarebbe aumentata rispetto ai quattro secoli precedenti. Se la tendenza continuer&#224;, il polo uscir&#224; dal Canada e si sposter&#224; in Siberia, e l'Alaska dovr&#224; dire addio alle sue aurore boreali, le luci che si osservano quando le particelle cariche provenienti dal sole interagiscono con differenti gas nell'atmosfera terrestre. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 15 Mar 2006 17:02:33 +200</pubDate>
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	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
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	<dateal>15/03/2006 17.02.33</dateal>
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	<title>Proteggere la foresta amazzonica</title>
	<description>L'indagine si &#232; avvalsa dei dati ottenuti grazie alle rilevazioni satellitari. &lt;br&gt;Ogni tanto arriva una buona notizia per la foresta Amazzonica. L&#8217;ultima in ordine di tempo &#232; rappresentata dal risultato di una recente ricerca, secondo cui i parchi di foresta pluviale e i territori indigeni sono in grado di inibire la deforestazione e gli incendi. Secondo quanto si legge sulla rivista &#8220;Conservation Biology&#8221;, il gruppo di ricerca del Woods Hole Research Center ha utilizzato dati di rilevazioni da satellite per valutare la perdita di copertura vegetale tra il 1997 e il 2000 confrontando tra loro parchi naturali e territori indigeni. Finora, in sostanza, era mancata una valutazione dell&#8217;efficacia relativa delle zone protette, abitate e disabitate, nel rallentare la pi&#249; devastante forma di disturbo per la foresta, ovvero la conversione all&#8217;agricoltura dei terreni.&lt;br&gt;&#200; risultato cos&#236; che, nel periodo considerato, la deforestazione &#232; stata da 1,7 a 20 volte pi&#249; intensa sul versante esterno dei confini delle riserve rispetto a quello interno, mentre gli incendi sono stati da 4 a 9 volte pi&#249; distruttivi. Anche per quanto riguarda i territori indigeni, che occupano un&#8217;area pari a circa un quinto dell&#8217;Amazzonia brasiliana, cinque volte pi&#249; ampia di quella dei parchi, i risultati sono piuttosto espliciti: 33 dei 28 territori indigeni hanno avuto una deforestazione annuale maggiore dell&#8217;1,5 per cento al di fuori dei loro confini e dello 0,75 per cento all&#8217;interno. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 15 Mar 2006 17:01:02 +200</pubDate>
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	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
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	<dateal>15/03/2006 17.01.02</dateal>
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	<title>Salvati dalla deforestazione milioni di ettari di foreste</title>
	<description>Il Brasile salver&#224; dalla deforestazione 6,4 milioni di ettari di foresta amazzonica, un'area grande il doppio del Belgio. La notizia giunge pochi giorni dopo la decisione del governo della Columbia Britannica, in Canada, di proteggere due milioni di ettari di foreste e di assicurare buone pratiche forestali nelle rimanenti aree. L'area protetta &#232; nota come la Foresta del Grande Orso. Queste notizie rappresentano una svolta storica per le foreste del pianeta. Greenpeace ne verificher&#224; l'applicazione affinch&#233; possa rappresentare un modello anche per altre regioni, dato che in tutto il mondo rimane intatto solo il 20 per cento delle foreste primarie.</description>
	<link>http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/comunicati/san-valentino-amazzonia</link>
	<pubDate>Wed, 15 Mar 2006 10:08:14 +200</pubDate>
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	<title>In pericolo il Mare di Bering</title>
	<description>A rischio anche le capacit&#224; di assorbimento di gas serra da parte delle acque di quella regione &lt;br&gt;  &lt;br&gt;L&#8217;aumento della temperatura atmosferica e marina e la diminuzione delle calotte polari stanno innescando evidenti cambiamenti negli ecosistemi della regione del Mare di Bering, cambiamenti che potrebbero avere serie conseguenze sulla fauna, non solo marina ma anche terrestre, e sulle popolazioni locali il cui sostentamento dipende da essa. Lo afferma uno studio pubblicato sul numero odierno di &quot;Science&quot; da un gruppo di ricercatori che partecipa al progetto Western Shelf-Basin Interactions (SBI) promosso dalla National Science Foundation (NSF) e dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA). &lt;br&gt;Ma non basta. Come osservano gli autori, queste acque &#8211; particolarmente ricche di zooplancton e fitoplancton &#8211; sembrano avere un ruolo di primo piano nella funzione di assorbimento del biossido di carbonio atmosferico svolto, in generale, dagli oceani. Se la tendenza osservata persiste e diventa irreversibile, il parallelo spostamento e cambiamento di specie e di ecosistemi potrebbe avere importanti implicazioni sul ruolo di questo mare come &#8220;pozzo del carbonio&#8221;.</description>
	<link>http://www.lescienze.it/index.php3?id=11952</link>
	<pubDate>Tue, 14 Mar 2006 10:45:39 +200</pubDate>
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	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
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	<datedal>14/03/2006 10.45.39</datedal>
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	<title>I cani e la paura dei tuoni</title>
	<description>Gli animali che vivono insieme ad altri cani producono meno cortisolo. &lt;br&gt;Avere un padrone comprensivo e solidale non fa diminuire le reazioni nervose dei cani che hanno paura dei tuoni durante un temporale. Vivere insieme ad altri cani, invece, s&#236;. Lo rivela uno studio di ricercatori della Pennsylvania State University, fra i primi a misurare in maniera non invasiva la produzione di uno specifico ormone, il cortisolo, prodotto sia dai cani che dai loro proprietari in risposta allo stress. La tecnica fornisce un nuovo strumento per determinare il benessere degli animali in un'ampia variet&#224; di ambienti fuori dal laboratorio.&lt;br&gt;&quot;Il comportamento dei proprietari o la qualit&#224; del rapporto fra cane e padrone - spiega Nancy Dreschel, il veterinario che ha condotto lo studio - non ha effetto sulla risposta ormonale che abbiamo misurato. Tuttavia, la presenza di altri cani in casa risulta collegata a una reattivit&#224; allo stress meno pronunciata e a un recupero pi&#249; rapido negli animali fobici&quot;. Lo studio &#232; descritto in dettaglio sul numero di dicembre della rivista &quot;Applied Animal Behaviour Science&quot;.&lt;br&gt;Durante i temporali, cani che hanno paura dei tuoni non esibiscono soltanto segni classici come uggiolii e tentativi di nascondersi, ma anche un picco di circa il 200 per cento nella produzione di cortisolo, un ormone prodotto anche dagli esseri umani in condizione di stress. Si tratta di una fobia molto comune fra i cani, che colpisce dal 15 al 30 per cento degli animali. I cani che vivono in appartamento con altri cani, comunque, presentano cambiamenti significativamente inferiori nella produzione di cortisolo rispetto a quelli che vivono da soli con i padroni. Non sono state invece osservate differenze per quanto riguarda il comportamento.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Nancy Dreschel, Douglas A. Granger, &quot;Physiological and Behavioral Reactivity to Stress in Thunderstorm-phobic Dogs and Their Caregivers&quot;. Applied Animal Behaviour Science (dicembre 2005). &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Sam, 12 Feb 2006 10:55:23 +200</pubDate>
	<recorddate>12/02/2006 10.55.23</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
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	<dateal>12/02/2006 10.55.23</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
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	<title>La riabilitazione del dodo</title>
	<description>Una scoperta permetter&#224; di ricostruire nel dettaglio il suo ambiente naturale. &lt;br&gt;Grazie o, meglio, per colpa dei racconti di quelli che lo hanno sterminato, portandolo all&#8217;estinzione alla fine del XVII secolo, il dodo si era conquistato la fama di uccello particolarmente stupido, tanto che come tale &#232; ritratto anche nel cartone animato &#8220;L&#8217;era glaciale&#8221;. Molto probabilmente il singolare uccello originario dell&#8217;isola di Mauritius era solo troppo confidente per sfuggire alla predazione dei portoghesi e degli olandesi che si sono succeduti come occupanti dell&#8217;isola. &lt;br&gt;A fare giustizia sulle capacit&#224; del dodo sar&#224; forse la scoperta &#8211; avvenuta in un terreno di propriet&#224; della principale societ&#224; produttrice di canna da zucchero dell&#8217;isola, la Mon Tresor and Mon Desert (MTMD) &#8211; di un vasto &#8220;cimitero&#8221; di dodo risalente a circa 2000 anni fa, che, secondo i membri del team di ricercatori mauriziano-olandese che ha fatto la scoperta, permetter&#224; di comprendere meglio le caratteristiche ecologiche dell&#8217;isola, grazie alle quali il buffo uccello aveva prosperato per migliaia di anni. L&#8217;attuale ambiente dell&#8217;isola &#232; infatti fortemente differente da quello originario, a causa dell&#8217;inteso sfruttamento del territorio per la coltivazione della canna da zuccchero, una risorsa che per secoli &#232; stata la principale ricchezza del posto. In prossimit&#224; di quel sito sono state ritrovate anche ossa della tartaruga gigante di Mauritius, anch&#8217;essa estinta all&#8217;incirca nello stesso periodo. I responsabili della MTMD si sono detti interessati a istituire, sulla zona interessata dal ritrovamento, un centro in cui ricreare l&#8217;habitat primigenio dell&#8217;isola. &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Sam, 12 Feb 2006 10:54:02 +200</pubDate>
	<recorddate>12/02/2006 10.54.02</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>12/02/2006 10.54.02</datedal>
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<item>
	<title>PREMIO &quot;AMBIENTE &#232; SVILUPPO&quot;</title>
	<description>Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio ha istituito un premio per le migliori realizzazioni in campo ambientale che consentono di coniugare indici positivi di sviluppo socio-economico con l'uso sostenibile delle risorse ambientali. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Il premio, che si chiama &quot;Ambiente &#232; sviluppo&quot;, vuole promuovere una cultura che riconosca l'importanza della correlazione tra le attivit&#224; umane e l'ambiente naturale. Questo obiettivo sar&#224; perseguito con il coinvolgimento delle scuole e delle universit&#224;, delle realt&#224; produttive imprenditoriali, degli enti pubblici e del mondo dei media in modo da abbracciare tutti gli aspetti dello sviluppo: l'idea, la realizzazione, la comunicazione. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Il Premio &#232; rivolto a tutti i potenziali attori dell'impegno verso uno sviluppo sostenibile per l'ambiente: ai settori produttivi e dei servizi per le innovazioni di processo e di prodotto, alla Pubblica Amministrazione per le iniziative di gestione e pianificazione, all'Universit&#224; per premiare la ricerca, al mondo della comunicazione, della scuola e degli istituti di pena per la diffusione di una &quot;cultura&quot; dell'uso attento e sostenibile dell'ambiente come fattore e al tempo stesso conseguenza dello sviluppo economico.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il Premio &#232; articolato in 7 sezioni:&lt;br&gt;&lt;br&gt;1^ sezione riservata alle realizzazioni delle imprese private e pubbliche; &lt;br&gt;2^ sezione riservata alle realizzazioni delle pubbliche amministrazioni; &lt;br&gt;3^ sezione riservata alle tesi di laurea e di dottorato di ricerca; &lt;br&gt;4^ sezione riservata alle opere nel campo della comunicazione; &lt;br&gt;5^ sezione riservata alle esperienze didattiche realizzate nella scuola secondaria (primo e secondo ciclo); &lt;br&gt;6^ sezione riservata alle realizzazioni nel campo del riciclo e dell'imballaggio; &lt;br&gt;7^ sezione riservata agli istituti di pena.&lt;br&gt; &lt;br&gt;La partecipazione alla competizione avviene per autocandidatura, compilando il modulo di presentazione relativo alla specifica sezione. Possono presentare candidature cittadini e soggetti italiani o comunitari. &lt;br&gt;&lt;br&gt;I moduli di presentazione delle candidature vanno richiesti al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, Segreteria del Premio &quot;Ambiente &#232; Sviluppo&quot; tel. 06 57225543, fax 06 57225591.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Le candidature dovranno pervenire al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, Segreteria del Premio &quot;Ambiente &#232; Sviluppo&quot; - Largo Goldoni 42 Roma, entro le ore 18.00 del 31 gennaio 2006.</description>
	<link>http://www.governo.it/governoinforma/dossier/ambiente_premio/index.html</link>
	<pubDate>Tue, 7 Feb 2006 15:29:02 +200</pubDate>
	<recorddate>07/02/2006 15.29.02</recorddate>
	<source>Palazzo Chigi</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>07/02/2006 15.29.02</datedal>
	<dateal>07/02/2006 15.29.02</dateal>
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<item>
	<title>Scoperto un nuovo mammifero</title>
	<description>Roma, Italia &#8212; La scoperta di un nuovo mammifero, simile allo zibetto, in Indonesia, mette in luce secondo Greenpeace la necessit&#224; di proteggere le foreste dove vive quest&#8217;animale. &quot;L'Indonesia ha gi&#224; perso il 60-72% delle foreste. In queste regioni taglio illegale e corruzione rimangono pratiche diffusissime nell'industria del legno. Si stima che in Indonesia quasi il 90% del legno grezzo prodotto per le segherie locali sia estratto illegalmente. Basti pensare che pochi giorni fa le autorit&#224; indonesiane hanno denunciato un carico illegale di tronchi galleggianti di ben sei chilometri, e hanno annunciato di voler sequestrare 1.200 bulldozer illegali con una capacit&#224; distruttiva di 400 ettari di foresta ogni giorno. Numeri che rendono l'idea delle dimensioni del taglio illegale in questo paese&quot; spiega Sergio Baffoni, responsabile foreste di Greenpeace. &lt;br&gt;Le foreste dove vive il nuovo mammifero scoperto dagli scienziati sono dominate prevalentemente da sempreverdi pluviali, tra cui mangrovie, foreste umide e costiere e foreste pluviali di pianura. Ospitano oltre 500 specie di mammiferi, 1.600 specie di uccelli oltre a circa 30.000 specie di piante superiori. Le residue foreste millenarie dell'Indonesia offrono rifugio alle ultime popolazioni di orango, uno degli animali pi&#249; vicini all'uomo, e al rinoceronte di Sumatra e Giava che un tempo popolava tutto il Sud-est asiatico.&lt;br&gt;&quot;L'Italia contribuisce alla deforestazione in Indonesia con l&#8217;industria del parquet e delle cornici.&lt;br&gt;Il ramino &#232; un legname, molto impiegato nella fabbricazione di cornici, battiscopa, coprifili, ma anche mobili, giocattoli e articoli tecnici, viene estratto illegalmente in Indonesia, perfino nei parchi nazionali che ospitano le ultime colonie di oranghi, specie che potrebbe estinguersi nel giro di pochi decenni. L'Italia &#232; un grande importatore di ramino, consumandone tra i 25 e i 30.000 metri cubi l'anno, circa quanto l&#8217;intera produzione mondiale legale di questo legno. Questo dato lascia diversi dubbi sull&#8217;origine interamente legale del ramino consumato in Italia spiega Baffoni.&lt;br&gt;Secondo le stesse autorit&#224; il danno apportato dal taglio illegale negli ultimi 15 anni si aggirerebbe attorno ai 2,8 miliardi di ettari di foresta. Ma anche progetti autorizzati dal governo minacciano di essere altrettanto distruttivi. Un recente progetto di piantagione di acacia per la fabbricazione della carta da parte dell'impresa &quot;United Fiber System&quot;, minaccia ora altri 113.000 ettari di foresta nel Borneo. Lo stesso governo nel frattempo si prepara a destinare un altro milione di ettari di foreste tropicali nella stessa regione in cui e' stato individuato il nuovo mammifero, nel Kalimantan, alla creazione della piu' grande piantagione di palma da olio del mondo.  &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Fri, 20 Jan 2006 19:25:53 +200</pubDate>
	<recorddate>20/01/2006 19.25.53</recorddate>
	<source>Greenpeace</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>20/01/2006 19.25.53</datedal>
	<dateal>20/01/2006 19.25.53</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
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	<title>Lo spessore dell'altopiano del Tibet</title>
	<description>Effettuate misure di viscosit&#224; che aiuteranno a perfezionare gli attuali modelli. &lt;br&gt;Alcuni anni fa, il fisico Martyn Unsworth dell'Universit&#224; dell'Alberta aveva contribuito a risolvere il mistero del &quot;galleggiamento&quot; dell'altopiano tibetano. Ora lo scienziato ha scoperto nuovi indizi sul plateau pi&#249; alto della Terra, una regione immensa che per anni aveva fatto scervellare i ricercatori sul motivo della sua elevazione.&lt;br&gt;In passato, Unsworth e colleghi di Cina e Stati Uniti avevano usato onde radio di bassa frequenza per rivelare che la crosta media dell'altopiano &#232; come un gigantesco &quot;letto ad acqua&quot;. Le rocce calde e fuse che sostengono il plateau sono meno dense di quelle fredde, il che significa che salgono lentamente come un palloncino di aria calda. La scoperta aveva fornito una spiegazione alla crescita graduale del Tibet nel corso di milioni di anni.&lt;br&gt;Ora Unsworth &#232; tornato in Tibet e ha scoperto che questa conformazione geologica &#232; caratteristica dell'Himalaya per tutta la sua lunghezza, e non solo di una piccola regione. &quot;Inizialmente - ha commentato - pensavamo che questo strato potesse essere una struttura locale, ma non &#232; cos&#236;&quot;. Il nuovo studio &#232; stato pubblicato sulla rivista &quot;Nature&quot;.&lt;br&gt;L'altopiano tibetano non contiene soltanto il monte Everest, ma quasi tutti i territori della Terra superiori ai 4000 metri. L'area si &#232; formata quando l'India ha cominciato a scontrarsi con l'Asia, circa 50 milioni di anni fa, ed &#232; considerata un caso esemplare della tettonica a zolle. Anche se erano state proposte molte teorie per spiegare l'insolito spessore del plateau - la sua crosta &#232; spessa quasi il doppio di quella media del resto del mondo - per anni la difficolt&#224; di effettuare ricerche sul campo aveva impedito agli scienziati di chiarire la questione. Il Tibet &#232; rimasto chiuso ai ricercatori stranieri fino agli anni ottanta, quando alcuni scienziati francesi hanno collaborato per la prima volta con colleghi cinesi per studiare l'altopiano.&lt;br&gt;I nuovi risultati hanno consentito a Unsworth e colleghi di quantificare la viscosit&#224; che ha luogo sotto l'altopiano. &quot;Si tratta di modelli importanti - spiega Unsworth - perch&#233; forniscono dati che limitano molte teorie sulla formazione delle montagne. Le implicazioni sono valide per diverse aree della geologia, poich&#233; tutti i continenti si sono formati mediante una serie di collisioni&quot;. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Fri, 20 Jan 2006 19:24:11 +200</pubDate>
	<recorddate>20/01/2006 19.24.11</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>20/01/2006 19.24.11</datedal>
	<dateal>20/01/2006 19.24.11</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>Orche contaminate</title>
	<description>Assorbono le sostanze tossiche immesse nella catena alimentare. &lt;br&gt;Alcuni scienziati norvegesi hanno scoperto che le orche hanno sopravanzato gli orsi polari al primo posto della triste classifica dei mammiferi artici pi&#249; contaminati. Nessun altro, infatti, ingerisce una maggior concentrazione di sostanze chimiche tossiche prodotte dall'uomo.&lt;br&gt;Il Norwegian Polar Institute ha esaminato campioni di grasso estratti dagli animali presso Tysfjord, nell'artico norvegese. Le sostanze trovate comprendono pesticidi, ritardanti delle fiamme e PCB, utilizzati in molti processi industriali.&lt;br&gt;Gli animali in cima alla catena alimentare sono particolarmente a rischio di contaminazione, e le balene - come gli orsi polari - rappresentano uno specchio della salute dell'ambiente marino. I ricercatori sono particolarmente preoccupati per i ritardanti delle fiamme, perch&#233; - a differenza di altre sostanze dannose - molti di essi sono ancora legali.&lt;br&gt;Secondo il World Wide Fund for Nature (WWF), l'artico &#232; ormai diventato uno scarico chimico. Questi e altri risultati sottolineano in maniera drammatica l'urgenza e la necessit&#224; per i ministri dell'Unione Europea di formulare nuove leggi su questo argomento. Il WWF teme tuttavia che le pressioni da parte delle industrie chimiche possano ammorbidire le disposizioni allo studio, al punto da rendere quasi inesistenti i loro effetti sull'ambiente e sulla salute umana. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Thu, 19 Jan 2006 16:24:26 +200</pubDate>
	<recorddate>19/01/2006 16.24.26</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>19/01/2006 16.24.26</datedal>
	<dateal>19/01/2006 16.24.26</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
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	<title>RAPPORTO SULLE FONTI RINNOVABILI 2005</title>
	<description>Il nuovo rapporto dell'ENEA: &quot;Le fonti rinnovabili 2005 - Lo sviluppo delle rinnovabili in Italia tra necessit&#224; e opportunit&#224;&quot;, si propone di fornire una lettura della realt&#224; e delle prospettive delle fonti rinnovabili in Italia connesse allo sviluppo industriale dei settori produttivi coinvolti. Per tale motivo le analisi economiche e tecnologiche nell'area della ricerca energetico-ambientale sono state giustamente integrate con i risultati di esperienze conseguite in ambito imprenditoriale. Il rapporto tratta gli aspetti relativi al ruolo delle fonti rinnovabili nel sistema energetico, nonch&#233; alle &lt;br&gt;prospettive di sviluppo industriale dei settori ad esse collegati. Il rapporto &#232; composto da tre sezioni: la prima contiene analisi e valutazioni dello stato dell'arte, la seconda approfondimenti su tematiche di carattere economico-ambientale &lt;br&gt;mentre la terza propone una lettura del tema rinnovabili nell'ottica delle opportunit&#224; offerte sul fronte tecnologico-industriale e del mercato. </description>
	<link>http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/rapporto_fonti_rinnovabili_2005/index.html</link>
	<pubDate>Tue, 10 Jan 2006 11:10:55 +200</pubDate>
	<recorddate>10/01/2006 11.10.55</recorddate>
	<source>Palazzo Chigi</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>10/01/2006 11.10.55</datedal>
	<dateal>10/01/2006 11.10.55</dateal>
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<item>
	<title>I continenti della Terra primordiale</title>
	<description>La crosta continentale si sarebbe formata 4 miliardi e mezzo di anni fa. &lt;br&gt;Un sorprendente studio di un gruppo internazionale di ricercatori, pubblicato su &quot;Science Express&quot;, afferma che i continenti della Terra esistevano probabilmente gi&#224; poco dopo la formazione del pianeta, contraddicendo le teorie secondo cui la Terra primordiale aveva un aspetto simile alla Luna oppure era dominata dagli oceani.&lt;br&gt;Gli scienziati sono giunti a questa conclusione dopo l'analisi di un raro elemento metallico, l'afnio, presente in antichi minerali provenienti dalle Jack Hills, nell'Australia occidentale, ritenute le rocce pi&#249; antiche della Terra. L'afnio &#232; associato con cristalli di zircone che risalgono a quasi 4,4 miliardi di anni fa.&lt;br&gt;&quot;Questi risultati - commentano i ricercatori, guidati da Mark Harrison dell'Australian National University di Canberra - sostengono l'ipotesi che la crosta continentale si sia formata 4,4-4,5 miliardi di anni fa e che sia stata rapidamente riciclata nel mantello&quot;. Gli scienziati hanno usato l'afnio come elemento &quot;tracciante&quot;: grazie ai suoi isotopi hanno dedotto l'esistenza di formazioni continentali primordiali risalenti ai primi 500 milioni di anni di vita della Terra.&lt;br&gt;Uno studio pubblicato su &quot;Nature&quot; nel 2001 da Stephen Mojzsis dell'Universit&#224; del Colorado, che ha collaborato anche alla nuova ricerca, aveva mostrato prove della presenza di acqua sulla superficie terrestre circa 4,3 miliardi di anni fa. &quot;Il quadro che ne viene fuori - afferma Mojzsis - ci indica che la crosta terrestre, gli oceani e l'atmosfera erano gi&#224; presenti a quell'epoca, e che il pianeta &#232; diventato abitabile molto rapidamente&quot;. &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 28 Dec 2005 15:43:44 +200</pubDate>
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	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
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	<dateal>28/12/2005 15.43.44</dateal>
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	<title>Comunit&#224; ecologiche autoregolate</title>
	<description>Nessuna specie si appropria dello spazio riservato alle altre.&lt;br&gt;Le regole non scritte della coesistenza nelle foreste pluviali tropicali impongono che nessuna specie debba appropriarsi di troppo spazio e scacciare fuori le altre. Lo rivela una ricerca, pubblicata sulla rivista &quot;Nature&quot;, che mostra come le comunit&#224; ecologiche siano in grado di autoregolarsi.&lt;br&gt;Amos Maritan dell'Universit&#224; di Padova ha collaborato con Stephen Hubbell dell'Universit&#224; della Georgia, Fangliang He dell'Universit&#224; dell'Alberta, Igor Volkov e Janyanth Banavar della Pennsylvania State University per dare una risposta ad alcune questioni fondamentali che gli scienziati si pongono sin dall'epoca di Darwin: perch&#233; alcune specie sono cos&#236; diffuse mentre altre sono rare? Come interagiscono fra loro le specie comuni e quelle rare? E come fanno centinaia, o addirittura migliaia, di specie a coesistere in uno spazio limitato ai tropici?&lt;br&gt;Per vivere in una comunit&#224;, le specie devono obbedire a determinate condizioni. I ricercatori hanno tentato di determinare queste regole basandosi su una teoria recentemente sviluppata da Hubbell, chiamata &quot;teoria neutrale&quot;, secondo la quale l'appartenenza alla comunit&#224; dipende da cinque processi fondamentali: la nascita, la morte, l'immigrazione, la speciazione e la deriva casuale. La teoria assume inoltre che ogni individuo nella comunit&#224;, a prescindere dall'identit&#224; della specie, possegga gli stessi tassi di nascita, morte, immigrazione e mutazione in una nuova specie.&lt;br&gt;Gli scienziati hanno modificato questa teoria ipotizzando che il tasso di nascita e quello di mortalit&#224; non fossero identici da una specie all'altra, ma dipendessero dalla densit&#224;: le specie pi&#249; abbondanti avrebbero dunque tassi di nascita inferiori e tassi di mortalit&#224; pi&#249; elevati. &quot;Di conseguenza - spiega He - quando una specie diventa rara, il suo tasso di nascita cresce e quello di morte si riduce&quot;. In altre parole, le specie si autoregolano in modo da far spazio agli altri membri della comunit&#224;. I ricercatori hanno sperimentato questo modello usando dati provenienti da sei foreste pluviali tropicali. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Fri, 9 Dec 2005 19:28:20 +200</pubDate>
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	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
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	<title>La domesticazione delle volpi</title>
	<description>Osservati cambiamenti limitati nell'attivit&#224; genica negli animali pi&#249; docili.&lt;br&gt;Confrontando volpi in cattivit&#224; selezionate per essere addomesticate con quelle irrimediabilmente aggressive, alcuni ricercatori hanno scoperto che i notevoli cambiamenti comportamentali e fisiologici che accompagnano la docilit&#224; possono dipendere da cambiamenti relativamente limitati nell'attivit&#224; genica nel cervello. Lo studio &#232; stato presentato da Elena Jazin e colleghi dell'Universit&#224; di Uppsala, dell'Universit&#224; Svedese di Scienze Agricole e dell'Universit&#224; Norvegese di Scienze della Vita in un articolo pubblicato sulla rivista &quot;Current Biology&quot;.&lt;br&gt;Il primo passo nel processo di domesticazione nei mammiferi &#232; la selezione di individui mansueti che possono adattarsi meglio a vivere con gli esseri umani. Per studiare i cambiamenti dell'attivit&#224; genica che accompagnano la docilit&#224;, gli autori hanno confrontato due gruppi di volpi argentate allevate in fattoria. Un gruppo derivava da un processo di domesticazione su lunga scala, nel quale le volpi allevate erano state selezionate da oltre 40 generazioni in base al comportamento non aggressivo verso l'uomo. Anche il secondo gruppo era stato allevato in fattoria, ma non aveva mai sub&#236;to alcun tipo di selezione. Le volpi del primo gruppo erano docili e amichevoli, e mostravano cambiamenti dello sviluppo, morfologici e neurochimici simili a quelli osservati in altri animali addomesticati.&lt;br&gt;Per determinare i meccanismi genetici e molecolari alla base di questi notevoli cambiamenti, i ricercatori hanno studiato l'attivit&#224; di migliaia di geni nel cervello degli animali, scoprendo che le volpi selezionate mostravano alterazioni relativamente limitate rispetto a quelle non addomesticate. Poich&#233; entrambi i gruppi vivevano in un ambiente identico, gli autori ne concludono che le differenze nell'attivit&#224; genica sono dovute probabilmente alle conseguenze dei cambiamenti comportamentali che accompagnano la docilit&#224;. Le differenze fra gli animali allevati in fattoria (mansueti o meno) e quelli selvatici, invece, dipendono probabilmente da altri fattori, compresi quelli legati all'adattamento alla vita in cattivit&#224;.&lt;br&gt;I risultati, dunque, supportano l'ipotesi che i cambiamenti genetici che influenzano l'attivit&#224; dei geni espressi nel cervello possano costituire un meccanismo importante per le alterazioni evolutive del comportamento che sorgono nel corso della domesticazione.&lt;br&gt;&lt;br&gt;E. Jazin et al., &quot;Selection for tameness has changed brain gene expression in silver foxes&quot;. Current Biology, Vol. 15, R915-R916, DOI 10.1016/j.cub.2005.11.009 (22 novembre 2005). &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Fri, 9 Dec 2005 19:26:23 +200</pubDate>
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	<title>Uno scorpione gigante</title>
	<description>Le impronte dimostrano che l'euripteride poteva vivere anche fuori dall'acqua.&lt;br&gt;Uno scienziato ha trovato in Scozia le tracce fossili di un gigantesco scorpione d'acqua vissuto 330 milioni di anni fa. Le impronte, secondo uno studio pubblicato sulla rivista &quot;Nature&quot;, costituiscono la prima e unica prova che questi animali potessero sopravvivere al di fuori dell'acqua. Probabilmente si trattava, all'epoca del Carbonifero, delle creature pi&#249; grandi a muoversi sulla terraferma.&lt;br&gt;Martin Whyte del dipartimento di geografia dell'Universit&#224; di Sheffield ha trovato il fossile di hibbertopterus - un tipo di euripteride - nella Midland Valley della Scozia. &quot;In passato - commenta il ricercatore - ci sono state discussioni su questo tipo di animali, sulla loro struttura corporea e se potessero uscire dall'acqua. Finalmente abbiamo una prova che ne erano in grado&quot;.&lt;br&gt;Secondo l'analisi di Whyte, la creatura era uno scorpione d'acqua a sei zampe, lungo un metro e mezzo e largo circa 90 centimetri. La lunghezza del suo passo indica che l'animale strisciava in modo estremamente lento. Il fatto che trascinasse una parte del proprio corpo suggerisce che stava probabilmente uscendo dall'acqua.&lt;br&gt;Whyte ha spiegato che intende mantenere segreta l'esatta posizione della sua scoperta, fino a quando non avr&#224; effettuato una copia delle impronte. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Fri, 9 Dec 2005 19:24:57 +200</pubDate>
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	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
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	<dateal>09/12/2005 19.24.57</dateal>
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<item>
	<title>Satelliti per salvare un pesce</title>
	<description>Sviluppato un sistema di sorveglianza radar. &lt;br&gt;Una zona di sorveglianza satellitare all'interno dell'Oceano Indiano meridionale contribuir&#224; a proteggere i merluzzi della Patagonia (Dissostichus eleginoides), una specie a rischio di estinzione, dalle navi dei pescatori di frodo.&lt;br&gt;Situato fra l'Africa, l'India, l'Australia e l'Antartide, il ventoso territorio francese delle Isole Kerguelen &#232; uno dei luoghi pi&#249; remoti della Terra. Eppure, molte navi da pesca sono richiamate l&#236; dalla prospettiva di catturare una specie preziosa che vive nella acque circostanti: il merluzzo della Patagonia, noto anche come spigola cilena o addirittura come &quot;oro bianco&quot; per i prezzi elevati che raggiunge sul mercato nero.&lt;br&gt;Tuttavia, un sistema di sorveglianza radar basato sugli strumenti dei satelliti Envisat dell'agenzia spaziale europea e Radarsat-1 dell'agenzia spaziale canadese ha ridotto di nove decimi il numero di incursioni illegali nelle vicinanze delle isole Kerguelen. Sviluppato a beneficio delle autorit&#224; marittime francesi dall'azienda CLS (Collecte, Localisation Satellites), una sussidiaria dell'Agenzia Spaziale Francese (CNES), il sistema potrebbe rivelarsi fondamentale per la sopravvivenza della specie, vecchia di 40 milioni di anni, che oggi &#232; sull'orlo dell'estinzione.&lt;br&gt;La spigola cilena, che si trova anche al largo delle coste sudamericane, ha evoluto nel proprio sangue alcune componenti antigelo che le consentono di essere una delle poche specie in grado di colonizzare le acque sub-antartiche dell'oceano meridionale, svolgendo un ruolo importante in quell'ecosistema e rappresentando una fonte di sostentamento per balene e foche. Poich&#233; il numero di pesci nelle acque cilene e argentine &#232; andato declinando notevolmente, i pescatori sono attratti dalle riserve dell'Oceano Indiano meridionale. La Francia mantiene una zona di esclusione economica (EEZ) che si estende attorno alle isole Kerguelen. La superficie dell'EEZ raggiunge quasi un milione di chilometri quadrati di oceano, troppi per essere pattugliati in maniera efficiente. Per questo motivo, l'autorit&#224; marittima francese si &#232; rivolta alla sorveglianza satellitare.&lt;br&gt;I sensori radar a bordo di Envisat e Radarsat-1 possono monitorare la regione sia di giorno che di notte, in ogni tipo di condizioni atmosferiche. Il metallo delle navi riflette i segnali radar, inviando echi caratteristici che i due satelliti sfruttano per individuare la loro presenza. &lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Tue, 6 Dec 2005 17:00:56 +200</pubDate>
	<recorddate>06/12/2005 17.00.56</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>06/12/2005 17.00.56</datedal>
	<dateal>06/12/2005 17.00.56</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
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<item>
	<title>Gli effetti dello tsunami sul fondo marino</title>
	<description>Sono state osservate perturbazioni minori del previsto. &lt;br&gt;La prima spedizione di ricerca per osservare direttamente il fondale marino nei pressi dell'epicentro del terremoto che ha provocato il catastrofico tsunami nell'Oceano Indiano, nel dicembre del 2004, ha fornito risultati inaspettati che miglioreranno notevolmente le previsioni di futuri maremoti. I risultati scientifici della spedizione saranno presentati al convegno autunnale dell'American Geophysical Union a San Francisco (5-6 dicembre).&lt;br&gt;Un gruppo internazionale di 27 scienziati (biologi, sismologi, geologi e modellatori di tsunami), guidati da Kate Moran dell'Universit&#224; di Rhode Island e da David Tappin del British Geological Survey, ha trascorso 17 giorni in mare, lo scorso maggio, esplorando il fondale marino al largo delle coste di Sumatra per comprendere meglio le deformazioni che hanno condotto al devastante fenomeno. I ricercatori hanno trovato differenze significative fra quello che si aspettavano (basandosi sulle osservazioni e i modelli di tsunami e terremoti) e quello che era effettivamente visibile sul fondo del mare.&lt;br&gt;Gli scienziati hanno infatti osservato molte meno frane sottomarine e una perturbazione del fondale generalmente meno estesa di quando ci si sarebbe aspettato, viste le dimensioni del terremoto. &quot;Evidentemente - commenta Moran - il materiale in questo ambiente pu&#242; dissipare l'energia sismica in maniera pi&#249; efficace di quanto pensassimo&quot;.&lt;br&gt;Sfruttando i risultati di un sondaggio acustico della regione, condotto lo scorso febbraio da scienziati britannici per identificare le perturbazioni sul fondo del mare, i ricercatori hanno usato veicoli comandati a distanza e altre tecniche per capire se queste perturbazioni avessero svolto un ruolo nello tsunami. Una delle principali frane sottomarine esaminate si era probabilmente verificata oltre 1000 anni fa, ma altri spostamenti verticali del fondale sono risultati recenti e quasi certamente prodotti dal terremoto dello scorso 26 dicembre. &lt;br&gt; &lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Tue, 6 Dec 2005 16:58:54 +200</pubDate>
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	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>06/12/2005 16.58.54</datedal>
	<dateal>06/12/2005 16.58.54</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>Estinzioni e glaciazioni</title>
