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	<title>{CRWE} Archeologia e Preistoria</title>
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	<description>Le notizie dal mondo di C.R. Web Engineering</description>
	<language>it-IT</language>
	<copyright>Copyright dei rispettivi autori delle notizie!</copyright>
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	<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 04:34:50 +200</pubDate>
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		<title>Gateway Informativo Rss di NoumeaNews.it</title>
		<description>Gateway Informativo Rss di NoumeaNews.it</description>
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	<title>Il Neandertal che &#232; in noi</title>
	<description>I primi esseri umani moderni e i Neandertal si sono dunque incrociati, probabilmente fra 100.000 e 50.000 anni fa in Medio oriente!&lt;br&gt;&lt;br&gt;C'&#232; un po' di uomo di Neandertal in noi. A dimostralo &#232; il sequenziamento di una buona parte del genoma dell'uomo di Neandertal realizzato dai ricercatori del Max-Planck Institut per l'antropologia evoluzionistica, a Lipsia, diretti da Svante P&#228;&#228;bo, che pubblicano i risultati della loro ricerca in due articoli pubblicati su Science (&quot;A Draft Sequence of the Neandertal Genome&quot; e &quot;Targeted Investigation of the Neandertal Genome by Array-Based Sequence Capture&quot;). &lt;br&gt;&lt;br&gt;I primi esseri umani moderni e i Neandertal si sono dunque incrociati e una piccola parte del genoma di questi ultimi &#232; ancora presente in molte persone che vivono al di fuori dell'Africa: secondo le stime di P&#228;&#228;bo e collaboratori dall'uno al quattro per cento del genoma di molte persone deriva dai Neandertal. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Questo lavoro pone fine a una lunga controversia sul possibile incrocio fra le due specie, Quanti sostenevano la netta separazione fra i due rappresentanti del genere Homo, avevano portato a sostegno delle proprie tesi anche precedenti ricerche condotte proprio da Svante P&#228;&#228;bo, che nel sequenziamento del DNA mitocondriale dei Neandertal eseguito pochi anni fa non aveva trovato alcuna traccia del possibile mescolamento. &lt;br&gt;&lt;br&gt;I sostenitori della tesi opposta si basavano invece sia sulla sovrapposizione geografico-temporale delle due specie sia su alcuni riscontri di carattere fisico-antropologico. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Dal confronto del genoma neandertaliano sequenziato con quello di contemporanei di origine europea, asiatica e africana appare in effetti che il mescolamento c'&#232; stato. Singolarmente, il rapporto con i Neandertal &#232; risultato presente in tutti i soggetti non africani, compresi estremo-orientali e melanesiani: &quot;Probabilmente i Neandertal si mescolarono con i primi esseri umani moderni prima che Homo sapiens si suddividesse in gruppi differenti in Europa e in Asia. Ci&#242; potrebbe essere avvenuto in Medio Oriente fra 100.000 e 50.000 anni fa, prima che la popolazione umana si diffondesse verso l'Estremo oriente. Sappiamo, sulla base di reperti archeologici, che in questa regione c'&#232; stata una sovrapposizione temporale fra Neandertal e umani moderni&quot;, ipotizza P&#228;&#228;bo. &lt;br&gt;&lt;br&gt;I ricercatori hanno anche cercato di scoprire i geni che distinguono gli umani moderni dai loro pi&#249; stretti parenti e che possono aver dato loro alcuni vantaggi evolutivi, individuando per esempio differenze in alcuni geni correlati alle funzioni cognitive, al metabolismo e allo sviluppo della cassa toracica e alla clavicola, ma - avvertono - sono necessarie analisi molto pi&#249; dettagliate per trarre delle conclusioni sulla possibile effettiva influenza di questi geni. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Il sequenziamento si &#232; basato sull'analisi di oltre un miliardo di frammenti di DNA ricavati da diverse ossa di Neandertal rinvenute in Croazia, in Russia e in Germania. Una fase particolarmente delicata dell'analisi ha riguardato lo sviluppo di tecniche che permettessero di distinguere il DNA dell'uomo di Neandertal da quello di micorganismi che potevano averlo contaminato. Alla fine i ricercatori di Lipsia sono stati in grado di ricostruire il 60 per cento circa dell'intero genoma dell'uomo di Neandertal. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;Ora cercheremo di decodificare la parte restante del genoma di Neandertal, per imparare ancora di pi&#249; sui nostri pi&#249; stretti parenti e su noi stessi&quot;, ha concluso Svante P&#228;&#228;bo. (gg)&lt;br&gt;</description>
	<link>http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1343191</link>
	<pubDate>Fri, 14 May 2010 09:03:16 +200</pubDate>
	<recorddate>14/05/2010 9.02.07</recorddate>
	<source>Le Scienze</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>14/05/2010 9.03.16</datedal>
	<dateal>14/05/2010 9.03.16</dateal>
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	<title>Scoperti in Vallarsa gli antenati dei dinosauri</title>
	<description>ROVERETO. Sul fianco meridionale della Val Gerlano in alta Vallarsa, a monte degli abitati di Specheri e Ometto, i geologi del Museo di scienze naturali di Trento hanno fatto un'e ntusiasmante scoperta: rossastre lastre di roccia sulle quali hanno riconosciuto circa 200 orme fossili di rettili risalenti a 240 milioni di anni fa, prima dei dinosauri ai Lavini. Le nuove orme appartengono a quattro differenti animali, antenati di lucertole, coccodrilli e dinosauri.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&#171;La scoperta - ha spiegato Marco Avanzini, geologo e coordinatore del gruppo di lavoro - &#232; di rilievo scientifico. Queste sono le prime orme di rettili immediatamente precedenti la comparsa dei dinosauri trovate in Trentino. Alcune hanno una forma unica, questo ci fa pensare a specie nuove. Questo ritrovamento aggiunge importanti dati, che ci permetteranno di ricostruire gli antichi ambienti dell'Italia settentrionale e di studiare le relazioni tra gli stessi&#187;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;I ricercatori sperano ora di continuare le ricerche, &#171;per cercare le relazioni tra rocce e fossili trovati in varie parti del mondo - racconta Avanzini - e comprendere la prima fase dell'evoluzione dei rettili che sarebbero diventati dinosauri e la loro radiazione (dispersione) di grande successo&#187;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Nel Triassico gli strati rocciosi delle orme erano parte di una costa sabbiosa. Gli autori delle orme erano animali di piccole dimensioni, qaudrupedi, plantigradi e semi-plantigradi. Le tracce pi&#249; numerose sono di animali simili a lucertole o meglio alle attuali iguane, lunghi fino a 70 centimetri. Abbondanti sono poi le orme di rettili simili a dinosauri (in miniatura) del peso di 800 grammi e lunghi 30 centimetri. Infine ci sono orme di animali di aspetto simile a piccoli coccodrilli, lunghi circa un metro.