	<description>La vita marina sembrerebbe relativamente resistente all'estinzione.&lt;br&gt;Un ricercatore della Johns Hopkins University di Baltimora potrebbe aver scoperto perch&#233; i tassi di estinzione per molti dei gruppi principali della vita marina sono stati cos&#236; bassi durante una delle pi&#249; grandi ere glaciali, quella avvenuta da circa 330 a 290 milioni di anni fa, nel tardo Paleozoico.&lt;br&gt;La probabile risposta &#232; che le forme di vita acquatiche sopravvissute durante la glaciazione fossero singolarmente equipaggiate per resistere a forti fluttuazioni della temperatura e del livello dei mari. Le specie meno adattabili scomparvero in un'estinzione di massa che annunci&#242; l'arrivo dell'era glaciale.&lt;br&gt;&quot;Questi risultati - spiega Matthew Powell, l'autore dello studio - non soltanto suggeriscono cosa pu&#242; essere accaduto milioni di anni fa, ma presentano implicazioni anche per comprendere gli ecosistemi marini moderni. Se gli schemi che ho individuato fossero veri anche al giorno d'oggi, e i dati di altri ricercatori sembrano confermarlo, allora la vita marina moderna potrebbe essere relativamente resistente all'estinzione. Eppure, molte specie stanno scomparendo con un tasso davvero allarmante: forse gli esseri umani hanno alterato l'ambiente a tal punto da causare l'estinzione di specie che dovrebbero esserne relativamente immuni&quot;.&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Fri, 25 Nov 2005 19:39:22 +200</pubDate>
	<recorddate>25/11/2005 19.39.22</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>25/11/2005 19.39.22</datedal>
	<dateal>25/11/2005 19.39.22</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>I vulcani abbassano il livello del mare</title>
	<description>Le particelle liberate nell'atmosfera raffreddano gli oceani e li fanno contrarre.&lt;br&gt;Le grandi eruzioni vulcaniche possono avere un effetto cos&#236; forte sul clima terrestre da far calare i livelli degli oceani su tutto il pianeta, al punto da richiedere anni prima di tornare ai valori normali. Lo afferma un gruppo di ricercatori guidato da John Church dell'Antarctic Climate and Ecosystems Cooperative Research Centre di Hobart, in Tasmania, in un articolo pubblicato sulla rivista &quot;Nature&quot;.&lt;br&gt;Quando nel 1991 &#232; esploso il monte Pinatubo nelle Filippine, l'eruzione ha innescato una cascata di eventi climatici che hanno fatto scendere globalmente il livello del mare di circa 6 millimetri in un solo anno. L'eruzione ha liberato nell'atmosfera enormi quantit&#224; di microscopiche particelle, chiamate aerosol, deflettendo i raggi del sole e provocando un calo della quantit&#224; di calore che raggiunge la superficie del pianeta. Come risultato, i mari si sono raffreddati e contratti. Nel successivo decennio, il livello delle acque &#232; poi lentamente risalito di circa 0,5 millimetri l'anno.&lt;br&gt;Dal 1950, il mare sta crescendo in media di 1,8 millimetri l'anno. Ma se si osserva un periodo di tempo pi&#249; breve (dal 1993 al 2000), il tasso &#232; anche maggiore: 3,2 millimetri l'anno. Dunque quasi met&#224; della differenza fra questi tassi di crescita pu&#242; essere attribuita al graduale rigonfiamento dell'oceano dopo l'eruzione di Pinatubo. L'altra met&#224; dell'incremento dipende dallo scioglimento dei ghiacci e dal maggior flusso dei ghiacciai ai poli, oltre che dall'espansione del mare in seguito al riscaldamento globale. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 23 Nov 2005 08:49:33 +200</pubDate>
	<recorddate>23/11/2005 8.49.33</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>23/11/2005 8.49.33</datedal>
	<dateal>23/11/2005 8.49.33</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>Evoluzione ghiacciata</title>
	<description>Studiato il DNA di pinguini risalenti fino a 6000 anni fa. &lt;br&gt;Giganteschi blocchi di ghiaccio che hanno bloccato i tragitti delle migrazioni avrebbero accelerato l'evoluzione di alcuni pinguini antartici: si tratta di una delle teorie avanzate dai biologi per spiegare un notevole numero di differenze genetiche fra i moderni appartenenti a questo gruppo e i loro antenati di 6000 anni fa, il cui DNA &#232; stato recuperato da un antico sito di nidificazione in Antartide.&lt;br&gt;I pinguini di Ad&#233;lie tornano ogni estate ad accoppiarsi nello stesso luogo, e poich&#233; circa un uccello su quattro muore presso il sito, i ricercatori hanno potuto studiare il DNA di esemplari vecchi di millenni. Grazie all'ambiente estremamente freddo e secco, il loro materiale genetico &#232; rimasto conservato come in un gigantesco freezer.&lt;br&gt;L. David Lambert, biologo molecolare della Massey University di Palmerston North, in Nuova Zelanda, ha raccolto e analizzato per oltre dieci anni il DNA di pinguini di Ad&#233;lie antichi e moderni, allo scopo di comprendere meglio la recente evoluzione degli uccelli. Nel 2002, Lambert e colleghi avevano estratto e sequenziato con successo il DNA mitocondriale dei pinguini, scoprendo un tasso di evoluzione molto pi&#249; elevato di quello di altre specie. Ora gli scienziati hanno studiato il DNA nucleare, che fornisce una misura pi&#249; sensibile dei cambiamenti evolutivi perch&#233; viene trasmesso sia dalla madre che dal padre (il DNA mitocondriale, invece, &#232; trasmesso solo per via materna).&lt;br&gt;In uno studio pubblicato online dalla rivista &quot;Proceedings of the National Academy of Sciences&quot;, i ricercatori scrivono che negli ultimi sei millenni i pinguini hanno accumulato una sorprendente quantit&#224; di cambiamenti genetici. Confrontando il DNA estratto dalle ossa di quindici pinguini di 6000 anni fa con quello di 48 pinguini moderni, gli scienziati hanno scoperto che quattro microsatelliti su nove (piccole sequenze ripetute di DNA) sono diventati pi&#249; lunghi, mentre due si sono rimpiccioliti. Non ci si aspettava cambiamenti di tale portata in una popolazione stabile e isolata, e si tratta della prima volta che vengono osservati in una singola specie.&lt;br&gt;Lambert ritiene che in passato eventi come la rottura del gigantesco iceberg dalla piattaforma di Ross, bloccando i normali tragitti di migrazione dei pinguini, potrebbero aver periodicamente costretto le popolazioni separate ad accoppiarsi presso nuovi siti, portando cos&#236; all'inserimento di nuove variazioni nel genoma. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 23 Nov 2005 08:47:41 +200</pubDate>
	<recorddate>23/11/2005 8.47.41</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
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	<datedal>23/11/2005 8.47.41</datedal>
	<dateal>23/11/2005 8.47.41</dateal>
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	<author>merlorm@bibrax.org</author>
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<item>
	<title>Cambiamenti climatici in Europa</title>
	<description>Le regioni mediterranee e montuose dell'Europa saranno quelle pi&#249; colpite dai cambiamenti climatici che altereranno le risorse naturali del continente durante l'attuale secolo. Queste sono le conclusioni di un ampio studio pubblicato sulla rivista &quot;Science&quot;, secondo il quale i cambiamenti del clima rappresentano una minaccia significativa. Alcuni trend, tuttavia, potrebbero avere anche effetti positivi.&lt;br&gt;Gli scienziati hanno usato modelli al computer per stimare l'impatto sull'Europa di alcuni principali fattori di cambiamento globale, come i cambiamenti climatici, l'utilizzo del territorio e le condizioni socio-economiche. Lo studio ha simulato gli effetti di alterazioni nella fertilit&#224; del suolo e nella disponibilit&#224; dell'acqua e come l'uomo risponde, per esempio, modificando il proprio comportamento o spostandosi verso altre aree.&lt;br&gt;Di tutte le regioni europee, il Mediterraneo &#232; risultato il pi&#249; vulnerabile ai cambiamenti su scala globale previsti durante i prossimi cento anni. Molti degli effetti su questa regione sono associati all'aumento delle temperature e alla riduzione delle precipitazioni: si prevedono siccit&#224;, aumento degli incendi delle foreste, uno spostamento verso nord nella distribuzione delle specie di alberi e perdite del potenziale agricolo del terreno.&lt;br&gt;Anche le regioni montuose saranno particolarmente toccate da cambiamenti nella portata dei fiumi e dalla crescita dell'altitudine della copertura nevosa. &quot;In inverno, - ha spiegato Dagmar Schroeter dell'Harvard University, principale autore dello studio - le precipitazioni cadranno sotto forma di pioggia anzich&#233; di neve, e ci saranno maggiori probabilit&#224; di inondazioni. Ci sar&#224; anche meno acqua d'estate per la riduzione dei ghiacciai&quot;. Questi cambiamenti avranno impatti negativi sulle industrie idroelettriche.&lt;br&gt;Il rapporto ha per&#242; evidenziato alcuni possibili effetti positivi, come l'espansione delle foreste dovuta a una minor richiesta di terreno da parte dell'agricoltura. Le foreste assorbirebbero maggiori quantit&#224; di gas serra dall'atmosfera. Verso la fine del ventunesimo secolo, per&#242;, la crescita delle temperature dovuta ai cambiamenti climatici bilancer&#224; questo effetto positivo. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 23 Nov 2005 08:45:23 +200</pubDate>
	<recorddate>23/11/2005 8.45.23</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>23/11/2005 8.45.23</datedal>
	<dateal>23/11/2005 8.45.23</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
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<item>
	<title>Clima tropicale ed effetto serra</title>
	<description>Le oscillazioni dei livelli di biossido di carbonio hanno influenzato il clima del passato.&lt;br&gt;Nuove informazioni sul clima del passato forniscono &quot;forti prove&quot; di un legame diretto fra il riscaldamento dei tropici e i livelli dei gas serra nell'atmosfera: lo sostengono alcuni scienziati dell'Universit&#224; della California di Santa Barbara in uno studio pubblicato su &quot;Science Express&quot;. L'attuale crescita delle temperature tropicali, dovuta al riscaldamento globale, avr&#224; dunque un forte impatto sul clima del nostro pianeta e potrebbe intensificare la potenza di uragani distruttivi come Katrina e Rita.&lt;br&gt;Il legame fra l'aumento dei gas serra atmosferici e le temperature &#232; alla base della teoria del riscaldamento globale e pu&#242; essere confermato dai modelli al computer o dalle osservazioni dirette. Un altro modo per studiare il fenomeno, per&#242;, &#232; quello di ricorrere a osservazioni paleoclimatiche, ricostruendo cio&#232; il clima del passato mediante archivi naturali. I geologi Martin Medina-Elizalde e David Lea hanno analizzato la composizione chimica di gusci e conchiglie di plancton fossile proveniente dalle profondit&#224; dell'Oceano Pacifico equatoriale.&lt;br&gt;&quot;La relazione fra il clima tropicale e i gas serra &#232; particolarmente importante - spiega Lea - perch&#233; le regioni tropicali ricevono la maggior parte dell'energia solare e agiscono come un motore termico per il resto del pianeta&quot;. Le registrazioni moderne della temperatura superficiale delle acque tropicali indicano una crescita di circa un grado negli ultimi 50 anni, un trend consistente - secondo gli autori - con l'aumento di biossido di carbonio nell'atmosfera dovuto alla combustione del carburanti fossili. I dati paleoclimatici forniti dallo studio confermano l'attribuzione dell'andamento della temperatura tropicale all'incremento dei gas serra nell'atmosfera.&lt;br&gt;I ricercatori scrivono che nel corso degli ultimi 1,3 milioni di anni, le temperature superficiali dell'Oceano Pacifico tropicale risultano correlate all'andamento dell'effetto serra atmosferico. Il maggior cambiamento climatico in questo intervallo di tempo, verificatosi circa 950.000 anni or sono (la transizione del medio Pleistocene) era stata in precedenza attribuita a cambiamenti negli schemi e nella frequenza delle piattaforme ghiacciate. Medina-Elizalde e Lea suggeriscono invece che la causa sia stata un cambiamento nella frequenza di oscillazione delle abbondanze di biossido di carbonio atmosferico, un'ipotesi che pu&#242; essere verificata direttamente mediante il carotaggio nella copertura ghiacciata dell'Antartide. Se si dimostrer&#224; corretta, questa teoria indicherebbe che le fluttuazioni dei gas serra, anche relativamente piccole e naturali, costituiscono la principale variabile che guida i cambiamenti climatici globali su scale temporali da 10.000 a un milione di anni. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Tue, 1 Nov 2005 14:00:05 +200</pubDate>
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	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
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	<dateal>01/11/2005 14.00.05</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
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	<title>Moria di pini negli Stati Uniti</title>
	<description>Il caldo ha reso gli alberi pi&#249; vulnerabili alle infestazioni di insetti.&lt;br&gt; &lt;br&gt;Il forte calore che ha accompagnato la recente siccit&#224; &#232; stato alla base della morte di milioni di pini in tutto il sud-ovest degli Stati Uniti. Il cambiamento del paesaggio risultante influenzer&#224; l'ecosistema per decenni. Lo sostiene una ricerca di prossima pubblicazione sulla rivista &quot;Proceedings of the National Academy of Sciences&quot;.&lt;br&gt;Le temperature pi&#249; calde, insieme alla siccit&#224;, sono il tipo di eventi previsti dai modelli dei cambiamenti climatici globali. Il nuovo studio suggerisce che da questi cambiamenti possano sorgere modifiche rapide e sostanziali agli ecosistemi. &quot;Abbiamo documentato una massiccia moria di pini - spiega il ricercatore David D. Breshears dell'Institute for Planet Earth dell'Universit&#224; dell'Arizona, principale autore dello studio - e la cosa &#232; preoccupante, perch&#233; si tratta di un fenomeno che con il riscaldamento globale &#232; destinato a crescere e a ripetersi&quot;.&lt;br&gt;In diversi siti in Arizona, Colorado, New Mexico e Utah, gli scienziati hanno scoperto che fra il 2002 e il 2003 sono morti dal 40 all'80 per cento dei pini. La moria della vegetazione &#232; stata confermata attraverso la sorveglianza aerea e l'analisi delle immagini satellitari delle foreste regionali. &quot;Gli scienziati si preoccupano per la rapidit&#224; con cui la vegetazione risponde ai cambiamenti climatici, - prosegue Breshears - ma non abbiamo molti esempi su cui verificare queste ipotesi. In questo caso, abbiamo documentato con chiarezza quanto possa essere rapida la scomparsa degli alberi&quot;.&lt;br&gt;La siccit&#224;, insieme alle temperature piuttosto alte, avrebbe reso i pini suscettibili alle infestazioni di insetti nella corteccia, che hanno poi sferrato alle piante il colpo finale. &lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Sam, 23 Oct 2005 11:24:22 +200</pubDate>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
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	<title>L'estinzione della lince in Gran Bretagna</title>
	<description>Sarebbe scomparsa soltanto 1500 anni fa. &lt;br&gt;Fino a poco tempo fa, gli scienziati credevano che la lince eurasiatica (Lynx lynx) fosse scomparsa dalla Gran Bretagna oltre 4.000 anni fa, quando il clima &#232; diventato freddo e umido. Ma nuovi dati al radiocarbonio su ossa di lince trovate in alcune caverne del North Yorkshire rivelano che la lince si trovava ancora nell'isola durante il primo medioevo, circa 1500 anni fa. Inoltre, le analisi di un brano di un antico poema britannico indicano che la lince era ancora presente nel Lake District nel settimo secolo dopo Cristo. Le scoperte sono state presentate online sulla rivista &quot;Journal of Quaternary Science&quot;.&lt;br&gt;&quot;Nel loro insieme - commenta l'ecologo David Hetherington del dipartimento di zoologia dell'Universit&#224; di Aberdeen - questi risultati indicano che la lince &#232; sopravvissuta al cambiamento climatico e che &#232; stata probabilmente condotta all'estinzione quando gli esseri umani hanno tagliato le foreste e distrutto il suo habitat naturale&quot;. La scoperta ha importanti implicazioni: se gli zoologi non ritengono etico reintrodurre una specie che si &#232; estinta in seguito a cambiamenti climatici naturali, le Habitats Directive dell'Unione Europea obbligano gli stati membri a prendere in considerazione la reintroduzione di specie eliminate dall'azione degli esseri umani. &quot;Una delle specie da porre sulla lista dei possibili candidati - conclude Hetherington - &#232; proprio la lince eurasiatica&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;D. Hetherington, et. al., &quot;New evidence for the occurrence of Eurasian lynx (Lynx lynx) in medieval Britain&quot;. Journal of Quaternary Science, DOI: 10.1002/jqs.960 (2005). &lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Sam, 23 Oct 2005 11:22:29 +200</pubDate>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
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	<title>Troppo stress per i cuccioli di pinguini</title>
	<description>La visita dei turisti pu&#242; essere dannosa per i piccoli di pinguino.&lt;br&gt;&lt;br&gt;I pinguini di Magellano appena nati, se esposti a un gran numero di visitatori umani nei loro luoghi di riproduzione, esibiscono un picco significativamente superiore nei livelli di un ormone legato allo stress rispetto a quelli venuti alla luce nelle aree non visitate dall'uomo. Lo hanno scoperto alcuni ricercatori dell'Universit&#224; di Washington in uno studio pubblicato sul numero di ottobre della rivista &quot;Conservation Biology&quot;. Normalmente, spiega il biologo Brian Walker che ha diretto il lavoro, oggi alla Gonzaga University di Spokane, soltanto quando un pinguino raggiunge i 40-50 giorni di et&#224; mostra una risposta allo stress simile a quella che esibiscono i neonati nelle aree frequentate dai turisti.&lt;br&gt;Quando i pinguini di Magellano vengono alla luce, si trovano in una condizione molto immatura e indifesa. Il gruppo di Walker ha scoperto che una volta raggiunti i 70 giorni di et&#224;, all'incirca il periodo delle penne, i pinguini nelle aree visitate dagli umani risultano ormai abituati alla presenza dell'uomo molto pi&#249; di quelli nelle aree non frequentate ai turisti. &quot;Nelle aree turistiche, - commenta Walker - si pu&#242; camminare fra di loro senza che si preoccupino. Ma basta oltrepassare le colline e spostarsi nelle aree dove i turisti non vanno, e i pinguini mostreranno una certa inquietudine, scappando via o rifugiandosi nei nidi&quot;.&lt;br&gt;La ricerca &#232; stata condotta in una riserva di pinguini a Punta Tombo, in Argentina. I ricercatori hanno misurato il livello di un ormone chiamato corticosterone nei campioni di sangue di pinguini nati da 6 o 7 giorni. I risultati mostrano che il livello dei pinguini appena catturati &#232; del tutto normale, ma 30 e 60 minuti dopo la cattura i neonati esposti regolarmente alla visita di esseri umani presentano valori superiori di oltre tre volte al normale. Non ci sono prove di effetti negativi a breve termine - per esempio differenti tassi di crescita o differenze di peso - causati dai maggiori livelli di corticosterone. Ma non &#232; chiaro se l'ormone dello stress possa avere effetti a pi&#249; lungo termine. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Thu, 20 Oct 2005 10:41:02 +200</pubDate>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
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	<title>SOS ONU PER GORILLA,SCIMPANZE' E ORANGHI</title>
	<description>Roma, 1 settembre 2005 - &quot;Le foreste primarie rappresentano l'habitat di circa i tre quarti della biodiversit&#224; vegetale e animale terrestre e la loro distruzione gioca purtroppo un ruolo cruciale nell'attuale catastrofe biologica. La distruzione delle foreste primarie marcia a una velocit&#224; superiore ai 10 milioni di ettari l'anno (una superficie pari a oltre un terzo dell&#8217;Italia): se non riusciremo a fermare questa distruzione, sar&#224; inutile avviare costosi programmi per la protezione di gorilla, scimpanz&#233; e oranghi&quot; commenta Sergio Baffoni, della campagna foreste di Greenpeace. Greenpeace chiede al governo italiano di predisporre e attuare misure concrete e urgenti volte a fermare la massiccia importazione di legname abbattuto illegalmente. Il nostro paese &#232; in testa nelle classifiche di esportazione dei mobili e circa l'80% del legname che impiega e' di importazione. &quot;Le strade aperte dalle compagnie del legno sono intensamente utilizzate da organizzate bande di bracconieri dotati di armi da guerra e di protezioni altolocate, che stanno poco a poco vuotando le foreste della fauna selvatica. Gorilla, scimpanz&#232;, elefanti di foresta sono sempre pi&#249; a rischio, mentre si continuano a organizzare conferenze sulla biodiversit&#224; e gli impegni presi non vengono mantenuti&#8221; afferma Baffoni. &lt;br&gt;L'Italia, per esempio, &#233; il primo importatore di legname tropicale del Camerun, paese le cui foreste, assediate dall'industria del legno, sembrano avviate al declino. Il Camerun risulta poi il primo paese nella classifica della corruzione. Greenpeace ha mostrato le prove di numerosi casi di illegalit&#224;. Si calcola che circa la met&#224; del legname importato da questo paese possa essere di origine illegale. &lt;br&gt;In Gabon alla data di aprile risultava che il 60% delle concessioni forestali non avevano pagato le tasse. La Costa d'Avorio &#232; da ormai due anni travolta dalla guerra civile, ed il suo territorio &#232; ormai controllato dalle milizie armate. In questo paese, di cui l'Italia e' il principale importatore di legname, lo sfruttamento forestale rischia di giocare un ruolo nell'alimentare il conflitto armato che imperversa nel paese dal settembre 2002. Nella Repubblica Democratica del Congo la guerra resta una minaccia, mentre la Banca Mondiale progetta di aprire massicciamente il paese allo sfruttamento forestale. &lt;br&gt;Greenpeace ha recentemente intercettato nel porto di Anversa un carico di legname tropicale destinato alla societ&#224; di importazione Somex, proveniente dalla compagnia del legno camerunese Ing&#233;nierie Foresti&#232;re (Ing-F). Il legname proviene dal Bacino del Congo, la seconda foresta tropicale dopo l'Amazzonia. In queste aree l'elefante di foresta e i grandi primati come gorilla e scimpanz&#232; rischiano per sempre l'estinzione. La partita di legname proveniva da una delle pi&#249; discusse compagnie del legno, ripetutamente coinvolta in attivit&#224; forestali illegali. Nel corso di una delle proprie missioni sul campo in Africa, Greenpeace ha provato, impiegando i sistemi satellitari GPS, come la Ing-F abbia sfruttato illegalmente circa 1.820 ettari al di fuori dell'area assegnata. La Ing-F per&#242; gode di appoggi potenti: si ritiene che fino a poco fa appartenesse al figlio del Presidente della Repubblica del Camerun. &lt;br&gt;&quot;Non a caso, proprio il legname della Ing-F &#232; stato recentemente rinvenuto nei porti italiani contaminato da diossina. Ora &#232; innanzitutto necessario istituire dei controlli pi&#249; rigorosi, al fine di salvaguardare la sicurezza dei cittadini e il futuro del settore, ma &#232; evidente come sia necessaria maggiore trasparenza nel mercato internazionale del legno, a partire da una legge che fermi le importazione di legname abbattuto illegalmente&quot;. &lt;br&gt;Greenpeace ha denunciato, a marzo scorso, con un esposto alla Magistratura, il pericolo della diffusione del legname di origine africana contaminato con diossina. Il legname segato di ayous proveniente dal Camerun &#232; destinato ad operatori italiani del settore. Il pentaclorofenolo, che molto probabilmente rappresenta la prima causa di contaminazione da diossina, viene impiegato comunemente in molti paesi del Bacino del Congo oltre che in Camerun. Non solo, il trattamento chimico non &#232; di norma limitato all'ayous, ma ad altri legni teneri (frak&#233;, framir&#233; ecc). &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.it/foreste</link>
	<pubDate>Sat, 1 Oct 2005 14:25:59 +200</pubDate>
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	<source>Greenpeace</source>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>CYBER-AZIONE PER LE FORESTE</title>
	<description>In occasione della Giornata degli Alberi, il 21 marzo, Greenpeace ha lanciato la prima cyberazione per salvare le foreste e ha fornito gli strumenti per diventare cittadini attivi. Spesso i politici si ricordano degli elettori solo durante la campagna elettrorale. Ogni cittadino ha invece il diritto-dovere di informare i propri rappresentanti e far sapere loro come amministrare meglio la propria citta'. Per questo Greenpeace ha predisposto un sito dedicato all'attivismo, dotato di strumenti e opportunita' di lavoro&lt;br&gt;pratico: &lt;br&gt;http://www.greenpeace.it/progettoforeste/&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.it/progettoforeste/</link>
	<pubDate>Wed, 23 Mar 2005 19:13:08 +200</pubDate>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>UN IMPEGNO SUI RIFIUTI</title>
	<description>Gli italiani producono ogni anno circa 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. Il problema di come diminuire gli impatti ambientali, sanitari ed economici di questa massa di scarti attraverso la partecipazione e il consenso dei cittadini &#232; oggi una delle massime sfide per gli amministratori locali. In occasione delle prossime elezioni amministrative, Greenpeace chiede di promuovere iniziative mirate a prevenire la produzione dei rifiuti (e la loro pericolosit&#224;) e ad aumentare in modo progressivo gli obiettivi di raccolta differenziata (privilegiando il sistema porta a porta), riciclo e riutilizzo. Un'altr preoccupazione &#232; l'impiego degli impianti d'incenerimento nella gestione dei rifiuti. Gli inceneritori, infatti, per essere remunerativi hanno bisogno di bruciare quantit&#224; di rifiuti sempre maggiori. Questo in spregio agli obiettivi di prevenzione e di raccolta differenziata finalizzata al recupero di materia, principi che le normative europea e nazionale di settore promuovono secondo un ordine gerarchico di priorit&#224;. Gli inceneritori sono impianti complessi, inquinanti e costosi. Non distruggono i rifiuti, ma ne diminuiscono il volume e il peso, rendendo in ogni caso necessario l'utilizzo di discariche. Inoltre,  aumentano il traffico di mezzi pesanti con relativo inquinamento acustico ed atmosferico e costituiscono un disincentivo per il paesaggio ed altre attivit&#224; economiche attorno ad essi. Gli impianti d'incenerimento emettono sostanze chimiche pericolose che, anche quando rientrano nei limiti previsti per legge, comportano un rischio per loro stessa natura (si tratta, infatti, di sostanze persistenti e bioaccumulabili). Gli inceneritori, inoltre, non garantiscono un alto recupero energetico: il risparmio di energia che si ottiene dal riciclare pi&#249; volte un materiale o un bene di consumo &#232; molto superiore all'energia prodotta dalla combustione dei rifiuti. Se gli inceneritori non ricevessero i sussidi statali sotto forma di &#8220;certificati verdi&#8221; pagati da noi contribuenti non potrebbero essere sul mercato. Sono i cittadini che pagano due volte per i rifiuti bruciati: alla raccolta e all'incenerimento. Almeno il 30% dei rifiuti che produciamo sono rifiuti di natura organica (circa 10 milioni di tonnellate su un totale di 29,8). Raccogliere in modo differenziato i rifiuti organici per trasformarli in compost significa&lt;br&gt;principalmente:&lt;br&gt;- risparmiare in tasse sui rifiuti, perch&#233; vengono sottratti ad altri pi&#249; costosi sistemi di smaltimento;&lt;br&gt;- ridurre l'impatto sul territorio, perch&#233; avremo bisogno di meno discariche e meno inceneritori;&lt;br&gt;- restituire alla terra preziose sostanze nutritive.&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.it/new/elezioni_regionali.php</link>
	<pubDate>Wed, 23 Mar 2005 19:10:50 +200</pubDate>
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	<dateal>23/03/2005 19.10.50</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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<item>
	<title>Le grandi scimmie </title>
	<description>1)Un censimento dei Gorilla di Grauer&lt;br&gt;&lt;br&gt;La popolazione &#232; in crescita anche se la regione &#232; sconvolta dalla guerra. &lt;br&gt;Una popolazione isolata di rari gorilla di Grauer (Gorilla beringei graueri), che vivono fra eserciti ribelli e bande di bracconieri, &#232; riuscita a sopravvivere in una delle regioni pi&#249; pericolose dell'Africa, e secondo un recente censimento della Wildlife Conservation Society (WCS) potrebbe persino aumentare di numero. I conservazionisti affermano che un gruppo di guardaparchi, che ha difeso eroicamente i gorilla e la loro foresta pluviale nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, ha svolto un ruolo fondamentale nella salvaguardia di questi primati in pericolo.&lt;br&gt;Il censimento, condotto da Innocent Liengola del WCS, ha rivelato che sulle montagne del parco nazionale di Kahuzi-Biega vivono 168 gorilla. Il dato pi&#249; incoraggiante &#232; che un certo numero di questi ha figli piccoli. Nel 2000, un censimento svolto in condizioni difficili aveva stimato nella stessa area un numero di 120-130 animali. I rilevamenti preliminari in altre regioni del parco e nelle aree circostanti hanno mostrato a loro volta che questi rari primati continuano a sopravvivere, nonostante diversi rapporti recenti sostenessero che fossero a rischio di estinzione.&lt;br&gt;&quot;Il fatto che questa popolazione possa addirittura aumentare - ha dichiarato il conservazionista Jefferson Hall del WCS, che aveva condotto un primo censimento nel 1996 - &#232; tutto merito dei guardaparchi che hanno difeso il loro territorio dalle bande di ribelli e di bracconieri. Sono veri e propri eroi della conservazione. Sono assolutamente convinto che se le guardie non fossero rimaste a Kahuzi-Biega, oggi non ci sarebbe pi&#249; nessun animale&quot;. &lt;br&gt;&lt;br&gt;2)Il Bonobo verso l'estinzione&lt;br&gt;&lt;br&gt;Gli ultimi esemplari si trovano nella Repubblica Democratica del Congo. &lt;br&gt;Alcuni scienziati che lavorano nella Repubblica Democratica del Congo - l'unico paese dove vive ancora il bonobo - hanno trovato le prove del fatto che questi animali sono tuttora cacciati dai bracconieri anche nelle aree dove in teoria dovrebbero essere protetti.&lt;br&gt;Noti anche come scimpanz&#233; pigmei, i bonobo sono imparentati con l'uomo tanto quanto gli scimpanz&#233; (condividono con noi il 98 per cento dei geni). Gli studi di numerosi gruppi conservazionisti e del World Wildlife Fund (WWF) indicano che il loro numero &#232; in continuo calo. In molte regioni del parco nazionale di Salonga, dove in precedenza queste scimmie erano molto abbondanti, gli scienziati non riescono pi&#249; ad osservare nessun bonobo vivo: talvolta odono i loro richiami, o trovano nidi o escrementi, ma da mesi non avviene pi&#249; alcuna osservazione diretta.&lt;br&gt;&quot;All'inizio - spiega Peter Stephenson, coordinatore del programma African Great Apes del WWF - gli operatori erano semplicemente perplessi dal fatto di trovare meno bonobo del solito nelle aree dove erano molto diffusi. In seguito, hanno anche trovato numerose tracce di esseri umani che indicavano che si erano verificate battute di caccia. Poich&#233; si tratta di un parco nazionale, &#232; evidente che siamo di fronte a casi di bracconaggio&quot;.&lt;br&gt;Essendo la regione da sempre teatro di conflitti e guerre civili, &#232; possibile che bande armate si siano trasferite in alcune aree del parco. La loro necessit&#224; di procurarsi carne e cibo avrebbe peggiorato la situazione. Salonga &#232; l'unica area dove i bonobo dovrebbero essere protetti, nell'unico paese in cui vivono. Il WWF e altre associazioni hanno ora lanciato una nuova iniziativa per rintracciare le popolazioni rimanenti e impedire la loro estinzione. &lt;br&gt;&lt;br&gt;3)Gli ultimi Orangutan&lt;br&gt;&lt;br&gt;&#200; possibile stimare le popolazioni sorvolando la foresta con gli elicotteri. &lt;br&gt;Un tempo il sud-est asiatico ospitava centinaia di migliaia di orangutan: oggi rimangono solo due specie ad abitare due paesi: Indonesia e Malaysia. L'orangutan di Sumatra e quello del Borneo, invece, figurano nelle liste delle specie in pericolo di estinzione. In uno studio pubblicato sulla rivista &quot;PLoS Biology&quot;, Marc Ancrenaz e colleghi del Kinabatangan Orangutan Conservation Project (KOCP) presentano un metodo innovativo per contare in modo affidabile il numero di orangutan rimasti, e stimano che l'intera popolazione nel Sabah sia calata del 35 per cento negli ultimi 20 anni.&lt;br&gt;Gli sforzi di conservazione dipendono da dati affidabili sulla dimensione, la densit&#224; e la distribuzione delle popolazioni, ma le diverse stime sugli orangutan nel Sabah - che spaziano da 2.000 a 20.000 - sono ormai vecchie. &#201; difficile osservare direttamente gli animali, e di solito i ricercatori contano i nidi dove essi dormono di notte, un metodo faticoso e che richiede molto tempo. Il metodo sviluppato da Ancrenaz e colleghi permette invece di stimare il numero di orangutan sorvolando la foresta pluviale con gli elicotteri. Confrontando i dati presi a terra, raccolti nel corso di oltre due anni, con i conteggi aerei ottenuti in sole 72 ore, gli autori hanno calibrato e raffinato i propri risultati e sono stati in grado di determinare direttamente la distribuzione e le dimensioni delle popolazioni di orangutan in tutta l'area del Sabah (oltre 72.000 chilometri quadrati).&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.lescienze.it</link>
	<pubDate>Sat, 19 Feb 2005 19:16:03 +200</pubDate>
	<recorddate>19/02/2005 19.16.03</recorddate>
	<source>Merlorn</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>19/02/2005 19.16.03</datedal>
	<dateal>19/02/2005 19.16.03</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Delfini: alcune scoperte </title>
	<description>Il cervello dei delfini sarebbe aumentato di dimensioni in due precise fasi della loro evoluzione. &lt;br&gt;L'intelligenza e le capacit&#224; cognitive dei delfini e dei loro cugini acquatici affascinano gli uomini da molto tempo, ma nessuno sa ancora come e perch&#233; questi animali hanno sviluppato un cervello cos&#236; grande. Nella prima analisi comprensiva del suo genere, alcuni ricercatori descrivono come le dimensioni del cervello dei delfini sono cambiate negli ultimi 47 milioni di anni e forniscono alcune risposte su come queste specie si sono evolute rispetto agli esseri umani.&lt;br&gt;Lo studio, pubblicato sul numero di dicembre della rivista &quot;The Anatomical Record&quot;, &#232; stato condotto dallo psicologo Lori Marino dell'Emory University e dai colleghi Daniel McShea della Duke University e Mark Uhen del Cranbrook Institute of Science. I ricercatori hanno esaminato reperti fossili di balene dentate (il gruppo che comprende delfini, focene, beluga e narvali) dell'ordine dei cetacei e del sottordine degli odontoceti. Molte specie moderne di odontoceti presentano livelli di encefalizzazione estremamente elevati, e possiedono cervelli significativamente pi&#249; grandi di quanto ci si attenderebbe per le loro dimensioni corporee, secondi solo a quelli degli esseri umani.&lt;br&gt;Usando tecniche di tomografia computazionale, Marino e colleghi hanno quantificato e stimato in media le dimensioni di cervelli e corpi dei cetacei fossili. In totale, sono stati esaminati e misurati 66 crani fossili e 144 esemplari di cetacei moderni. I risultati forniscono una descrizione statistica senza precedenti dei livelli di encefalizzazione negli ultimi 47 milioni di anni, e rivelano che le dimensioni del cervello sono aumentate in modo significativo in due fasi critiche dell'evoluzione degli odontoceti.&lt;br&gt;La prima, verificatasi 39 milioni di anni fa, quando gli odontoceti si staccarono dal gruppo ancestrale degli Archaeoceti, fu accompagnata sia da un incremento del cervello che da un calo delle dimensioni corporee. La seconda, 15 milioni di anni fa, si verific&#242; in occasione dell'origine della famiglia dei delfini e fu probabilmente legata a cambiamenti nell'ecologia sociale degli animali. &lt;br&gt;Un altro studio di prossima pubblicazione rivelano uno strano fenomeno in merito all&#8217;abitudine dei  delfini di nuotare lentamente in circolo, quando si assopiscono. Ovvero, i delfini nell'emisfero settentrionale nuotano in senso antiorario, mentre quelli nell'emisfero meridionale nuotano in senso orario.&lt;br&gt;I mammiferi marini dormono soltanto con met&#224; del loro cervello alla volta, e nuotano continuamente anche mentre riposano. I delfini selvatici, e non solo quelli in cattivit&#224;, sono stati osservati nuotare in circolo mentre dormono, ed esemplari di varie specie erano stati osservati muoversi preferibilmente in senso antiorario. Ci&#242; aveva portato alcuni scienziati a chiedersi perch&#233; gli animali scegliessero questa direzione, ipotizzando magari un'asimmetria cerebrale. Ma quando Paul Manger, neuroetologo svedese, si &#232; trasferito all'Universit&#224; del Witwatersrand di Johannesburg, in Sud Africa, si &#232; reso conto che tutte le segnalazioni del movimento in senso antiorario provenivano dall'emisfero settentrionale. Nel locale delfinario, invece, gli animali passavano la maggior parte del tempo a nuotare in senso orario.&lt;br&gt;Ora che sembra chiaro che la direzione dipende dall'emisfero, le spiegazioni di questo comportamento non devono pi&#249; basarsi sull'anatomia dei delfini ma potrebbero essere dovute a &quot;forze globali&quot;. Manger e la collega Guinevere Stafne descriveranno i loro studi in un prossimo numero della rivista &quot;Physiology &amp; Behaviour&quot;.  Inoltre, per identificare i delfini non ci sar&#224; pi&#249; bisogno di etichette o marcatori fisici.&lt;br&gt;Infatti, i principi dei software per il riconoscimento dei volti possono essere usati anche per identificare singoli delfini o balene a partire da fotografie delle loro pinne. Il metodo promette di rendere pi&#249; semplice ai ricercatori e ai conservazionisti rintracciare i mammiferi marini, senza bisogno di etichette o marcatori fisici.&lt;br&gt;La capacit&#224; di riconoscere singoli animali all'interno di una popolazione &#232; fondamentale per i ricercatori che studiano il comportamento dei mammiferi marini, e per i conservazionisti che cercano di valutare lo stato di differenti specie selvatiche. Sapendo quali balene compiono un determinato viaggio, per esempio, &#232; possibile comprendere gli schemi migratori generali. &quot;Riuscire a identificare i singoli animali - spiega Luke Rendell dell'Universit&#224; di St. Andrews - ci consente di quantificare le popolazioni e di effettuare cos&#236; analisi pi&#249; consistenti&quot;.&lt;br&gt;In passato, i biologi segnavano le balene con marchi termici o con azoto liquido. Ma oltre a essere poco pratici, questi approcci potevano danneggiare gli animali o influenzare il loro comportamento. Ora Chandan Gope dell'Universit&#224; del Texas e colleghi hanno sviluppato un software che analizza gli schemi delle curve alle estremit&#224; delle pinne dorsali di delfini, balene e leoni di mare, partendo da semplici fotografie.&lt;br&gt;Le forme di queste parti del corpo cambiano poco con il passare del tempo, e costituiscono una &quot;impronta&quot; caratteristica che pu&#242; essere individuata in differenti fotografie dello stesso animale. Il programma confronta le curve con quelle presenti in un database e trova i risultati che combaciano meglio. &lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.lescienze.it</link>
	<pubDate>Sat, 19 Feb 2005 19:11:17 +200</pubDate>
	<recorddate>19/02/2005 19.11.17</recorddate>
	<source>Merlorn</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>19/02/2005 19.11.17</datedal>
	<dateal>19/02/2005 19.11.17</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Albatri intorno al mondo</title>
	<description>Individuato il tragitto compiuto dagli uccelli durante le loro migrazioni &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;Gli albatri costituiscono la famiglia di uccelli pi&#249; minacciata al mondo. Un nuovo studio, pubblicato sul numero del 14 gennaio 2005 della rivista &quot;Science&quot;, fornisce ora nuove speranze di identificare i loro percorsi migratori e i meccanismi di approvvigionamento, in modo da ridurne l'inutile massacro causato dalla pesca con palamiti o simili. La ricerca identifica per la prima volta l'habitat dell'albatro dalla testa grigia nel corso di un intero anno.&lt;br&gt;John Croxall del British Antarctic Survey (BAS) e colleghi hanno attaccato minuscoli dispositivi di geo-localizzazione alle zampe degli uccelli e ne hanno seguito il tragitto per oltre diciotto mesi, scoprendo che la maggior parte di loro viaggiava dal proprio sito di approvvigionamento al largo delle coste della Georgia meridionale, fino a regioni dell'Oceano Indiano sud-occidentale. Oltre la met&#224; di essi, poi, hanno effettuato incredibili viaggi attorno al globo: il pi&#249; rapido in soli 46 giorni.&lt;br&gt;&quot;Sapendo come gli albatri si spostano, e dove interagiranno con le navi da pesca, - spiega Croxall - i governi e le compagnie di pesca avranno informazioni precise per porre termine all'uccisione di questi uccelli. Soltanto una corretta combinazione di misure protettive potr&#224; ridurre drasticamente le loro morti&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;John P. Croxall, Janet R.D. Silk, Richard A. Phillips, Vsevolod Afanasyev, Dirk Briggs, &quot;Global circumnavigations: Tracking year-round ranges of non-breeding albatrosses&quot;. Science (14 gennaio 2005). &lt;br&gt; &lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.lescienze.it/index.php3?id=10176</link>
	<pubDate>Fri, 4 Feb 2005 08:39:43 +200</pubDate>
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	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>04/02/2005 8.39.43</datedal>
	<dateal>04/02/2005 8.39.43</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Diossina nelle uova in Germania</title>
	<description>Le uova di fattoria sarebbero pi&#249; contaminate di quelle di allevamento &lt;br&gt;  &lt;br&gt;Dopo la scoperta che alcune uova di galline ruspanti contenevano alti livelli di diossina, il governo tedesco ha richiesto nuovi standard ambientali pi&#249; elevati. Le uova contenenti la sostanza chimica cancerogena sono state trovate in diversi l&#228;nder tedeschi, probabilmente perch&#233; le galline ruspanti sono state lasciate libere su terreni contaminati. Il ministro dell'agricoltura Renate Kuenast ha invocato controlli pi&#249; severi.&lt;br&gt;&quot;Dovremmo avere una politica ambientale pi&#249; forte, - ha dichiarato il ministro al quotidiano Berliner Zeitung - dobbiamo assicurarci che i livelli di diossina vengano ridotti fino a sparire del tutto&quot;.&lt;br&gt;I consumatori tedeschi sono preoccupati dalle notizie, divulgate dai media, secondo le quali le uova provenienti da galline ruspanti hanno maggior probabilit&#224; di essere contaminate. I controlli in diverse regioni hanno mostrato che le uova di fattoria contengono livelli di diossina pi&#249; elevati di quelli delle uova di allevamento. Nella bassa Sassonia, per esempio, il 28 per cento di tutte le uova prodotte da galline ruspanti negli ultimi due anni &#232; risultato al di sopra dei limiti dell'Unione Europea per i livelli di diossina.&lt;br&gt;Alcune associazioni di consumatori hanno chiesto che tutte le uova con livelli elevati di diossina vengano tolte dal mercato. </description>
	<link>http://www.lescienze.it/index.php3?id=10221</link>
	<pubDate>Fri, 4 Feb 2005 08:32:54 +200</pubDate>
	<recorddate>04/02/2005 8.32.54</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>04/02/2005 8.32.54</datedal>
	<dateal>04/02/2005 8.32.54</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>WEB SENZA BARRIERE</title>
	<description>Si chiama &quot;BRAILLEnet System&quot;, ed &#232; un sistema che utilizza il pallino nero, che si trova nella tastiera di ogni computer, per trasformarlo nella schermata grafica del codice Braille in formato testo. Pagine senza immagini, in puro html per consentire un accesso facile e immediato a chi ha ancora un vecchio sistema operativo. Un sistema che rivoluziona l'approccio ad internet gi&#224; sperimentato con un collaboratore non vedente, Claudio Caranna, dottore in Fisica.&lt;br&gt;Autore del system e ideatore della schermata grafica del codice Braille nel web, il professor Giuseppe Micali, dirigente presso il Policlinico Universitario di Messina e webmaster di Asis news, giornale on line edito dall&#8217;Associazione Stampa Italiana Scolastica (Ente di formazione e di aggiornamento del personale della scuola accreditato, presso il Ministero dell'Istruzione, dell'Universit&#224; e della Ricerca).&lt;br&gt;BRAILLEnet System &#232; stato oggetto di un servizio nel telegiornale edito da RAI 3 Regione Puglia il 10 agosto 2004 (www. braillenet.it/rai) e, il 15 gennaio 2005, nella trasmissione &quot;Diversi da chi&quot; su RAI-Radio 1 ed e' stato pubblicato nell'Almanacco della Scienza, edito dall'Ufficio Stampa del CNR (http://150.146.47.106/rivistaonline/Articolo.asp?IDrubrica=9&amp;nomeFile=755_1_2005).&lt;br&gt;Primi al mondo, programmati dal Micali: il motore di ricerca &quot;www.braillenet.it&quot;, ove &#232; inserito il giornale telematico &quot;ASIS news&quot;, ambedue dedicati esclusivamente ai non vedenti, che potranno usufruire del sistema gratuitamente.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Materiale fotografico, link dei siti citati e altre informazioni: www.braillenet.it/infobraille - rassegna stampa: http://www.braillenet.it/stampa.htm - il codice Braille in formato testo: http://www.braillenet.it/caranna/braillenet/braillenet1.htm - http://www.asis-onlus.it/asisnews/press.htm (241 link di testate internet nazionali e internazionali che parlano di BRAILLEnet) - http://www.asis-onlus.it/asisnews/23.htm&lt;br&gt;Mario Calamia giornalista&lt;br&gt;direttore responsabile ASIS news&lt;br&gt;quindicinale di comunicazione ed informazione scolastica: www.asis-onlus.it/asisnews&lt;br&gt;e-mail: direttoreasisnews@braillenet.it&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.braillenet.it</link>
	<pubDate>Sam, 30 Jan 2005 21:01:26 +200</pubDate>
	<recorddate>30/01/2005 21.01.26</recorddate>
	<source>Mario Calamia</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>30/01/2005 21.01.26</datedal>
	<dateal>30/01/2005 21.01.26</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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<item>
	<title>2000 gazze condannate a morte </title>
	<description>&lt;br&gt;Pi&#249; di duemila gazze sono state condannate a morte dalla Provincia di Teramo che ne ha autorizzato la cattura e l'uccisione addirittura in aree protette quali le 27 Zone di ripopolamento della provincia, stanziando 4mila euro per finanziare la campagna di sterminio! &lt;br&gt;&lt;br&gt;Fino al prossimo 31 luglio, infatti, i cacciatori incaricati di questa strage dovranno catturare gli uccelli con apposite gabbie/trappole acquistate dall'Amministrazione e posizionate proprio vicino i nidi, nelle quali deve essere rinchiusa una gazza che funga da richiamo per le altre. Nella &#8220;campagna di morte&#8221; approvata all&#8217;unanimit&#224; dalla Giunta Provinciale (delibera n.172/2004) non mancano aspetti degni di un film dell'horror: gli uccelli intrappolati verranno soppressi con un metodo atroce, la &quot;disarticolazione delle vertebre cervicali sbattendo con vigore e velocit&#224; d'azione la nuca dell'animale sullo spigolo vivo di una superficie rigida&quot;, metodo peraltro di difficile attuazione perch&#233; si tratta di volatili di discrete dimensioni i quali, quando si sentono minacciati, ritraggono il collo. &lt;br&gt;&lt;br&gt;La LAV ha incaricato i propri legali di diffidare l'Amministrazione provinciale di Teramo a sospendere immediatamente la strage di gazze, in quanto la delibera risulta illegittima anche per la violazione di diverse disposizioni nazionali e regionali in materia tra cui la legge nazionale sulla caccia n.157 del 1992. &quot;Quello autorizzato dalla Provincia e&#8217; un vero massacro &#8211; dichiara Ennio Bonfanti, responsabile &#8220;fauna&#8221; LAV &#8211; poiche&#8217; in questo periodo le gazze sono in piena fase riproduttiva: l'uccisione degli adulti di gazza, quindi, provochera&#8217; anche la morte per inedia dei piccoli nei nidi, tra atroci sofferenze. Si tratta di una barbarie inutile e del tutto gratuita, indegna di una societ&#224; civile. Alla Provincia chiediamo di revocare immediatamente la deliberazione; qualora cio&#8217; non dovesse accadere, la LAV si riserva di intraprendere nuove e forti iniziative legali nei confronti dell'Amministrazione&quot;. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Perch&#233; queste efferate uccisioni? Secondo LAV, la delibera per lo sterminio delle gazze e&#8217; basata su una falsa e strumentale accusa di nocivita&#8217; di questi uccelli, che vengono accusati dal mondo venatorio di distruggere le nidiate della selvaggina di ripopolamento (fagiani, starne, ecc.), ovvero delle prede dei cacciatori stessi. Peccato che nella delibera non e&#8217; indicato nemmeno un caso di reale danno alla fauna in nessuna delle zone di ripopolamento di Teramo! Risulta inaccettabile, poi, che questa barbara strage sia pure sovvenzionata con i soldi della collettivita&#8217;. &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.infolav.org</link>
	<pubDate>Thu, 10 Jun 2004 09:45:43 +200</pubDate>
	<recorddate>10/06/2004 9.45.43</recorddate>
	<source>LAV - Lega Antivivisezione Italiana</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>10/06/2004 9.45.43</datedal>
	<dateal>10/06/2004 9.45.43</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
</item>
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	<title>Meno test sugli animali</title>
	<description>Meno test sugli animali  &lt;br&gt; &lt;br&gt;marted&#236; 8 giugno 2004, Il Pensiero Scientifico Editore  &lt;br&gt;  &lt;br&gt;Una ditta di biotecnologia scozzese punta su nuove procedure che possano ridurre notevolmente il numero di sperimentazioni sugli animali per testare i farmaci. Nello specifico i ricercatori stanno crescendo cellule del fegato a partire da coltivazioni di cellule staminali in modo da evitare di dover testare il danno epatico sugli animali da laboratorio. &lt;br&gt;I ricercatori dell&#8217;Edinburgh&#8217;s Roslin institute, esperti in materia di cellule staminali, stanno collaborando con la ditta scozzese, esperta in materia di epatologia, al fine di unire i saperi e saltare a pi&#233; pari l&#8217;utilizzo di animali per i test. Per i promotori della ricerca il fine &#232; principalmente, neanche a dirlo, economico, consentirebbe di testare pi&#249; rapidamente dei farmaci, e di avere delle risposte che sicuramente sono conformi alle caratteristiche umane, saltando il tramite animale. &lt;br&gt;&lt;br&gt;In secondo luogo, affermano i ricercatori, si potrebbero evitare milioni di morti inutili di questi animali, fornendo un&#8217;idea pi&#249; precisa dei possibili effetti collaterali per l&#8217;uomo in stadi di sperimentazione iniziali e pi&#249; rapidi. Tutti i dettagli del progetto verranno presentati in questi giorni alla conferenza sulle biotecnologie d&#8217;avanguardia Bio 2004 di San Francisco (6-9 giugno), un evento senza paragoni nel settore in tutto il mondo. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt; &lt;br&gt; &lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.yahoo.it</link>
	<pubDate>Wed, 9 Jun 2004 09:43:06 +200</pubDate>
	<recorddate>09/06/2004 9.43.06</recorddate>
	<source>Yahoo</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>09/06/2004 9.43.06</datedal>
	<dateal>09/06/2004 9.43.06</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Carne di Cane</title>
	<description>Cani che attraversano i confini italiani per essere adottati da famiglie tedesche, svizzere e austriache. Un mondo d'amore dunque, circonda il miglior amico dell'uomo aldil&#224; delle Alpi. Bestiole che in Italia nessuno vuole, perch&#232; vecchi, storpi, meticci o appartenenti a razze &quot;fuori moda&quot; trovano in altri Paesi europei una miracolosa sistemazione. Per chi ha dei dubbi, per chi non conosce certe realt&#224; e anche per chi vive nell'ottusit&#224; delle proprie convinzioni, un invito a leggere o rileggere le pagine che si trovano sul sito di Bairo al link  http://www.bairo.info/lettera_traffici.html&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ma non basta.....&lt;br&gt;&lt;br&gt;Avete mai sentito parlare di salsiccia in scatola di cane? O wuster canino, spezzatino di cane pronto da riscaldare, prosciutto canino, lardo canino di Labrador, arrosto canino in salsa del terrier, Bandog o Retriever?&lt;br&gt;&lt;br&gt;Queste alcune delicatezze che vanno per la maggiore in Germania e anche in Svizzera. Cani importati usati per la nouvelle cousine. La carne di cane &#232; come la carne di cavallo, con poco colesterolo e altamente digeribile. Inoltre non &#232; aggredita da epidemie come quella dei polli o della Bse (mucca pazza), quindi pi&#249; sicura. Qualsiasi razza &#232; utilizzata per la macellazione, quindi anche i meticci. Bisogna solo distinguere la carne da brodo da quella per altre lavorazioni.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Scartati cervello e intestino che non vengono usati in cucina.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Esistono anche delle macellerie adibite a questa &quot;lavorazione&quot; e i prezzi per l'acquisto dei pezzi di cane sono abbordabili. Ci sono anche offerte tipo &quot;compri tre paghi due&quot; su ogni tipo di carne di cane: dal prosciutto allo spezzatino in umido.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Pensate che stia impazzendo per caso??&lt;br&gt;&lt;br&gt;Niente affatto. Date una sguardo a questo link http://www.hundefeind.de/hundemetzgerei.html  tedesco in cui viene riportato quello che vi ho scritto.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il cane come animale da macello: ci avete mai pensato? Sapete quanti sono le mucche, i maiali, i cavalli, i conigli ecc, usati per il consumo di carne?&lt;br&gt;Milioni....non bastano mai..............&lt;br&gt;&lt;br&gt;Anche i cani che vanno oltre confine non bastano mai: riflettete gente, perch&#232; l'orrore non &#232; solo nei paesi asiatici, ma proprio dietro l'angolo di casa nostra. Tra vicini.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Enrica staff di Bairo&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.bairo.info</link>
	<pubDate>Wed, 9 Jun 2004 09:41:51 +200</pubDate>
	<recorddate>09/06/2004 9.41.51</recorddate>
	<source>Gruppo Bairo</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>09/06/2004 9.41.51</datedal>
	<dateal>09/06/2004 9.41.51</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Bloccata nave con soia OGM a Chioggia</title>
	<description>GREENPEACE BLOCCA NAVE CON SOIA OGM A CHIOGGIA&lt;br&gt;&lt;br&gt;Roma, 9 maggio 2004 - Questa mattina la nave di Greenpeace &quot;Esperanza&quot; ha intercettato al largo di Chioggia la nave Keoyang Majesty, carica di 40.000 tonnellate di soia Ogm proveniente dall'Argentina. Dall'Esperanza sono partiti 3 gommoni per bloccare la nave degli Ogm e 4 attivisti sono riusciti a salire a bordo della Keoyang Majesty: due si sono incatenati all'interno delle cabine delle due gru, il terzo a bloccare la discesa della passerella.&lt;br&gt;Un quarto attivista si &#232; legato alla catena esterna dell'ancora per bloccare la nave e ha aperto uno striscione con la scritta &quot;Difenditi dagli OGM&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;L'Italia importa ogni anno 4,2 milioni di tonnellate di soia per la mangimistica animale e per la produzione di alimenti quali gelati, biscotti e merendine: si stima che 3 milioni di tonnellate di questa soia siano Ogm.&lt;br&gt;Chioggia &#232; uno dei porti dove arriva in Italia la soia Ogm.&lt;br&gt;&quot;I consumatori italiani non vogliono gli Ogm nel piatto e hanno il diritto di rifiutare il cibo transgenico. Ai consumatori deve essere garantito anche il diritto di sapere se la carne, il pesce o le uova che mangiano derivano da animali nutriti con Ogm, cosa che la nuova normativa europea non garantisce&quot;, spiega Federica Ferrario, di Greenpeace Italia.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il carico della Keoyang Majesty &#232; destinato alle multinazionali Bunge e Cargill, due delle principali aziende che esportano e trasformano soia, a livello mondiale.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;La soia Ogm non solo non sfama il mondo, come invece suggerisce il marketing  di multinazionali quali la Monsanto, ma distrugge l'ambiente in Argentina, dove viene coltivata, e arriva in Europa solo per nutrire maiali, mucche e polli - commenta l'argentina Daniela Montalto di Greenpeace -.&lt;br&gt;Abbiamo il diritto di dire NO alla soia Ogm&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Tutte e tre le navi di Greenpeace, in questo momento, continuano a battersi per un unico obiettivo, fermare gli OGM: la nave &quot;Esperanza&quot; nel Mediterraneo, il rompighiaccio &quot;Arctic Sunrise&quot; in Brasile e l'ammiraglia &quot;Rainbow Warrior&quot; in Australia.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La settimana scorsa, attivisti di Greenpeace a bordo della nave &quot;Arctic Sunrise&quot; hanno impedito l'entrata nel porto di Paranagua, in Brasile, della nave &quot;Global Wind&quot; che trasportava 30.000 tonnellate di soia OGM dall'&lt;br&gt;Argentina. La nave &#232; stata bloccata nuovamente da un team di attivisti che si &#232; mosso da terra ieri, quando la nave ha tentato nuovamente di attraccare nello stesso porto.&lt;br&gt;&lt;br&gt;- DISPONIBILI IMMAGINI VIDEO&lt;br&gt;- FOTO IN ALTA RISOLUZIONE SU: www.greenpeace.it&lt;br&gt;&lt;br&gt;Visita il sito OGM: www.greenpeace.it/ogm&lt;br&gt;&lt;br&gt;Per informazioni:&lt;br&gt;Ufficio stampa, Gabriele Salari  348/3988615 Federica Ferrario, responsabile campagna OGM, 348/3988616 Daniela Montalto, 0031 629001131&lt;br&gt;&lt;br&gt;Greenpeace Italia&lt;br&gt;Via M.Gelsomini 28 - 00153 Roma Italy&lt;br&gt;tel 06/5729991 fax 06/5783531&lt;br&gt;Conto Corrente Postale n. 67951004&lt;br&gt;http://www.greenpeace.it&lt;br&gt;per informazioni: info@greenpeace.it&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.it/ogm</link>
	<pubDate>Mon, 10 May 2004 09:29:02 +200</pubDate>
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	<source>Greenpeace</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>10/05/2004 9.29.02</datedal>
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<item>
	<title>Questionario sulla carta e le foreste</title>
	<description>Un'azione semplice e veloce per aiutarci a salvare le foreste:&lt;br&gt; RISPONDI AL QUESTIONARIO SULLA CARTA E LE FORESTE!&lt;br&gt; &lt;br&gt; http://www.greenpeace.it/scrittori/sondaggio.htm&lt;br&gt; &lt;br&gt; Il questionario mira a scoprire l'atteggiamento ed il&lt;br&gt; comportamento d'acquisto dei lettori rispetto ai libri stampati su carta&lt;br&gt;amica delle foreste. I risultati del sondaggio saranno poi presentati&lt;br&gt; alle case editrici e alle cartiere, per proporre loro di incentivare la&lt;br&gt; produzione su carta&lt;br&gt; amica delle foreste (carta riciclata senza cloro e con alte&lt;br&gt; percentuali di fibre post-consumo, o con fibre certificate FSC).&lt;br&gt; Con poco puo' cambiare tanto. E fare la differenza!&lt;br&gt; &lt;br&gt; Suggeritelo a tutti i conoscenti, alle mailing list, ai newsgroups&lt;br&gt; eccetera! Mandatelo ad amici, parenti, conoscenti! E' importante&lt;br&gt; avere tante risposte!!!!&lt;br&gt; &lt;br&gt; Contiamo su tutti voi&lt;br&gt; &lt;br&gt; Greenpeace Italia&lt;br&gt; Via M.Gelsomini 28 - 00153 Roma Italy&lt;br&gt; tel 06/5729991 fax 06/5783531&lt;br&gt; Conto Corrente Postale n. 67951004&lt;br&gt; http://www.greenpeace.it&lt;br&gt; per informazioni: info@greenpeace.it&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.it/scrittori/sondaggio.htm</link>
	<pubDate>Fri, 7 May 2004 12:46:36 +200</pubDate>
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	<source>Greenpeace</source>
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	<dateal>07/05/2004 12.46.36</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>I gorilla del Congo verso l'estinzione</title>
	<description>Un programma multimilionario cercher&#224; di salvare l'ecosistema &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;La popolazione mondiale di gorilla delle pianure (Gorilla beringei graueri), una specie in pericolo che si trova quasi esclusivamente nella Repubblica Democratica del Congo, &#232; precipitata di pi&#249; del 70 per cento nell'ultimo decennio. Secondo gli scienziati, non rimarrebbero pi&#249; di 5.000 individui contro i 17.000 del 1994.&lt;br&gt;Ma un nuovo investimento di diversi milioni di dollari per salvare i gorilla potrebbe aiutare a salvare la specie dall'estinzione. La Conservation International (CI), con il suo Global Conservation Fund, sta per finanziare un progetto di tre anni del Dian Fossey Gorilla Fund International (DFGFI) per rafforzare il suo programma nella regione, mirato ad aiutare i gorilla e altri animali e piante che si trovano nel loro habitat.&lt;br&gt;&quot;La scomparsa quasi improvvisa del gorilla delle pianure - sostiene Juan Carlos Bonilla di CI - sottolinea il preoccupante declino di un intero ecosistema. Ma il nostro tentativo, che coinvolge anche trib&#249; locali, governi nazionali e organizzazioni non governative, rappresenta uno sforzo senza precedenti per preservare la regione&quot;.&lt;br&gt;L'investimento aumenter&#224; la protezione di pi&#249; di tre milioni di ettari di territorio, dove vive circa il 97 per cento della popolazione dei gorilla. La regione, Maiko Tayna Kahuzi-Biega, contiene un elevato grado di ricchezza biologica e di endemismi. Pur essendo un'area protetta sin dal 1938, il parco nazionale di Maiko lo &#232; solo sulla carta e non gode di una reale protezione. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&#169; 1999 - 2003 Le Scienze S.p.A. &lt;br&gt; &lt;br&gt; &lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.lescienze.it/index.php3?id=8811</link>
	<pubDate>Fri, 23 Apr 2004 09:08:01 +200</pubDate>
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	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Natura</category>
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	<author>bibrax.natura</author>
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<item>
	<title>Comunicato stampa LAV</title>
	<description>Comunicato Stampa:&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;CACCIA, OGGI ALLA CAMERA PROSEGUE ESAME DELLE 13 LEGGI-KILLER. LETTERA DELLA LAV AL PRESIDENTE DE GHISLANZONI: &#8220;NUOVE NORME INCOMPATIBILI COL DIRITTO COMUNITARIO, TROPPE PRESSIONI SUI PARLAMENTARI. FUCILI A PALLETTONI SONO PURA INCIVILTA&#8217;&#8221;.&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;Oggi, in sede di comitato ristretto della Commissione Agricoltura della Camera, proseguira&#8217; l&#8217;esame delle 13 leggi-killer relative all'abbattimento di nutrie, gabbiani e cormorani (relatore on. Bellotti) ed alle modifiche alla legge 157/1992 (relatore on. Onnis). La LAV, in una lettera inviata al Presidente della Commissione on. Giacomo de Ghislanzoni Cardoli, denuncia che le nuove norme in discussione &#8211; miranti a stravolgere l&#8217;attuale legge, ad aumentare le specie ed i tempi di caccia, a liberalizzare il nomadismo venatorio &#8211; sono incompatibili con il diritto comunitario e con il progresso civile e culturale raggiunto dalla societ&#224; italiana.&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;&#8220;L&#8217;Italia e' gia' stata condannata quattro volte dalla Corte di Giustizia UE nel 1987, nel 1991 e nel 2001 per gli stessi motivi (caccia a specie protette, calendari venatori troppo ampi, caccia in primavera, ecc.) che oggi, incredibilmente,  la Commissione si appresta ad approvare &#8211; denuncia Ennio Bonfanti, responsabile &#8220;fauna&#8221; LAV -. I testi in esame prevedono una deregulation complessiva della caccia che viola la direttiva 79/409/CEE sugli uccelli al solo scopo di accontentare l&#8217;elettorato venatorio pi&#249; estremista. Non passa giorno che non si assista alle maldestre pressioni che talune Associazioni venatorie (la ricca e potente Federcaccia in primis) esercitano sui parlamentari del centrodestra e del centrosinistra per giungere subito all'approvazione delle leggi-killer. E' scandaloso che armieri, cacciatori e trafficanti di animali selvatici siano le uniche e vere &quot;specie protette&quot; per i nostri parlamentari&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;Nella lettera, la LAV replica alle affermazioni del Presidente de Ghislanzoni che, nei giorni scorsi, aveva difeso la bonta&#8217; delle proposte in esame: &#8220;E&#8217; impossibile sostenere tale posizione perche' in nessuno dei 13 testi di legge c&#8217;e&#8217; un solo articolo, un solo comma che serva a  proteggere la fauna od a ridurre le stragi delle doppiette &#8211; conclude Ennio Bonfanti &#8211; viceversa vengono demoliti limiti e divieti, si autorizzano massacri di animali e viene garantita l&#8217;impunita&#8217; ai bracconieri! Forse per l&#8217;on. de Ghislanzoni la proposta del deputato Onnis di consentire i fucili a pallettoni rappresenta una &#8220;gestione europea della caccia&#8221;? Per noi, e per il 72% degli italiani intervistati dall&#8217;Abacus, e' una proposta da brividi, &#232; pura barbarie, pura incivilta' &#8221;.&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;07.04.2004 &lt;br&gt;&lt;br&gt;_______________________________________________________&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ufficio stampa LAV: 064461325 &#8211; 3332210604 &#8211; www.infolav.org &lt;br&gt;&lt;br&gt;Firma le Petizioni della LAV contro la caccia cliccando su: &lt;br&gt;www.infolav.org/petizioni/index.htm &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.infolav.org</link>
	<pubDate>Wed, 7 Apr 2004 11:29:05 +200</pubDate>
	<recorddate>07/04/2004 11.29.05</recorddate>
	<source>LAV - Lega Antivivisezione Italiana</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>07/04/2004 11.29.05</datedal>
	<dateal>07/04/2004 11.29.05</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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<item>
	<title>Una rete di aree protette</title>
	<description>Allo studio incentivi economici per la protezione dell'ambiente &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;Pi&#249; di 180 nazioni hanno firmato un accordo che, si spera, rallenter&#224; la perdita di specie e di habitat in tutto il mondo. I delegati hanno deciso di mettere in piede una rete di aree protette terrestri e marine e di offrire incentivi economici alle nazioni pi&#249; povere affinch&#233; proteggano meglio l'ambiente.&lt;br&gt;L'accordo &#232; stato aggiunto quasi all'alba, al termine di una lunga conferenza organizzata dalle Nazioni Unite nel corso di un incontro a Kuala Lumpur, in Malesia. I promotori hanno fissato degli obiettivi e delle tabelle di marcia da rispettare nei prossimi sei anni per far fronte alla velocit&#224; con cui molte specie continuano a sparire. Entro il 2010, la maggior parte delle aree del globo che ospitano una grande biodiversit&#224; dovrebbero far parte di un network di aree protette.&lt;br&gt;Tuttavia, alcuni esperti si sono dichiarati insoddisfatti soprattutto per quanto riguarda la salvaguardia degli oceani. Anche se i delegati erano d'accordo per stabilire nuove aree marine protette nei prossimi otto anni, non si &#232; giunti a nessun piano in proposito.</description>
	<link>http://www.lescienze.it/index.php3?id=8617</link>
	<pubDate>Mon, 1 Mar 2004 09:29:04 +200</pubDate>
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	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Natura</category>
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	<author>bibrax.natura</author>
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<item>
	<title>La fine del corallo australiano</title>
	<description>I coralli non riusciranno ad adattarsi all'aumento della temperatura dell'acqua &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;La grande barriera corallina australiana perder&#224; la maggior parte dei suoi coralli entro il 2050 e, nel caso peggiore, scomparir&#224; del tutto entro il 2100 a causa del riscaldamento globale. Lo sostiene uno studio del Centro di Studi Marini dell'Universit&#224; del Queensland, commissionato dal World Wide Fund for Nature (WWF).&lt;br&gt;I ricercatori sostengono che esistono poche prove che i coralli si possano adattare sufficientemente in fretta all'incremento delle temperature marine, anche tenendo conto dell'aumento pi&#249; basso previsto dai modelli climatici, pari a circa 2 gradi. Alla distruzione dei coralli contribuiranno inoltre l'eccessiva pesca e l'inquinamento delle acque.&lt;br&gt;Secondo lo studio, entro circa 15 anni le industrie turistiche e della pesca che prosperano sulla barriera corallina perderanno migliaia di milioni di dollari. Entro la met&#224; del secolo, rester&#224; in vita meno del 5 per cento del corallo australiano. E sparir&#224; anche la maggior parte dei pesci colorati che rendono celebre la barriera.&lt;br&gt;&quot;Nel caso peggiore, - recita lo studio - le popolazioni di coralli collasserano entro il 2100 e il loro ristabilimento sar&#224; estremamente improbabile almeno nei seguenti 200-500 anni&quot;.</description>
	<link>http://www.lescienze.it/index.php3?id=8618</link>
	<pubDate>Mon, 1 Mar 2004 09:28:08 +200</pubDate>
	<recorddate>01/03/2004 9.28.08</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>01/03/2004 9.28.08</datedal>
	<dateal>01/03/2004 9.28.08</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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<item>
	<title>LAC: salvare i cuccioli del Montello</title>
	<description>Comunicato del 20 febbraio 2004&lt;br&gt;&lt;br&gt;LA LAC DIFFIDA IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI TREVISO LUCA ZAIA PER&lt;br&gt;SALVARE I CUCCIOLI DI LEPRE E VOLPE DALL&#8217;ADDESTRAMENTO DEI CANI DA CACCIA&lt;br&gt;SUL MONTELLO&lt;br&gt;&lt;br&gt;La LAC Lega per l&#8217;Abolizione della Caccia Sezione del Veneto, in persona&lt;br&gt;del Delegato Regionale Massimo Vitturi, oggi 20 febbraio ha notificato al&lt;br&gt;Presidente della Provincia, Luca Zaia, una diffida formale a lui&lt;br&gt;indirizzata per scongiurare l&#8217;approvazione dell&#8217;addestramento cani&lt;br&gt;effettuato sul Montello nel mese di marzo con il pretesto del censimento&lt;br&gt;delle Beccacce.&lt;br&gt;Lo scorso anno un funzionario della provincia, senza in necessario parere&lt;br&gt;dell&#8217;Istituto Nazionale Fauna Selvatica, aveva autorizzato un esercito di&lt;br&gt;cacciatori, ben 102, delle Riserve di Volpago, Giavera, Nervesa, Crocetta e&lt;br&gt;Montebelluna, ad &#8220;effettuare il censimento delle Beccacce sul Montello&#8221; con&lt;br&gt;l&#8217;uso di centinaia di cani da caccia.&lt;br&gt;La LAC vuole bloccare in anticipo l&#8217;ennesimo trucchetto della Provincia di&lt;br&gt;Treviso, messo in atto lo scorso mese di marzo, teso scavalcare le leggi in&lt;br&gt;vigore pur di consentire alle frange pi&#249; estremiste dei cacciatori di&lt;br&gt;addestrare i loro cani in pieno periodo di divieto e in un&#8217;area di alto&lt;br&gt;pregio ambientale tutelata addirittura dalla Comunit&#224; Europea con&lt;br&gt;la &#8220;Direttiva Habitat&#8221;.&lt;br&gt;Va ricordato che lo scorso anno pi&#249; di 14.000 cittadini trevigiani hanno&lt;br&gt;chiesto con una petizione al Presidente Luca Zaia, rimasta purtroppo&lt;br&gt;scandalosamente ignorata e snobbata, l&#8217;istituzione di un&#8217;oasi di protezione&lt;br&gt;che comprendeva tutto il territorio del Montello.&lt;br&gt;La LAC con questa diffida vuole evitare un nuovo provvedimento per il&lt;br&gt;prossimo mese di marzo con il quale si consentirebbe il massacro di&lt;br&gt;migliaia di cuccioli come leprottini, volpacchiotti, tassi e pullus di&lt;br&gt;merli, nati da pochi giorni, i quali privi di difese e scovati dai pesanti&lt;br&gt;cani da caccia verrebbero sbranati o schiacciati.&lt;br&gt;La LAC inoltre ha chiesto a Zaia copia dei risultati dei fantomatici&lt;br&gt;censimenti delle Beccacce, notoriamente impossibili da realizzare a causa&lt;br&gt;del fatto che questo &#232; un uccello migratore in continuo movimento, con lo&lt;br&gt;scopo di verificare sino a che punto la provincia si &#232; spinta pur di&lt;br&gt;accontentare i cacciatori.&lt;br&gt;Nella diffida la LAC ha ricordato al Presidente Zaia che:&lt;br&gt;1) l&#8217;articolo 18 della legge regionale del Veneto sulla caccia, la&lt;br&gt;L.R.50/93, prevede: &#8220;L'addestramento e l'allenamento dei cani da caccia &#8230; &#232;&lt;br&gt;consentito dalla terza domenica di agosto fino alla seconda domenica di&lt;br&gt;settembre &#8230;&#8221;;&lt;br&gt;2) l&#8217;articolo 5 della Direttiva &#8220;Uccelli&#8221;, la 409/79/CEE, prevede: &#8220;(&#8230;) gli&lt;br&gt;Stati membri adottano le misure necessarie per instaurare un regime&lt;br&gt;generale di protezione di tutte le specie di uccelli(&#8230;) che comprenda in&lt;br&gt;particolare il divieto (&#8230;) di disturbarli deliberatamente in particolare&lt;br&gt;durante il periodo di riproduzione e di dipendenza (&#8230;)&#8221;;&lt;br&gt;3) il Montello &#232; stato individuato come area S.I.C. (Sito di Importanza&lt;br&gt;Comunitaria) in attuazione della Direttiva &#8220;Habitat&#8221;, la 92/43/CEE,&lt;br&gt;relativa alla conservazione degli habitat naturali e della fauna selvatica&#8221;.&lt;br&gt;Ha dichiarato Massimo Vitturi Delegato della LAC del Veneto: &#8216;Questa volta&lt;br&gt;abbiamo voluto giocare di anticipo con una specifica diffida indirizzata&lt;br&gt;direttamente a Zaia. Siamo stanchi di questa amministrazione che fa di&lt;br&gt;tutto per accontentare le frange pi&#249; estremiste del mondo venatorio&lt;br&gt;arrivando a compromettere la fauna di tutto il Montello in un periodo&lt;br&gt;delicatissimo e a violare precise leggi come accaduto lo scorso anno. Ora,&lt;br&gt;forti di una diffida formale, abbiamo le carte in regola per potere&lt;br&gt;compiere i successivi e gravi passi legali qualora venisse ripetuto questo&lt;br&gt;scandaloso provvedimento&#8217;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;LAC Lega Abolizione Caccia - Sezione del Veneto - </description>
	<link>http://www.lacveneto.it</link>
	<pubDate>Fri, 20 Feb 2004 16:23:49 +200</pubDate>
	<recorddate>20/02/2004 16.23.49</recorddate>
	<source>LAC - Lega Abolizione Caccia</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>20/02/2004 16.23.49</datedal>
	<dateal>20/02/2004 16.23.49</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Altro che vita da cani!</title>
	<description>Altro che vita da cani! &lt;br&gt;Fido malato delle malattie del padrone &lt;br&gt;Tali padroni, tali cani. Tra animali e uomini le analogie, in fatto di malattie, sono sempre pi&#249; numerose. Ricercatori americani, riuniti a Seattle per il congresso dell'American Association for the Advancement of Science, infatti rivelano che secoli di stretta convivenza hanno reso i nostri amici a quattro zampe vulnerabili alle patologie prima diffuse solo fra gli uomini.  &lt;br&gt;I cani si ammalano quindi delle malattie dei loro padroni. Una diagnosi che non va certo a vantaggio degli animali. Insomma per barboncini e dalmata era forse pi&#249; semplice quando era solo &quot;una vita da cani&quot;. Centinaia di anni trascorsi condividendo con l'uomo ambiente, acqua e cibo hanno lasciato il segno. Cos&#236; sono sempre pi&#249; diffusi tumori, epilessia, cecit&#224; e glaucoma anche fra i cani di casa. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Ma se per Fido non &#232; una buona notizia, per la scienza pu&#242; diventarlo. Le analogie fra le malattie che colpiscono cani e uomini infatti, spiegano gli esperti, mostrano che le ricerche sul genoma e sulle cause genetiche delle patologie di questi animali possono avere ricadute importanti anche per noi. &lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.tgcom.it</link>
	<pubDate>Fri, 20 Feb 2004 10:37:35 +200</pubDate>
	<recorddate>20/02/2004 10.37.35</recorddate>
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	<category>Natura</category>
	<datedal>20/02/2004 10.37.35</datedal>