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il ritrovamento &#232; stato possibile perch&#232; l'erosione dei torrenti che incidono il fianco della valle ha portato allo scoperto per circa due chilometri di ampiezza, in quattro siti, le rocce con le orme. I geologi pensano che molte altre rocce segnate possano trovarsi coperte dalla vegetazione o dalle stratificazioni rocciose.&lt;br&gt;&lt;br&gt;L'indagine paleontologica &#232; stata condotta nell'ambito del progetto di ricerca Openloc, finanziato dal Servizio ricerca della Provincia, coordinato da Geremia Gios, del dipartimento di economia dell'universit&#224; e sindaco di Vallarsa. L'obiettivo di Openloc &#232; individuare e misurare il ruolo del capitale naturale e sociale dei territori. In questo caso si tratta di capire come valorizzare il sito, come farlo conoscere alla popolazione e ai visitatori e come ricavarne un vantaggio economico locale. Insomma, si deve capire come le orme vecchie di milioni di anni possano rivitalizzare l'e conomia di un territorio periferico come la Vallarsa.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Alla ricerca hanno preso parte sei giovani geologi del Museo di Trento: Massimo Bernardi, Christian Casarotto, Paolo Ferretti, Fabio Petti, Rossana Todesco e Riccardo Tomasoni. Al loro fianco anche alcuni studenti.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Le lastre rossastre e le preziose orme attendono ora di essere ammirate e valorizzate. Sabato alle 20.30 a Parrocchia di Vallarsa la presentazione alla popolazione</description>
	<link>http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/dettaglio/trentino-scoperti-in-vallarsa-gli-antenati-dei-dinosauri/1895538</link>
	<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 17:11:05 +200</pubDate>
	<recorddate>13/04/2010 17.10.08</recorddate>
	<source>Maddalena di Tolla</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>13/04/2010 17.11.05</datedal>
	<dateal>13/04/2010 17.11.05</dateal>
	<localita>Rovereto, Tn</localita>
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	<author>tittolins@hotmail.it</author>
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<item>
	<title> Trovato il presunto &quot;anello mancante&quot; </title>
	<description>La nuova specie si colloca tra l'australopiteco (3,9 milioni di anni fa) e il primo ominide riconosciuto, l'homo habilis&lt;br&gt;&lt;br&gt;Sarebbe stato trovato l'anello mancante nell'evoluzione tra la scimmia e l'uomo. Si tratta di una nuova specie di ominide i cui resti saranno mostrati per la prima volta gioved&#236;. La nuova specie si colloca in linea evolutiva e temporale tra l'australopiteco, considerata ancora una scimmia, presente in Africa 3,9 milioni di anni fa, e il primo ominide riconosciuto, l'homo habilis, nostro progenitore di 2,5 milioni di anni fa. La nuova specie non ha ancora un nome; l'autore del ritrovamento, avvenuto nella caverna di Malacapa, &#232; stato il ricercatore sudafricano Lee Berger, dell'universit&#224; di Witwatersrand (Johannesburg). </description>
	<link>http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_aprile_05/paleontologia_anello_mancante_f0411a04-4084-11df-84ba-00144f02aabe.shtml</link>
	<pubDate>Mon, 5 Apr 2010 10:53:22 +200</pubDate>
	<recorddate>05/04/2010 10.51.49</recorddate>
	<source>http://www.profleeberger.com</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>05/04/2010 10.53.22</datedal>
	<dateal>05/04/2010 10.53.22</dateal>
	<localita>Johannesburg</localita>
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	<author>tittolins@hotmail.it</author>
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<item>
	<title>La prima forma di comunicazione umana</title>
	<description>Secondo uno studio pubblicato su PNAS, degli insoliti reperti scavati soprattutto negli ultimi anni al Diepkloof Rock Shelter, una grotta del Sudafrica, dimostrano l'esistenza di un sistema di comunicazione simbolica di circa 65000-55000 anni fa, all'epoca della cultura di Howiesons Poort.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Finora sono stati dissotterrati 270 frammenti di circa 25 gusci di uovo di struzzo in 18 strati archeologici. Recano incisi dei motivi geometrici.&lt;br&gt;&lt;br&gt;L'archeologo Pierre-Jean Texier, dell'Universit&#224; di Bordeaux 1, sostiene che ci siano due stili di decorazione: due lunghe linee parallele intersecate da brevi tratti (tipo rotaia) e linee ripetitive non-parallele.&lt;br&gt;&lt;br&gt;E aggiunge: &quot;Dalla ripetizione di questo motivo, i primi esseri umani stavano provando a comunicare qualcosa. Forse cercavano di esprimere la loro identit&#224; dell'individuo o del gruppo&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Le prove che i buchi in cima ad alcuni gusci vennero prodotti intenzionalmente farebbero poi di questi oggetti delle borracce (dal volume di un litro) &#8211; una pratica ancora usata dai moderni cacciatori-raccoglitori del deserto del Kalahari (Sud Africa).&lt;br&gt;&lt;br&gt;E siccome questi decoravano i loro gusci per indicarne il contenuto o l'appartenenza, &#232; possibile che anche 60000 anni fa quei gusci avessero la stessa funzione, rappresentando cos&#236; la prova pi&#249; antica al mondo di una tradizione grafica.&lt;br&gt;&lt;br&gt;In ogni caso, la sola creazione della borraccia avrebbe aperto le porte all'attraversamento delle regioni aride.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Gli ominidi precedenti all'Homo Sapiens non avevano infatti la capacit&#224; di associare significato all'oggetto, decorare gli oggetti, o riconoscere e creare simboli. Il &#8216;pensiero simbolico' &#232; alla base della scrittura, del linguaggio e dell'arte. &#200; forse ci&#242; che ci rende umani.