	<dateal>20/02/2004 10.37.35</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Il diesel produce pi&#249; smog</title>
	<description>Il diesel produce pi&#249; smog&lt;br&gt;Anche i carburanti &quot;ecologici&quot; inquinano &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;L'utilizzo diffuso dei motori diesel, spesso ritenuto &quot;pi&#249; verde&quot; delle alternative a benzina, aumenterebbe invece lo smog nell'aria. Lo sostengono due nuove ricerche curate da Mark Jacobson, esperto di inquinamento atmosferico dell'Universit&#224; di Stanford.&lt;br&gt;I diesel emettono tipicamente meno biossido di carbonio rispetto ai veicoli a benzina, riducendo in tal modo il contribuito al riscaldamento globale. Ma questo, secondo Jacobson, non rende necessariamente il diesel un'alternativa sicura per l'ambiente: i diesel producono infatti una maggior quantit&#224; di ossidi di azoto, che contribuiscono allo smog, la miscela di inquinanti che si forma nell'atmosfera in seguito a reazioni chimiche innescate dalla luce del sole. Il principale costituente dello smog &#232; l'ozono a bassa quota, che viene prodotto quando gli idrocarburi e gli ossidi di azoto reagiscono insieme. Nell'alta atmosfera l'ozono protegge la Terra dalle radiazioni ultraviolette dannose, ma a livello del mare &#232; dannoso a sua volta.&lt;br&gt;Jacobson ha realizzato al computer un modello della qualit&#224; dell'atmosfera per studiare che cosa succederebbe se tutti i veicoli degli Stati Uniti funzionassero a diesel. Ha scoperto che i livelli di smog aumenterebbero significativamente in tutta la nazione. In molte regioni, ci&#242; sarebbe sufficiente a peggiorare sensibilmente la qualit&#224; dell'aria, con gravi rischi per la salute umana. Lo smog, infatti, riduce le funzioni polmonari e aumenta i tassi di mortalit&#224;.&lt;br&gt;I motori diesel, inoltre, producono maggior particolato delle macchine alimentate a benzina. Si tratta di particelle in grado di peggiorare problemi di salute quali l'asma e di contribuire al riscaldamento globale.&lt;br&gt; &lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.lescienze.it</link>
	<pubDate>Wed, 18 Feb 2004 16:40:22 +200</pubDate>
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	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
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	<datedal>18/02/2004 16.40.22</datedal>
	<dateal>18/02/2004 16.40.22</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Clima e piante in pericolo</title>
	<description>Uno studio ripercorre 48.000 anni di mutamenti climatici in Amazzonia &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;Molte specie di piante delle Ande orientali potrebbero non sopravvivere ai forti cambiamenti climatici previsti nei prossimi cento anni. Lo sostiene un nuovo studio dell'ecologo Miles Silman della Wake Forest University, pubblicato sul numero del 6 febbraio della rivista &quot;Science&quot;.&lt;br&gt;Silman, con i collaboratori Mark Bush e Dunia Urrego del Florida Institute of Technology, ha documentato i cambiamenti climatici e i mutamenti della composizione della foresta amazzonica negli ultimi 48.000 anni. Si tratta del primo studio continuo dei cambiamenti climatici di uno dei maggiori hotspot di biodiversit&#224; del pianeta. I ricercatori hanno raccolto campioni di sedimenti da un remoto lago sul versante orientale delle Ande peruviane e hanno analizzato il polline fossilizzato in ciascuno strato per determinare quali piante crescevano nella regione e con quale abbondanza da prima del picco dell'ultima era glaciale fino ai giorni nostri.&lt;br&gt;I dati mostrano che le foreste sulle montagne pi&#249; basse delle Ande possiedono una storia ricca di cambiamenti climatici profondi ma non rapidi. I mutamenti di temperatura furono graduali, forse con una media inferiore a un grado Celsius ogni 1000 anni. &quot;L'atteso riscaldamento di 1-4 gradi nei prossimi 100 anni, - ha commentato Silman - preoccupa per la sopravvivenza a lungo termine di questi sistemi&quot;.</description>
	<link>http://www.lescienze.it/index.php3?id=8561</link>
	<pubDate>Fri, 13 Feb 2004 11:10:38 +200</pubDate>
	<recorddate>13/02/2004 11.10.38</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>13/02/2004 11.10.38</datedal>
	<dateal>13/02/2004 11.10.38</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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<item>
	<title>Animali:esseri senzienti</title>
	<description>Una buona notizia di questi ultimi giorni, breve ma importante:&lt;br&gt;il testo base di modifica dell'art. 9 della Costituzione, approvato dalla &lt;br&gt;commissione affari costituzionali su indicazione del relatore on. Giulio &lt;br&gt;Schmidt marted&#236; 3 febbraio 2004, comprende la tutela degli animali in quanto &lt;br&gt;&quot;esseri senzienti&quot;. Ecco il testo:&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;La Repubblica riconosce l'ambiente, i suoi ecosistemi, le sue biodiversit&#224;, &lt;br&gt;valori primari per la salvaguardia e lo sviluppo della qualit&#224; della vita; &lt;br&gt;garantisce la loro protezione e ne promuove il rispetto, sulla base dei &lt;br&gt;principi di reversibilit&#224;, precauzione e responsabilit&#224;, anche nell'interesse &lt;br&gt;delle future generazioni; tutela le esigenze, in materia di benessere, degli &lt;br&gt;animali in quanto esseri senzienti&quot;.</description>
	<link>http://www.agireora.org</link>
	<pubDate>Tue, 10 Feb 2004 10:00:58 +200</pubDate>
	<recorddate>10/02/2004 10.00.58</recorddate>
	<source>AgireOra</source>
	<category>Natura</category>
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	<dateal>10/02/2004 10.00.58</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Educare i cani con gli occhi</title>
	<description>Educare i cani con gli occhi, non con le mani&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;  &lt;br&gt;Un cane spesso si sente &#171;in colpa&#187; &lt;br&gt; &lt;br&gt;    di ROBERTO ALLEGRI &lt;br&gt;&lt;br&gt;Quando si parla di educazione di un cane, si sentono spesso parole come &#171;disciplina&#187; e &#171;fermezza&#187;, termini che, insieme ai comandi impartiti in lingua tedesca, tendono a dare una veste un po&#8217; militare al rapporto col proprio animale. La disciplina &#232; indispensabile anche quando si educa un bambino, ma non si deve esagerare: al cane si pu&#242; insegnare qualsiasi cosa anche semplicemente parlandogli e trattandolo con dolcezza, senza per forza gridargli ordini come un militare. Fin da cucciolo il cane vede nel padrone una figura paterna, un membro del branco di rango superiore, cui tributare il rispetto che merita, allo stato selvatico, il maschio dominante. Ma per farsi obbedire dal proprio animale non serve alzare le mani o la voce, metodi che hanno il risultato di incutergli timore. &#200; sufficiente un&#8217;occhiata in tralice o uno sguardo fisso per pochi secondi, proprio come farebbe un cane adulto con un cucciolo troppo invadente. Quello che si ottiene comportandosi cos&#236;, &#171;da cani&#187; e non da energumeni maneschi, &#232; strabiliante. I cani sanno leggere sul nostro viso, perch&#233; questo &#232; il loro normale modo di comunicare: rabbia, paura, dolore, preoccupazione e cos&#236; via alterano i lineamenti, in maniera impercettibile per noi, ma molto eloquente per un cane. Perci&#242; un&#8217;espressione contrariata &#232; mille volte pi&#249; efficace di qualsiasi manrovescio, che per un cane &#232; solamente un attacco fisico. Quando ha commesso qualche marachella esso assume l&#8217;&#171;aria da colpevole&#187; non perch&#233; sa di avere sbagliato, ma perch&#233; &#232; intimorito dalla nostra espressione arrabbiata. Tiene le orecchie abbassate e la coda tra le gambe nel tentativo di attutire la nostra aggressivit&#224;, ma senza avere coscienza del perch&#233; siamo adirati con lui. In queste condizioni, se lo picchiamo aumentiamo in modo devastante la sua angoscia. La punizione, mai fisica, deve avvenire pochissimi secondi dopo il &#171;crimine&#187;; trascorso questo breve tempo, &#232; impossibile per il cane collegare il suo comportamento col rimprovero. Prendiamo ad esempio un cucciolo che ha fatto pip&#236; in casa. &#200; importante insegnargli che deve sporcare fuori, ma usare la forza &#232; un errore. Qualcuno sostiene che bisogna strofinargli il muso nella pip&#236; sgridandolo e strattonandolo per la collottola, o picchiarlo con un giornale arrotolato, ma &#232; assurdo; si deve invece coglierlo sul fatto, e soltanto in questo caso pronunciare un &#171;no&#187;! secco, assumendo un&#8217;espressione dura. Viviamo in armonia col nostro cane e impariamo a vedere in lui un fratello minore o un figlio, non un essere inferiore al quale imporsi. Konrad Lorenz in un suo libro racconta che una volta il suo cane lo morse involontariamente: stava litigando con un altro cane e quando Lorenz lo afferr&#242; per separarlo, si gir&#242; mordendolo, credendo di essere attaccato alle spalle. Subito si rese conto di aver ferito il padrone e di colpo assunse un&#8217;espressione cos&#236; affranta, che Lorenz temette che stesse per avere un infarto. Perci&#242;, sebbene avesse una mano sanguinante, si mise ad accarezzarlo, parlandogli dolcemente e cercando di spiegargli che non era accaduto nulla di grave, che non era arrabbiato con lui. Il cane rimase a lungo immobile, tremando come una foglia, e solo dopo insistenti rassicurazioni si calm&#242;. C&#8217;&#232; molto da imparare da questo episodio. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Animali domestici &lt;br&gt; &lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.bairo.biz</link>
	<pubDate>Fri, 6 Feb 2004 09:53:48 +200</pubDate>
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	<source>Giornale di Brescia</source>
	<category>Natura</category>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Salvare le tartarughe embricate</title>
	<description>Salvare le tartarughe embricate dai bracconieri.&lt;br&gt;L'abitudine illegale di rimuovere le uova dai nidi &#232; notevolmente diminuita &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;La pesca di frodo di una popolazione di tartarughe di mare embricate lungo la costa del Nicaragua &#232; diminuita di pi&#249; del 79 per cento, grazie a un programma unico nel suo genere, sviluppato dalla Wildlife Conservation Society (WCS) con il sostegno delle comunit&#224; locali, dei gruppi di pescatori e delle agenzie governative.&lt;br&gt;Secondo i ricercatori, che hanno pubblicato i risultati dello studio sulla rivista &quot;Chelonian Conservation and Biology&quot;, nell'arco di un periodo di quattro anni la pratica della rimozione illegale di uova di tartaruga dai nidi su diverse isole come le Pearl Cays &#232; calata da quasi il 100 per cento fino ad approssimativamente il 21 per cento. &quot;Il Pearl Cays Hawksbill Conservation Project - ha dichiarato Cynthia Lagueux del WCS - dimostra quanto siano importanti i partner locali nella protezione di una specie in pericolo. La sorveglianza delle spiagge e la protezione attiva delle femmine e delle loro uova pu&#242; fare la differenza per la sopravvivenza di una specie in via di estinzione in questa parte dei Caraibi&quot;.&lt;br&gt;Con un peso che pu&#242; raggiungere i 90 chili e un guscio lungo quasi un metro, la tartaruga embricata &#232; ormai scomparsa da molte regioni del mondo dove si trovava in passato. Viene cacciata a scopi alimentari, per le uova e il suo prezioso guscio, che viene venduto commercialmente come &quot;guscio di testuggine&quot; per essere usato nelle montature degli occhiali, nelle spazzole e in molti oggetti di bellezza. La specie &#232; considerata in serio pericolo dalla World Conservation Union (IUCN). La sua compravendita, inoltre, &#232; vietata dalla Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie in Pericolo (CITES).</description>
	<link>http://www.lescienze.it/index.php3?id=8499</link>
	<pubDate>Wed, 4 Feb 2004 09:24:53 +200</pubDate>
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	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>04/02/2004 9.24.53</datedal>
	<dateal>04/02/2004 9.24.53</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Rischio Uranio  uccelli oper. Colibr&#236;</title>
	<description>APERTO IL TIR CONTENENTE 80.000 ANIMALI SEQUESTRATI DAL CORPO FORESTALE NELL'OPERAZIONE COLIBRI'.&lt;br&gt;IL CARICO VERRA' DISTRUTTO PERCHE' E' ANCHE A RISCHIO URANIO IMPOVERITO.&lt;br&gt; &lt;br&gt;http://www.vigilanzambientale.it/  &lt;br&gt; &lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;Un gruppo di attivisti di LAC, ENPA e LIPU, hanno potuto assistere alle operazioni di catalogazione degli oltre 80.000 animali selvatici contenuti in un tir frigo, lungo poco meno di 15 metri, sequestrato nell'ambito dell'operazione del CFS denominata 'Colibri' che ha stroncato un fiorente commercio illegale di fauna selvatica proveniente dall'Est Europeo.&lt;br&gt;Il Tir frigo, con targa straniera, &#232; stato aperto ieri presso un magazzino del Corpo Forestale di Verona, sito nel Comune di Peri (VR), alla presenza degli animalisti e di 12 uomini del Corpo Forestale dello Stato, all'interno c'erano accatastati centinaia di scatoloni ubicati su numerosi pallets, ciascuno riportante il nome del destinatario, contenenti sacchetti dove erano rinchiusi i poveri animali oggetto di autentiche carneficine.&lt;br&gt;Dopo la paziente e minuziosa catalogazione degli uomini del CFS, tutto il carico verr&#224; distrutto tramite inceneritore perch&#233; questi animali, cacciati nelle terre dell' ex Jugoslavia, possono essere stati contaminati dall'uranio impoverito delle bombe lanciate dagli USA durante la recente guerra.&lt;br&gt;Le scene viste dagli animalisti sono state a dir poco agghiaccianti: una piccola collinetta di cadaveri di Beccacce appena catalogate, molti uccelli ancora aggrovigliati tra di loro a causa del ghiaccio, alcune teste di Capriolo con gli occhi sbarrati facevano pensare al terrore vissuto negli ultimi istanti di vita di queste creature, alcune lepri avevano appeso dello sterco emesso a causa della paura provata nell'essere uccise, centinaia di oche ammassate per la catalogazione avevano creato diverse collinette ciascuna composta da soggetti della stessa specie; tra gli uccelli protetti c'erano la Moretta tabaccata (protetta dalla Convenzione di Washington), Migliarini di palude, Fanelli, Pispole, Verdoni, Ballerine gialle e molti altri.&lt;br&gt;Questo carico &#232; purtroppo solo uno dei tanti che giungono illegalmente in Italia e che vanno a fornire il traffico di fauna destinata a privati e a ristoratori delle province venete di Verona, Vicenza, Treviso e Venezia, con gravi conseguenze anche di carattere sanitario.&lt;br&gt;Alcune oche e anatre erano gi&#224; piene di larve della mosca carnaria, anch'esse congelate, ci&#242; perch&#233; nei casoni di caccia lungo il Danubio mancando l'energia elettrica non ci sono celle frigo e gli animali a volte, prima di essere congelati, passano anche alcuni giorni ammucchiati all'aperto diventando facile preda degli insetti.&lt;br&gt;Ha dichiarato Andrea Zanoni del Coordinamento Protezionista Veneto: 'Pu&#242; facilmente accadere, a chi si reca presso ristoratori senza scrupoli, di assaporare bocconi di anatra all'arancio misti a qualche larva di mosca carnaria e conditi inconsapevolmente con uranio impoverito; cade cos&#236; quindi il mito del piatto veneto a base di 'polenta e osei' che potrebbe essere ribattezzato in 'polenta, osei e uranio impoverito'.'&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.vigilanzambientale.it</link>
	<pubDate>Sat, 31 Jan 2004 13:51:47 +200</pubDate>
	<recorddate>31/01/2004 13.51.47</recorddate>
	<source>Vigilanza Ambientale</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>31/01/2004 13.51.47</datedal>
	<dateal>31/01/2004 13.51.47</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Uccelli Europei in pericolo</title>
	<description>Uccelli europei in pericolo&lt;br&gt;Il declino &#232; forte soprattutto nell'Europa nord-occidentale &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;Nel giro di un quarto di secolo, l'agricoltura moderna in Europa ha ridotto di un terzo il numero di 24 comuni specie di uccelli. Lo sostiene uno studio di ornitologi della Royal Society for the Protection of Birds, di BirdLife International e dell'European Bird Census Council. Secondo i ricercatori, il declino &#232; forte soprattutto nei paesi dell'Europa nord-occidentale e nelle regioni pi&#249; soggette a coltivazioni intensive.&lt;br&gt;Lo studio, che fornisce un indicatore dell'andamento delle popolazioni di uccelli selvatici nelle regioni agricole, comprende informazioni su specie che abitano in undici degli attuali membri dell'Unione Europea, in cinque di quelli che vi entreranno a maggio 2004, pi&#249; la Svizzera e la Norvegia. L'indicatore mostra che, in tutta Europa, gli esemplari delle specie prese in considerazione (fra le quali allodole, pavoncelle e zigoli gialli) sono calati di un terzo dal 1980, soprattutto a causa dell'agricoltura intensiva.&lt;br&gt;BirdLife sostiene che i nuovi futuri membri dell'UE debbano imparare dall'esempio dei membri fondatori. &quot;Se l'ambiente e la fauna non verranno messi al centro delle politiche agricole - spiegano i ricercatori - ci sar&#224; un ulteriore declino o persino l'estinzione di molte specie, soprattutto nelle regioni finora rimaste intatte e risparmiate dai danni prodotti dalle coltivazioni intensive&quot;. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&#169; 1999 - 2003 Le Scienze S.p.A.&lt;br&gt; &lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.lescienze.it</link>
	<pubDate>Sat, 31 Jan 2004 11:15:38 +200</pubDate>
	<recorddate>31/01/2004 11.15.38</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Natura</category>
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	<dateal>31/01/2004 11.15.38</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Contrabbando di Fauna Selvatica</title>
	<description>CONTRABBANDO DI FAUNA SELVATICA: CORPO FORESTALE DELLO STATO SEQUESTRA SULLA TRIESTE-VENEZIA DUE TIR CON CIRCA 70000 UCCELLI E 1000 ALTRI ANIMALI, TRA UNGULATI E LEPRI, UCCISI IN BATTUTE DI CACCIA NEI PAESI BALCANICI.&lt;br&gt;&lt;br&gt;LA LAV: &#8220;IL CONTRABBANDO DI SELVAGGINA E&#8217; UN FENOMENO IN PREOCCUPANTE AUMENTO&#8221;.&lt;br&gt;&lt;br&gt; La LAV plaude all&#8217;operazione &#8220;Colibr&#236;&#8221;, condotta dal Corpo Forestale dello Stato che, in collaborazione con il Corpo Forestale Regionale del Friuli Venezia Giulia, ha portato allo smantellamento di un&#8217;organizzazione dedita al traffico di selvaggina dai paesi dell&#8217;Est verso l&#8217;Italia.&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;Nella notte tra il 21 e 22 gennaio, gli agenti del Nucleo Investigativo Polizia Forestale ed Ambientale del CFS di Verona hanno sequestrato sulla Trieste-Venezia due Tir adibiti al trasporto di congelati. Al loro interno hanno trovato circa dieci tonnellate di fauna importata illegalmente, di cui circa 70000 uccelli, tra Anatidi, Fagiani, Beccace ecc. e circa 1000 tra Cervi, Lepri e Caprioli, tra cui probabilmente specie protette da convenzioni internazionali. Gli animali, tutti provenienti da battute di caccia avvenute nei paesi balcanici, erano destinati alle tavole di ristoranti e privati.&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;&#8220;Da alcuni anni la caccia di frodo &#232; diventata un&#8217;attivit&#224; transnazionale, e sono numerosi i casi accertati di importazione illegale di fauna abbattuta nei Paesi dell&#8217;Est. &#8211; ha dichiarato Ciro Troiano, responsabile LAV dell&#8217;Osservatorio Nazionale Zoomafia &#8211; Quest&#8217;operazione del Corpo Forestale dello Stato dimostra che il fenomeno &#232; in preoccupante crescita, soprattutto se si considera l&#8217;ingente quantit&#224; di animali sequestrati rispetto ad operazioni analoghe avvenute negli scorsi anni che, ad esempio, nel 2001 portarono al sequestro di 11000 uccelli al confine con la Croazia, mentre nel 2002 al confine tra Ungheria ed Austria furono sequestrati a tre cacciatori italiani 41000 uccelli appartenenti a specie protette&#8221;.&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;L&#8217;organizzazione, con il coinvolgimento di alcune agenzie venatorie, si preoccupava di garantire ai cacciatori italiani che si recavano nei paesi balcanici (Serbia, Montenegro, Ungheria ecc.) per partecipare alle battute di caccia, tutta l&#8217;attrezzatura venatoria necessaria, nonch&#233;  la possibilit&#224; di alloggio, ma soprattutto garantiva il rientro in Italia delle prede grazie a &#8220;trasportatori compiacenti&#8221;.&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;&#8220;L'operazione Colibr&#236; dimostra che dietro la caccia si nascondono interessi economici notevoli, che spesso coinvolgono organizzazioni criminali - dichiara Ennio Bonfanti, responsabile &quot;fauna&quot; della LAV - tutto l'opposto dell'immagine del cacciatore &quot;romantico&quot;, &quot;amico della natura&quot; e attento &quot;guardiano dell'ambiente&quot;, che certi politici e dirigenti venatori italiani tentano di propagandare. E' un fatto grave che, proprio in questi giorni, la Commissione Agricoltura della Camera sta esaminando una decina di nuove proposte di legge che eliminano le sanzioni penali per bracconieri e trafficanti di selvaggina, estendono a dismisura l'elenco delle specie cacciabili e la stagione venatoria, regalano pi&#249; libert&#224; di massacro a quelle 700mila doppiette che il 71% degli Italiani vorrebbe appese al chiodo&#8221;.&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;26.1.2004&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ufficio stampa LAV 064461325 &#8211; 3391742586   www.infolav.org&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt; &lt;br&gt;LAV - Lega Anti Vivisezione&lt;br&gt;Via Sommacampagna 29 - 00185 Roma&lt;br&gt;Resp.le Ufficio Stampa&lt;br&gt;Maria Falvo&lt;br&gt;tel. 064461325 - 339.1742586 - fax 064461326&lt;br&gt;ufficiostampa@infolav.org&lt;br&gt;www.infolav.org&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.infolav.org</link>
	<pubDate>Mon, 26 Jan 2004 17:08:07 +200</pubDate>
	<recorddate>26/01/2004 17.08.07</recorddate>
	<source>Comunicato LAV</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>26/01/2004 17.08.07</datedal>
	<dateal>26/01/2004 17.08.07</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>A rischio il salmone d'allevamento </title>
	<description>WASHINGTON - Il salmone proveniente dagli allevamenti &lt;br&gt;ittici europei &#232; cos&#236; contaminato da sostanze cancerogene &lt;br&gt;che, nel peggiore dei casi, non dovrebbe essere mangiato &lt;br&gt;pi&#249; di tre volte l'anno. L'allarme arriva da un gruppo di &lt;br&gt;scienziati americani e canadesi che, in un rapporto che &#232; &lt;br&gt;il pi&#249; esaustivo mai realizzato sulla materia, ha preso in &lt;br&gt;esame 700 campioni di esemplari selvatici e d'allevamento, &lt;br&gt;acquistati in tutta Europa e in Nord e Sud America. Sul &lt;br&gt;pesce, sono stati rilevati i livelli di quattordici &lt;br&gt;sostanze tossiche, riconosciute come cancerogene: dal &lt;br&gt;bifenolo policlorurato alla diossina, dalla dieldrina al &lt;br&gt;toxafene, ovvero gli inquinanti chimici persistenti, che &lt;br&gt;costituiscono la cosiddetta 'sporca dozzina' di pesticidi, &lt;br&gt;messa al bando a livello mondiale. &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://qn.quotidiano.net/art/2004/01/09/5082838</link>
	<pubDate>Mon, 12 Jan 2004 11:11:09 +200</pubDate>
	<recorddate>12/01/2004 11.11.09</recorddate>
	<source>Internet</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>12/01/2004 11.11.09</datedal>
	<dateal>12/01/2004 11.11.09</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Decreto scorie, ancora non ci siamo</title>
	<description>GREENPEACE E WWF:  DECRETO SCORIE, ANCORA NON CI SIAMO&lt;br&gt;&lt;br&gt;Roma, 16 dicembre 2003 - Per Greenpeace e WWF il decreto scorie, appena approvato al Senato, seppur con un minimo migliorativo, (la  gestione definitiva del deposito non verra' piu' affidata in concessione), rimane profondamente pericoloso. &quot;Ancora non ci siamo- affermano Domitilla Senni, direttore di Greenpeace e  Gaetano Benedetto, politiche istituzionali del WWF  apprezziamo il forte richiamo all'intesa con la conferenza stato-regioni, ma  ribadiamo la pericolosita' del fatto che si continui a parlare di opera militare ,  non garantendo cosi' il rispetto delle procedure di informazione e partecipazione dei cittadini&quot;. Va infatti rilevato che un conto e' un sito difeso dai militari e un altro e' un'opera militare.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Permane una gestione commissariale, sia pure solo per le scorie di III categoria, le piu' pericolose, che in Italia rappresentano dopo lo smantellamento delle centrali una quota dell'ordine di circa 8000 m3: una piccola quantita' ma pari al 90% della radioattivita' delle scorie esistenti. Rimane nel DL 314/2003, la previsione di una Commissione ad hoc quando esisterebbero gli enti di ricerca competenti. Le associazioni ambientaliste, ribadiscono un chiaro No all'esportazione delle scorie, come proposto dal ministro Matteoli, e al loro interramento e  chiedono di ripartire da quanto deciso all'unanimita' dalla Commisione bicamerale sul ciclo dei rifiuti nel '99. Il sito nazionale per i rifiuti di II categoria deve essere individuato e deve mantenere il principio di reversibilita'. Per tali ragioni e preferibile una soluzione di un sito di superficie che andra' controllato per il tempo necessario al decadimento delle scorie ai livelli della crosta terrestre. Anche i rifiuti di III categoria e piu' opportuno che vengano ospitati temporaneamente in un deposito ingegneristico di superficie. In merito all'invio di materiale nucleare all'impianto di riprocessamento di Sellafield, che prosegue da Saluggia preoccupa la possibile estensione dell'invio a tutto il combustibile irraggiato, che dovrebbe prendere la strada di The Hague (Francia).&lt;br&gt;&lt;br&gt;E' necessario fermare le attivita' di riprocessamento del combustibile irraggiato, processo che implica grande produzione di scorie di II e III categoria, emissioni di radioattivita' in aria e in acqua, trasporti in andata e ritorno di scorie ad alta attivita', che ha come unico scopo effettivo l'estrazione di plutonio. Per ragioni ambientali e di non proliferazione atomica e meglio lasciare il plutonio nelle barre irraggiate e progettarne lo stoccaggio a secco in opportuni depositi temporanei.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.it</link>
	<pubDate>Wed, 17 Dec 2003 09:04:44 +200</pubDate>
	<recorddate>17/12/2003 9.04.44</recorddate>
	<source>Greenpeace</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>17/12/2003 9.04.44</datedal>
	<dateal>17/12/2003 9.04.44</dateal>
	<guid isPermaLink="true">http://www.noumeanews.it/news.read.asp?Guid=1722</guid>
	<author>bibrax.natura</author>
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<item>
	<title>COP9, climbers di GP in azione</title>
	<description>GREENPEACE ALLA COP9: EUROPA INVESTI NELL'EOLICO, BASTA CON IL NUCLEARE&lt;br&gt;&lt;br&gt;Milano, 9 dicembre 2003 - I climbers di Greenpeace sono entrati in azione questa mattina alla Fiera di Milano, dove si svolge la Cop9, aprendo un enorme striscione con scritto &quot;Europe Europe go wind&quot;, con il simbolo dell'energia atomica nella lettera &quot;O&quot; che si trasforma fino ad assumere la forma di un'elica dei generatori eolici. Secondo Greenpeace il nucleare e' una fonte energetica vecchia, costosa e pericolosa e che pone il problema irrisolto delle scorie. Il nucleare e' in&lt;br&gt;declino: nessun reattore e' stato installato negli ultimi 4 anni e ce ne vorranno almeno altri 10 prima che entri in funzione una nuova centrale e allo stesso tempo molte dovranno essere smantellate. Nonostante questo l'Italia, paese che ospita la conferenza sul clima e presiede l'Unione Europea, sta investendo nell'energia nucleare invece che nelle rinnovabili. &quot;Bisogna sconfiggere il cambiamento climatico, ma l'Europa non deve puntare sul nucleare come qualche dinosauro vorrebbe, ma scegliere energie pulite, sicure ed inesauribili. Bisogna avere il coraggio di dire no alle lobby nucleariste e scegliere l'eolico&quot; afferma Ascanio Vitale, responsabile campagna clima di Greenpeace. L'energia eolica, invece, sta vivendo un forte sviluppo tecnologico e una crescita della potenza installata: in Germania soltanto, oltre 3.200MW di eolico sono stati installati lo scorso anno e forniscono energia a piu' di 2 milioni di case. Nell' Unione Europea, si prevede l'installazione di 75.000MW di eolico entro il 2010, triplicando la potenza installata oggi ed aggiungendo l'equivalente della produzione di 14 grandi centrali nucleari. Secondo lo studio di Greenpeace &quot;Eolo o Plutonio?&quot;, che ha analizzato il caso del contestato reattore EPR, che verrebbe costruito in Francia con una partecipazione anche dell'Enel, e' possibile con un investimento equivalente produrre 2.3 volte piu' energia ed ottenere 5 volte piu' posti di lavoro investendo nell'eolico. Con un impianto eolico si darebbe energia a 6,5 milioni di case, con il nucleare a meno della meta'.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;L'energia nucleare e' la piu' vulnerabile agli effetti del cambiamento climatico ed un obiettivo critico di eventuali attacchi terroristici, mentre una rete di piccoli impianti e l'uso delle fonti rinnovabili ci garantiscono meno black-out e zero rischi&quot; ha detto Ascanio Vitale, responsabile campagna clima di Greenpeace. Domani, 10 Dicembre, la Commissione Europea dovrebbe proporre il pacchetto&lt;br&gt;Energia: tre direttive che riguardano la sicurezza dell'approvvigionamento d'energia ed il rischio black-out, linee guida per reti transeuropee e l'accesso alle reti di trasmissione di gas. La sicurezza dell'approvvigionamento energetico dovrebbe essere anche discussa al Consiglio dei ministri Energia il prossimo 15 dicembre.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Di' subito NO anche tu ai progetti dell'ENEL sul nucleare in Francia, invia un'email al presidnete dell'ENEL collegandoti a: http://www.greenpeace.it/clima/cyber.htm&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Leggi lo studio &quot;Eolo o Plutonio?&quot;, in francese su http://www.greenpeace.fr&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.it/clima/cyber.htm</link>
	<pubDate>Wed, 10 Dec 2003 09:10:33 +200</pubDate>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Decreto scorie: pericolosa proroga</title>
	<description>GREENPEACE E WWF SU DECRETO SCORIE: PERICOLOSA PROROGA GESTIONE COMMISSARIALE&lt;br&gt;&lt;br&gt;Roma, 4 dicembre 2003 - Per Greenpeace e Wwf il decreto scorie, appena approvato alla Camera rimane viziato dal permanere di una gestione commissariale, sia pure solo per le scorie di III categoria, le piu' pericolose, che in Italia rappresentano dopo lo smantellamento delle centrali una quota dell'ordine di circa 8000 m3: una piccola quantita' ma pari al 90% della radioattivita' delle scorie esistenti. &quot;Basta con i commissari straordinari e con le Commissioni ad hoc quando esistono gli enti di ricerca competenti- affermano Domitilla Senni, direttore di Greenpeace e Gaetano Benedetto, politiche istituzionali del Wwf -il decreto introduce finalmente l'intesa con la conferenza stato-regioni, ma le garanzie di trasparenza  del processo ancora non ci sono, visto che si continua a parlare di opera militare , ne' viene garantito il rispetto delle procedure di informazione e partecipazione dei cittadini, a cominciare da una seria e approfondita valutazione comparativa di impatto ambientale.&quot;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Le associazioni ambientaliste, ribadiscono un chiaro No all'esportazione delle scorie, come proposto dal ministro Matteoli, e al loro interramento e chiedono di ripartire da quanto deciso all'unanimita' dalla Commisione bicamerale sul ciclo dei rifiuti nel '99. Il sito nazionale per i rifiuti di II categoria deve essere individuato e deve mantenere il principio di reversibilita'. Per tali ragioni e preferibile una soluzione di un sito di superficie che andra' controllato per il tempo necessario al decadimento delle scorie ai livelli della crosta terrestre. Anche i rifiuti di III categoria e piu' opportuno che vengano ospitati temporaneamente in un deposito ingegneristico di superficie. In merito all'invio di materiale nucleare all'impianto di riprocessamento di Sellafield, che prosegue da Saluggia preoccupa la possibile estensione dell'invio a tutto il combustibile irraggiato, che dovrebbe prendere la strada di The Hague (Francia). E' necessario fermare le attivita' di riprocessamento del combustibile irraggiato, processo che implica grande produzione di scorie di II e III categoria, emissioni di radioattivita' in aria e in acqua, trasporti in andata e ritorno di scorie ad alta attivita', che ha come unico scopo effettivo l'estrazione di plutonio. Per ragioni ambientali e di non proliferazione atomica e meglio lasciare il plutonio nelle barre irraggiate e progettarne lo stoccaggio a secco in opportuni depositi temporanei.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Sul trasferimento scorie III categoria si continua ad accreditare l'idea che esistano fuori dal nostro paese impianti di smaltimento gia' efficienti a questo scopo. In realta' il trasferimento avverrebbe in impianti che gestiscono la II categoria, predisposti per ospitare provvisoriamente i rifiuti di III&#176;: cioe' esportando fuori dai confini nazionali la soluzione che viene abbandonata dallo stesso Decreto per l'Italia.&lt;br&gt;&lt;br&gt;L'esportazione delle scorie, il caso Mayak: http://www.greenpeace.it/mayak&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.it</link>
	<pubDate>Fri, 5 Dec 2003 10:39:01 +200</pubDate>
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	<dateal>05/12/2003 10.39.01</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>GP presenta i libri salva foreste</title>
	<description>&quot;Piu' libri piu' liberi&quot; (Palazzo dei Congressi  Sala Calvino - Eur  Roma)&lt;br&gt;&lt;br&gt;4 dicembre ore 15.30  Incontro con Greenpeace, Andra De Carlo, Erri De Luca ed Edoardo Albinati&lt;br&gt;&lt;br&gt;ALLA FIERA DEGLI EDITORI GREENPEACE PRESENTA I LIBRI SALVA  FORESTE&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Greenpeace presentera', in occasione della manifestzione &quot;Piu' libri piu' liberi&quot; che si svolge al Palazzo dei Congressi, all'Eur, a Roma, la campagna &quot;Scrittori ed editori per le foreste&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Con Greenpeace, il 4 dicembre alle ore 15.30, nella Sala Calvino, interverranno gli scrittori Andrea De Carlo, Erri De Luca ed Edoardo Albinati. Dopo il successo del lancio alla Fiera del libro di Francoforte, sono sempre di piu' gli scrittori ed editori, come JK Rowling, l'autrice di Harry Potter, impegnati a stampare i libri su carta riciclata o che non comporti la distruzione delle foreste. Molta della cellulosa impiegata per l'editoria proviene dalle foreste primarie di Finlandia e Canada ed anche dalla Russia, dove il 50% dell'attivita' di taglio si stima sia illegale.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Greenpeace presentera' agli editori riuniti alla Fiera di Roma la situazione del mercato della carta, un manuale tecnico per passare a &quot;carta amica delle foreste&quot; e la proposta di costituire un gruppo d'acquisto per piccoli e medi editori.&lt;br&gt;&lt;br&gt;L'Italia e' purtroppo uno degli ultimi paesi europei nel riutilizzo della carta. La nostra industria cartaria utilizza di preferenza cellulosa vergine a fibra lunga che proviene dall'abbattimento di alberi millenari a crescita lenta. Questa risorsa, essendo considerata la piu' economica e adatta per carte sottili e resistenti, rappresenta attualmente il maggior ostacolo allo sviluppo del riciclaggio. Per rimuovere questo ostacolo e' sorto un marchio indipendente, l'Fsc (Forest Stewardship Council) che certifica, anche per la cellulosa vergine, l'ecocompatibilita' ma anche il rispetto dei diritti dei lavoratori, dei popoli indigeni e delle comunita' locali. Attualmente il mercato della cellulosa e' uno dei motori della distruzione delle foreste&lt;br&gt;primarie: tra i maggiori esportatori abbiamo il Canada, la Russia, i Paesi Scandinavi e l'Indonesia. Le industrie italiane importano mediamente 25.500 tonnellate l'anno di cellulosa e nonostante le nuove tecnologie e l'uso minore di carta che dovrebbe conseguirne, si stima che la produzione di carta a livello globale crescera' del 77% tra il 97 ed il 2020. Per produrre la cellulosa, si procede con il metodo piu' sbrigativo ed economico: le foreste secolari sono oggetto di taglio a raso, che consiste nell'abbattimento indiscriminato di tutti gli alberi in vaste aree di foresta. A meno che i governi, le industrie e i consumatori non agiscano, gli ambientalisti stimano che nei prossimi trent'anni tutte le foreste primarie del mondo potrebbero andare perdute.&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.it</link>
	<pubDate>Wed, 3 Dec 2003 19:03:42 +200</pubDate>
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	<dateal>03/12/2003 19.03.42</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Caccia alle balene:un disastro ecologico</title>
	<description>La caccia ai capodogli ha un impatto forte e devastante sull'ecosistema &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;Uno studio pubblicato sulla rivista &quot;Proceedings of the National Academy of Sciences&quot; ipotizza che la pesca eccessiva di balene e capodogli nell'Oceano Pacifico del Nord abbia scatenato una delle reazioni a catena ecologiche pi&#249; lunghe e complesse mai osservate, cominciata 50 anni fa negli oceani aperti e responsabile oggi della decimazione degli ecosistemi delle foreste di alghe in Alaska.&lt;br&gt;La ricerca fornisce una spiegazione per il declino delle popolazioni di foche, leoni di mare e lontre osservato negli ultimi decenni nell'Alaska occidentale. Alan Springer e colleghi dell'Universit&#224; dell'Alaska di Fairbanks suggeriscono che la decimazione delle grandi balene e dei capodogli, cominciata dopo la seconda guerra mondiale, abbia eliminato una consistente fonte di cibo per le orche assassine. Ci&#242; potrebbe aver costretto alcune orche a nutrirsi di altri mammiferi marini, con un devastante impatto sugli ecosistemi.&lt;br&gt;&quot;Il segnale d'allarme - spiega Springer - &#232; costituito in Alaska dalla progressiva scomparsa dei leoni marini di Steller. Negli ultimi tre anni, sono stati spesi 100 milioni di dollari per studiare questi animali, poich&#233; sono legati da vicino con specie di interesse commerciale. Ma i leoni di Steller non sono la sola specie di mammiferi marini la cui popolazione &#232; in forte calo: prima ci sono state le foche, e recentemente le lontre marine&quot;. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&#169; 1999 - 2003 Le Scienze S.p.A.</description>
	<link>http://www.lescienze.it/index.php3?id=7897</link>
	<pubDate>Thu, 27 Nov 2003 09:32:26 +200</pubDate>
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	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
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	<dateal>27/11/2003 9.32.26</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Specie in pericolo ma non protette</title>
	<description>Esistono grandi &quot;gap globali&quot; nel sistema dei parchi naturali &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;Almeno 223 specie di uccelli, 140 di mammiferi e 346 di anfibi, minacciate di estinzione, non sono soggette a nessun tipo di protezione all'interno del loro habitat. &#200; il risultato di una delle analisi pi&#249; comprensive sul sistema delle aree protette del mondo.&lt;br&gt;Come se non bastasse, molte aree protette oggi esistenti sono di dimensioni cos&#236; piccole da risultare praticamente inefficaci nella conservazione delle specie, il che ne pone a rischio altre 943 (ma probabilmente di pi&#249;). Senza un'immediata espansione strategica del sistema delle aree protette, gli scienziati si attendono un gran numero di estinzioni nei prossimi decenni.&lt;br&gt;L'analisi fornisce una visione d'insieme di quanto le specie animali di tutto il mondo sono coperte dalla rete globale delle aree protette. Lo studio &#232; stato effettuato dal Center for Applied Biodiversity Science (CABS) dell'organizzazione Conservation International (CI) in collaborazione con la World Commission on Protected Areas della World Conservation Union (IUCN).&lt;br&gt;&quot;L'analisi - ha spiegato Gustavo Fonseca, vicepresidente esecutivo della CI - mostra chiaramente che ci sono gravi difetti nel sistema attuale. Tuttavia, identificando le priorit&#224; pi&#249; urgenti che richiedono protezione e agendo con rapidit&#224;, abbiamo ancora la possibilit&#224; di salvare gran parte delle specie in pericolo&quot;.&lt;br&gt;Le regioni tropicali, soprattutto le foreste pluviali, e le isole rappresentano le maggiori preoccupazioni per gli studiosi. Delle aree identificate a maggiore priorit&#224; per la creazione di nuove zone protette, l'80 per cento si trova entro i tropici. Le isole, che costituiscono solo il 5,2 per cento delle terre emerse, ospitano il 45 per cento di tutte le specie prese in considerazione dallo studio, met&#224; delle quali sono endemiche e non si trovano sui continenti. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&#169; 1999 - 2003 Le Scienze S.p.A. </description>
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	<pubDate>Thu, 27 Nov 2003 09:21:51 +200</pubDate>
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	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
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	<dateal>27/11/2003 9.21.51</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Cresce il buco nell'ozono</title>
	<description>&lt;br&gt;Dopo la riduzione nel 2002, quest'anno le sue dimensioni sono aumentate &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;Il buco nello strato di ozono sull'Antartide ha raggiunto proporzioni da record per questo periodo dell'anno e potrebbe diventare ancora pi&#249; grande nei prossimi giorni. Lo ha dichiarato all'agenzia Reuters l'esperto Jonathan Shanklin del British Antarctic Survey (BAS).&lt;br&gt;Con circa 28 milioni di chilometri quadrati, il buco si trova poco al di sotto del suo record assoluto di 28,5 milioni, ma si tratta storicamente del suo picco per quanto riguarda la seconda settimana di settembre e pertanto potrebbe in teoria crescere ancora di pi&#249;. &quot;Durante agosto &#232; rimasto pi&#249; largo di quanto sia mai stato, - spiega Shanklin - e ora attendiamo di vedere cosa accadr&#224; nei prossimi giorni&quot;.&lt;br&gt;Lo strato di ozono nella stratosfera protegge la superficie terrestre dai raggi ultravioletti dannosi. Nel 2002 il buco era rimpicciolito improvvisamente, facendo sperare che stesse cominciando a chiudersi. Ma secondo Shanklin, ora gli scienziati sono convinti che si sia trattato di un'anomalia dovuta alle condizioni atmosferiche e che l'espansione del 2003 costituisca il ritorno a un'attivit&#224; pi&#249; normale. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&#169; 1999 - 2003 Le Scienze S.p.A.&lt;br&gt; &lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.lescienze.it/index.php3?id=7858</link>
	<pubDate>Thu, 27 Nov 2003 09:20:49 +200</pubDate>
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	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
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	<dateal>27/11/2003 9.20.49</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Cervi malati in Colorado</title>
	<description>Quasi 500.000 animali infetti sono a rischio di abbattimento &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;La malattia cronica devastante del cervo (chronic wasting disease, o CWD), una patologia neurodegenerativa simile alla BSE che colpisce cervi e alci, &#232; pi&#249; infettiva di quanto si ritenesse in precedenza. Lo affermano ricercatori statunitensi, le cui scoperte indicano che per controllare la malattia sono necessarie misure a lungo termine, eventualmente a costo di sacrificare migliaia di cervi nel Nord America.&lt;br&gt;In una mandria sperimentale in Colorado, circa il 90 per cento degli animali sono rimasti vittima della malattia nel giro di quattro anni, indipendentemente dal fatto che i genitori fossero infetti oppure no. Si pensa che l&#8217;infezione si diffonda tramite le urine, la saliva o le feci, condividendo luoghi per grattarsi o pascoli contaminati.&lt;br&gt;Attualmente, fino a un decimo dei 500.000 cervi muli del Colorado (Odocoileus hemionus) sono portatori della malattia. &#8220;Di questo passo - afferma il veterinario Mike Miller del Wildlife Research Centre di Fort Collins, che ne ha studiato la velocit&#224; di trasmissione negli animali - tutti i cervi ne saranno colpiti&#8221;.&lt;br&gt;Dalla sua prima apparizione in Colorado pi&#249; di 35 anni fa, la malattia si &#232; diffusa in altri 12 stati americani. Nel 2002 &#232; apparsa inaspettatamente in Wisconsin, centinaia di chilometri pi&#249; a est. L&#8217;abbattimento dei cervi potrebbe essere l&#8217;unico modo per tenere sotto controllo l&#8217;infezione.&lt;br&gt;Alcuni temono anche che, come la BSE, la malattia possa venire trasmessa in qualche forma agli esseri umani. &#8220;Questo &#232; improbabile&#8221;, afferma per&#242; Miller. Nessun caso simile alla variante umana del morbo di Creutzfeld-Jacob &#232; mai stato collegato al consumo di selvaggina. Anche il bestiame sembra resistere alla CWD.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Miller, M.W. &amp; Williams, E. S. Horizontal transmission of prion in mule deer. Nature, 425, 35 - 36, (2003). &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&#169; 1999 - 2003 Le Scienze S.p.A.</description>
	<link>http://www.lescienze.it/index.php3?id=7807</link>
	<pubDate>Wed, 26 Nov 2003 11:45:00 +200</pubDate>
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	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
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	<datedal>26/11/2003 11.45.00</datedal>
	<dateal>26/11/2003 11.45.00</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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<item>
	<title>Sottomarino Incagliato</title>
	<description>SOTTOMARINO INCAGLIATO NELLA SECCA DEI MONACI: FAI, GREENPEACE E WWF CHIEDONO VERIFICA URGENTE SUI RISCHI AL MINISTERO AMBIENTE&lt;br&gt;&lt;br&gt;L'incidente del sommergibile nucleare americano all'Arcipelago della Maddalena ripropone il tema della compatibilita' di attivita' e presenze potenzialmente molto pericolose nelle aree sensibili del mar Mediterraneo. L'Arcipelago della Maddalena, oggi Parco Nazionale, e' riconosciuto a livello internazionale come area particolarmente sensibile per la Convenzione di Barcellona. L'arcipelago della Maddalena, inoltre, e' all'interno delle Bocche Bonifacio su cui c'e' una competenza territoriale sia dello stato italiano che dello stato francese. Aver allontanato da queste aree straordinarie, vere e proprie perle del Mediterraneo, il traffico delle petroliere e delle chimichiere battenti bandiera italiana e francese per poi accettare la permanenza di sommergibili a propulsione nucleare, e con armi nucleari strategiche, rappresenta un pericolo costante per l'ambiente e per le popolazioni che vivono in quest'area. Fai, Greenpeace e WWF chiedono, dunque, che il Ministero dell'Ambiente avvii procedure urgenti di analisi delle acque e dei sedimenti circostanti il luogo dell'incidente per verificare le possibilita' di presenza di sostanze radioattive che potrebbero essere stare rilasciate dal motore a propulsione nucleare del sottomarino in seguito all'urto con gli scogli.  Infatti, tutti i sottomarini di stanza alla base americana della Maddalena sono equipaggiati con questo tipo di motore. e' facile immaginare quali sarebbero state le disastrose conseguenze in caso di danni agli impianti di propulsione nucleare del sottomarino.  Risulta estremamente difficile oggi valutare le conseguenze di quanto e' successo, ma appare chiaro che il riscontro di eventuali conseguenze dell'incidente non puo' essere lasciato alle sole analisi della Marina Americana. Il fatto, poi, che la notizia dell'incidente sia rimbalzata dalla sede della Sesta Flotta solo per via del licenziamento del Comandante e del Commodoro del sommergibile, farebbe pensare che in passato le autorita' americane siano riuscite a mantenere segreta la dinamica di analoghi incidenti di cui piu' volte si e' parlato e che nessuno ha mai confermato per via del &quot;segreto militare&quot;. Ormai la Sardegna sta pagando a caro prezzo la presenza delle servitu' militari sul proprio territorio, senza che da queste scaturiscano reali prospettive di sviluppo per le comunita' che le ospitano e con un sempre crescente rischio per l'ambiente e le persone che vivono nelle aree circostanti. A dimostrarlo sono anche gli ultimi casi verificatisi nelle vicinanze del poligono militare di Perdasdefogu (NU) dove alcuni missili impazziti sono caduti nelle campagne e sulle spiagge. Anche in quei casi, solo per miracolo si e' sfiorata la tragedia.</description>
	<link>http://www.greenpeace.it</link>
	<pubDate>Thu, 13 Nov 2003 10:19:18 +200</pubDate>
	<recorddate>13/11/2003 10.19.18</recorddate>
	<source>Greenpeace</source>
	<category>Natura</category>
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	<dateal>13/11/2003 10.19.18</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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<item>
	<title>No alla strage dei delfini in Giappone</title>
	<description>IL FATTO&lt;br&gt;(fonte: tg5.it)&lt;br&gt;&lt;br&gt;La tecnica &#232; quella di sempre, da 400 anni: individuato un branco, i cacciatori adescano i delfini con particolari remi che producono un suono ritmico e regolare che confonde gli animali, li disorienta. Finiscono cos&#236; - guidati dai pescatori- in piccole insenature come questa dove i delfini vengono catturati e uccisi con un falcetto. Queste immagini sono state realizzate da un'associazione ambientalista americana che- violando i divieti di accesso alle zone di caccia- ha mostrato cos&#236; come avviene la mattanza di delfini in questa regione del giappone. &quot;Le immagini -dice uno dei giovani attivisti- non rendono l'orrore di quanto avviene qui ogni giorno da ottobre ad aprile, stagione della caccia. Gli animali -spiega- muoiono tra enormi sofferenze e incredibile paura. Il fetore della mattanza non &#232; descrivibile&quot;. L'effetto cercato in poche ore &#232; stato raggiunto: le foto degli animali massacrati nella citt&#224; di Taiji hanno raggiunto ogni angolo della Terra, immagini rafforzate dai racconti degli animalisti e dai numeri della mattanza: 21 mila capi all'anno la quota fissata dal governo giapponese per la cattura di delfini. La carne viene in parte consumata cruda dagli stessi pescatori, in parte venduta. Attivit&#224; redditizia in questo angolo del Giappone. Solo nella citt&#224; di Taiji la cooperativa di pesca conta 600 soci e tra questi 70 sono specializzati nella caccia al delfino. Additati dagli ambientalisti come crudeli macellai di mammiferi innocenti, oggi le autorit&#224; giapponesi ricordano che non esiste alcuna moratoria che vieta la caccia dei delfini nel mondo, una pratica che in quella regioni, ha una tradizione secolare.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La PROTESTA&lt;br&gt;La notizia ha fatto il giro del mondo: un&#8217;incredibile mattanza di delfini in &lt;br&gt;Giappone in nome di una tradizione risalente a 400 anni fa &#232; stata filmata e &lt;br&gt;fotografata da attivisti animalisti e divulgata ai media.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Le immagini che sono state riportate dai giornali e dalle televisioni sono a &lt;br&gt;dir poco allucinanti tanto quanto la descrizione della &#8220;tattica&#8221; di pesca &lt;br&gt;adottata dai pescatori di delfini giapponesi.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Di seguito la descrizione della mattanza: http://www.oltrelaspecie.org/public/article_2003_10_31_4221.html&lt;br&gt;&lt;br&gt;Vi chiediamo di aderire alla nostra iniziativa di protesta contro questo &lt;br&gt;massacro legalizzato che viene puntualmente perpetrato ogni anno con il pieno &lt;br&gt;avallo del governo giapponese gi&#224; tristemente noto per la &#8220;pesca scientifica&#8221; &lt;br&gt;delle balene.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Di seguito potrete visionare la sezione dedicata a questo argomento da SEA &lt;br&gt;SHEPHERD l&#8217;associazione animalista che ha fotografato e filmato la mattanza &lt;br&gt;nelle acque costiere giapponesi (in inglese): http://www.seashepherd.org/taiji.shtml&lt;br&gt;&lt;br&gt;In questa pagina troverete tutte le informazioni e le iniziative di protesta &lt;br&gt;organizzate da SEA SHEPHERD (in inglese): http://www.seashepherd.org/events/protest031104.html&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Qui sotto la lettera tipo da inviare con destinatario il Primo Ministro &lt;br&gt;giapponese ed in copia alle maggiori organizzazioni giapponesi per la &lt;br&gt;cooperazione tra Giappone ed Europa, non &#232; presente l&#8217;indirizzo di e-mail &lt;br&gt;dell&#8217;Ambasciata del Giappone in Italia dato che quest&#8217;ultima non prevede &lt;br&gt;contatti diretti via internet come del resto il Primo Ministro giapponese, &lt;br&gt;abbiamo quindi scelto di indirizzare la protesta all&#8217;Ambasciata del Giappone &lt;br&gt;in Gran Bretagna dato che la lettera &#232; in inglese, ma se lo ritenete &lt;br&gt;necessario alla pagina seguente sono presenti tutti i link delle Ambasciate &lt;br&gt;del Giappone nel mondo: http://www.mofa.go.jp/about/emb_cons/mofaserv.html&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;A: info@embjapan.org.uk&lt;br&gt;Cc: mission@un-japan.org; informationdesk@pop.kpn.be; webmaster@mofa.go.jp E in Copia nascosta (Bcc o Ccn) a: iniziative@oltrelaspecie.org&lt;br&gt;&lt;br&gt;Lettera tipo:&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Prime Minister of Japan&lt;br&gt;Mr. Junichiro Koizumi,&lt;br&gt;1-6-1 Nagata-cho 1 Chome&lt;br&gt;Chiyoda-ku, Tokyo. 100-8968 JAPAN&lt;br&gt;&lt;br&gt;Mr. Koizumi,&lt;br&gt;&lt;br&gt;I am outraged by the recent slaughter of striped dolphins and Melon-head &lt;br&gt;whales that has taken place in Taiji, Japan. The images of bloody red water &lt;br&gt;clearly show the world that Japan has little respect for the state of the &lt;br&gt;world&#8217;s oceans.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Many scientific studies show that the oceans are in decline. We must take &lt;br&gt;whatever actions are necessary to stop their over-exploitation and to protect &lt;br&gt;the creatures that live in them. Hunting dolphins is forbidden by the &lt;br&gt;Convention on International Trade in Endangered Species, of which Japan is a &lt;br&gt;member. These dolphins do not belong to Japan, and it is an unthinkable waste &lt;br&gt;that they will likely wind up as a canned meat product, or deceptively sold &lt;br&gt;as whale meat.&lt;br&gt;&lt;br&gt;In addition, the methods used to kill these animals are cruel. Driving the &lt;br&gt;dolphins into a cove, confusing them with sonar, and then spearing them, &lt;br&gt;leaving them to slowly die is an inhumane method of fishing. This action is &lt;br&gt;disgraceful and has caused much disappointment in the international community.&lt;br&gt;&lt;br&gt;We demand that Japan permanently and immediately renounce this hunting &lt;br&gt;practice. We also demand an apology for the hostile treatment toward the &lt;br&gt;photographers who documented this slaughter. We will not travel to Japan, nor &lt;br&gt;will we purchase any Japanese-made products until this fishing practice is &lt;br&gt;completely abandoned.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Sincerely,&lt;br&gt;&lt;br&gt;Nome e Cognome&lt;br&gt;Citt&#224;&lt;br&gt;Italy&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.seashepherd.org/taiji.shtml</link>
	<pubDate>Tue, 11 Nov 2003 14:14:11 +200</pubDate>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Greenews - Mais OGM: nessuna decisione d</title>
	<description>Breuxelles/Roma, 10 Novembre 2003: oggi nessuna autorizzazione per l'importazione in Europa del mais transgenico Bt11 della Syngenta. La decisione se autorizzare o meno quasto mais e'  in agenda per il prossimo dicembre.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;La Commissione non ha avuto altre opzioni dal momento che anche le piu' basilari informazioni, riguardanti le caratteristiche molecolari del gene inserito non sono accuate. Non ci sono benefici da questo mais, solo preoccupazioni dal punto di vista sia ambientale che rispetto alla salute, per questo, non sara' il rinvio di un mese della decisione a risolvere il problema, cio' che e' necessario e' un rigetto dell'autorizzazione.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Invece di muoversi per la cessazione della moratoria de facto, sarebbe ora che la Commissione lavorasse per conto dei consumatori europei, degli agricoltori e dell'industria alimentare per vietare la coltivazione di OGM, dato che e' gia' evidente che questi porterebbero ad una contaminazione irreversibile al nostro cibo e alla nostra agricoltura.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Sarebbe veramente inaccettabile autorizzare questo nuovo mais transgenico per il solo scopo di calmare il governo Statunitense e il WTO. Gli Stati Membri dovrebbero mostrare con fermezza che non sono gli interessi economici di poche aziende del biotech a decidere quali standard per ambiente e salute l'Unione Europea dovra' stabilire&quot; - ha dichiarato Federica Ferrario della campagna OGM di Greenpeace.&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.it</link>
	<pubDate>Mon, 10 Nov 2003 20:45:17 +200</pubDate>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Rifiuti: trasporti pericolosi</title>
	<description>TRASPORTI PERICOLOSI: DALLA PETROLIERA PRESTIGE AL CASO DEI RIFIUTI ITALIANI INVIATI IN TURCHIA&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Catania, 10/11/2003 - Si apre domani a Catania la tredicesima Conferenza delle Parti della Convenzione per la protezione del mar Mediterraneo e Greenpeace ha sottolineato oggi, in una conferenza stampa, la necessita' della ratifica e dell'implementazione dei diversi Protocolli per salvare il Mediterraneo dai trasporti pericolosi. &quot;I governi devono agire ora perche' la Convenzione raggiunga i suoi&lt;br&gt;obiettivi-&lt;br&gt;ha detto Wahid Labidi, Greenpeace International - A causa della lentezza delle ratifiche da parte dei vari Paesi, molti dei Protocolli, sia nuovi che emendati, non sono ancora entrati in vigore&quot; Uno dei piu' importanti e' quello sui Rifiuti pericolosi, promosso dal governo italiano e poi abbandonato: vieta l'importazione e l'esportazione di rifiuti pericolosi tra Paesi dell'Ue e paesi extracomunitari. Greenpeace ha denunciato lo scandalo di circa 3.000 bidoni di rifiuti tossici italiani, inviati in Turchia e gettati nel Mar Nero, insieme ad altri migliaia, ben 15 anni fa. Si tratta di idrocarburi, composti organici del cloro e metalli pesanti, un cocktail di veleni proveniente da piccole aziende italiane, tra cui imprese di lavaggio a secco. Buona parte del carico rimane tuttora sui fondali del Mar Nero, causando un serio danno ambientale e di salute pubblica. Solo 367 barili sono stati trovati sulle spiagge del nord della Turchia e si trovano ora in due depositi, a Sinop e Samsun. Una vittima di quest'inquinamento, Hale Ozen, da Sinop, e' intervenuta a Catania alla conferenza stampa: &quot;La gente di Sinop chiede da anni che l'Italia si riprenda questi rifiuti. Noi siamo esseri umani come gli italiani e non e' giusto che dobbiamo convivere con questo deposito di rifiuti pericolosi. Usiamo l'acqua che viene da una falda vicina al deposito e siamo preoccupati. Il governo italiano deve riprendersi questi rifiuti e bonificare l'area dove gia' sono morti tutti gli alberi&quot; La delegazione di Greenpeace alla Convenzione ha chiesto ai ministri italiani e turchi di incontrare le vittime e di rispondere alle loro&lt;br&gt;richieste: il ministro Matteoli si e' impegnato piu' di un anno fa, infatti, a riprendere i rifiuti e bonificare l'area. Nuriye Kazaner, un'altra vittima, di Izmit, ha detto: &quot;Vengo da una citta' tra le piu' inquinate della Turchia, ogni anno migliaia di persone muoiono per colpa dell'inquinamento e ora vogliono pure smaltire i rifiuti italiani nel nostro territorio. Mi dispiace, ma non ci stiamo. L'Italia deve prendersi le sue responsabilita'&quot; Anche secondo Banu Dokmecibasi, campagna inquinamento Greenpeace Mediterraneo, la COP 13 e' una buona opportunita' per i ministri dell'Italia e della Turchia per ratificare i Protocolli necessari a risolvere problemi come quello dei rifiuti italiani inviati nei paesi extracomunitari.  Greenpeace ha presentato oggi anche il rapporto &quot;Prestige, un anno dopo&quot;. Un anno fa, infatti, naufragava al largo delle coste spagnole la Prestige, provocando danni irreversibili all'ambiente e all'economia delle popolazioni locali. Per il Mediterraneo, passa un terzo del traffico mondiale di&lt;br&gt;petrolio: ad un anno di distanza gli effetti dell'inquinamento si sentono ancora e la vita sottomarina non tornera' alla normalita' prima del 2015. &quot;Serve un nuovo regime di responsabilita', di cui deve farsi carico l'Organizzazione Marittima Internazionale, perch&#233; al momento nessuno paga per disastri come quello della Prestige. Dalla Convenzione di Barcellona ci aspettiamo che si decida il bando alle petroliere motoscafo in tutto il bacino del Mediterraneo. Una rete di aree speciali di protezione deve essere stabilita nei tratti di costa piu' vulnerabili del Mediterraneo&quot; ha detto Vittoria Polidori, campagna inquinamento di Greenpeace Italia.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Scarica il rapporto &quot;Prestige, un anno dopo&quot; (in inglese e in spagnolo) ed il rapporto sul caso Italia/Turchia &quot;15 anni di scandali&quot;(in italiano ed in&lt;br&gt;inglese):&lt;br&gt;http://www.greenpeace.it&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.it</link>
	<pubDate>Mon, 10 Nov 2003 20:44:25 +200</pubDate>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Proposta di legge da parte della LAV</title>
	<description>Il cavallo &#232; ancora oggi considerato dalla legge italiana un oggetto di cui disporre al pari di qualsiasi altro bene, e questo perch&#233; non ancora classificato un animale d&#8217;affezione.&lt;br&gt;La LAV promuove una campagna che sfocer&#224; il 18 e il 19 ottobre con una raccolta firme nelle pi&#249; importanti piazze italiane per sostenere una proposta di legge che prevede di classificare il cavallo come animale d&#8217;affezione e ne vieti, pertanto, la macellazione; il divieto di utilizzo in spettacoli o manifestazioni contrarie alla sua dignit&#224; ed in esperimenti;  il divieto di doping, doma e addestramento coercitivo al quale sono sottoposti questi animali ad esempio per l&#8217;impiego in sport equestri;  norme sugli spazi e condizioni per il loro mantenimento; la creazione di un Registro Anagrafico valido per tutti i cavalli; l&#8217;istituzione di pensionati per assicurare loro il diritto alla vecchiaia e ad una morte naturale.&lt;br&gt;Infatti attualmente, al pari di una macchina, l&#8217;animale a fine carriera viene &#8220;rottamato&#8221; nel momento in cui le prestazioni atletiche non soddisfano pi&#249; oppure per limiti di et&#224;, restituito al commerciante per essere scambiato con un cavallo pi&#249; giovane o dalle migliori prestazioni.&lt;br&gt;Sabato 18 e domenica 19 ottobre in 300 piazze sar&#224; possibile sostenere questa campagna che ha l&#8217;intento di tutelare i cavalli firmando la proposta di legge contro il maltrattamento e la macellazione, acquistando un peluche oppure facendo una donazione.&lt;br&gt;Per maggiori informazioni, per partecipare ad uno dei tavoli oppure per conoscere la piazza pi&#249; vicina, &#232; possibile chiamare la Sede Nazionale della LAV al numero 064461325, oppure consultando il sito www.infolav.org.&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.infolav.org</link>
	<pubDate>Mon, 13 Oct 2003 19:58:45 +200</pubDate>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Costituzione Europea</title>
	<description>Domani, 4 ottobre la conferenza intergovernativa dara' inizio alle negoziazioni tra gli Stati membri e i futuri membri della UE per la stesura della Costituzione europea.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Le associazioni ambientaliste (WWF, Greenpeace, Lipu, EEB, Friends of the Earth, Friends of Nature, T&amp;E, Climate Network Europe) che contano piu' di 20 milioni di iscritti in Europa, chiedono che la Convenzione modifichi la bozza della Costituzione per garantire uno sviluppo sostenibile, dentro e fuori l'Unione, per proteggere la salute dei cittadini e preservare la biodiversita'.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Le otto Ong ambientaliste sottolineano che la bozza della Costituzione fatta dalla Convenzione non include i punti chiave emersi dalle posizioni del Parlamento Europeo, punti che includono &quot;una piu' esplicita integrazione delle tematiche ambientaliste nelle politiche europee,&quot; afferma John Hontelez, segretario generale della EEB, parlando a nome delle associazioni. &quot;A milioni di persone in Europa stanno a cuore i temi dell'ambiente: se gli stati membri, l'anno prossimo, giungeranno ad un accordo per una Costituzione che non indichera' chiaramente le linee guida verso il rispetto dell'ambiente, potrebbero incorrere nel rischio di forti critiche e di scetticismo da parte dei cittadini della UE. Di conseguenza ci potrebbero essere dei contraccolpi durante le elezioni europee e risultati negativi dai referendum&quot;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il Parlamento Europeo deve intervenire dando forti linee guida alla Conferenza intergovernativa. Le otto Associazioni chiedono che:&lt;br&gt;&lt;br&gt;- Sia inserito il Protocollo per lo Sviluppo Sostenibile, come proposto dalla Commissione Europea.&lt;br&gt;- si sottolinei l'importanza della responsabilita' delle istituzioni europee verso i propri cittadini e l'importanza della necessita' di accesso diretto alla Corte di Giustizia per i cittadini e le organizzazioni specialmente nel settore ambientale.&lt;br&gt;- la III Parte, sulle politiche, necessita di essere aggiornata e deve integrare e rispondere al principio della sostenibilita', soprattutto per quanto riguarda l'agricoltura, oggi focalizzata sulla crescita della produzione piuttosto che sulla tutela dell'ambiente e la qualita' del cibo e i trasporti. La UE dovrebbe applicare e rafforzare il principio del &quot;chi inquina paga&quot;. E il Trattato Euratom dovrebbe eliminare i finanziamenti a favore del nucleare.&lt;br&gt;</description>
	<link>http://greenpeace.it</link>
	<pubDate>Sat, 4 Oct 2003 16:24:06 +200</pubDate>
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	<source>Greenpeace</source>
	<category>Natura</category>
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	<dateal>04/10/2003 16.24.06</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>MATTANZA DI CAVALLINI DELLA GIARA</title>
	<description>Certe notizie non vorremmo mai sentirle perch&#233; certi gesti non&lt;br&gt;dovrebbero&lt;br&gt;nemmeno essere concepiti dalla mente umana. Invece, episodi di inaudita&lt;br&gt;ferocia accadono ancora e noi non possiamo che soffrire per questo.&lt;br&gt;Ventiquattro puledri, di cui molti non avevano compiuto un anno, sono&lt;br&gt;stati&lt;br&gt;barbaramente uccisi mentre si trovavano rinchiusi nel centro di raccolta&lt;br&gt;di&lt;br&gt;Gesturi (CA) per essere rifocillati e poi rimessi in libert&#224;. Almeno una&lt;br&gt;cinquantina di scariche mortali, esplose con fucili e pistole a non pi&#249; di&lt;br&gt;due metri di distanza contro un bersaglio imprigionato e indifeso. L'&lt;br&gt;indignazione e l'incredulit&#224; &#232; stata generale ed i Carabinieri stanno&lt;br&gt;indagando. Speriamo che gli assassini, individui socialmente pericolosi,&lt;br&gt;vengano presti scoperti e assicurati alla giustizia.&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.infolav.org</link>
	<pubDate>Fri, 3 Oct 2003 07:29:13 +200</pubDate>
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	<source>LAV - Lega Antivivisezione Italiana</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>03/10/2003 7.29.13</datedal>
	<dateal>03/10/2003 7.29.13</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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<item>
	<title>IN PIAZZA PER I DIRITTI DEI CAVALLI</title>
	<description>18 E 19 OTTOBRE IN PIAZZA CON LA LAV PER I DIRITTI DEI CAVALLI.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Vi ricordiamo l'importante appuntamento del 18 e 19 ottobre nelle piazze&lt;br&gt;italiane per sostenere la Campagna LAV dal significativo titolo &quot;PURO&lt;br&gt;SANGUE&quot;. Invitiamo tutti alla massima mobilitazione allo scopo di&lt;br&gt;assicurare una buona riuscita dell'iniziativa, prima ed unica nella&lt;br&gt;storia dell'animalismo nel ns. Paese. Abbiamo la concreta possibilit&#224; di far&lt;br&gt;approvare una legge di tutela, che ancora non c'&#232; (incredibile ma vero),&lt;br&gt;con la quale porre anche fine alla loro macellazione in virt&#249; del&lt;br&gt;riconoscimento&lt;br&gt;dei cavalli come animali d'affezione.&lt;br&gt;Ai tavoli della LAv si potr&#224; dunque&lt;br&gt;firmare la relativa petizione e, a fronte di una donazione di almeno 15,00 euro,&lt;br&gt;ricevere in omaggio un simpaticissimo cavallino di peluche.&lt;br&gt;Tutte le informazioni sulla Campagna e l'elenco dei tavoli in cui potrete trovare i volontari della Lav&lt;br&gt; sono disponibili nel portale: www.infolav.org.&lt;br&gt;Coloro per&#242; che non potranno raggiungerci in piazza ma vogliono ugualmente dare uno zoccolo, possono richiedere &lt;br&gt;il materiale (moduli petizione, volantini, etc.) e peluche al Telefono: 06/4461325. GRAZIE!</description>
	<link>http://www.infolav.org</link>
	<pubDate>Fri, 3 Oct 2003 07:25:10 +200</pubDate>
	<recorddate>03/10/2003 7.25.10</recorddate>
	<source>LAV - Lega Antivivisezione Italiana</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>03/10/2003 7.25.10</datedal>
	<dateal>03/10/2003 7.25.10</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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<item>
	<title>ASTI: PALIO ASSASSINO E DENUNCE.</title>
	<description>ASTI: PALIO ASSASSINO E DENUNCE.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Anche quest'anno il Palio di Asti ha mietuto le sue vittime: un cavallo&lt;br&gt;morto sulla pista il giorno della vigilia per essersi fratturato una&lt;br&gt;vertebra cervicale a seguito di una caduta ed un secondo abbattuto il&lt;br&gt;giorno dopo sempre per una frattura provocatosi cadendo. &lt;br&gt;Dal 2000 sono ben otto i cavalli che hanno perso la vita in questo Palio assassino, di cui&lt;br&gt;quattro soltanto lo scorso anno, ma per fortuna cominciano ad arrivare anche le&lt;br&gt;prime denunce. Si &#232; infatti appreso che dalle analisi effettuate sui&lt;br&gt;cavalli che avevano corso nell'edizione del 2002 sette su nove erano drogati ed&lt;br&gt;i proprietari sono stati pertanto denunciati per maltrattamento di&lt;br&gt;animali.&lt;br&gt;Per quest'anno, invece, le denunce hanno raggiunto i tecnici&lt;br&gt;responsabili della pista e il progettista. La LAV ha chiesto le dimissioni del&lt;br&gt;Sindaco e l'abolizione del Palio, oltre che l'emanazione da parte dei Ministri&lt;br&gt;della Salute e delle Politiche Agricole di un provvedimento urgente che vieti&lt;br&gt;le corse di equidi fuori dagli ippodromi riconosciuti dall'U.N.I.R.E.&lt;br&gt;A margine - infine - diamo notizia della lodevole decisione presa dal&lt;br&gt;Sindaco di Belpasso (CT) il quale, dopo anni di dure polemiche dovute ai&lt;br&gt;tanti incidenti occorsi ai cavalli, ha voluto interrompere tale incivile&lt;br&gt;manifestazione; successo che si aggiunge a quello relativo&lt;br&gt;all'abolizione del famigerato Palio di Vittoria.&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.infolav.org</link>
	<pubDate>Fri, 3 Oct 2003 07:22:58 +200</pubDate>
	<recorddate>03/10/2003 7.22.58</recorddate>
	<source>LAV - Lega Antivivisezione Italiana</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>03/10/2003 7.22.58</datedal>
	<dateal>03/10/2003 7.22.58</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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<item>
	<title>Nucleare: bloccato il treno delle scorie</title>
	<description>GREENPEACE: BLOCCATO IL TRENO DELLE SCORIE NUCLEARI, NO AL RIPROCESSAMENTO.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Roma, 22 settembre 2003 - E' partito questa notte un nuovo carico delle scorie nucleari da Saluggia (Vercelli), destinato alla centrale inglese di Sellafield per il riprocessamento. Greenpeace  ha bloccato, questa mattina, per circa due il convoglio all'altezza della stazione di Vercelli. Una cinquantina di attivisti, provenienti da tutta Italia, in due riprese ha bloccato il treno: alcuni incatenandosi ai binari, altri srotolando striscioni con scritto &quot;No ai trasporti nucleari&quot;. &quot;Le scorie nucleari non devono essere destinate al riprocessamento perch&#233; producono inquinamento, altre scorie, e alimentano gli arsenali nucleari- afferma Domitilla Senni, direttore generale di Greenpeace -dopo Sellafield, dove si trova il mare piu' radioattivo al mondo, il governo vorrebbe mandare le scorie in Russia, che diverrebbe cosi' la pattumiera atomica mondiale&quot;. Le scorie nucleari devono essere gestite dal paese che le produce, che deve assumersene la responsabilita': i trasporti di materiale nucleare sono rischiosissimi Tre anni fa la Russia ha eliminato, contro il volere del 90% della popolazione, il divieto d'importazione di scorie. L'Italia vorrebbe esportare le scorie nel Mayak, dove esiste un impianto di riprocessamento, una delle aree piu' contaminate da radioattivita' del pianeta. Oltre 124.000 persone sono state esposte a radiazioni di bassa e media intensita': nel 1957 un impianto esplose liberando in atmosfera meta' della radioattivita' registrata nell'incidente di Chernobyl.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Da sempre Greenpeace e' contro l'utilizzo dell'energia nucleare ed ha sempre sottolineato tutti i problemi ad essa connessi: gestione dei rifiuti, smantellamento delle centrali e riprocessamento.&lt;br&gt;&lt;br&gt;L'Enel stipulo' nel 1980 un contratto con la societa' inglese British Nuclear Fuel (BNFL) per il riprocessamento di 105 tonnellate di biossido d'uranio a Sellafield: restano ancora da inviare in Inghilterra 53,3 tonnellate di combustibile divise in 259 barre. L'impianto di riprocessamento delle scorie di Sellafield, in funzione dal 1953, e' una delle principali fonte d'inquinamento radioattivo al mondo, la radioattivita' del mare d'Irlanda e' la piu' alta mai registrata e questo ha provocato ripetute proteste del governo irlandese che chiede la chiusura dell'impianto. A Sellafield arrivano scorie da tutte le centrali europee ed anche dal Giappone. &quot;Eppure la BNFL ha annunciato che nel 2010 chiudera' l'impianto di riprocessamento delle scorie di Sellafield , perch&#233; si sono resi conto che e' pericoloso e costosissimo ed ora sperano di usarlo per stoccare le scorie &quot; spiega Senni - con il carico partito oggi da Saluggia si ottengono 263,4 Kg di plutonio, materiale destinato alla fabbricazione di bombe&quot;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Visita la centrale di Sellafield: http://www.greenpeace.org.uk/Templates/template3_view.cfm?ucidparam=20000601&lt;br&gt;152634&lt;br&gt;&lt;br&gt;Tutte le informazioni sul caso Mayak: http://www.greenpeace.it/mayak&lt;br&gt;&lt;br&gt;Le foto dell'azione: http://www.andreaguermani.it/foto/Greenpeace/index.htm&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.andreaguermani.it/foto/Greenpeace/index.htm</link>