&lt;br&gt;&lt;br&gt;E se i disegni fossero delle prove di questa capacit&#224; di pensiero, allora &#8216;l'uomo' avrebbe cominciato la sua storia 20000 anni prima di quanto si pensava.&lt;br&gt;&lt;br&gt;In verit&#224; i primi esempi di pensiero concettuale sarebbero le conchiglie forate usate come perline di una collana, scoperte nella grotta di Skhul in Israele e a Oued Djebbana in Algeria. Questi pezzi risalgono a 90, 000-100, 000 anni fa.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Inoltre, nella grotta di Blombos (Sud Africa), tra il 1991 e il 2002, l'archeologo Christopher Henshilwood aveva gi&#224; scoperto dei manufatti risalenti a 77000-70000 anni fa, che indicavano l'esistenza del pensiero simbolico.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Tra le altre cose, il suo team trov&#242; piccole perline decorative di mollusco e strumenti in osso. Pi&#249; importanti furono per&#242; dei pezzi di ocra con incisi dei complessi disegni geometrici.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Data la natura dei disegni, e la morbidezza dell'ocra (inadatta alla produzione di strumenti), Henshilwood afferm&#242; che si trattasse di decorazioni &#8211; 40000 anni prima di quelle nella grotta Chauvet.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Addirittura sugger&#236; che i disegni &quot;potevano essere interpretati da quelle persone come aventi significato che sarebbe stato compreso da altri&quot;. In altre parole, erano la base del linguaggio.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ovviamente i dubbi furono molti. Come fece notare l'antropologo Steve Kuhn, solo trovando altri pezzi in altri luoghi si sarebbe potuto parlare di simboli invece che di semplici scarabocchi.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ecco perch&#232; i ritrovamenti a Diepkloof sono cos&#236; importanti.</description>
	<link>http://www.laportadeltempo.com/news.asp?ID=5334</link>
	<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 13:32:15 +200</pubDate>
	<recorddate>18/03/2010 13.30.55</recorddate>
	<source>PNAS</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>18/03/2010 13.32.15</datedal>
	<dateal>18/03/2010 13.32.15</dateal>
	<localita>Sudafrica</localita>
	<guid isPermaLink="true">http://www.noumeanews.it/news.read.asp?Guid=4145</guid>
	<author>tittolins@hotmail.it</author>
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	<title>Gabii, svelata la reggia dei Tarquini Archeologi</title>
	<description>Riportata alla luce tra settembre e dicembre 2009, la costruzione risale al sesto secolo a.C.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Gli archeologi la considerano una testimonianza unica e straordinaria. In tutta Italia ne esistono forse una decina di esempi. E' stata riportata alla luce a Gabii, venti chilometri a sud di Roma la casa del rex della citt&#224; antica. I muri delle stanze sono integri, un particolare quasi senza precedenti per l'epoca, e la dimora &#232; composta da tre stanze non comunicanti tra loro che, con tutta probabilit&#224; erano affacciate su un grande portico e che erano gli ambienti della casa destinati al culto. I muri erano intonacati e dipinti. Sotto il pavimento in pietra sono state ritrovate intatte, le fosse di sacrifici rituali fatti per inaugurare il cantiere. In cinque di queste i corpi di altrettanti bimbi nati morti. &#171;Non si tratta di sacrifici umani&#187;, precisano concordi il sovrintendente archeologo Angelo Bottini e il professor Marco Fabbri. Indizio per&#242; che si trattava di una casa molto importante.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Gli archeologi della sovrintendenza di Roma e quelli dell'universit&#224; di Tor Vergata che insieme l'hanno riportata alla luce tra settembre e dicembre 2009 sono convinti che si tratti della casa dei Tarquini a Gabii, una reggia costruita nel sesto secolo a.C., forse su un edificio preesistente. Era una reggia sfarzosa con un tetto decorato da statue e da un fregio in terracotta riconducibile alla famiglia dei Tarquini.&lt;br&gt;&lt;br&gt;L'ipotesi &#232; che vi abitasse il figlio di Tarquinio il Superbo, Sesto Tarquinio. Ma forse la residenza era della famiglia gi&#224; nei decenni precedenti. &#171;Di certo -dichiarano Fabbri e Bottini - c'&#232; che quella casa regale ad un certo punto venne distrutta o meglio, venne smontato il tetto monumentale e gli ambienti vennero seppelliti fino a lasciare solo un tumulo di pietre. Una fortuna. Perch&#232; proprio quel seppellimento ha consentito alla reggia di arrivare praticamente intatta fino a noi&#187;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Costato fino ad oggi 60mila euro lo scavo deve ora continuare. Si spera di trovare il tetto e gli altri ambienti della regia. &#171;Cercheremo di stanziare altre risorse&#187;, dichiara il sottosegretario Francesco Giro. &#171;La speranza - conclude Bottini - &#232; che si possa continuare a scavare. E che proprio qui, nello scenario meraviglioso di Gabi, si possa allestire un grande parco archeologico&#187;.</description>
	<link>http://news.discovery.com/archaeology/prince-palace-rome.html</link>
	<pubDate>Mon, 1 Mar 2010 23:29:24 +200</pubDate>
	<recorddate>01/03/2010 23.27.46</recorddate>
	<source>http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=92717&amp;sez=HOME_ROMA#</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>01/03/2010 23.29.24</datedal>
	<dateal>01/03/2010 23.29.24</dateal>
	<localita>Roma</localita>
	<guid isPermaLink="true">http://www.noumeanews.it/news.read.asp?Guid=4126</guid>
	<author>tittolins@hotmail.it</author>
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<item>
	<title>I sacrifici umani a Cartagine</title>
	<description>Dalle misurazioni effettuate su resti &#232; risultato che la maggior parte dei bambini mor&#236; nel primo anno di vita e almeno il 20 per cento di essi mostra additrittura segni di morte prenatale Uno studio dei ricercatori dell'Universit&#224; di Pittsburgh in collaborazione con colleghi del Museo nazionale di storia naturale di Parigi, con la collaborazione di Luca Bondioli della Sezione di antropologia del Museo nazionale preistorico ed etnografico &#8220;L. Pigorini&#8221; di Roma, potrebbe aver posto una parola definitiva su una diceria sull'antica citt&#224; di Cartagine riguardante il presunto regolare sacrificio dei suoi cittadini pi&#249; giovani. Un'analisi dei resti di bambini del sito funarario di Tophet a Cartagine ha rivelato che la maggior parte di essi erano morti nel periodo prenatale o subito dopo la nascita e che difficilmente erano sopravvissuti abbastanza da essere sacrificati ritualmente.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Secondo i risultati riportati sulla rivista online ad accesso libero PLoS One, basati sulla prima analisi pubblicata dei resti scheletrici trovati nelle urne funerarie della citt&#224; di Cartagine, sarebbero cos&#236; false o comunque decisamente esagerate le notizie di una tradizione di sacrifici umani che datano addirittura al terzo secolo prima di Cristo, secondo le testimonianze di Cleitarco del terzo secolo a.C. e di Diodoro Siculo, del primo secolo a.C.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;Il nostro studio sottolinea la necessit&#224; di analizzare tutte le prove scientifiche prima di trarre conclusioni sul comportamento sociale delle popolazioni antiche&#8221;, ha spiegato Schwartz. &quot;L'idea di una regolare abitudine ai sacrifici umani a Cartagine non &#232; basata sull'analisi dei resti delle cremazioni, ma sulle notizie riportate da alcune cronache antiche e sull'interpretazione errata di alcune iscrizioni cartaginesi&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Schwartz e colleghi hanno esaminato i resti di 348 urne analizzando in particolare i marker dello sviluppo che hanno permesso di ricavare l'et&#224; al momento della morte dei bambini.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Dalle misurazioni effettuate su resti di crani, bacini, ossa lunghe e denti &#232; risultato che la maggior parte dei bambini mor&#236; nel primo anno di vita. Inoltre, molti perirono tra due e cinque mesi di vita e almeno il 20 per cento dei resti mostravano segni di morte prenatale.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Verrebbe cos&#236; smentita la convinzione che il sito funerario di Tophet fosse riservato alle vittime dei sacrifici e prenderebbe corpo un'ipotesi alternativa, e cio&#232; che i Cartaginesi abbiano  sacrificato esseri umani solo occasionalmente, come sostenuto da diversi contemporanei. L'estrema giovent&#249; dei bambini sepolti a Tophet, infine, suggerisce che questi cimiteri fossero destinati a tutti i bambini deceduti. (fc)</description>
	<link>http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1342190</link>
	<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 09:46:44 +200</pubDate>
	<recorddate>23/02/2010 9.45.48</recorddate>
	<source> Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>23/02/2010 9.46.44</datedal>
	<dateal>23/02/2010 9.46.44</dateal>
	<guid isPermaLink="true">http://www.noumeanews.it/news.read.asp?Guid=4118</guid>
</item>
<item>
	<title>Moneta d'argento risalente al 211 ac</title>
	<description>Una moneta d'argento di 2221 anni fa scavata come parte di un tesoro &#232; il pezzo pi&#249; antico delle monete romane mai trovate in Gran Bretagna.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Risalente al 211 aC e trovata nei pressi del villaggio di Leicestershire Hallaton, la moneta &#232; stata scoperta con 5.000 altre monete, un elmo e una ciotola decorata.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Rinvenuta nel 2000 da un cercatore dotato di metal detector, il personale del vicino Museo Harborough si&#232; reso conto solo ora del suo valore.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Questa moneta di 2221 anni scavata come parte di un tesoro &#232; il pezzo pi&#249; antico delle monete romane mai trovato in Gran Bretagna&lt;br&gt;&lt;br&gt;Su un lato della moneta &#232; raffigurata la dea Roma che indossa l'elmo, mentre sul retro appaiono i mitici gemelli Castore e Polluce su cavalli al galoppo.&lt;br&gt;&lt;br&gt;David Sprason, membro del gabinetto del Consiglio per le comunit&#224; e il benessere della Leicestershire County, ha detto: 'Leicestershire vanta il maggior numero di monete dell'Et&#224; del ferro mai professionalmente scavato in Gran Bretagna.&lt;br&gt;&lt;br&gt;'Avere la moneta romana pi&#249; antica mai trovata &#232; qualcosa di molto speciale.'&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il tipo di moneta, conosciuta come un denaro, &#232; stato battuto per la prima volta a Roma nel 211 aC, e la moneta Hallaton &#232; una versione molto antica, ha detto il Consiglio.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La moneta fu scoperta da un metal detector insieme con 5.000 altre monete, un elmo e una ciotola decorata&lt;br&gt;&lt;br&gt;Un soldato o manovale che viveva nel primo secolo dC poteva aspettarsi di guadagnare un denaro per una giornata di lavoro.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La precedente pi&#249; antica moneta romana conosciuta trovata in Gran Bretagna &#232; stata scoperta da un cercatore col metal detector in Berkshire lo scorso anno.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La moneta Hallaton &#232; in mostra al Museo Harborough, Market Harborough, accanto ad altre monete che sono state scavate, nel santuario della tarda Et&#224; del ferro della trib&#249; Corieltavi risalente al primo secolo dopo Cristo.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Gli archeologi ritengono che le monete fossero sepolte in dono agli d&#232;i, con altri reperti tra cui un elmo romano riccamente decorato di cavalleria, una ciotola d'argento unica e i resti di oltre 300 porcelli.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Un soldato o manovale che viveva nel primo secolo dC poteva aspettarsi di guadagnare un denaro per una giornata di lavoro&lt;br&gt;&lt;br&gt;Si pensa che la moneta possa essere arrivata in Gran Bretagna nella borsa di un soldato romano che invadeva il Paese, dopo il 43 dC.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ma alcuni archeologi hanno ipotizzato che le monete romane repubblicane, riuscissero ad arrivare in Gran Bretagna prima della conquista romana e sono la prova dello scambio attraverso il commercio o la diplomazia.&lt;br&gt;&lt;br&gt;I reperti da Hallaton sono stati dichiarati un tesoro e acquisiti da parte del Consiglio, con l'aiuto di una sovvenzione dell'Heritage Lottery Fund.