	<pubDate>Mon, 22 Sep 2003 19:24:16 +200</pubDate>
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	<source>Greenpeace</source>
	<category>Natura</category>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Sirenata Nazionale Contro la caccia</title>
	<description>SIRENATA NAZIONALE CONTRO LA CACCIA Domenica 21 settembre 2003&lt;br&gt;Ore 5.30&lt;br&gt;Tutti al Pr&#224; dei Gai Portobuffol&#232; Treviso che oggi, grazie alle Amministrazioni Provinciali, Regionali e al Governo, &#232; diventata un folle massacro della fauna selvatica in violazione delle Direttive Comunitarie &#8220;Uccelli&#8221; e &#8220;Habitat&#8221;, a vantaggio di una esigua&lt;br&gt;minoranza di cittadini, i cacciatori, che rappresentanosolo lo 0,9 %&lt;br&gt;circa della popolazione.&lt;br&gt;Leggi nazionali, regionali e delibere provinciali sulle cacce in deroga ai fringuelli, le leggi sulla pre-apertura della caccia, sulla caccia a febbraio,sulla caccia nei parchi, le delibere&lt;br&gt;contro i &#8220;nocivi&#8221; (volpi , corvidi, ecc.),le pseudo cacce selettive agli ungulati (caprioli, cervi, ecc.), la caccia ai cuccioli di capriolo, la caccia agli uccelli rari (pernice bianca, coturnice,&lt;br&gt;combattente, ecc.), l'uccellagione nei roccoli per la cattura dei&lt;br&gt;richiami vivi, ecc. hanno portato l'Italia in tema di tutela della fauna selvatica al Medioevo.&lt;br&gt;La sirenata si terr&#224; anche in caso di maltempo.&lt;br&gt;&lt;br&gt;***********************************************&lt;br&gt;&lt;br&gt;Pr&#224; dei Gai &#232; l'ultimo dei grandi prati (ca. 320 ettari ) un tempo&lt;br&gt;comuni nel Veneto e in Pianura Padana, dove si riproducono e&lt;br&gt;sostano uccelli come l'Allodola, la Quaglia, il Gheppio, il Combattente, la Pavoncella, ecc.&lt;br&gt;&#200; l'area di esondazione del Fiume Livenza che con le sue piene&lt;br&gt;periodiche ha salvato questi prati dalla cementificazione.&lt;br&gt;Ogni anno i cacciatori piazzano circa 30/50 appostamenti di caccia&lt;br&gt;per fare una autentica mattanza di Allodole e Pispole provenienti&lt;br&gt;dall'Est Europa. &lt;br&gt;Il Pr&#224; dei Gai &#232; tutelato dalla Comunit&#224;&lt;br&gt;Europea tramite addirittura due Direttive Comunitarie: la Direttiva&lt;br&gt;Habitat (43/92/CE) e la Direttiva Uccelli (79/409/CEE) essendo&lt;br&gt;stato individuato come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e&lt;br&gt;Zona di Protezione Speciale (ZPS).&lt;br&gt;Ben 13.500 cittadini, questa primavera, hanno sottosritto una petizione che chiedeva al Presidente della Provincia di Treviso di proteggere quest'area istituendovi un'oasi di protezione. Inutile dire che questi signori non hanno minimamente considerato tale richiesta  di massa.&lt;br&gt;Il Pr&#224; dei Gai, oggi aperto alle doppiette, &#232; quindi simbolo di ignoranza, arroganza e menefreghismo delle norme di tutela della fauna selvatica di certi amministratori locali e dei cacciatori. &#200; la prova vivente che la volont&#224; di pochi cacciatori prevale paradossalmente sugli interessi dei cittadini, sulla richiesta di migliaia di firmatari la petizione, sulla volont&#224; dell'intera&lt;br&gt;Comunit&#224; Europea, sulle leggi.&lt;br&gt;Oggi il Pr&#224; dei Gai, lasciato in mano ai cacciatori, &#232; oggetto&lt;br&gt;d'abbandono abusivo di rifiuti, bonifiche abusive, incenerimento abusivo di rifiuti, bracconaggi primaverile alle Quaglie, cattura notturna di Lepri, ecc.&lt;br&gt;&lt;br&gt;***********************************************&lt;br&gt;&lt;br&gt;Promotori della Sirenata Coordinamento Associazioni Protezioniste Veneto,Lac, Enpa, Lav, Lipu, Wwf, Uepa, Una, Amica Terra, Adaa, Amici Del Delta Del Po, Legambiente, Italia Nostra, Animali in Citt&#224;, Avi, Animalisti Italiani &lt;br&gt;Adesioni Centopercentoanimalisti Padova, Gruppo Verdi Regione Veneto, Gruppo Verdi Regione Friuli Venezia Giulia, Radio Base Popolare Network Venezia (sono in arrivo altre adesioni).&lt;br&gt;&lt;br&gt;***********************************************&lt;br&gt;&lt;br&gt;Orario e luogo di ritrovo &lt;br&gt;Il ritrovo &#232; previsto per le ore 5.30 a Portobuffol&#232;, al parcheggio ovest vicino al Ponte sul fiume Livenza dove si potr&#224; parcheggiare le auto in un'area controllata.&lt;br&gt;Il percorsoo &#232; tutto in pianura su una distanza tra i 7 ed i 10 km.&lt;br&gt;Ognuno potr&#224; decidere di fermarsi prima. Si tratta di stradine pianeggianti non asfaltate facilmente percorribili.&lt;br&gt;&lt;br&gt;***********************************************&lt;br&gt;&lt;br&gt;Come arrivare al Pr&#224; dei Gai&lt;br&gt;Per chi arriva dall'autostrada Milano Venezia Trieste: uscita Casello&lt;br&gt;di Cessalto dall'autostrada A4.&lt;br&gt;Andare in direzione Oderzo.&lt;br&gt;Percorso:Cessalto, Chiarano, Fossalta Maggiore, Cavalier, Oderzo,&lt;br&gt;Mansu&#232;, Portobuffol&#232; (sono ca 35 Km percorribili in circa mezz'ora).&lt;br&gt;&lt;br&gt;***********************************************&lt;br&gt;&lt;br&gt;Pernottamenti&lt;br&gt;Per chi viene da lontano (Lombardia,Emilia, Piemonte, ecc.) e desidera pernottare nella zona la notte precedente c'&#232; la possibilit&#224; di campeggiare in un terreno a Motta di Livenza messo a disposizione da alcuniattivisti. &lt;br&gt;Info&lt;br&gt;0422.863236 Cell. 347.4339531&lt;br&gt;Per i recapiti degli Hotel e Bed and&lt;br&gt;Breakfast tel. 328.2684562.&lt;br&gt;&lt;br&gt;***********************************************&lt;br&gt;&lt;br&gt;Equipaggiamento&lt;br&gt;Bastano scarpe da ginnastica.&lt;br&gt;Il percorso &#232; su stradine interpoderali carozzabili non asfaltate. Sono consigliati fischietti, tamburi, coperchi di pentole e relativi mestoli, nonch&#233; cartelloni, manifesti,ecc. con slogan contro la caccia.&lt;br&gt;&lt;br&gt;***********************************************&lt;br&gt;&lt;br&gt;Avviso&lt;br&gt;All'interno della sirenata ci saranno delle iniziative eclatanti che non verranno facilmente dimenticate che per opportunit&#224; verranno rese&lt;br&gt;note il giorno stesso.&lt;br&gt;L'organizzazione declina ogni responsabilit&#224; per atti compiuti durante la manifestazione che costituiscono violazione alle attuali norme e leggi in vigore.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Appello&lt;br&gt;Putroppo la sola buona volont&#224; non &#232; pi&#249; sufficiente. Aiutaci a condurre in porto le nostre &#8220;Battaglie di Civilt&#224;&#8221; con un tuo contributo.&lt;br&gt;Effettua un versamento sul C C P n&#176; 40387441 indicando come causale:&lt;br&gt;Coordinamento Associazioni Protezionistiche Veneto&lt;br&gt;&lt;br&gt;***********************************************&lt;br&gt;&lt;br&gt;Contatti: &lt;br&gt;Pd: 3479693649 - 3384981981,&lt;br&gt;Tv: 3282684562, Ve 480407565, &lt;br&gt;Vr 3387059438,&lt;br&gt;Vi: 335 6906450 - 3294703160, &lt;br&gt;Pn: 338 1615042&lt;br&gt;www.faunalibera.it - e-mail: coordinamentovenetoassociazioni@anticaccia.it&lt;br&gt;&lt;br&gt;AnimalFreedom&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.faunalibera.it</link>
	<pubDate>Thu, 4 Sep 2003 14:08:27 +200</pubDate>
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	<source>LAC - Lega Abolizione Caccia</source>
	<category>Natura</category>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Amazzonia</title>
	<description>IN AMAZZONIA PROTETTI 3.600.0000 ETTARI DOVE VIVONO GLI INDIOS DENI Ma la deforestazione avanza: in un anno distrutta foresta pari a 5 milioni di campi di calcio&lt;br&gt;&lt;br&gt;Roma, 6 agosto 2003 - Gli indios brasiliani Deni hanno festeggiato oggi con canti e danze la vittoria di una battaglia durata 18 anni. Si e' completata oggi la demarcazione delle  terre indios della regione (3.600.0000 ettari di Amazzonia), dove le compagnie del legname non potranno piu' tagliare gli alberi. Gli indios sono stati sostenuti da Greenpeace e da due organizzazioni che si battono per gli indigeni, CIMI e OPAN. In queste terre, che ancora non sono state studiate scientificamente, potranno vivere dei prodotti della foresta 2.400 persone, tra cui i Hi-mariman, un gruppo di meno di 200 indios che non ha mai avuto contatti con persone al di fuori della comunita' indigena. E' dal 1999 che Greenpeace si batte per i Deni, dopo aver scoperto che la compagnia malese del legname WTK aveva acquistato 313.000 ettari di foresta, di cui la meta' nel territorio degli Indios, per sfruttare il legname. Nel 2001, l'associazione ambientalista ha mandato volontari da tutto il mondo per aiutare i Deni nel processo di autodemarcazione dei propri confini, fornendo loro assistenza e insegnando l'uso del gps e di altri strumenti necessari al lavoro da compiere. Il governo brasiliano, dopo un mese di lavoro, ordino' alle Ong di lasciare l'area e ai Deni di bloccare il lavoro. Gli indios decisero di non mollare e un mese dopo l'allora ministro della giustizia, Jose Gregori, riconobbe con un atto formale i confini delle terre Deni. A maggio 2003 e' iniziata cosi' la delimitazione da parte del governo dei confini dell' area ed oggi il processo e' stato finalmente completato. &quot;La demarcazione delle terre indigene e' un modo efficace per proteggere l'Amazzonia, minacciata dal taglio industriale del legname, spesso condotto in maniera distruttiva e a volte illegale- spiega Sergio Baffoni, responsabile foreste di Greenpeace le immagini satellitari mostrano che la deforestazione avanza. Lo stesso governo brasiliano stima che in un anno, tra agosto 2001 e agosto 2002, si e' persa una superficie forestale pari a 5 milioni di campi di calcio&quot;. I dati del governo segnalano quindi una crescita della deforestazione del 40% in un solo anno: Secondo l'INPE, National Institute of Space Research, nel 2002 sono&lt;br&gt;andati distrutti in Amazzonia   25.460 chilometri quadri di foresta,&lt;br&gt;il secondo tasso piu' alto di deforestazione della storia.&lt;br&gt;&quot;La battaglia dei Deni per la loro terra e' una testimonianza del fatto che sono le persone che ci vivono quelle che possono meglio difendere la foresta-spiega Paulo Adario, dalla base permanente di Greenpeace in Amazzonia il 9 agosto l'Onu ha proclamato la giornata mondiale di difesa dei popoli indigeni riconoscendoli come protagonisti indispensabili dello sviluppo sostenibile a livello locale, grazie alle conoscenze che hanno accumulato nei secoli&quot;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Per informazioni:&lt;br&gt;Sergio Baffoni, campagna foreste, tel.348/3988680&lt;br&gt;Gabriele Salari, ufficio stampa, tel.06/57299944 - 348/3988615 Greenpeace  Campagna Amazzonia, a Manaus: tel. + 55 92 99 95 55 44 Il sito della campagna per i Deni (in inglese): http://forests.greenpeace.org/deni/index.htm</description>
	<link>http://www.greenpeace.it</link>
	<pubDate>Thu, 7 Aug 2003 12:28:51 +200</pubDate>
	<recorddate>07/08/2003 12.28.51</recorddate>
	<source>Greenpeace</source>
	<category>Natura</category>
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	<dateal>07/08/2003 12.28.51</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Cosa fare contro il randagismo </title>
	<description>Anche quest&#8217;anno 150 mila famiglie decideranno di abbandonare insieme alla citt&#224; anche una parte della loro famiglia: un cane o un gatto.&lt;br&gt;Animali abbandonati, privati della loro casa, dei loro affetti, dei loro sentimenti. &lt;br&gt;Animali che moriranno ai margini di una strada, che dovranno affrontare gli stenti della vita randagia passare il resto dell&#8217;esistenza in un canile.&lt;br&gt;Oggi in Italia il randagismo, oltre ad essere una forma di violenza verso gli animali, &#232; oggi un modo di lucrare sulla loro pelle tramite gli appalti miliardari dei canili privati.&lt;br&gt;La Lav ha gi&#224; cominciato una nuova campagna di sensibilizzazione per prevenire l&#8217;abbandono prima delle partenze estive; promuover&#224; nuove azioni legali contro chi abbandona e maltratta gli animali, costituendosi parte civile nei processi che riuscir&#224; a ottenere; proseguir&#224; le attivit&#224; di denuncia contro i canili lager, chiedendone la chiusura e il sequestro degli animali.&lt;br&gt;Come avrai compreso, alla Lav attende ancora un lungo lavoro per fermare questa strage estiva. Un lavoro e un impegno che necessita del tuo sostegno per essere incisivo e capace di cambiare concretamente la situazione degli animali abbandonati nel nostro Paese.&lt;br&gt;Puoi aiutarla denunciando chi abbandona o maltratta un animale ricordandoti che la testimonianza di ciascuno di noi &#232; il primo gesto di cambiamento delle tante violenze verso gli animali.&lt;br&gt;Puoi anche sostenere le azioni di questa campagna tramite una donazione deducibile; per te un piccolo impegno prima delle tue vacanze, per la Lav un supporto fondamentale nel potenziamento delle iniziative di questa campagna. Insieme possiamo fare molto per gli animali; dobbiamo davvero riuscire a sconfiggere, questa si e per sempre, la pratica dell&#8217;abbandono di un essere vivente. &lt;br&gt;Con il tuo aiuto possiamo salvare migliaia di animali da un destino di stenti e sofferenza nelle gabbie di uno dei tanti lager nel nostro Paese.&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://http:/www.infolav.org</link>
	<pubDate>Sam, 20 Jul 2003 10:45:50 +200</pubDate>
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	<source>LAV - Lega Antivivisezione Italiana</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>20/07/2003 10.45.50</datedal>
	<dateal>20/07/2003 10.45.50</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>ABBANDONATE SOLO LA CITTA'</title>
	<description>IL FENOMENO DELL&#8217;ABBANDONO DEGLI ANIMALI E LA NUOVA FORMA DI BUSINESS NATA INTORNO AD ESSO&lt;br&gt;&lt;br&gt;La nuova campagna della Lav: l&#8217;estate 2003 sar&#224; ancora tempo di abbandono degli animali? I dati della Lav: 150.000 animali coinvolti, mortalit&#224; dell&#8217;80% per i cani, un business da 300 milioni di euro l&#8217;anno.&lt;br&gt;Nel 2002 l&#8217;incivile pratica dell&#8217;abbandono estivo di animali ha riguardato 100.000 cani e 50.000 gatti.&lt;br&gt;&#8220;Gli abbandoni in realt&#224; si verificano tutto l&#8217;anno e le punte massime non si registrano solo in estate, circa il 25% ma sono perfino superiori nel periodo di apertura della caccia con oltre il 30% degli abbandoni di cani &#8211; ha dichiarato Elisa D&#8217;Alessio, responsabile Lav per il settore del randagismo &#8211; i cacciatori &#8220;provano i cani&#8221;, quindi se non sono &#8220;bravi&#8221; li abbandonano dopo le prime giornate di caccia. Il numero di cani da caccia nei canili e l&#8217;aumento di questi proprio da settembre in poi conferma questa barbara usanza, soprattutto nel centro Italia&#8221;.&lt;br&gt;Il Ministero della Salute in una tabella del 2001, con dati misti 1999/2000, dichiara una popolazione di 816.610 cani randagi e 1.290.692 gatti randagi. Secondo le stime della Lav a livello nazionale, i cani detenuti in canili di vario genere  sono oltre 1.600.000.&lt;br&gt;Gli abbandoni in autostrada sono meno frequenti di un tempo: nei primi due anni del 2000 si &#232; registrata, rispetto al decennio precedente, una diminuzione del 70%. Cani e gatti vengono abbandonati da altre parti, ad esempio davanti ai canili, nei centri cittadini e in prossimit&#224; dei luoghi di villeggiatura.&lt;br&gt;Nonostante le campagne di sensibilizzazione e le normative che stabiliscono che l&#8217;abbandono di un animale &#232; un reato &#8211; codice 727 del Codice Penale di cui &#232; attesa la riforma con il Disegno di legge n.1930 in Commissione Giustizia del Senato &#8211; il fenomeno resta grave sia per il numero di animali coinvolti e per l&#8217;elevata mortalit&#224;, sia perch&#233; sul loro abbandono si &#232; innestato un giro di affari che nel 2002 ha sfiorato i 300 milioni di euro (fonte: Rapporto Zoomafia 2003 della Lav).&lt;br&gt;Alcuni privati, infatti,  hanno costruito la loro fortuna grazie a convenzioni miliardarie con amministrazioni locali compiacenti, spesso aggiudicate con gare d&#8217;appalto al ribasso d&#8217;asta, alle quali corrispondono strutture fatiscenti, veri e propri lager dove &#232; impedito l&#8217;accesso a chiunque e da dove i cani non usciranno mai.&lt;br&gt;Per ulteriori aggiornamenti,  informazioni e materiale: &lt;br&gt;&lt;br&gt;www.infolav.org                                                       ufficiostampa@infolav.org&lt;br&gt;Ufficio Stampa: 064461325 &#8211; 339.1742586&lt;br&gt;               &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
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	<pubDate>Sam, 20 Jul 2003 10:43:38 +200</pubDate>
	<recorddate>20/07/2003 10.43.38</recorddate>
	<source>LAV - Lega Antivivisezione Italiana</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>20/07/2003 10.43.38</datedal>
	<dateal>20/07/2003 10.43.38</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>SI DEL SENATO: CARCERE PER CHI ABBANDONA</title>
	<description>&lt;br&gt;Repressione di maltrattamenti, doping, combattimenti e corse non autorizzate nel Codice penale. Ora manca solo il terzo ed ultimo s&#236; della Camera dei Deputati dopo quello del 15 gennaio scorso.&lt;br&gt;  &lt;br&gt;17 luglio 2003 - Sar&#224; vita dura per chi usa violenza e crudelt&#224; contro gli animali, un passo storico in avanti che non permetter&#224; pi&#249; a chi impiega cani per i combattimenti o tortura gatti o droga cavalli di farla franca e che, dopo il voto finale che la Camera potr&#224; dare entro qualche giorno, porter&#224; davvero l&#8217;Italia allo stesso livello degli altri Paesi proprio nel periodo di Presidenza dell&#8217;Unione Europea. Una vera e propria promozione degli animali nella serie A della considerazione giuridica.E&#8217; il commento all&#8217;odierna approvazione all&#8217;unanimit&#224; in sede deliberante, da parte della Commissione Giustizia del Senato, del Disegno di Legge trasmesso sei mesi fa all&#8217;unanimit&#224; dall&#8217;Aula della Camera contro il maltrattamento degli animali: si prevedono sanzioni fino a tre anni di reclusione o multe da 3.000 a 160.000 euro con aumento della met&#224; della pena per chi causa la morte al di fuori dei casi previsti da leggi speciali.L&#8217;incremento delle sanzioni contro l&#8217;abbandono di animali domestici, il divieto di doping ai cavalli, lo stop a sagre paesane con sevizie o strazio ad oche o maiali, la repressione delle organizzazioni mafiose dedite alle scommesse su competizioni clandestine (sar&#224; punito anche chi punter&#224; pur non essendo presente alle lotte), lo stop alla detenzione incompatibile con la natura degli animali o comunque produttiva di grandi sofferenze anche per le previsioni delle leggi speciali, la creazione di un coordinamento tra le Forze dell&#8217;Ordine per l&#8217;applicazione delle norme, l&#8217;affidamento degli animali confiscati alle associazioni animaliste ed il riconoscimento di queste ultime come portatrici di finalit&#224; di tutela degli interessi lesi, sono altri punti fondamentali del Testo che al Senato ha visto apportare delle modifiche sia in positivo che in negativo rispetto a quanto approvato precedentemente dalla Camera.La conferma dell&#8217;istituzione di un apposito titolo nel Codice penale, l&#8217;elevazione da contravvenzione a delitto dell&#8217;ormai superato ed anacronistico articolo 727 che eviter&#224; prescrizioni ed oblazioni, l&#8217;adeguamento della normativa alla Giurisprudenza che gi&#224; da qualche anno aveva iniziato a sanzionare le condotte contrarie agli animali in quanto lesive di diritti di esseri senzienti e non pi&#249; come reato contro la morale umana, sono un grande avanzamento che prende atto di quello culturale gi&#224; presente da decenni nell&#8217;opinione pubblica. Siamo certi che l&#8217;applicazione della nuova legge superer&#224; anche alcuni punti che noi avremmo scritto in maniera migliore ma considerando che in genere da anni si depenalizzano le norme, dopo la mobilitazione degli scorsi mesi dobbiamo ringraziare i senatori di tutti gli schieramenti che, unendo i loro undici disegni di legge sottoscritti da ben 221 colleghi, la maggioranza assoluta di Palazzo Madama, hanno saputo costruire un percorso comune contro-corrente, favorito dal lavoro del relatore Zancan e dei presidenti Caruso e Centaro.Giudizi estremamente positivi all&#8217;approvazione del testo sono giunti da parte di Lav ed Enpa.Gianluca FelicettiIL DISEGNO DI LEGGE APPROVATO, IN &#8220;PILLOLE&#8221;-Crea un apposito titolo, il IX bis, del Codice penale, intitolato:&#8221;Dei delitti contro i sentimenti verso gli animali&#8221;.-Maltrattamento e doping: reclusione da tre mesi ad un anno o multa da 3mila a 15mila euro per chi cagiona una lesione ad un animale, un danno alla salute, o sevizie o comportamenti, fatiche, lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche. Aumento della met&#224; se deriva la morte dell&#8217;animale.-Elevazione da contravvenzione a delitto: non permette l&#8217;estinzione del reato con una semplice oblazione ed allunga la prescrizione a 5 anni (7 e mezzo se prorogata) a fronte degli attuali 2 (3 se prorogata) che non permetteva finora, di fatto, la celebrazione dei processi.-Abbandono di animali: arresto fino ad un anno o ammenda da 1.000 a 10mila euro.-Detenzione incompatibile con natura degli animali, o comunque produttiva di grandi sofferenze: arresto fino ad un anno o ammenda da 1.000 a 10mila euro. Si applica anche ai casi previsti dalle leggi speciali.-Spettacoli o manifestazioni: con sevizie o strazio, o insostenibili per le caratteristiche etologiche, reclusione da quattro mesi a due anni e multa da 3mila a 15mila euro. Aumento di un terzo se vi sono scommesse o se ne deriva la morte dell&#8217;animale impiegato.-Uccisione per crudelt&#224;: reclusione da tre a diciotto mesi. Si supera la distinzione fra uccisione di animale altrui, considerato &#8220;patrimonio&#8221;, ed uccisione di animale proprio senza maltrattamento (finora non sanzionata, esempio, in eutanasia da un veterinario) o di animale &#8220;di nessuno&#8221; (previsione finora limitata a cani e gatti ma senza specifica sanzione).-Combattimenti fra animali e competizioni non autorizzate: reclusione da uno a tre anni e multa da 5mila a 160mila euro per chi promuove, organizza o li dirige. Aumento di un terzo se presenti minorenni o persone armate o con promozione attraverso video.-Allevamento, addestramento, fornitura di animali per combattimenti: reclusione da tre mesi a due anni e multa da 5mila a 30mila euro.-Effettuazione di scommesse, anche se non presente ai combattimenti o competizioni: reclusione da tre mesi a due anni e multa da 5mila a 30mila euro,-In caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti: sono sempre disposti la confisca degli animali impiegati sia per i combattimenti che per i maltrattamenti ed affidamento ad associazioni con spese anticipate dallo Stato che potr&#224; rivalersi sul condannato. E&#8217; anche disposta la sospensione da tre mesi a tre anni dell&#8217;eventuale attivit&#224; di trasporto, commercio o allevamento di animali; in caso di recidiva &#232; disposta l&#8217;interdizione.-Produzione, commercializzazione e importazione pelli di cani o gatti: arresto da tre mesi ad un anno e ammenda da 5mila a 100mila euro, confisca e distruzione del materiale.-Sperimentazione senza anestesia se non autorizzata: reclusione da tre mesi ad un anno o multa da 3000 a 15mila euro.-Per l&#8217;applicazione della legge: creazione di un coordinamento interforze fra Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato e Polizie municipali e provinciali.La vigilanza su questa come su tutte le altre norme di protezione degli animali viene esplicitamente affidata anche alle guardie particolari giurate delle associazioni zoofile. Le entrate derivanti dall&#8217;applicazione saranno destinate dallo Stato alla realizzazione delle finalit&#224; della normativa.-Interessi lesi: le associazioni animaliste riconosciute perseguono finalit&#224; di tutela degli interessi lesi dai reati previsti dalla presente legge.-Attivit&#224; formative: promozione d&#8217;intesa fra Stato e Regioni dell&#8217;integrazione dei programmi didattici delle scuole di ogni ordine e grado in materia di etologia e rispetto degli animali.&lt;br&gt;</description>
	<link>http://http:/www.animalieanimali.it</link>
	<pubDate>Sam, 20 Jul 2003 10:39:40 +200</pubDate>
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	<source>Animalieanimali</source>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Mais contaminato</title>
	<description>Greenpeace sul mais contaminato in Piemonte: serve legislazione europea piu' restrittiva&lt;br&gt;&lt;br&gt;Roma, 11 luglio 2003 - Sara' la Regione a dare il via alla distruzione del mais contaminato per evitare nuove contaminazioni. Greenpeace sostiene tale decisione, volta a salvaguardare l'ambiente da ulteriori contaminazioni in vista dell'imminente fioritura del mais, e ritiene necessario che i veri responsabili risarciscano gli agricoltori colpiti, e paghino per gli eventuali danni alla biodiversita'. - ha commentato Federica Ferrario, di Greenpeace.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Appena una settimana dopo l'approvazione dei nuovi regolamenti europei su tracciabilita' ed etichettatura di alimenti e mangimi, questo caso evidenzia l'urgente necessita' di una legislazione volta ad impedire la contaminazione delle sementi e che assicuri la diretta responsabilita' delle aziende biotech in caso di contaminazione.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;Una buona legge sull'etichettatura, in grado di assicurare che gli alimenti e i mangimi siano etichettati nel caso contengano ingredienti transgenici, non impedisce purtroppo a Monsanto ed ai suoi agenti di vendita, come Pioneer, di continuare regolarmente a contaminare le sementi convenzionali non-OGM con semi transgenici. Tutta la normativa diventa allora un nonsenso, dato che si nega il diritto di scelta ad agricoltori e consumatori&quot; ha commentato Ferrario.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Greenpeace chiede, oltre all'immediato intervento volto a bloccare l'inquinamento genetico, una indagine accurata per questa contaminazione e anche per quella che appare una deliberata politica della Monsanto di contaminazione di sementi e agricoltura non transgenica.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La campagna OGM di Greenpeace:&lt;br&gt;http://ogm.greenpeace.it&lt;br&gt;</description>
	<link>http://ogm.greenpeace.it</link>
	<pubDate>Mon, 14 Jul 2003 18:54:46 +200</pubDate>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Una violenza chiamata sport</title>
	<description>Una nuova importante sfida ci attende, una battaglia di civilt&#224; nei confronti di milioni di animali ogni anno vittime di uno &quot;sport&quot; crudele e senza senso chiamato caccia. &lt;br&gt;Anche quest&#8217;anno, a due settimane dalla Pasqua, la LAV ha organizzato una nuova e capillare mobilitazione nelle piazze d&#8217;Italia; abbiamo portato all&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica le violenze e i danni compiuti in nome di uno &#8220;sport&#8221;, come viene definito da alcuni, che ogni anno, solo in Italia, uccide oltre cento milioni di animali indifesi. Abbiamo denunciato lo strapotere dei cacciatori che negli ultimi anni sono riusciti a far approvare leggi disastrose per l&#8217;incolumit&#224; della fauna selvatica e che liberalizzano di fatto l&#8217;attivit&#224; venatoria. Per quanto il numero dei cacciatori negli ultimi anni sia diminuito del 50%, il bilancio di morte a cui assistiamo resta impressionante. &lt;br&gt;Per contrastare lo strapotere del mondo venatorio e per cambiare lo stato delle cose la LAV sta organizzando una capillare mobilitazione anti caccia. Molte le azioni ed iniziative che ci vedranno protagonisti nei prossimi mesi; momento centrale della campagna &#232; stato l&#8217;appuntamento nelle piazze italiane durante il quale abbiamo raccolto le firme dei cittadini contro la caccia e la protesta dei cittadini contro l&#8217;uccisione di milioni di animali innocenti. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Prosegue la raccolta firme contro questa barbara pratica, sostieni anche tu le nostre azioni contro la caccia firmando la Petizione italiana: trovate maggiori dettagli sul sito www.infolav.org &lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.infolav.org</link>
	<pubDate>Mon, 14 Jul 2003 07:36:07 +200</pubDate>
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	<source>LAV - Lega Antivivisezione Italiana</source>
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	<dateal>14/07/2003 7.36.07</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Greenpeace blocca a Ravenna legname</title>
	<description>Greenpeace blocca lo scarico di legname proveniente dalla distruzione delle foreste tropicali africane&lt;br&gt;&lt;br&gt;Greenpeace chiede all'Italia e all'Unione Europea di agire immediatamente contro il legno illegale&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ravenna, 23 giugno 2003 - Dalle ore 5 di oggi venti attivisti di Greenpeace hanno bloccato le operazioni della nave &quot;Tradco I&quot; nel porto di Ravenna.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il legname a bordo della nave proviene dalle foreste del Bacino del Congo, in Africa centrale. Si tratta della piu' vasta foresta incontaminata in Africa, una regione di altissimo valore ecologico, dalla quale dipendono numerose comunit&#224; di popoli nativi.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il taglio industriale in Africa ha spesso un carattere distruttivo e le pratiche illegali sono diffusissime nella regione. Le compagnie di taglio sono frequentemente causa di gravi conflitti sociali e rappresentano il fattore trainante di altri processi distruttivi, come ad esempio il crescente bracconaggio, che minaccia animali rari quale l'elefante di foresta, lo scimpanze' e il gorilla di pianura.&lt;br&gt;&lt;br&gt;L'Italia e' un grande importatore di legname proveniente dalla distruzione delle foreste tropicali africane. Finora il nostro governo ha fatto ben poco per fermare queste importazioni, perfino da imprese gravemente coinvolte nel taglio illegale.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;L'Italia si appresta ad assumere la presidenza dell'Unione Europea in coincidenza col lancio del piano europeo contro il legno illegale, e deve dimostrare di essere in grado di controllare il traffico del legno illegale. I governi europei devono impegnarsi chiaramente ad usare solo legno o prodotti in legno provenienti da buona gestione forestale, e varare una legge che proibisca chiaramente l'importazione di legname proveniente da compagnie coinvolte in pratiche illegali&quot; ha dichiarato Sergio Baffoni, di Greenpeace L'azione dimostrativa di Ravenna fa parte di un serie di iniziative portate avanti da Greenpeace in tutta Europa, per individuare e denunciare la presenza di legname di provenienza illegale o distruttiva.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;Per quanto possa sembrare assurdo, i governi europei non hanno alcun mezzo legale per impedire l'affluenza di legno illegale nei nostri mercati&quot; ha detto Sergio Baffoni -&quot;Apprestandosi ad assumere la presidenza europea, l' Italia ha l'opportunita' unica di mostrare una effettiva leadership, se sapra' affrontare seriamente la sfida della lotta al legno illegale, a partire dal proprio mercato e dalle proprie frontiere&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.it</link>
	<pubDate>Mon, 23 Jun 2003 18:21:12 +200</pubDate>
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	<dateal>23/06/2003 18.21.12</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Bocciati i santuari per i cetacei</title>
	<description>GREENPEACE: BOCCIATI I SANTUARI PER LA DIFESA DEI CETACEI&lt;br&gt;&lt;br&gt;Si chiude domani la Commissione baleniera internazionale&lt;br&gt;&lt;br&gt;Roma, 18 giugno 2003  - La politica di acquisto dei voti dei paesi in via di sviluppo da parte del Giappone e' riuscita ancora ad impedire l'istituzione di due grandi Santuari per i cetacei nel Sud Pacifico (come proposto per il quarto anno da Australia e Nuova Zelanda) e nel Sud Atlantico (come proposto per il terzo anno da Brasile e Argentina). La votazione e' avvenuta ieri, a Berlino, nel corso della 55&#176; Commissione Baleniera, che si chiude domani. &quot;Entrambi i Santuari avrebbero protetto i corridoi migratori e le zone dove si alimentano le balene, il cui numero e' drasticamente calato per la caccia, e sarebbe stato un impulso alle attivita' di whalewatching in forte crescita in quelle regioni&quot; ha commentato Domitilla Senni, direttore di Greenpeace, che segue a Berlino i lavori della Commissione.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Portare i turisti a osservare le balene e' diventato un business con un tasso di crescita del 12% annuo nell'ultimo decennio. Oggi il fenomeno interessa 87 paesi e gli ecoturisti nel mondo sono 9 milioni l'anno, con un fatturato di 1 miliardo di dollari: oltre i tre quarti dei paesi membri della Commissione baleniera hanno programmi di whalewatching&lt;br&gt;&lt;br&gt;A Berlino, nelle prossime ore, la discussione sara' incentrata sulla richiesta di quote di caccia costiera per le piccole baleniere giapponesi, sulle misure per fronteggiare le catture accidentali (proposta italiana sostenuta da 17 paesi), sulla richiesta dell'Islanda di riaprire la caccia &quot;scientifica&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;In diretta dal vertice -  aggiornamenti dal vertice di Berlino in tempo reale http://www.greenpeace.it/whales&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.it/whales</link>
	<pubDate>Wed, 18 Jun 2003 14:52:34 +200</pubDate>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Balene a rischio: speranza nei governi</title>
	<description>Balene a rischio: Greenpeace spera nei governi riuniti a Berlino&lt;br&gt;&lt;br&gt;Berlino, 16 giugno 2003 - Attivisti di Greenpeace hanno scalato ieri la Torre della televisione, a Berlino, appendendo a 365 metri d'altezza una balena gonfiabile gigante e lo striscione &quot;IWC agisci ora!&quot;. Inizia oggi a Berlino, infatti, la 55&#176; riunione della Commissione Baleniera Internazionale (IWC), dalla quale ci si aspetta una svolta importante: l'organismo, nato nel dopoguerra per tutelare gli interessi delle nazioni baleniere, potrebbe trasformarsi definitivamente in un organismo conservazionista.&lt;br&gt;&lt;br&gt;19 Paesi, tra cui l'Italia e San Marino, hanno gia' firmato un documento comune per riformare la Commissione nella direzione della conservazione e non dello sfruttamento dei cetacei, chiamato &quot;Berlin Initiative&quot; . La mozione ha il sostegno di 47 organizzazioni internazionali, tra cui Greenpeace, che sara' presente, come ogni anno, in veste di osservatore.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;Il futuro della balene dipende dal voto di quest'assemblea- spiega Domitilla Senni, direttore di Greenpeace, che si trova a Berlino per seguire i lavori dell'Iwcabbiamo bisogno ora del sostegno della maggioranza dei Paesi della Commissione perch&#233; la proposta di riforma passi. Vitali sono i voti di Svizzera, Cina, Russia e Nicaragua. Quest'ultimo paese sembra pero' che segua le nazioni baleniere che cercano di bloccare ogni iniziativa di conservazione&quot; Greenpeace denuncia come il Giappone sia riuscito a ottenere il sostegno di 7 paesi in via di sviluppo (Benin, Gabon, Guinea, Mongolia, Marocco, Palau e Panama) attraverso la concessione di aiuti alla pesca nel corso degli ultimi tre anni.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;In nome della scienza&quot;, lo scorso anno, Norvegia e Giappone hanno cacciato 1.318 balenottere e continuano a sostenere che tanto la specie non e' in pericolo. Secondo questi paesi nuoterebbero nei nostri oceani ancora 760.000 balenottere, nonostante la Commissione Baleniera ritenga che la cifra vada dimezzata e che comunque non esista un censimento aggiornato. Se la Commissione baleniera non interverra' il futuro di specie come la balena franca boreale o la focena del Messico e' a rischio. Della balena franca rimangono nel Pacifico settentrionale solo 100 esemplari, di cui non piu' di 14 sono femmine in grado di riprodursi. A metterle in pericolo sono le piattaforme petrolifere dell'isola di Sakhalin, a nord del Giappone.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;**********************&lt;br&gt;L'IWC approva l'iniziativa di Berlino&lt;br&gt;Storico passo verso la conservazione&lt;br&gt;**********************&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;25 voti a 20 e' stato il risultato della votazione sull'&quot;iniziativa di Berlino&quot;. Norvegia e Giappone hanno fatto di tutto per impedire che fosse messa in votazione. A favore di quest'iniziativa che mira ad incrementare il carettere conservazionista della Commissione Baleniera, hanno votato: Austria, Brasile, Cile, Finlandia, Francia, Germania, India, Irlanda, Italia, Messico, Monaco, Olanda, Nuova Zelanda, Oman, Peru', Portogallo, San Marino, Sud Africa, Spagna, Svezia, Svizzera, Inghilterra, USA, Australia e Argentina. Mentre, dall'altro lato, i contrari sono stati: Benin, Cina, Danimarca, Dominica, Guinea, Islanda, Giappone, Corea, Mongolia, Marocco, Nicaragua, Norvegia, Palau, Panama, Russia, St Kitts, St Lucia, St Vincent, Isole Salomone ed Antigua e Barbuda. Grenada, altra nazione assoldata gia' lo scorso anno dal Giappone a sostegno della causa dei balenieri, quest'anno si e' pero' astenuta tradendo le aspettative dei nipponici. L'approvazione di questo importante documento potrebbe stimolare nuovi Paesi ad entrare a far parte dell'IWC. Nazioni che fino ad ora rifiutavano d'esser parte di un organismo disciplinante la caccia alle balene, alla luce di questo storico voto, potrebbero decidere di diventarne membri.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Approfondimenti e documenti:&lt;br&gt;http://www.greenpeace.it&lt;br&gt;&lt;br&gt;Diario del vertice:&lt;br&gt;http://www.greenpeace.it/whales&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.it</link>
	<pubDate>Tue, 17 Jun 2003 19:18:14 +200</pubDate>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Allarme Gorilla!</title>
	<description>ALLARME GORILLA: LA RAINBOW WARRIOR INTERCETTA IN SPAGNA&lt;br&gt;UN CARICO DI LEGNAME AFRICANO&lt;br&gt;&lt;br&gt;Roma, 13 giugno 2003  All'1 di questa mattina nel porto di Valencia (Spagna) Greenpeace e' entrata in azione con la sua nave ammiraglia &quot;Rainbow Warrior&quot; per bloccare la Honour, una nave che porta legname dal Camerun. Due attivisti si sono incatenati alle gru della nave ed uno all'ancora. Con quest'azione, Greenpeace vuole protestare contro il taglio illegale e distruttivo delle foreste del Camerun, tra le ultime ancora intatte dell'Africa Centrale, regno di gorilla e scimpanz&#233;. Il taglio distruttivo di alberi e' il principale fattore trainante della deforestazione, e sta portando alla estinzione di specie rare, alla desertificazione, a gravi conflitti sociali e perfino a guerre.&lt;br&gt;&lt;br&gt;L'Italia e', insieme alla Spagna, uno dei maggiori importatori di legno africano ed e' il primo dal Camerun. Greenpeace ritiene che  &quot;Se non blocchiamo il legno illegale e distruttivo, le ultime foreste primarie dell'Africa centrale saranno irrimediabilmente distrutte- spiega Sergio Baffoni, responsabile campagna foreste di Greenpeace l'Italia, che si appresta a guidare il semestre europeo deve prendersi questa responsabilita'. Il piano di azione comunitario contro il legno illegale che e' stato adottato e' vago e privo di impegni concreti, mentre il nostro governo e' purtroppo alla retroguardia in merito di lotta al taglio illegale&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La Rainbow Warrior nel mediterraneo http://www.greenpeace.it/camp/foreste/rw&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il rapporto sul legno illegale http://www.greenpeace.it/camp/foreste/illegale.pdf&lt;br&gt;&lt;br&gt;La mappa del legno illegale http://www.greenpeace.it/camp/foreste/mappa.pdf&lt;br&gt;&lt;br&gt;La guida alla scelta dei legni http://www.greenpeace.it/camp/foreste/legni.pdf&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.it</link>
	<pubDate>Fri, 13 Jun 2003 13:35:43 +200</pubDate>
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	<dateal>13/06/2003 13.35.43</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Vivisezione: una proposta &quot;moderata&quot;</title>
	<description>di Derrick Jensen &lt;br&gt;Questo articolo &#232; stato pubblicato, in inglese, nel numero del 22 gennaio 2003 di &quot;The Ecologist&quot;. Versione originale: http://www.theecologist.org/archive_article.html?article=369 &lt;br&gt;&lt;br&gt;giugno 2003 &lt;br&gt;&lt;br&gt;Il problema della vivisezione, sostiene Derrick Jensen, &#232; che stiamo sperimentando sul genere sbagliato di animali. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Con gran dispiacere di molti dei miei amici, non sono irrimediabilmente contrario alla vivisezione. In effetti, la sosterrei con tutto il cuore se solo i vivisettori apportassero una piccola modifica amministrativa. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Che consiste in questo: gli scienziato dovrebbero eseguire gli esperimenti non sui nonumani ma su loro stessi e i loro colleghi. Gli scienziati continuano a ripeterci quanto siano utili gli esperimenti per la Scienza con la 'S' maiuscola, il Progresso con la 'P' maiuscola e, ovviamente, l'Uomo con la 'U' maiuscola. Se gli esperimenti sono davvero Necessari con la 'N' maiuscola, gli scienziati dovrebbero essere ben contenti di fare questo sacrificio (con la 's' minuscola) per la causa. In ogni caso, secondo nientemeno che Lord Sainsbury, il ministro britannico per la scienza e l'innovazione, sostenitore dell'ingegneria genetica e proprietario di una grossa catena di supermercati, esistono leggi severe che assicurano che gli esperimenti generalmente causino solo una sofferenza 'moderata'. Se questo fosse proprio vero, gli scienziati non dovrebbero muovere troppe obiezioni nel mettersi in gioco. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Ora, sono certo che avete individuato il problema: ci sono troppi esperimenti importanti per il numero di vivisettori esistenti. Nella sola Europa, nei laboratori viene ucciso un animale ogni tre secondi. In Gran Bretagna uno ogni 12 secondi, in Giappone uno ogni due secondi e in USA uno al secondo. Non sono certo che offrire salari molto alti basterebbe ad attirare un numero sufficiente di scienziati. Ma, niente paura, ogni problema porta con s&#233; il seme della sua stessa soluzione. La soluzione viene dalle parole di Sainsbury, o piuttosto dalla sua esistenza: aggiungere un'altra categoria di individui proponibili per la vivisezione. Questi dovrebbero essere, ovviamente, quei politici che parlano o votano a favore della sperimentazione su animali vivi. Data l'importanza di questi esperimenti per l'intera societ&#224;, dall'economia alla sicurezza nazionale ai capelli lucenti e puliti e ai nuovi cosmetici, penso che i politici sarebbero ben lieti di rendere i loro servigi al pubblico in questa maniera. Sfortunatamente, questo non risolverebbe del tutto il problema; non penso proprio che abbiamo abbastanza politici (e scommetto che non avreste mai pensato di sentire qualcuno arrivare ad affermarlo). &lt;br&gt;&lt;br&gt;Mi sono dapprima trastullato con l'idea di inserire le famiglie dei vivisettori nella lista dei privilegiati, ma ho poi deciso di lasciarli da parte per il caso in cui ci fosse bisogno di &quot;pezzi di ricambio&quot;, come li definisce, cos&#236; elegantemente, la letteratura sugli xenotrapianti, per quegli umani abbastanza ricchi da potersi permettere dei donatori di organi personali. L'utilizzo delle famiglie dei vivisettori dovrebbe eliminare i problemi tecnici e morali causati dall'attuale piano di utilizzo dei maiali e dovrebbe anche portare ulteriore denaro per le corporazioni che danno lavoro ai vivisettori (questo &#232; sempre stato il punto cruciale, no?); alcune stime danno il mercato degli organi di maiale per i trapianti verso umani a 6 miliardi di dollari l'anno, solo negli USA. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Ma abbiamo ancora un problema di numeri, vero? Troppo pochi vivisettori, troppo pochi politici. Naturalmente, gli amministratori delegati delle societ&#224; che traggono profitto dalla vivisezione devono essere inseriti nella lista e in questi frangenti disperati - come potremmo vivere senza il draize test oculare? - penso proprio che dovremmo aggiungere tutti quelli che lavorano in queste societ&#224;. Sicuramente gli azionisti. Specialmente gli azionisti. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Tuttavia, ho il sospetto che non ne avremmo ancora abbastanza; l'appetito della nostra cultura per soggetti cui infliggere sofferenze 'moderate' sembra insaziabile. Sentiamo il bisogno di far ingerire a forza pesticidi e prodotti per la pulizia della casa ai cani, attraverso tubi inseriti nello stomaco, e trapiantare i cuori e i fegati dei maiali nel collo dei babbuini. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Immobilizziamo scimmie, lucertole, gatti, cani, gli asportiamo la calotta cranica. Rompiamo il collo ai babbuini. Facciamo diventare i macachi tossicodipendenti da cocaina, e infliggiamo loro elettroshock. Creiamo super-virus che uccidono chiunque entri in contatto con essi. Tagliamo pezzi di cervello alle scimmie marmoset e le rendiamo stupide come gli stessi sperimentatori. Tagliamo la testa di animali vivi con le forbici, e ne studiamo il cervello. Mettiamo in freezer animali vivi e li lasciamo l&#236; a tentare di strisciar fuori. Insegniamo agli scimpanz&#233; il linguaggio dei segni; quando ci fanno segno che vogliono uscire, li ignoriamo e iniettiamo loro pesticidi. Separiamo le scimmie dalle madri, le infettiamo con l'HIV, inseriamo nei loro occhi dei dispositivi per tener traccia di dove guardano. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Non ci sono abbastanza amministratori delegati e azionisti. Scommetto anche in questo caso non avreste mai pensato che qualcuno potesse arrivare a questa affermazione. Ma ho un piano. Rendere obbligatoria la vivisezione per ogni essere umano che sia favorevole agli esperimenti su animali. Dopotutto, noi siamo animali. Sarebbe proprio come far parte di una giuria. Ricevete una notifica dalle autorit&#224; locali che avvisa che &#232; arrivato il vostro turno, e tocca a voi marted&#236; prossimo. Chiamate la sera prima per sapere se l'esperimento &#232; stato annullato. Non lo &#232; stato, ma fanno sapere che vogliono solo maschi. Lo siete, cos&#236; vi presentate l&#236; il giorno successivo. Dicono che testeranno su di voi il Viagra. Bene, dite. Non ne abbiamo bisogno (vi affrettate ad aggiungere) ma pu&#242; davvero far male? Lo scoprirete presto. Prendete la medicina. Anzich&#233; tagliarvi il pene, come acceduto durante degli esperimenti su beagle, conigli, ratti, topi e scimmie, i vivisettori (che come minimo i testicoli non li hanno proprio, altrimenti sicuramente si rifiuterebbero di torturare gli altri) vi incidono il pene per inserire un elettrodo in un ramo del nervo pelvico. Fanno passare una scarica un minuto alla volta, causando l'erezione. Poi misurano la pressione sanguigna dell'erezione. Sperano che il Viagra sia di aiuto a mantenere l'erezione. Cos&#236; sembra, ma tutti quanti lo sapevate gi&#224; dai molti test precedenti. &quot;Posso andare a casa, ora?&quot;, chiedete, il pene aperto dolorante. &quot;Oh, ci dispiace&quot;, ci dicono. &quot;Ci siamo dimenticati di dirvelo: dopo l'esperimento, tutti i soggetti vengono sacrificati&quot;. Non siete troppo felici di sentirlo. Ma d'accordo, potete dire mentre vi mettono l'ago fatale nel braccio. La sperimentazione animale &#232; estremamente importante, la sofferenza solo moderata. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br&gt;&lt;br&gt;Derrick Jensen &#232; l'autore di &lt;br&gt;A Language Older than Words and The Culture of Make Believe. &lt;br&gt;&lt;br&gt;COSA C'E' IN UN NOME? &lt;br&gt;&lt;br&gt;'Moderato', secondo il dizionario... &lt;br&gt;agg. All'interno di limiti ragionevoli; non eccessivo o estremo, non violento o soggetto a estremismi; calmo; temperato &lt;br&gt;&lt;br&gt;moderato secondo il Scientific Procedures Act (1986) &lt;br&gt;I test di tossicit&#224; e molte procedure chirurgiche. I protocolli che potenzialmente possono causare una sofferenza maggiore, ma che comprendono controlli che ne minimizzano l'impatto, o che mettono fine all'esperimento prima che l'animale mostri degli effetti pi&#249; gravi, possono essere classificati come 'moderati'. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Nel 2001 le statistiche dell'Home Office hanno rivelato che il 55% dei progetti di sperimentazione animale che hanno ottenuto la licenza in Gran Bretagna sono stati classificati di gravit&#224; 'moderata' (vedi sopra). Il che significa che l'anno scorso 1.412.242 animali hanno sofferto moderatamente nei laboratori britannici. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Messa in un altro modo, sono poco pi&#249; della met&#224; dei 1.655.766 topi, 489.613 ratti, 47.387 porcellini d'india, 7.124 criceti, 2.957 gerbilli, 3.053 'altri roditori', 23.356 conigli, 731 gatti, 5.460 cani beagle, 94 'altri cani', 1.039 furetti, 949 'altri carnivori', 649 'cavalli, asini e incroci di equini', 5.401 maiali, 312 capre, 10.664 pecore, 2.910 bovini, 67 cervi, 10 'altri ungulati', 1.123 scimmie marmoset e tamarin, 2.219 macachi, 776 'altri mammiferi', 110.330 palmipedi domestici, 3.780 tacchini, 1.488 quaglie, 10.007 'altri uccelli', 341 rettili, 9.648 anfibi e 170.459 pesci. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Ma cos'&#232; accaduto a questi animali? Bene, 71.261 animali sono stati uccisi nei test di tossicit&#224; (avvelenamento); 135.839 sono stati sottoposti a test di avvelenamento per inquinanti, prodotti agrochimici, sostanze chimiche industriali, prodotti per la pulizia della casa, additivi alimentari e altre sostanze usate nel cibo; 246.844 sono stati usati per esperimenti dopo essere stati fatti nascere con &quot;difetti genetici&quot;; 25.043 sono stati sottoposti a iniezioni di varie sostanze nel cervello; 7.225 a esperimenti con radiazioni; e 363 sono stati sottoposti a &quot;danni termici&quot;, o &quot;ustionati&quot;, nel linguaggio normale. Oh, e nel 59% degli esperimenti non &#232; stato usato alcun anestetico. Ma, alla fine, questi animali hanno veramente sofferto solo &quot;moderatamente&quot;? Giudicate voi. Secondo alcuni documenti riservati provenienti dall'Home Office, un programma di xenotrapianti (trapianti di organi da una specie ad un'altra) portato avanti dalla societ&#224; biotecnologica Imutran, &#232; stato assegnato alla categoria &quot;moderato&quot;. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Durante l'esperimento, il cuore di maialini geneticamente modificati veniva trapiantato nel collo di babbuini catturati in natura. I documenti affermano che un babbuino con il cuore trapiantato fu visto in seguito stringere l'organo trapiantato, che era &quot;gonfio e arrossato&quot; e che &quot;secerneva fluido giallo&quot; per molti degli ultimi giorni della sua vita. In un altro punto del rapporto si pu&#242; leggere di un &quot;ascesso cervicale che, erodendo la vena interna giugulare, port&#242; all'emorragia e al collasso dell'animale&quot;. O di come un babbuino &quot;ebbe un collasso e mor&#236; a causa di una broncopolmonite&quot;. O di come cinque animali &quot;dovettero essere uccisi a causa di una intossicazione gastrointestinale, che aveva causato una grave diarrea&quot;. C'&#232; da chiedersi che cosa venga classificato come &quot;grave&quot;. O no? Nel decidere se classificare questi o altri esperimenti come &quot;non classificati&quot;, &quot;leggeri&quot;, &quot;moderati&quot; o &quot;gravi&quot;, una squadra di scienziati del governo applica una analisi costi/benefici, dove il &quot;costo&quot; per gli animali &#232; pesato rispetto al &quot;beneficio&quot; per la scienza. Tuttavia, dei 22 scienziati che formano la squadra, si &#232; scoperto che 17 hanno avuto delle licenze per svolgere esperimenti su animali, nel passato, il che getta l'ombra del dubbio sulla loro imparzialit&#224;. &lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.novivisezione.org/info/moderato.htm</link>
	<pubDate>Sam, 8 Jun 2003 14:40:24 +200</pubDate>
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	<source>NoVivisezione</source>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>In quarantena grano OGM in Canada</title>
	<description>GREENPEACE METTE IN QUARANTENA GRANO OGM IN CANADA&lt;br&gt;&lt;br&gt;Roma, 5-6-03 - All'alba di stamane, in Canada, un gruppo di attivisti di Greenpeace ha messo in quarantena i campi della  &quot;Agriculture and Agri-food Canada (AAFC)&quot;, per prevenire la commercializzazione di grano OGM.  Quattro scalatori si sono arrampicati sul tetto dell'edificio srotolando uno striscione di 120 metri quadri con la scritta &quot;Stop grano OGM&quot;, mentre altri hanno bloccato i cancelli apponendo i cartelli della quarantena.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;Stiamo mettendo in quarantena questo centro sperimentale a causa della minaccia che il grano OGM rappresenta per l'ambiente e per gli agricoltori canadesi,&quot; afferma Federica Ferrario, della campagna Ogm di Greenpace Italia. &quot;Il governo canadese dovrebbe proibire il rilascio in ambiente di grano OGM invece di coltivarlo per la Monsanto in ambiente aperto&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il campo sperimentale posto oggi sotto quarantena e' solo uno dei tanti condotti dal governo canadese (AAFC) per conto della Monsanto. Il grano OGM sta crescendo in Manitoba, il cuore della produzione di frumento in Canada, ed e' uno dei circa 50 siti dove dovrebbero essere attivati campi sperimentali di grano OGM nel corso del 2003.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il Canadian Wheat Board (CWB), responsabile per le esportazioni del grano in Canada, stima che l'80% del mercato delle esportazioni non acquistera' grano OGM o contaminato a da OGM. Il CWB stesso ha scritto poche settimane fa alla Monsanto chiedendo di ritirare la richiesta di autorizzazione di grano transgenico per il bene dell'industria del frumento canadese, ma Monsanto ha rifiutato.&lt;br&gt;&lt;br&gt;L'iniziativa di Greenpeace vuole anche sottolineare lo stretto legame e la partnership contrattuale fra il governo canadese e la Monsanto. Il governo canadese, nel suo doppio ruolo di promotore e regolatore dell'industria biotec, viene controllato sempre piu' minuziosamente dato che sembra contribuire all'inadeguata regolamentazione delle biotecnologie in campo alimentare e pone gli interessi della Monsanto al di sopra degli interessi dei canadesi stessi.&lt;br&gt;&lt;br&gt;I prodotti della Monsanto rappresentano piu' del 90% dell'area totale coltivata con OGM nel mondo nel 2002, ma il prezzo delle singole azioni e' precipitato da 38 a 20 dollari da giugno 2002, riduzione in parte dovuta al rifiuto internazionale di OGM. Questa azienda sta disperatamente tentando di aprire nuovi mercati per i propri semi transgenici vendendoli in un unico pacchetto con le proprie sostanze chimiche.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;La commercializzazione di grano OGM non solo mette l'ambiente a rischio, ma potrebbe anche rappresentare un disastro commerciale per gli agricoltori nord americani. L'assoluto rifiuto delle colture OGM nei maggiori mercati di importazione di frumento, come Europa e Corea del Sud, dimostra che i consumatori non vogliono OGM nel proprio pane quotidiano&quot;, ha detto Lindsay Keenan, esperto di mercato internazionale di Greenpeace.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La campagna OGM di Greenpeace:&lt;br&gt;http://ogm.greenpeace.it&lt;br&gt;&lt;br&gt;La guida ai prodotti con / senza OGM di Greenpeace: http://ogm.greenpeace.it/new/presentazioneliste.php&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://ogm.greenpeace.it</link>
	<pubDate>Fri, 6 Jun 2003 12:16:51 +200</pubDate>
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	<source>Greenpeace</source>
	<category>Natura</category>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Gli animali nei laboratori non soffrono?</title>
	<description>GLI ANIMALI NEI LABORATORI NON SOFFRONO? LA TESTIMONIANZA DI UN INFILTRATO IN UN LABORATORIO TEDESCO.&lt;br&gt;&lt;br&gt;In questi ultimi giorni si e' assistito a una girandola di dichiarazioni incredibili di vari scienziati che, spaventati da un attivismo antivivisezionista sempre piu' efficace e determinato, hanno fatto quadrato per difendere la legittimita' morale e scientifica della sperimentazione su animali.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Accanto all'ormai scontato dott. Garattini, troviamo pero' stavolta anche l'&quot;animalista&quot; prof. Umberto Veronesi, che arriva addirittura a raccontare che gli animali, nei laboratori, non soffrono. Comitati etici vigilano sul benessere degli animali, le riviste scientifiche si rifiutano di pubblicare lavori che abbiano comportato sofferenze per gli animali, e cosi' via, in una girandola di affermazioni sempre piu' assurde.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Qualcuno ci credera'? Chissa'. Le persone credono a quel che fa loro comodo, e di certo fa comodo pensare che ammazzando i topi si salvino i bambini e che questi topi non soffrano nemmeno.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Notevole il fatto che questi scienziati vivisezionisti non si limitino a rispolverare il luogo comune &quot;la sperimentazione su animali e' indispensabile al progresso scientifico&quot;, affermazione che si puo' facilmente controbattere su un piano scientifico, ma insistano invece proprio sull'aspetto etico, arrivando a negare l'evidenza. Sara' disperazione, incoscienza, o semplicemente sono convinti che il pubblico sia profondamente stupido?&lt;br&gt;&lt;br&gt;Sia come sia, siamo lieti di presentarvi in anteprima questo articolo, che riporta una testimonianza di prima mano sulle atrocita' commesse nei laboratori di sperimentazione animale tedeschi (ma sono tutti uguali, italiani, tedeschi, inglesi, americani, in tutti i laboratori gli animali fanno la stessa fine). Buona lettura, agli &quot;animalisti vivisezionisti&quot;, a chi non sapeva, a chi non pensava, e a chi stara' male leggendo queste pagine.&lt;br&gt;&lt;br&gt;In attesa di una Scienza vera che spazzi via questa barbarie.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Marina Berati&lt;br&gt;Novivisezione.org&lt;br&gt;info@NoVivisezione.org&lt;br&gt;&lt;br&gt;---------------------------&lt;br&gt;&lt;br&gt;Questo articolo sar&#224; pubblicato nel numero di settembre del trimestrale Orizzonti, rivista dell'ATRA - Associazione svizzera per l'abolizione della vivisezione (Lugano) - infoatra@blumail.ch&lt;br&gt;&lt;br&gt;IL LABORATORIO DEGLI ORRORI.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Un attivista ATRA &#232; stato &quot;prestato&quot; alle associazioni tedesche per un'infiltrazione presso il pi&#249; grande laboratorio pubblico in Europa: l'ex ZTL dell'Universit&#224; di Berlino.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Mentre scendo alla fermata Lankwitz della metropolitana di Berlino mi stupisco di come tutto sia avvenuto cos&#236; in fretta. Due settimane fa ero nella sede ATRA di Lugano, stavamo guardando un vecchissimo articolo sul laboratorio ZTL della Freie Universit&#228;t Berlin e, come per scherzo, &#232; venuta fuori la proposta: &quot;Perch&#233; non proviamo a infiltrarci? I vivisettori tedeschi non conoscono le nostre facce. Potremmo ottenere valido materiale per supportare iniziative di animalisti berlinesi.&quot; Quasi uno scherzo che si sarebbe trasformato in un incubo. Ma ancora non lo sapevo. Due telefonate, due mail, l'infiltrazione &#232; perfetta, e subito in agenzia a prenotare il volo. Con l'adrenalina di una nuova azione, con l'incoscienza di chi non ha veramente riflettuto sulle possibili conseguenze. Cammino verso Kramher Strasse. Attraverso un quartiere residenziale, un ponticello su uno splendido torrente, e campi sportivi dove giovani e meno giovani si godono un insolito caldo sole di marzo. Un altro ponticello e mi trovo davanti a un bosco. Ho paura di avere sbagliato strada. Dov'&#232; lo ZTL? Che, tra l'altro, ufficialmente, ha cambiato nome &#232; ora si chiama Research Facility for Experimental Medicine. Poi il primo shock di questa due giorni di sofferenza e dolore. So che &#232; stupido ma mi colpisce il fatto che lo ZTL, cinque piani di vivisezione, sia nascosto dietro un bosco dove le persone corrono, pranzano, si baciano. Ignari delle torture che si svolgono a meno di 20 metri di distanza Visto dal vivo lo ZTL &#232; ancora pi&#249; grosso e mi blocco. Arrivano, solo li, i primi dubbi, ci riuscir&#242;? Essendo molto orgoglioso decido che non mi posso tirare indietro. Incontro i vivisettori e stringo mani che normalmente danno la morte. &quot;Hi. How are you? My name is...&quot; Il sorriso &#232; sempre stampato sulla mia faccia. In questa enorme struttura, collegata con l'ospedale, si svolgono esperimenti per cinque diversi campi di ricerca: malattie infettive, patologie cardiovascolari, ricerca sui tumori, endocrinologia e neuroscienze. Inizio il giro di visite, non &#232; la prima volta che vedo esperimenti di vivisezione e so di essere in grado di mantenere una faccia impassibile. Dentro inizio a morire e scopro che l'esperimento spesso non &#232; la cosa peggiore. Il dopo, il dopo, il dopo... Quando si svegliano, quando passa l'effetto dell'anestesia, quando non sono pi&#249; sotto analgesia... Il dolore che provo &#232; troppo, non riesco a parlare, non riesco neanche a concepire quanto possa essere il loro. Rischio di essere sopraffatto, mi piego verso la gabbia per non farmi vedere dal vivisettore, ho lo sguardo assassino e il cuore stanco. I cuccioli... i cuccioli... non li avevo mai visti sotto esperimento... Riesco a finire questo primo giorno, ormai per inerzia, ma le ultime due ore sono sprecate, non riesco a memorizzare pi&#249; niente. Cammino verso la metropolitana e vado in centro. Avviso gli altri dell'ATRA e dico loro che non ce la faccio a fare il secondo giorno. Mi capiscono e mi dicono di prendermi un giorno di vacanza, &quot;Stai tranquillo, vai a farti un giro, goditi Berlino, va gi&#224; bene cos&#236;&quot;. Provo a bere qualcosa di forte ma l'adrenalina &#232; troppa, non provo neanche a ubriacarmi, non riuscirei. Di mangiare non se ne parla. Dopo vado a letto e il soffitto mi fa compagnia insieme a programmi televisivi in una lingua che conosco appena. Non mi sono mai sentito cos&#236; solo, non mi sono mai sentito cos&#236; solo. Mi sveglio di colpo, devo essermi addormentato all'alba, guardo l'ora. Mi sento un vigliacco a stare a letto e mi alzo. Decido di andare per un solo motivo, il dolore che provo &#232; niente rispetto a quello che provano gli animali vivisezionati. Mi sento un vigliacco anche solo per aver pensato di mollare. La doccia mi aiuta e riprendo il metr&#242;. Cambio la fermata, non voglio pi&#249; arrivarci dal bosco. Scendo a Botan. Garten e attraverso una zona abbastanza squallida. L'immagine della ZTL, arrivandoci dalla citt&#224; &#232; ancora peggio. All'ultima curva il laboratorio appare dietro un condominio. Un grosso condominio di tre piani appare come una casetta della bambole rispetto al laboratorio. Cinque piani di orrore, morte, sofferenza... cinque piani di dolore somministrato con precisione, freddezza, scientificit&#224;. Pensavo di aver gi&#224; visto molta vivisezione e di essere preparato ma le dimensioni e il numero di animali mi sconvolgono. Vomito in un cassonetto. Quando arrivo i vivisettori mi guardano dicendomi che ho una faccia proprio&lt;br&gt;brutta: &quot;Hey, what a nasty face...&quot;&lt;br&gt;Do la colpa al disco pub in cui non sono andato, ai troppi drinks che non ho bevuto, alla walkiria che non mi sono portato a letto... Due sorrisi e strizzate d'occhio, il fascino latino sulla bionde tedesche &#232; noto e ne approfitto... E tutto ricomincia di nuovo:&lt;br&gt;- cani avvelenati dalla chimica e dalla batteriologia&lt;br&gt;- topi con la pelle distrutta&lt;br&gt;- ratti con 12 parti del cervello malate&lt;br&gt;- topi con la cornea devastata&lt;br&gt;- animali manipolati geneticamente per diventare portatori di malattie e sofferenza&lt;br&gt;- scimmie ammalate di tumore&lt;br&gt;- topi infettati e pieni di cisti&lt;br&gt;- cavie peruviane con fegato e reni distrutti&lt;br&gt;- ratti nutriti a etanolo per mesi completamente ubriachi e in piena sofferenza&lt;br&gt;- roditori dagli intestini distrutti&lt;br&gt;- topi moribondi con cervello, polmoni e fegato malati&lt;br&gt;- maialini a cui era stato colpito e poi strappato il cuore&lt;br&gt;- topi infetti con patologie intestinali&lt;br&gt;- roditori vari con ulcere micidiali&lt;br&gt;- ratti con infiammazioni croniche, calcificazioni nel cervello e genitali atrofizzati.&lt;br&gt;- criceti con le ovaie massacrate geneticamente&lt;br&gt;- ratti privati del sonno, tenuti a digiuno e sottoposti a trattamenti chimici.&lt;br&gt;- topi col cuore infettato&lt;br&gt;- ratti con la pressione sanguigna alterata&lt;br&gt;&lt;br&gt;e poi i casi peggiori, i cucciolini di roditori con sostanze chimiche per distruggergli il cuore, con difficolt&#224; cardiache e pressione alterate, sottoposti a iniezioni di una chimica criminale, nutriti in maniera anomala per sviluppargli patologie.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Finiamo, saluto, esco.&lt;br&gt;Mi spiace non essere riuscito a fare foto all'interno ma, come mi hanno detto, &#232; pericoloso fare foto perch&#233; potrebbero finire nelle mani degli animalisti. Esco, respiro e non riesco a piangere. Mi sento in colpa ad essere libero, mi giro a guardare di nuovo quel posto di orrori. &#200; finita, non riesco a non essere contento che per me sia finita ma non riesco a smettere di pensare agli animali la dentro. Auguro loro la morte, non solo agli animali per lenire le loro sofferenze. So di essere finito in un incubo da cui non uscir&#242; mai pi&#249;. Spesso molte persone mi dicono che non riescono a guardare le foto di vivisezione, ancora meno i filmati, ci chiedono di non mostrare immagini cruente. A queste persone vorrei dire che i filmati, anche i peggiori, sono niente in confronto alla realt&#224;. I sostenitori della vivisezione sostengono che gli animali non soffrono, che la vivisezione non si fa pi&#249;, che le foto che abbiamo sono vecchie e ci criticano perch&#233; non mostriamo immagini recenti. A queste persone non ho niente da dire. Auguro solo loro di provare un decimo della sofferenza che provano gli animali nei laboratori e in altri centri di tortura. Non di pi&#249;, solo un decimo... perch&#233; sono sicuro che, anche solo una piccola parte di quel dolore, li porterebbe alla disgrazia, alla pazzia, al suicidio.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Zaino&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.novivisezione.org</link>
	<pubDate>Thu, 29 May 2003 08:44:37 +200</pubDate>
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	<title>Esso: oggi il processo ai due attivisti </title>
	<description>AZIONE DI GREENPEACE ALLA ESSO, OGGI IL PROCESSO DEI DUE ATTIVISTI ITALIANI&lt;br&gt;&lt;br&gt;Roma, 28/05/2003  Saranno processati per direttissima alle 10 ora di Dallas, (17 ora italiana) Ascanio Vitale, 29 anni, napoletano, responsabile della campagna &quot;Stop Esso&quot; di Greenpeace Italia e Eva Maccari, trentenne lucchese, che insieme ad altri 43 attivisti di Greenpeace provenienti da tutto il mondo ha fatto pacificamente irruzione ieri negli uffici della sede internazionale della Esso a Dallas, in Texas, per bloccare i lavori alla vigilia dell'assemblea annuale degli azionisti, che si tiene questa mattina. Oggi, intanto, il New York Times (http://www.nytimes.com) e l'inglese Guardian (http://www.guardian.co.uk/business/story/0,3604,965388,00.html)&lt;br&gt;hanno pubblicato articoli inchiesta sui generosi finanziamenti elargiti dalla Esso ai gruppi americani che si battono contro i tagli alle emissioni di gas serra (Competitive Enterprise Institute, Frontiers of Freedom, the George C. Marshall Institute, the American Council for Capital Formation Center for Policy Research, the American Legislative Exchange Council). Per alcuni di loro la Esso e' il principale finanziatore ed anche se altre compagnie petrolifere adottano una politica analoga non arrivano mai ad essere sponsor cosi' rilevanti. Per fare un esempio Competitive Enterprise Institute, che lo scorso anno si e' battuto per persuadere Bush a stare lontano dal vertice sulla Terra di Johannesburg, ha ricevuto 400.000 dollari nel 2002, mentre l'Istituto George C Marshall, che ha pubblicato un rapporto che sostiene che le temperature registrate nel 20&#176; secolo non sono anomale, si e' visto aumentare le sovvenzioni dalla Esso di un terzo. &quot;La Esso dice di prendere seriamente il cambiamento climatico, ma questi finanziamenti dimostrano il contrario- afferma Domitilla Senni, direttore di Greenpeace -speriamo che gli azionisti che oggi presenteranno due mozioni sul cambiamento climatico e le energie rinnovabili raccolgano abbastanza consensi per far cambiare rotta  alla multinazionale&quot; Greenpeace presentera' oggi anche alla sede della Esso a Roma e a tutti gli azionisti la versione italiana della  parodia della relazione annuale che e' stata consegnata a Dallas e che ha provocato l'irritazione della multinazionale. Il documento sara' scaricabile, nelle prossime ore, al sito: http://www.greenpeace.it&lt;br&gt;&lt;br&gt;La campagna StopEsso di Greenpeace:&lt;br&gt;http://www.stopesso.it&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.it</link>
	<pubDate>Wed, 28 May 2003 15:59:38 +200</pubDate>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Greenpeace blocca sede della Esso</title>
	<description>Greenpeace blocca la sede internazionale della Esso, arrestato attivista italiano&lt;br&gt;&lt;br&gt;Roma, 27/05/2003 - Questa mattina (alle 7,15 ora di Dallas, 14,15 ora&lt;br&gt;italiana) un gruppo di 45 attivisti di Greenpeace provenienti da tutto il mondo ha fatto irruzione negli uffici della sede internazionale della Esso a Dallas, in Texas, per bloccare i lavori alla vigilia dell'assemblea annuale degli azionisti, che si tiene domani. Alcuni hanno bloccato l'entrata principale, mentre altri, arrivati a bordo di due Jaguar, sono entrati per consegnare una copia di un contro-rapporto agli azionisti contenente le accuse contro la Esso, che ha sabotato gli sforzi internazionali contro il cambiamento climatico. Altri attivisti vestiti da tigre sono saliti sul tetto dell'edificio, mentre altri sono entrati vestiti in giacca e cravatta nei corridoi e nelle sale di riunione.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Gli impiegati che si recavano in ufficio sono stati mandati a casa dalla Esso, mentre la polizia arrivata con elicotteri, auto e furgoni ha arrestato diversi attivisti, tra cui Ascanio Vitale, 29 anni, responsabile della campagna &quot;Stop Esso&quot; di Greenpeace Italia.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La Esso e' accusata, nel documento consegnato da Greenpeace agli azionisti, di cercare da 10 anni di bloccare il Protocollo di Kyoto, firmato da 109 Paesi ma rifiutato, grazie a queste pressioni, dagli Stati Uniti, che sono responsabili di 1/4 delle emissioni mondiali di gas serra.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Greenpeace, che in Italia ha avviato insieme ad altre organizzazioni (Rete di Lilliput, Associazione Botteghe del mondo, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Bilanci di Giustizia) la campagna &quot;Stop Esso&quot; invita a non rifornirsi piu' alle stazioni di benzina Esso e a dire alla multinazionale cosa pensa del suo comportamento attraverso una foto ed un messaggio, come hanno gia' fatto centinaia di persone sui vari siti di Greenpeace in tutto il mondo: www.greenpeace.it Per aggiornamenti in tempo reale sull'azione in corso negli Usa:&lt;br&gt;&lt;br&gt;http://weblog.greenpeace.org/esso/&lt;br&gt;&lt;br&gt;La campagna StopEsso di Greenpeace:&lt;br&gt;http://www.stopesso.it&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.stopesso.it</link>
	<pubDate>Tue, 27 May 2003 18:58:26 +200</pubDate>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>14 giugno Animal Pride!</title>
	<description>L'Animal Pride ha intenzione di essere una giornata per far conoscere e affermare la cultura animalista. Saranno coinvolti nell'organizzazione e realizzazione di questa giornata nazionale tutti i rappresentanti della realt&#224; animalista italiana ed internazionale. &lt;br&gt;La manifestazione avr&#224; luogo in data 14 giugno a Firenze, citt&#224; scelta perch&#233; si trova in una posizione facilmente raggiungibile e perch&#232; il corteo avrebbe pi&#249; visibilit&#224; rispetto ad una citt&#224; pi&#249; grande come Roma o Milano. Inoltre &#232; stata recentemente teatro di altre importanti manifestazioni ed essendo citt&#224; d'arte, rimane luogo d'incontro e di passaggio di gente da tutto il mondo.&lt;br&gt;Abbiamo pensato di chiamare questo evento Animal Pride: anche se ultimamente il termine &quot;pride&quot; &#232; un po' inflazionato, vorremmo dare una connotazione &quot;forte&quot; di rivendicazione dei diritti animali a questo evento. &lt;br&gt;Ringraziamo tutti coloro che hanno aderito a questa proposta e che si impegneranno alla realizzazione di questa giornata. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Per maggiori informazioni visitare il sito :  http://www.animal-pride.org/ dove si possono trovare maggiori dettagli per la giornata, gli obiettivi, la locandina ecc.</description>
	<link>http://www.animal-pride.org/</link>
	<pubDate>Mon, 26 May 2003 15:18:53 +200</pubDate>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Monsanto:  occupato quartier generale</title>
	<description>GREENPEACE OCCUPA IL QUARTIER GENERALE MONSANTO&lt;br&gt;&lt;br&gt;Oggi Giornata mondiale della biodiversita' proclamata dall'UNEP: &quot;L'Italia deve accelerare le procedure di ratifica del Protocollo di biosicurezza&quot;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Roma, 22 maggio 2003 - Attivisti di Greenpeace hanno occupato oggi la sede europea della Monsanto a Bruxelles, per protestare contro la potente lobby esercitata dalla multinazionale, responsabile del 90% delle colture Ogm al mondo, sul Wto.&quot;L'amministrazione Usa ha fatto ricorso al Wto contro la moratoria europea sugli Ogm proprio per difendere gli interessi della Monsanto e dell'industria biotech che trova forti resistenze nei consumatori in tutto il mondo&quot; spiega Luca Colombo, responsabile campagna Ogm di Greenpeace. Le coltivazioni Monsanto sono una delle maggiori fonti di inquinamento genetico per l'agricoltura biologica e convenzionale in Europa come in Brasile, Canada ed India. L'azione contro la Monsanto avviene a ridosso dell'incontro dei ministri dell'agricoltura europei che si incontreranno a Bruxelles la prossima settimana per discutere della cosiddetta &quot;coesistenza&quot; tra agricoltura Ogm e Ogm free. La proposta elaborata dalla Commissione Europea rischia di danneggiare l'ambiente, gli agricoltori tradizionali e i consumatori e non rispetta il principio di precauzione e del &quot;chi inquina paga&quot;. &quot;I costi dell'inquinamento genetico devono pagarli i produttori di Ogm come la Monsanto, non gli agricoltori e i contribuenti&quot; commenta Colombo. Per 4 anni gli stati membri dell'Ue hanno bloccato l'approvazione di nuovi Ogm in attesa di una legislazione completa in materia: le norme sull'etichettatura e la tracciabilita' di cibi e mangimi Ogm dovrebbero entrare in vigore per la fine dell'anno. &quot;Chiediamo alla Commissione Europea e agli Stati membri di non cedere alle pressioni statunitensi, mantenere la moratoria e introdurre le norme sulla responsabilita' per i costi legati all'inquinamento genetico&quot;&lt;br&gt;&lt;br&gt;L'UNEP, il Programma Ambientale delle Nazioni Unite, ha proclamato la giornata di oggi, il 22 maggio, &quot;Giornata Internazionale della Diversita' Biologica&quot; allo scopo di diffondere le conoscenze e la consapevolezza dei temi relativi alla biodiversita'. &quot;L'Italia deve accelerare le procedure di ratifica del Protocollo di biosicurezza, uno degli strumenti previsti dalla Convenzione sulla Diversita' Biologica, firmata a Rio de Janeiro nel 1992- spiega Colombo se lo facesse prontamente potrebbe portare ad una rapida entrata in vigore del Protocollo, per la quale occorre la ratifica di 50 paesi, ormai prossima&quot;&lt;br&gt;&lt;br&gt;La campagna OGM di Greenpeace:&lt;br&gt;http://www.greenpeace.it/ogm&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.it/ogm</link>