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il professor David Mattingly della University of Leicester's School di Archeologia e Storia Antica, ha definito la notizia come 'eccitante'.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ha detto: 'Questo tesoro ha cambiato la nostra visione di quanto le East Midlands fossero significative in questo periodo e questa moneta &#232; un buon esempio.'&lt;br&gt;&lt;br&gt;'Essa indica che c'&#232; stato un contatto fra questa regione e l'Impero romano, nonostante la distanza tra le East Midlands e le parti della Gran Bretagna in cui i Romani arrivarono, come Colchester e Chichester. '&lt;br&gt;&lt;br&gt;La moneta sarebbe passata attraverso molte mani, ha aggiunto.&lt;br&gt;&lt;br&gt;'E' stata coniata a Roma al tempo della guerra annibalica ed &#232; arrivata qui dopo quello che doveva essere un viaggio piuttosto lungo ', ha detto.&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.laportadeltempo.com/news.asp?ID=5213</link>
	<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 14:24:17 +200</pubDate>
	<recorddate>18/02/2010 14.22.55</recorddate>
	<source>http://www.dailymail.co.uk/news/article-1247092/Silver-coin-dating-211BC-oldest-piece-Roman-money-Britain.html</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>18/02/2010 14.24.17</datedal>
	<dateal>18/02/2010 14.24.17</dateal>
	<localita> Leicestershire Hallaton</localita>
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	<author>tittolins@hotmail.i</author>
</item>
<item>
	<title>L'uomo di Neanderthal si truccava e ingioiellava..</title>
	<description>Archeologi di Bristol hanno ritrovato i pi&#249; antichi &quot;gioielli&quot; neanderthaliani in Europa, risalenti a 50 mila anni fa&lt;br&gt;&lt;br&gt;Non bisogna farsi ingannare dal suo aspetto &quot;arcaico&quot;: l&#8217;uomo di Neanderthal era un narciso. Il desiderio di farsi bello lo manifestava sfoggiando collane di conchiglie e muscoli decorati con il body painting di vari colori. Segno che il pallino per gli accessori e l&#8217;istinto per il miglioramento estetico sono nati prima del Dna moderno dei nostri antenati. A ritrovare i pi&#249; antichi &quot;gioielli&quot; neanderthaliani in Europa, risalenti a 50 mila anni fa, &#232; stato un gruppo di archeologi guidati da Jo&#227;o Zilh&#227;o dell'Universit&#224; di Bristol, come riporta la rivista Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences). Questi monili preistorici in realt&#224; sono gusci marini perforati e dipinti che venivano usati come ciondoli appesi al collo con un cordino.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&#171;NASCITA DEL PENSIERO SIMBOLICO&#187; - &#171;Se l&#8217;uomo di Neanderthal impiegava ornamenti per il corpo, significa che aveva capacit&#224; cognitive avanzate &#8211; spiega Diego E. Angelucci, professore di archeologia dell&#8217;Universit&#224; di Trento e coautore della ricerca -. L&#8217;abbellimento personale &#232; un comportamento che indica la nascita di un pensiero simbolico e rappresenta un segno di autoidentificazione&#187;. Finora si &#232; sempre pensato all&#8217;uomo di Neanderthal come a un essere rozzo e dal cervello limitato, ma i suoi &quot;pendenti&quot; recuperati in due siti archeologici della Muncia in Spagna, smentiscono questa ipotesi. A restituire l&#8217;intelligenza al Neanderthal &#232; proprio la datazione dei reperti in Spagna: 50 mila anni fa. Cosa significa? &#171;I gusci sono precedenti all&#8217;arrivo dell&#8217;uomo anatomicamente moderno nel nostro continente - dice l&#8217;esperto &#8211;. Vuol dire che l&#8217;uomo di Neanderthal &#232; stato in grado di costruire ornamenti da solo, con la sua testa, senza osservare gli uomini moderni, ossia i nostri antenati, arrivati in Europa pi&#249; tardi&#187;. La spinta a usare trucco e accessori &#232; dimostrata dalla ricerca delle materie prime.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&#171;I materiali non erano in loco &#8211; dice Angelucci &#8211; spesso si trovavano in luoghi lontani dalla residenza, anche di 50 chilometri&#187;. Oltre alle collane non esistono reperti di altri gioielli? &#171;Non credo che l&#8217;ominide portasse orecchini: le conchiglie erano troppo pesanti. E non ci sono tracce di anelli&#187;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;IL MAKE-UP - Giallo, rosso e viola i colori pi&#249; gettonati, ottenuti dai minerali in varie tonalit&#224; cromatiche. Ma anche tanto nero con &#171;effetto metallizzato brillante&#187; grazie a minerali come ematite e pirite. &#171;Sapevano mischiare e impastare i colori e probabilmente si dipingevano il corpo come gli aborigeni australiani&#187;. Il make-up esclusivo per il viso ancora non era stato inventato, ma il minerale natrojarosite di colore giallo &#232; lo stesso che gli egizi usavano come ombretto in epoche pi&#249; recenti. </description>
	<link>http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_gennaio_11/uomo-Neanderthal-trucco_ed1a122a-feeb-11de-a5d5-00144f02aabe.shtml</link>
	<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 23:25:41 +200</pubDate>
	<recorddate>11/01/2010 23.21.44</recorddate>
	<source>Proceedings of the National Academy of Sciences</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>11/01/2010 23.25.41</datedal>
	<dateal>11/01/2010 23.25.41</dateal>
	<localita>Spagna</localita>
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	<author>tittolins@hotmail.it</author>
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	<title>SCOPERTO DINOSAURO A TRIESTE</title>
	<description> Un nuovo dinosauro - 'Tethyshadros insularis' il suo nome scientifico - e' stato scoperto nel sito archeologico del Villaggio del Pescatore, a Trieste. La scoperta, in rocce di 70 milioni di anni fa, e' stata presentata oggi a Trieste dal paleontologo Fabio Dalla Vecchia.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Si tratta di un dinosauro vegetariano lungo circa quattro metri che appartiene al gruppo degli adrosauroidei ed era piu' primitivo dei caratteristici dinosauri 'dal becco d'anatra' del Nord America e dell'Asia. Non si sa se e' maschio o femmina.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Era comunque vegetariano. Del suo ritrovamento parla nel numero di dicembre The journal of vertebrate palentology, una delle piu' prestigiose riviste scientifiche del settore. Si tratta comunque di uno degli scheletri piu' completi e articolati di dinosauro che esistano al mondo e che pochissimi conoscono, menrtre avrebbero la possibilita' di ammirarlo in uno dei musei di Trieste, quello di Storia naturale.</description>
	<link>http://www.laportadeltempo.com/news.asp?ID=5012</link>
	<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 14:39:59 +200</pubDate>
	<recorddate>29/12/2009 14.38.21</recorddate>
	<source>http://www.agi.it</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>29/12/2009 14.39.59</datedal>
	<dateal>29/12/2009 14.39.59</dateal>
	<localita>Trieste</localita>
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	<author>tittolins@hotmail.it</author>
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<item>
	<title>I primi cereali di Homo sapiens</title>
	<description>Da una cava in Mozambico. Questi dati archeologici sono in accordo con altri rinvenuti in ogni parte del mondo, risalenti alla fine dell'ultima Era glaciale, circa 12.000 anni fa. In questo caso per&#242;  i reperti sono datati all'inizio di quell'era, cio&#232; a circa 90.000 anni prima. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Il consumo di cereali selvatici tra le popolazioni di cacciatori e raccoglitori potrebbe essere molto pi&#249; antica di quanto ritenuto finora, stando a una recente ricerca dell'Universit&#224; di Calgary, in Canada, nell'ambito della quale gli archeologi hanno trovato il pi&#249; antico esempio di dieta basata in buona parte su cereali e radici in una popolazione di Homo sapiens pi&#249; di 100.000 anni fa.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Julio Mercader, ricercatore del Dipartimento di archeologia dell' Universit&#224; di Calgary ha recuperato infatti decine di strumenti di osso in una profonda grotta in Mozambico che mostra come il sorgo selvatico, antenato del principale cereale consumato tutt'oggi nell'Africa sub-sahariana per produrre farina, pane, pappe e bevande alcoliche era presente nella &#8220;dispensa&#8221; di Homo sapiens insieme con palma, falsa banana (Enset ventricosum), il legume della specie Cajanus cajan e la patata africana.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Si tratta della prima e pi&#249; antica diretta evidenza di cereali pre-domesticati ovunque nel mondo.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;Il risultato retrodata notevolmente l'inizio dell'utilizzo dei semi da parte delle specie umane e rappresenta una prova di una dieta estesa e sofisticata molto prima di quanto ritenuto&#8221;, ha spiegato Mercader. &quot;Ci&#242; avvenne durante l'Et&#224; della pietra quando la raccolta di cereali selvatici &#232; stata percepita come attivit&#224; irrilevante se non altrettanto importante di radici, frutti e frutta secca.&#8221;&lt;br&gt;&lt;br&gt;In 2007, Mercader e colleghi dell'Universit&#224; del Mozambico effettuarono alcuni scavi nella grotta di calcare nei pressi del Lago Niassa che venne utilizzata in modo intermittente da antichi raccoglitori nel corso di 60.000 anni. Nel fondo della grotta, i ricercatori hanno scoperto decine di strumenti di osso, ossa animali e resti di piante, tutti segni indicativi di pratiche alimentari preistoriche. La scoperta di diverse migliaia di particelle di amido e di strumenti per raschiare e molare il sorgo selvatico dimostrano come tale cereale venisse portato nella grotta e lavorato in modo sistematico.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&#8220;Si &#232; ipotizzato che l'uso dell'amido abbia rappresentato un passo cruciale nell'evoluzione umana, poich&#233; miglior&#242; la qualit&#224; della dieta nelle savane e nelle foreste africane, in cui si &#232; evoluta la prima linea di esseri umani moderni&#8221;, ha commentato Mercader. &quot;L'inclusione dei cereali nella nostra dieta &#232; considerato un passo importante in virt&#249; della complessit&#224; tecnica della manipolazione culinaria richiesta per convertire i cereali in alimenti.&#8221;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Mercader sostiene che questo tipo di evidenze archeologiche sono in accordo con altre dello stesso tipo rinvenute in ogni parte del mondo, durante gli ultimi stadi dell'ultima Era glaciale, approssimativamente 12.000 anni fa. In questo caso i reperti sono datati all'inizio dell'Era Glaciale, cio&#232; a circa 90.000 anni prima.</description>
	<link>http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1341425</link>
	<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 15:09:54 +200</pubDate>
	<recorddate>22/12/2009 15.04.53</recorddate>
	<source>Julio Mercader, Universit&#224; di Calgary</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>22/12/2009 15.09.54</datedal>
	<dateal>22/12/2009 15.09.54</dateal>
	<localita>Mozambico</localita>
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	<author>tittolins@hotmail.it</author>
</item>
<item>
	<title>Cannibalismo di massa 7mila anni fa</title>
	<description>Lo sostiene un ricercatore francese sulla base di reperti ritrovati in una tomba a Herxheim in Germania&lt;br&gt;&lt;br&gt;Un tuffo indietro nel tempo. Il massacro &#232; accaduto 7 mila anni fa. In una tomba a Herxheim in Germania, nella regione Renania-Palatinato, un team di archeologi ha scoperto tracce di cannibalismo di massa. Sono stati rinvenuti fino a 500 resti umani &#171;mutilati intenzionalmente&#187; - alcuni appartenenti a bambini e nascituri -, sostiene il ricercatore Bruno Boulestin, dell'universit&#224; di Bordeaux, in Francia.&lt;br&gt;&lt;br&gt;CARESTIA - Il raro ritrovamento dei reperti ossei non lasciano dubbi, ha spiegato Boulestin all'inglese BBC . &#171;&#200; una chiara prova di cannibalismo compiuto in Europa agli inizi dell'era neolitica&#187;, ha sottolineato il ricercatore. &#171;In quel periodo nell'Europa centrale le popolazioni soffrivano di carestie&#187;. Le ossa, stando alle analisi degli scienziati, sono state staccate e rotte intenzionalmente e &#171;arrostite allo spiedo&#187;, ha aggiunto Boulestin. Il ricercatore si trova per&#242; in aperta contraddizione con le tesi di altri colleghi secondo le quali lavare la carne e le ossa faceva parte di un rituale di sepoltura. E in effetti &#232; assai difficile dimostrare che le ossa ritrovate siano effettivamente state arrostite per il pasto. Ciononostante, su alcuni di questi resti sarebbero stati trovati segni di masticazione. La tomba a Herxheim fu scoperta nel 1996 e analizzata tra il 2005 e il 2008. I risultati sono stati pubblicati ora dai ricercatori del gruppo di Boulestin sulla rivista scientifica &#171;Antiquity&#187;.</description>