	<pubDate>Fri, 23 May 2003 10:00:23 +200</pubDate>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>USA vogliono imporci gli OGM</title>
	<description>GREENPEACE: USA ARROGANTI VOGLIONO IMPORCI GLI OGM&lt;br&gt;&lt;br&gt;Roma, 13 maggio 2003 - La decisione dell'amministrazione statunitense, comunicata questo pomeriggio, di ricorrere al WTO insieme a Canada, Argentina ed Egitto, contro la moratoria europea sugli OGM &#232;, per Greenpeace, di una gravita' e arroganza seconda solo alla guerra. &quot;La grande maggioranza dei cittadini europei chiede di escludere gli alimenti transgenici dalla loro dieta e dai loro campi. La sovranita' alimentare viene piegata dalla prepotenza di chi risponde alle sole lobby industriali, come quella potentissima del biotech, cercando di imporre il proprio modello attraverso uno strumento privo di sensibilita' democratica quale il WTO&quot; commenta Luca Colombo, responsabile campagna Ogm di Greenpeace. Il segnale lanciato dagli Usa non &#232; inoltre indirizzato alla sola 'vecchia Europa', ma a tutti i paesi del pianeta che osano perseguire politiche agricole e alimentari autonome, non in sintonia con l'agenda biotecnologica promossa dagli USA, un mondo dove - stando alle parole di Charles Grassley, Presidente della Commissione Finanze del Senato statunitense - l'UE avrebbe 'diffuso l'isteria anti-biotecnologica'. Le dichiarazioni di oggi degli Usa sono un messaggio chiaro alla vigilia del Vertice del WTO di Cancan. Lo scontro politico-commerciale si fa aspro ed il principio di precauzione, sancito  da Trattati internazionali siglati sotto l'egida delle Nazioni Unite, viene gettato nel cestino dei rifiuti. Greenpeace, tra i promotori della campagna sul WTO &quot;Questo mondo non &#232; in vendita&quot;, ritiene che a questo punto la maschera sia definitivamente calata: tramite il WTO si fa carta straccia della volonta' dei cittadini e si fanno letteralmente ingoiare ai consumatori gli OGM che nessuno vuole. E' indispensabile che prima e durante Cancun la mobilitazione dell'opinione pubblica porti ad un ripensamento radicale e sostanziale delle regole che governano il WTO. &quot;Il Governo italiano, che dal 1998 sostiene la moratoria europea, deve farci sapere da che parte sta: ancora una volta al fianco degli USA o finalmente attento alle richieste dei propri cittadini?- chiede Colombo -Il Parlamento danese la scorsa settimana ha chiesto al governo di mantenere la moratoria fino a che non siano state varate norme adeguate sulla cosiddetta coesistenza fra colture OGM, convenzionali e biologiche e sulla responsabilita' da danno ambientale per inquinamento da OGM: &#232; opportuno che anche l'Italia adotti analoghe decisioni&quot;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Informazioni:&lt;br&gt;http://www.campagnawto.org&lt;br&gt;http://www.greenpeace.it/ogm&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.it/ogm</link>
	<pubDate>Wed, 14 May 2003 09:12:35 +200</pubDate>
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	<dateal>14/05/2003 9.12.35</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Deleghe ambiente: no alla fiducia</title>
	<description>IL GOVERNO ZITTISCE IL SENATO SULLA DELEGA AMBIENTALE&lt;br&gt;GLI AMBIENTALISTI &quot;ERA POSSIBILE UNA MEDIAZIONE ISTITUZIONALE&quot;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Chi inizia bene e' gia' a meta' dell'opera. Per i prossimi quattro anni il Parlamento sara' esautorato dalla discussione sul riordino dell'intera normativa ambientale e oggi il Governo pur di non far discutere il Senato, con la fiducia, toglie la parola non solo alla minoranza ma soprattutto a quegli esponenti della maggioranza che avevano avanzato perplessita' e chiesto modifiche sostanziali su un provvedimento che affida a una Commissione di 24 esperti esterni al Parlamento la riscrittura delle norme su materie delicatissime, frutto di decenni di mediazioni istituzionali, economiche e sociali, quali: tutela dell'acqua, dell'aria, difesa suolo, gestione dei rifiuti, parchi, danno ambientale e valutazione di impatto ambientale.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il coordinamento delle Associazioni ambientaliste(AssociazionE Bianchi Bandinelli, Comitato per la Bellezza, FAI, Greenpeace, INU, Italia Nostra, LAC, LAV, Legambiente, LIPU, Marevivo, VAS, WWF) aveva trovato il presidente della Commissione Ambiente del Senato Emiddio Novi (FI) e il  relatore di maggioranza senatore Giuseppe Specchia (AN) sensibili a una proposta istituzionale che a) limitasse l'ambito della delega (escludendo il tema delle acque, delle difesa suolo e dei parchi); b) limitasse l'esclusione del Parlamento introducendo un parere anche delle Commissioni Affari Costituzionali e del Consigli di Stato; c) stralciasse le norme immediatamente efficaci del Capo II che introducono disposizioni di straordinaria gravita', condizionando la delega stessa, quali: l'incenerimento indiscriminato dei rifiuti e sul mercato nazionale e internazionale dei rottami ferrosi e non, anche se contaminati (art. 7); l'amnistia dei reati paesaggistici e sulla concessione in sanatoria in aree vincolate quale strumento ordinario  (art. 8) e il mercato delle aree  e dei volumi tra privati e Comuni, a titolo di compensazione ambientale, una volta siano subentrati vincoli per la tutela (art. 6).&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ancora una volta, gli ambientalisti sono costretti a registrare l'indisponibilita' del Governo a discutere approfonditamente della difesa degli interessi collettivi della cittadinanza per la tutela della salute e dell'ambiente. Prosegue comunque anche domani con un presidio davanti al Senato, la campagna delle 14 associazioni ambientaliste contro la Legge delega, una campagna che ha visto in questa settimana la promozione di una Campagna di sensibilizzazione sulla stampa che ha allertato l'opinione pubblica sui rischi per l'ambiente collegati al nuovo testo di legge. A questo proposito si rimanda anche all'autorevole intervento della Presidente del FAI, Giulia Maria Mozzoni Crespi, nell'articolo comparso oggi sul Corriere della Sera che richiama in modo estremamente rigoroso e chiaro al &quot;baratro&quot; in cui rischia di cadere tutta la normativa ambientale il cui impianto e' stato frutto di una evoluzione culturale e politica del nostro Paese.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Informazioni:&lt;br&gt;http://www.ambienteprivato.org&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.ambienteprivato.org</link>
	<pubDate>Wed, 14 May 2003 09:10:33 +200</pubDate>
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	<dateal>14/05/2003 9.10.33</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Progetto &quot;Gli Animali sono miei amici&quot;</title>
	<description>Gli Animali sono miei amici&lt;br&gt;Campagna nazionale del Movimento UNA&lt;br&gt;&lt;br&gt;E&#8217; cominciata il primo Marzo la campagna Gli Animali sono miei amici, una campagna ideata e realizzata dal Movimento UNA, che vede protagonisti proprio loro, i bambini. &#8220;Ebe Dalle Fabbriche, Presidente dell&#8217;associazione si dice entusiasta per l&#8217;adesione assolutamente oltre le pi&#249; rosee aspettative. &#8220;Abbiamo sempre riservato molta importanza all&#8217;educazione e alla formazione. La repressione &#232; un aspetto che &#232; d&#8217;obbligo curare, ma quando si arriva al reato di maltrattamento, all&#8217;abbandono o si assiste a comportamenti che causano sofferenze agli animali, significa che una parte della battaglia l&#8217;abbiamo gi&#224; persa. Dobbiamo lottare soprattutto nella prevenzione. E&#8217; necessario ricorrere con costanza e capillarit&#224;, alla promozione di percorsi educativi del rispetto di tutti i viventi, sopratutto nell&#8217;ambito formativo e  culturale&#8221;. Insegnanti, classi, intere scuole, associazioni, hanno aderito alla campagna. &#8220;Una risposta incredibile &#8211; continua il presidente - che ci spinge sicuramente a rinnovare l&#8217;iniziativa dopo la sua conclusione. Nella guida del bravo animalista&#8221; intitolata &#8220;I bambini e gli Animali&#8221; sono riportate normali abitudini acquisite dall&#8217;uomo, ma che diventano, spesso inconsapevolmente, strumento di sofferenza per gli animali. In poche righe e con illustrazioni coloratissime, vengono rivisti i vari aspetti del rapporto uomo-animale, non pi&#249; dal solito punto di vista, ma dagli occhi degli animali che ne rimangono vittime. Tutte le schede sono accompagnate da una illustrazione e da un pensiero di un personaggio della cultura, della scienza, della storia, sul tema relativo; la caccia: attivit&#224; che oltre che distruggere il patrimonio faunistico, inquinare l&#8217;ambiente, miete vittime anche tra gli umani; le pellicce: capi di abbigliamento, sfoggio di vanit&#224; che costa la vita a milioni di animali; l&#8217;abbandono di animali, indiscutibile atto di incivilt&#224; e crudelt&#224;; gli zoo, estremamente diseducativi per i bambini: lo stesso Danilo Mainardi li ha definiti &#8220;indifendibili, contrari a ogni misura di decenza, di umanit&#224;, di scientificit&#224; e di utilit&#224; didattica&#8221;. Il simpatico concorso legato alla campagna, invita tutti i bambini in et&#224; compresa tra i sei e i dodici anni a inviare, presso la sede nazionale, disegni a tema animalista e ambientalista. I pi&#249; significativi e spontanei, scelti dal Consiglio Direttivo Nazionale, verranno premiati. I disegni devono esser inviati entro e non oltre il 15 Giugno 2003. Per maggiori informazioni &#232; possibile collegarsi al sito www.unaecoanimali.it e cliccare su &#8220;Gli Animali sono miei amici&#8221;. Tra i premi, un soggiorno di una settimana per 2 persone nella verdissima Toscana. La campagna &#8220;Gli Animali sono miei amici&#8221;, consiste nella distribuzione delle guide (gratuita o dietro libera offerta), presso le scuole, luoghi di ritrovo per bambini, parchi, in appuntamenti e date organizzati sia a livello nazionale che a livello regionale o comunale, con la collaborazione di clown, giocolieri, spettacoli di burattini, o altri artisti di strada. Gli appuntamenti  sono liberamente scelti dalle associazioni o dagli insegnanti che intendono aderire all&#8217;iniziativa. Ogni classe, scuola o associazione pu&#242; aderire chiedendo gratuitamente il materiale della campagna, inviando un fax  al Movimento UNA con i dati completi, al numero 055.848567, oppure una mail all&#8217;indirizzo una@newnet.it sempre specificando nell&#8217;oggetto: Adesione Campagna Gli Animali sono miei amici.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Leila Delle Case&lt;br&gt;Ufficio Stampa Movimento UNA&lt;br&gt;Tel. 347.9524964&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.unaecoanimali.it</link>
	<pubDate>Fri, 9 May 2003 09:05:39 +200</pubDate>
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	<source>Movimento UNA</source>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Vittoria: embargo sul legname liberiano</title>
	<description>SUCCESSO DI GREENPEACE:&lt;br&gt;L'ONU DECIDE IL BANDO SULLE IMPORTAZIONI DI LEGNAME LIBERIANO&lt;br&gt;&lt;br&gt;Roma, 7 maggio, 2003. Greenpeace accoglie con soddisfazione la decisione assunta dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU per la decisione assunta di adottare un bando sulle esportazioni di legname dalla Liberia a partire dal 7 luglio. Il settore del legno liberiano svolge un ruolo chiave nell'alimentare i conflitti armati nella regione. Il Consiglio di Sicurezza ha confermato le sanzioni gia' esistenti verso la Liberia, estendendole al legname.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il bando e' stato deliberato dopo una intensa campagna da parte di Greenpeace e altre associazioni, e rappresenta un importante precedente per spezzare l'intreccio tra guerre e conflitti per il controllo delle risorse. Greenpeace invita ad espandere il bando a tutto il legname che causa guerre (conflict timber) (1) ma avverte che una vera soluzione al problema sara' possibile soltanto eliminando il degrado ambientale e sociale causato dalla deforestazione.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Dal 2000 Greenpeace svolge un lavoro di investigazione sul commercio internazionale del legname, che ha piu' volte dimostrato il legame tra il legname liberiano scaricato nei porti italiani e traffico illecito di armi (2). Greenpeace ha individuato e bloccato carichi di legname liberiano nei porti italiani ed europei, denunciandone la provenienza e chiedendo alle imprese di cessare di importarlo. Una prima proposta di bando era stata bloccata all'ONU da Cina e Francia, principali importatori dalla Liberia. Questa decisione ha fornito il pretesto a diversi importatori per continuare il proprio commercio privo di scrupoli: l'olandese Wijma, la danese DLH, la svizzera Danzer e molti altri. Malgrado la federazione italiana degli importatori (Fedecomlegno) si fosse impegnata a contrastare le importazioni di legname liberiano, il nostro paese rimane il terzo importatore mondiale di tronchi dalla Liberia. Il 31 marzo scorso una ispezione di Greenpeace nel porto di Ravenna aveva identificato e marcato centinaia di tronchi delle compagnie liberiane OTC e MWPI (tra le piu' coinvolte nel traffico illegale di armi) destinati al mercato italiano.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;Troppe imprese negli ultimi due anni hanno cinicamente continuato ad importare legname liberiano, malgrado i chiari avvertimenti da parte di Greenpeace sul legame con il traffico di armi e la devastazione dell'ambiente&quot; ha commentato Sergio Baffoni di Greenpeace &quot;la decisione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU porra' fine a questo traffico a partire dal prossimo luglio, ma da oggi chi continua a importare legname liberiano si assume direttamente la responsabilita' di alimentare il conflitto regionale in Africa Occidentale.&quot;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Greenpeace chiede al governo italiano di emanare un provvedimento di blocco immediato delle importazioni di legname liberiano.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Note:&lt;br&gt;1. Per conflict timber si intende il legno il cui commercio (in un punto qualsiasi del processo produttivo o commerciale) e' stato gestito da gruppi armati, da fazioni ribelli, da militari o dall'amministrazione civile allo scopo di alimentare un conflitto o di trarre vantaggio e guadagno dal conflitto stesso (Global Witness).&lt;br&gt;&lt;br&gt;2. Greenpeace - Conflitti per le risorse e distruzione delle foreste - il caso Liberia http://www.greenpeace.it/new/schedaliberia.pdf&lt;br&gt;Il coinvolgimento della MWPI nel traffico di armi http://www.greenpeace.it/new/schedamwpi.pdf&lt;br&gt;Greenpeace - Tronchi di Guerra, http://www.greenpeace.it/archivio/foreste/liberia/liberia.pdf&lt;br&gt;&lt;br&gt;La campagna foreste di Greenpeace: http://www.greenpeace.it/foreste&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.it/foreste</link>
	<pubDate>Wed, 7 May 2003 17:16:30 +200</pubDate>
	<recorddate>07/05/2003 17.16.30</recorddate>
	<source>Greenpeace</source>
	<category>Natura</category>
	<datedal>07/05/2003 17.16.30</datedal>
	<dateal>07/05/2003 17.16.30</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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<item>
	<title>Veleni Nascosti in Casa!</title>
	<description>Roma, 30 Aprile 2003 - Una nuova ricerca di Greenpeace, resa nota oggi a Bruxelles, insieme all'Organizzazione Europea dei Consumatori e all'Associazione Europea per la Salute Pubblica, rivela quanti veleni siano contenuti nei prodotti che si trovano nelle nostre case, dai tessuti alle televisioni, dai giocattoli ai cosmetici. Analizzando la polvere delle case, in diversi stati europei, sono state riscontrate numerose sostanze tossiche, alcune anche cancerogene. Dal 1930 ad oggi, la produzione di sostanze chimiche e' passata da un milione di tonnellate all'anno a 400 milioni di tonnellate (EEA UNEP, 1998) e quella dell'Europa e' pari ad un terzo della produzione mondiale. L'associazione ambientalista chiede alla Commissione Europea, che sta rivedendo il documento sulla politica chimica, di non perdere l'opportunita' di arrivare all'emanazione di una legislazione forte.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Per Greenpeace e' necessario sostituire le sostanze altamente pericolose con alternative sicure. L'utilizzo di sostanze persistenti e bioaccumulanti puo' essere consentito solo previa autorizzazione per un periodo di tempo limitato e se non sono ancora disponibili alternative sicure per l'uomo e per l'ambiente. &quot;L'inquinamento non e' solo nell'ambiente esterno, ma anche in casa o in ufficio, dove l'europeo medio passa il 90% della vita- afferma Vittoria Polidori, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace e' opinione comune che l'inquinamento possa derivare dalle industrie e dal traffico stradale, ma bisogna fare attenzione a quello derivante dai prodotti di largo consumo, come giocattoli e televisori&quot; I campioni di polvere per questa ricerca sono stati raccolti da Greenpeace in case private in Gran Bretagna, Francia, Spagna, Danimarca, Svezia e Finlandia e sono stati analizzati da laboratori indipendenti. In media ogni grammo di polvere e' risultato contenere mezzo milligrammo di 4 sostanze pericolose. Dalle analisi qualitative sono stati identificati anche altri composti pericolosi per cui il totale di veleni che ingeriamo in casa e' certamente superiore.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Le analisi hanno rivelato sostanziali quantita' di:&lt;br&gt;- alchilfenoli, composti alteranti il sistema ormonale, impiegati nei cosmetici e nei prodotti per l'igiene personale.&lt;br&gt;- esteri ftalici, pericolosi per il sistema riproduttivo, usati per rendere il PVC soffice, e quindi presenti in diversi beni di consumo quali giocattoli per bambini, ma anche interni delle macchine, cavi, vernici ed inchiostri.&lt;br&gt;- composti a base di bromo, usati come ritardanti di fiamma nei materiali infiammabili, con la proprieta' di alterare il sistema ormonale.&lt;br&gt;- paraffine clorurate che possono essere cancerogene, usate nelle vernici, plastiche e gomme.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Secondo i produttori, questi composti chimici, sono confinati nei beni di consumo e quindi non presentano rischi perch&#233; non vengono rilasciati nell'ambiente, ma la ricerca di Greenpeace mostra il contrario: se queste sostanze pericolose si ritrovano nella polvere, vuol dire che poi le respiriamo. Il pericolo e' ancora maggiore per i bambini, che sono piu' vulnerabili agli inquinanti. &quot;Aumentano i tumori, i disturbi al sistema endocrino e riproduttivo, ma anche asma e allergie. Tutti questi problemi hanno anche delle cause&lt;br&gt;ambientali: la Commissione Europea ha riconosciuto l'inadeguatezza della vecchia politica chimica ed ora ha la possibilita' di liberare i cittadini di queste sostanze pericolose, obbligando le industrie a sostituire i composti pericolosi&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La versione originale del rapporto &quot;Consuming chemicals: Hazardous chemicals in house dust as an indicator of chemical exposure in the home&quot; si trova su: http://www.greenpeace.org.uk/toxics.htm</description>
	<link>http://www.greenpeace.org.uk/toxics.htm</link>
	<pubDate>Mon, 5 May 2003 15:59:46 +200</pubDate>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Stop al legno illegale</title>
	<description>GREENPEACE AL G8: STOP ALL'IMPORTAZIONE DI LEGNO ILLEGALE&lt;br&gt;NUOVE PROVE RIVELANO L'URGENTE BISOGNO DI UNA FORTE LEGISLAZIONE&lt;br&gt;&lt;br&gt;Roma, 23 aprile 2003  Oggi Greenpeace, alla vigilia del G8 dei ministri dell'Ambiente che si tiene domani a Parigi, insieme al Centro per l'Ambiente e lo Sviluppo e a Forest Monitor, ha pubblicato nuove prove che evidenziano l'urgente bisogno di una forte legislazione per fermare il taglio e il commercio di legno illegale. Mentre la Commissione Europea si prepara a rendere noto il piano d'azione per contrastare il commercio illegale di legno, le ONG hanno reso noti episodi di taglio illegale su vasta scala in Camerun, di cui si sono rese responsabili tre grandi compagnie olandesi come la Wijma, la Reef e la CIBEC. Per questo stamattina, attivisti dell'associazione hanno bloccato una nave che trasportava legname nel porto di Scheveningen, marchiando i tronchi con la scritta &quot;Legno illegale&quot;. La compagnia del legno Wijma ha usato il permesso di taglio assegnatogli, per effettuare operazioni di taglio illegale in aree al di fuori di tale permesso. Usando le coordinate GPS, le investigazioni hanno portato al ritrovamento oltre che di un ingente quantita' di legname abbandonato, anche di una rete di strade illegali usate per il trasporto del legno lungo un area di 14 km/2. Nel luglio del 2002, le ONG hanno scoperto operazioni di taglio illegale condotte dalla Wijma in un'altra area. Queste operazioni hanno distrutto molte coltivazioni e la Wijma ha ammesso pubblicamente la propria responsabilita' in tali operazioni, nonostante  non abbia ancora risarcito la popolazione locale delle perdite causate. Un'altra compagnia del legno, la Reef, si e' resa responsabile di operazioni di taglio illegale in aree al di fuori del permesso di taglio concesso.  La popolazione del villaggio di Molongo, all'interno della prima area, accusa la compagnia di non aver mantenuto la promessa fatta di non tagliare al di fuori dell'area assegnata.  La popolazione del villaggio, ha interrotto  le operazioni di taglio, bloccando le strade per il trasporto con palme e fiori.  Le investigazioni condotte hanno portato, anche in questo caso,  al ritrovamento di una vasta rete di strade illegali a circa 5 km dal confine legale consentito. La CIBEC e' una compagnia del legno del Camerun, diretta da un olandese. Uno dei suoi maggiori clienti e' la Hupkes, una compagnia di commercio di legname olandese.  La CIBEC ha abusato del proprio permesso di taglio in Camerun, per organizzare un commercio su vasta scala di legno illegale con il suo partner europeo. Tutte queste operazioni di taglio illegale di legno, hanno causato gravi danni ecologici, sociali ed economici. I danni hanno interessato una significativa area di foresta tropicale del Camerun. Tali operazioni hanno inoltre causato una perdita economica per il governo del Camerun che non puo' tassare il legname tagliato illegalmente.  Queste operazioni hanno inoltre distrutto le principali fonti di sussistenza di numerosi villaggi. CED, Forest Monitor e Greenpeace hanno chiesto al governo del Camerun di intraprendere  un'azione tesa a quantificare i danni ecologici, sociali e fiscali causati dalle operazioni di taglio illegale, e di imporre sanzioni economiche alle compagnie. Le ONG chiedono inoltre al Camerun, al governo olandese ed all'Unione Europea di rafforzare la legislazione contro il taglio e il commercio illegale di legno, assicurando che tali norme vengano pienamente rispettate.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La campagna foreste di Greenpeace http://www.greenpeace.it/foreste&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.it</link>
	<pubDate>Thu, 24 Apr 2003 16:38:42 +200</pubDate>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Investimenti &quot;Catastrofici&quot;</title>
	<description>INVESTIRE IN MONSANTO PUO' ESSERE UNA CATASTROFE&lt;br&gt;&lt;br&gt;Roma, 16 aprile 2003 - Il gigante dell'agrochimica Monsanto ha ricevuto il rating piu' basso, tripla C, sul fronte ambientale e della gestione strategica, da Innovest, una societa' di consulenza alla quale Greenpeace ha commissionato una ricerca, resa nota oggi a New York. Il rapporto, che arriva a pochi giorni dall'Agm, la riunione generale annuale della Monsanto, mette in guardia gli azionisti ed i potenziali investitori sul &quot;rischio al di sopra della media&quot; a cui vanno incontro e prevede che la Monsanto &quot;avra' probabilmente una performance inferiore nel mercato a medio-lungo termine&quot;. Monsanto ha sofferto perdite per 1,7 miliardi di dollari nel 2002 e non e' riuscita ad entrare in nuovi mercati per i suoi controversi prodotti geneticamente modificati. Eppure la Monsanto continua a perseguire la sua politica incosciente scommettendo su una diffusa accettazione degli Ogm. &quot;Sebbene le perdite dello scorso anno abbiano portato ad un cambio nella dirigenza dell'azienda, non hanno mutato affatto la strategia. Se la Monsanto non intraprende dei passi per mitigare i rischi, ulteriori perdite per gli investitori sono prevedibili&quot; afferma Frank Dixon , direttore della Innovest. &quot;Il rischio di forti perdite dovute all'inquinamento genetico o a fallimenti tecnologici insieme al rifiuto evidente del mercato degli Ogm non fanno della Monsanto un buon investimento&quot; Gli Ogm costituiscono uno dei prodotti che hanno incontrato piu' di ogni altro il rifiuto dei consumatori ed i Paesi che sono i maggiori importatori di cibo (Cina, Giappone e Corea) hanno seguito di recente l'approccio restrittivo dell'Unione Europea. Negli Usa, piu' del 90% dei consumatori chiede ora l'etichettatura degli Ogm e molti rifiuterebbero questi prodotti se fosse data loro la scelta. Ad aggravare la situazione, Innovest sottolinea il mancato ottenimento di autorizzazioni alla commercializzazione di alcune varieta' ogm. Il rapporto della Innovest sui rischi associati ad un investimento nella Monsanto dedica particolare attenzione all'inevitabilita' della contaminazione genetica. Riferendosi al caso Starlink, nel quale la Aventis ha perso 1 miliardo di dollari, Innovest stima la perdita potenziale per uno scenario simile in 3,83 dollari per azione (attualmente il titolo e' quotato sui 16 euro). &quot;L'agrochimica rimane il business principale della Monsanto, ma il calo di vendite di Round-up ed altri pesticidi non selettivi del 24% registrato lo scorso anno ha lasciato la societa' sempre piu' vulnerabile. La Monsanto si sta scavando la fossa con le proprie mani insistendo a proporre gli Ogm&quot; afferma Luca Colombo, responsabile campagna Ogm di Greenpeace.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La versione originale ed integrale del rapporto puo' essere scaricata da: http://www.greenpeace.it</description>
	<link>http://www.greenpeace.it</link>
	<pubDate>Thu, 17 Apr 2003 14:38:38 +200</pubDate>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Treno &quot;nucleare&quot;</title>
	<description>Treno &quot;nucleare&quot;, disattese le misure di sicurezza&lt;br&gt;&lt;br&gt;Roma, 7 aprile 2003 - Partito questa notte il carico delle scorie nucleari da Saluggia (Vercelli) alla centrale inglese di Sellafield per il riprocessamento. Greenpeace denuncia che sono transitati diversi treni merci ad alta velocita' in entrambe le direzioni nelle stesse ore in cui e' passato il treno delle scorie, nonostante che la circolazione dovesse essere interdetta, secondo quanto comunicato dagli organizzatori del trasporto. Una delegazione di Greenpeace, presente sul posto, ne ha potuto documentare il passaggio, con delle riprese video. &quot;E' inaccettabile sempre, e in particolare in questi tempi di guerra, che circolino carichi nucleari, e in piu' vengano disattese le piu' elementari norme di sicurezza- afferma Domitilla Senni, direttore generale di Greenpeace di questo chiediamo spiegazioni al Governo, alle Ferrovie dello Stato e alla Sogin&quot;. Per Greenpeace l'atteggiamento del governo e' irresponsabile perch&#233; oltre a rappresentare un serissimo pericolo per l'ambiente, mette a rischio l'incolumita' delle persone: i comuni italiani attraversati dalla ferrovia Torino-Modane sono circa 25 ed in alcuni casi, come a Borgone, i binari passano a circa 3 metri dalle case. Da sempre Greenpeace e' contro l'utilizzo dell'energia nucleare ed ha sempre sottolineato tutti i problemi ad essa connessi: gestione dei rifiuti, smantellamento delle centrali e riprocessamento. L'Enel stipulo' nel 1980 un contratto con la societa' inglese British Nuclear Fuel (BNFL) per il riprocessamento di 105 tonnellate di biossido d'uranio a Sellafield: restano ancora da inviare in Inghilterra 53,3 tonnellate di combustibile divise in 259 barre. L'impianto di riprocessamento delle scorie di Sellafield, in funzione dal 1953, e' una delle principali fonte d'inquinamento radioattivo al mondo, la radioattivita' del mare d'Irlanda e' la piu' alta mai registrata e questo ha provocato ripetute proteste del governo irlandese che chiede la chiusura dell'impianto. Eppure a Sellafield arrivano scorie da tutte le centrali europee ed anche dal Giappone. A luglio scorso e' partita da qui per il Giappone una nave, contestata da Greenpeace e dai Paesi che ha toccato, con un carico di plutonio con il quale si sarebbero potute confezionare 50 bombe. &quot;Con il carico che e' partito oggi si ottengono 273,4 chili di plutonio e a Saluggia ne rimangono ben 387,9, tutto materiale che puo' finire nella fabbricazione di bombe&quot; spiega Senni.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Tour virtuale della centrale di Sellafield: http://www.greenpeace.it&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.it</link>
	<pubDate>Tue, 8 Apr 2003 10:18:27 +200</pubDate>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Manifestazione contro gli xenotrapianti</title>
	<description>Nell'ambito della settimana internazionale per gli animali da laboratorio, dal 12 al 19 aprile, ci sar&#224; una manifestazione a Torino contro questa nuova e delirante violenza alla natura.&lt;br&gt;Il punto d'incontro sar&#224; alle ore 15.00 di sabato 12 aprile in Galleria S. Federico n&#176; 54 (Pzza S. Carlo) perch&#232; l&#236; si trova la sede del Consorzio Biogest, che sta costruendo ad Agli&#232; allevamenti di maiali (transgenici e non) e laboratori per esperimenti sulle valvole cardiache e sugli xenotrapianti.&lt;br&gt;Nell'ambito del progetto Biogest sono previste ricerche su trapianti da maiale a primate non umano e anche da topo a primate non umano.&lt;br&gt;Manifestare insieme contro questa pratica atroce significa difendere i maiali manipolati geneticamente e uccisi per utilizzare i loro organi; difendere le scimmie, soprattutto i macachi, vittime dei test di xenotrapianto, prigioniere per tutta la vita e, dopo il trapianto, agonizzanti per giorni o settimane (pi&#249; &quot;durano&quot;, magiore sar&#224; il &quot;merito&quot; degi vivisettori!) tra sofferenze atroci, sino alla morte.&lt;br&gt;Inoltre, &#232; anche nell'interesse degli uomini, in quanto la salute umana &#232; messa in enorme pericolo dalla pratica dello xenotrapianto animale-uomo.</description>
	<link>http://www.novivisezione.org/fare/xenotrapianti.htm</link>
	<pubDate>Fri, 4 Apr 2003 13:15:48 +200</pubDate>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Legno illegale a Ravenna</title>
	<description>DENUNCIA GREENPEACE: LEGNO FRUTTO DI TRAFFICO D'ARMI E  DISTRUZIONE FORESTE PRIMARIE A RAVENNA&lt;br&gt;&lt;br&gt;Roma, 31 marzo 2003 - Questa mattina un gruppo di Greenpeace nel corso di una investigazione al porto di Ravenna ha rinvenuto una partita di tronchi della compagnia liberiana Mariland Wood Processing Industries (MWPI), una compagnia del legno indicata fin dal '91 dai rapporti degli esperti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU come coinvolta nel finanziamento del traffico clandestino di armi (1). Gli attivisti hanno marcato con le targhette &quot;TRONCO DI GUERRA&quot; il legname rinvenuto, e hanno segnalato il caso alle autorita', dopo aver svolto investigazioni per individuare gli acquirenti dei tronchi.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Nell'aprile del 2002 Greenpeace aveva informato la Federazione nazionale degli Importatori della presenza di questo legno sul mercato italiano, gia' segnalato proprio a Ravenna. Tale organismo si era quindi impegnato a contrastare l'arrivo in Italia di legname legato a conflitti armati. Malgrado il serio impegno da parte di alcuni operatori, il legname liberiano non ha mai cessato di arrivare in Italia.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Oggi la organizzazione non governativa Global Witness rilascia un rapporto sul legame fra settore del legno e traffico di armi in Liberia, nel quale riporta nuove evidenze del crescente coinvolgimento della MWPI nella traffico di armi che alimenta la guerra civile in corso in Costa d'Avorio. Il rapporto &quot;i soliti ignoti&quot; (2)  e' disponibile sul sito web&lt;br&gt;dell'organizzazione: http://www.globalwitness.org/&lt;br&gt;Il rapporto rivela il ruolo giocato da Abbas Fawaz, il presidente e massimo investitore della MWPI, nelle importazioni di armi attraverso il porto di Harper, controllato direttamente dalla compagnia. Nei mesi passati Fawaz ha importato armi destinate alle milizie filoliberiane della Costa d'Avorio.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;Compagnie come la MWPI illustrano con chiarezza lo stretto legame tra guerre, conflitti per il controllo delle risorse e distruzione dell'ambiente. Un paese come l'Italia, che si dichiara in prima linea nella lotta al terrorismo internazionale e alla destabilizzazione, continua allo stesso tempo ad acquistare il legno che secondo gli esperti dell'ONU finanzia la guerre civili in Africa Occidentale, in un flusso di denaro che vede coinvolta la criminalita' e il terrorismo in attivita' di traffico illegale di armi. Il mercato e le istituzioni continuano ad ignorare le denunce del Consiglio di Sicurezza dell'ONU sul coinvolgimento del settore del legname in Liberia  nei conflitti in Africa Occidentale.&quot; ha dichiarato Sergio Baffoni, responsabile della campagna foreste di Greenpeace. &quot;E' tempo che anche il governo stabilisca un sistema vincolante che consenta la tracciabilita' di tutti i prodotti in legno, dalla singola unita' di gestione forestale fino al banco di vendita. L'Italia a breve si trovera' a guidare il piano europeo di lotta al legno illegale, mentre continua ad importare grandi quantita' di legno proveniente dalla distruzione delle foreste primarie, legato a conflitti armati o all'illegalita'&quot; -ha continuato Sergio Baffoni- &quot;Un primo passo necessario e' bloccare le importazioni di legname dalla Liberia e richiedere il divieto internazionale sul legno liberiano come quello gia' in vigore sulle armi e sui diamanti&quot;. Greenpeace chiede alle imprese di cessare immediatamente di acquistare prodotti in legno provenienti da imprese coinvolte in attivita' illegali (taglio illegale, traffico di armi, corruzione, lavoro forzato ecc.) e trasferire progressivamente tutti gli acquisti in legno verso prodotti provenienti da foreste certificate indipendentemente dal punto di vista ecologico e sociale, secondo i principi FSC (3) o equivalenti.&lt;br&gt;&lt;br&gt;NOTE:&lt;br&gt;&lt;br&gt;(1) Report of the Panel of Experts appointed pursuant to UN Security Council Resolution 1306 (2000), Paragrafo 19, sulla Sierra Leone. dicembre 2000&lt;br&gt;(2) Global Witness, The Usual Suspects - Liberia's Weapons and Mercenaries in Cote d'Ivoire and Sierra Leone - Why it's Still Possible, How it Works, and How to Break the Trend,  marzo 2003&lt;br&gt;(3) il Forest Stewardship Council (FSC) e' lo standard di certificazione internazionale al momento piu' attendibile&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.greenpeace.it</link>
	<pubDate>Tue, 1 Apr 2003 10:35:41 +200</pubDate>
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	<title>NO alla guerra!</title>
	<description>GREENPEACE DICE NO ALLA GUERRA&lt;br&gt;&lt;br&gt;Greenpeace condanna l'attacco unilaterale e illegale contro l'Iraq e chiede un immediato cessate il fuoco e la ripresa dei negoziati per la pace e il disarmo. Gerd Leipold, direttore esecutivo di Greenpeace Internazionale ha&lt;br&gt;dichiarato:&lt;br&gt;&quot;Questo attacco e' un drammatico passo indietro per la pace e la sicurezza internazionale ed e' foriero di un nuovo ordine mondiale basato sull'unilateralita'. La guerra non e' mai una soluzione, ma una parte del problema. Questa guerra costituisce un pericoloso precedente per futuri conflitti, in violazione dei trattati internazionali, con altri paesi quali l' India, il Pakistan, la Corea del Nord e Israele. La determinazione degli Stati Uniti e dei loro alleati nell'ignorare le leggi aumenta la preoccupazione per i crimini di guerra che potranno essere commessi e che siano ignorate le leggi internazionali per la protezione della popolazione civile e dell'ambiente. Greenpeace afferma che questa guerra avra' devastanti conseguenze sia umanitarie che ambientali. Continueremo a fare tutto quanto in nostro potere per convincere la comunita' internazionale che la guerra non puo' risolvere il problema della sicurezza globale . Questo attacco e'  un allarme per tutti coloro che credono nella pace, nella democrazia e nel ruolo imprescindibile delle istituzioni  internazionali. Noi esortiamo tutti i cittadini, i governi e gli organismi internazionali a raddoppiare la propria opposizione a questa guerra illegale e a impegnarsi nella difesa della giustizia e dell'uguaglianza Solo questo potra' portare ad anticipare la fine della guerra e a scongiurare un futuro determinato dai singoli interessi del piu' forte&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Questa mattina alcuni attivisti dell'associazione si sono recati di fronte all'ambasciata degli S