	<link>http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_dicembre_06/cannibalismo-massa-europa_b85d54e6-e273-11de-be1f-00144f02aabc.shtml</link>
	<pubDate>Sam, 6 Dec 2009 21:16:34 +200</pubDate>
	<recorddate>06/12/2009 21.15.17</recorddate>
	<source>rivista Antiquity</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>06/12/2009 21.16.34</datedal>
	<dateal>06/12/2009 21.16.34</dateal>
	<localita>Herxheim</localita>
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	<author>tittolins@hotmail.it</author>
</item>
<item>
	<title>Cavalieri dell&#8217;et&#224; del Ferro dipinti su una parete</title>
	<description>In seguito alla segnalazione di B. S. Hansen, collega danese che ha individuato una parete con dipinti sulle Scale di Paspardo (pubblicato in Adoranten 2009), una prospezione del nostro Dipartimento, con lo stesso Hansen, ha appurato la presenza di quattro eccezionali nuclei dipinti in rosso, fra cui si distinguono 3 cavalieri, un grosso volto ed una sagoma antropomorfa in bianco: le immagini sono poste in un'unica placca di arenaria, in un punto particolarmente scosceso, di difficile accesso, sul lato destro della forra del torrente Re di Tredenus.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La qualit&#224; figurativa &#232; alta con dettagli che ben rendono, in un caso, l'elegante sagoma del destriero, la cresta dell'elmo e la veste del cavaliere, purtroppo mutilo per distacco doloso di parte della superficie.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Incredibile ed unico il volto, a grandezza naturale, in cui si distinguono la sagoma della testa, del collo e l'abbozzo di occhi, naso e bocca.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Le figurazioni attribuibili alla Tarda et&#224; del Ferro (IV-I sec. a. C.) hanno pochi significativi paralleli in altre quattro localit&#224; con dipinti dell'area (Paspardo, Campanine, Figna) e piene rispondenze con tipologie note nei ricchi siti d'arte rupestre (incisioni) circostanti.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Completa l'insieme l'incisione di una croce e della data 1560.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Siamo di fronte al pi&#249; bel pannello dipinto dell'arte rupestre camuna (e centro-alpina) in un'area che probabilmente riveler&#224; ulteriori novit&#224;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Per info:&lt;br&gt;&lt;br&gt;CENTRO CAMUNO DI STUDI PREISTORICI DIPARTIMENTO VALCAMONICA E LOMBARDIA&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.laportadeltempo.com/news.asp?ID=4877</link>
	<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 17:48:04 +200</pubDate>
	<recorddate>23/11/2009 17.43.57</recorddate>
	<source>www.simbolisullaroccia.it</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>23/11/2009 17.48.04</datedal>
	<dateal>23/11/2009 17.48.04</dateal>
	<localita>Paspardo</localita>
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	<author>tittolins@hotmail.it</author>
</item>
<item>
	<title>Dagli scavi della metro la Genova preistorica</title>
	<description>In attesa di cambiare il traffico cittadino, la metropolitana da De Ferrari a Brignole ha cambiato la citt&#224; preistorica. I reperti e le testimonianze venute alla luce nel corso degli scavi, condotti dalla soprintendenza ai Beni archeologici della Liguria, nei cantieri del metr&#242; hanno consentito di ricostruire i cambiamenti nel corso dei millenni di una parte della citt&#224; rimasta fuori dal centro abitato fino al Seicento.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ora i materiali rinvenuti vengono esposti al museo di Archeologia ligure di Pegli in una mostra, inaugurata ieri, curata da Piera Melli e Angiolo Del Lucchese, organizzata dalla soprintendenza e dal settore Musei del Comune, con il patrocinio della Regione e della Provincia e il contributo di Ansaldo Sts e Banca Passadore. Ci sono focolari, resti di pasto, attrezzi e un robusto muro a secco lungo circa nove metri risalente all&#180;et&#224; del Bronzo antico.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ci sono poi le testimonianze relative all&#180;et&#224; del Ferro, all&#180;epoca romana, medievale e seicentesca, quando in quell&#180;area si trovava il monastero delle Brignoline. Inoltre all&#180;Aquasola, durante i lavori di scavo di un pozzo della metropolitana, &#232; stato rinvenuto un tumulo sepolcrale risalente all&#180;et&#224; del Ferro. Piera Melli, perch&#233; queste scoperte sono cos&#236; importanti? &#171;Perch&#233; grazie a loro abbiamo finalmente una Genova preistorica&#187;. In che senso? &#171;Esistevano ipotesi concrete di una presenza umana in epoca preistorica nell&#180;area genovese. Ma &#232; la prima volta che troviamo materiali che dimostrano questa presenza&#187;. Chi erano questi antichi progenitori? &#171;Dai reperti rinvenuti abbiamo visto che frequentavano la collina di Montesano, nei pressi di Brignole, cacciavano, allevavano animali. Abbiamo rinvenuto prove che questi abitanti praticavano la &quot;scalvatura&quot; delle piante, vale a dire tagliavano le fronde usandole poi come foraggio&#187;. A che epoca risalgono i reperti che avete rinvenuto? &#171;Siamo intorno al 4.800-4.500 avanti Cristo&#187;. Dunque una presenza umana anteriore a quelle di S. Silvestro, sulla collina di Castello? &#171;Mi sembra di poter dimostrare che nella zona di Brignole, precisamente dalle parti dove oggi sorge piazza della Vittoria, esisteva un&#180;ansa del Bisagno che anticamente serviva da approdo per le imbarcazioni.&lt;br&gt;&lt;br&gt;D&#180;altra parte per le piccole barche in uso era pi&#249; semplice risalire il torrente e trovarvi protezione&#187;. Ora ci vorrebbe un&#180;altra linea del metr&#242; per riuscire a scavare ancora e a trovare nuovi tesori... &#171;Speriamo intanto che si decida di realizzare la stazione del metr&#242; a Corvetto. Chiss&#224; che scavando nuovamente in quell&#180;area non si riesca a trovare l&#180;inquilino del tumulo sepolcrale, insomma il sepolcro e il suo proprietario&#187;.&lt;br&gt;di Costantino Malatto&lt;br&gt;(31 Gennaio 2009)</description>
	<link>http://www.laportadeltempo.com/news.asp?ID=4854</link>
	<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 00:01:13 +200</pubDate>
	<recorddate>13/11/2009 23.59.51</recorddate>
	<source>Repubblica.it</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>13/11/2009 0.01.13</datedal>
	<dateal>13/11/2009 0.01.13</dateal>
	<localita>Genova</localita>
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	<author>tittolins@hotmail.it</author>
</item>
<item>
	<title>Burro dell&#8217;Et&#224; del Ferro</title>
	<description>In una torba di Gilltown, nella contea di Kildare, dei lavoratori irlandesi hanno scoperto un barile in quercia decisamente fuori dal comune.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Vecchio circa di 3000 anni e pesante 35 kg, il suo interno &#232; ancora incredibilmente pieno di burro, ormai diventato un bianco adipocere, una sorta di cera.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Immergere cibo e oggetti nelle torbiere non era inusuale: infatti il muschio sfagno, che copre qualunque cosa l&#236; sotto, immobilizza i batteri grazie ad un ambiente freddo senza acido n&#233; ossigeno, prevenendo cos&#236; la decomposizione. &#200; stato perci&#242; possibile trovare in questi anni burro, spade, ornamenti e oggetti in legno preservati molto bene.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Tuttavia non &#232; chiaro se questo burro venne immerso semplicemente per conservarlo oppure per renderlo pi&#249; buono tramite qualche processo. Pare comunque che degli esperti del museo l'abbiano assaggiato; ma non fatevi venire strane voglie: &quot;&#200; un tesoro nazionale. Non si possono prendere dei pezzi per i toast&quot;, puntualizzano.&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.laportadeltempo.com/news.asp?ID=4676</link>
	<pubDate>Sam, 27 Sep 2009 20:21:46 +200</pubDate>
	<recorddate>27/09/2009 20.20.22</recorddate>
	<source>Discovery Channel</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>27/09/2009 20.21.46</datedal>
	<dateal>27/09/2009 20.21.46</dateal>
	<localita>Gilltown</localita>
	<guid isPermaLink="true">http://www.noumeanews.it/news.read.asp?Guid=3976</guid>
	<author>tittolins@hotmail.it</author>
</item>
<item>
	<title>Un pomeriggio tra i Menhir</title>
	<description>Il primo passo di un progetto di valorizzazione dell'area archeologica di Cavagli&#224;, a partire dalla sensibilizzazione verso la popolazione locale con incontri culturali, laboratori per bambini (ricostruzione dei monumenti megalitici per l'allestimento di uno spazio scenografico), evento teatrale e animazione di piazza con musica e danze popolari&lt;br&gt;Il comune di Cavagli&#224;, assessorato al turismo, prov di Biella prendendo spunto dal sito archeologico messo in salvaguardia nel 2005 organizza la festa &#8220;Un pomeriggio tra i Menhir&#8221; nell&#8217;ambito della tradizionale festa patronale&lt;br&gt;Programma&lt;br&gt;ore 10,00 apertura mercatino piazza Olivieri - via Umberto I e esposizione d&#8217;arte &#8220;Sguardi dell&#8217;anima&#8221;&lt;br&gt;ore 12,00 degustazione prodotti tipici del territorio piazza parrocchiale&lt;br&gt;ore 14,30 incontro culturale piazza Olivieri &lt;br&gt;ore 15,00 animazione musicale per le vie con il duo canavesano Esprit Follett&lt;br&gt;ore 15,00 Un giorno nella storia: laboratorio bambini sui menhir a cura di Ontano magico con la pittrice Angela Betta Casale&lt;br&gt;ore 17,00 Un giorno nella storia: conferenza sui Menhir &lt;br&gt;ore 17,30 Tra storia e mito evento teatrale a cura di Ontano magico dal racconto &#8220;Il Tempo e le Pietre&#8221; della scrittrice Mariangela Cerrino&lt;br&gt;ore 18,30 animazione piazza con musica e danze popolari &lt;br&gt;ore 19,30 chiusura evento&lt;br&gt;&lt;br&gt;Per gli espositori interessati a partecipare al mercatino saranno assegnati a titolo gratuito posteggi in piazza Olivieri e nella via Umberto I (modulo da scaricare in http://ontanomagico.altervista.org o in http://www.comune.cavaglia.bi.it/ )&lt;br&gt;&lt;br&gt;Chi volesse contribuire all'iniziativa con idee o materiale non esiti a contattarci&lt;br&gt;ontanomagico@gmail.com&lt;br&gt;</description>
	<link>http://ontanomagico.altervista.org</link>
	<pubDate>Sam, 20 Sep 2009 10:35:00 +200</pubDate>
	<recorddate>03/09/2009 10.33.12</recorddate>
	<source>Comune di Cavagli&#224; e Ontano Magico</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>20/09/2009 10.35.00</datedal>
	<dateal>20/09/2009 10.35.00</dateal>
	<localita>Cavaglià</localita>
	<guid isPermaLink="true">http://www.noumeanews.it/news.read.asp?Guid=3884</guid>
	<author>ontanomagico@gmail.com</author>
</item>
<item>
	<title>La pi&#249; antica fibra usata dall'uomo</title>
	<description>Una fibra di lino ritrovata in una grotta della Georgia risalente a 34.000 anni fa &#232; stata riconosciuta come la pi&#249; antica fibra usata da esseri umani &lt;br&gt;&lt;br&gt;Una fibra di lino ritrovata in una grotta della Georgia risalente a 34.000 anni fa &#232; stata riconosciuta come la pi&#249; antica mai usata da esseri umani da un gruppo di archeologi e paleobiologi guidati da Ofer Bar-Yosef, George Grant MacCurdy e Janet G. B. MacCurdy della Harvard University, in collaborazione con Tengiz Meshveliani del Museo di Stato della Georgia e Anna Belfer-Cohen della Hebrew University.&lt;br&gt;Secondo l'articolo pubblicato sulla rivista &#8220;Science&#8221;, le fibre di lino deriverebbero da piante raccolte e non coltivate e potrebbero essere stata utilizzata per cucire insieme diversi pezzi di pellame per vestiti e calzature per ripararsi dal freddo e poter affrontare cos&#236; l'inverno. Ma erano utili anche avvolgere i beni di prima necessit&#224; prima di un viaggio, un vantaggio notevole per una societ&#224; di cacciatori-raccoglitori.&lt;br&gt;&quot;Si &#232; trattato di una invenzione cruciale per i primi esseri umani, che da quel momento poterono produrre parti di vestiti, corde o cesti, cio&#232; per oggetti di utilizzo quotidiano&#8221;, ha commentato Bar-Yosef. &quot;Sappiamo che si tratta di un lino selvatico che cresceva nelle vicinanze della caverna e veniva sfruttato intensivamente o estensivamente dagli umani moderni.&#8221;&lt;br&gt;La scoperta ha sorpreso i ricercatori per la sua et&#224;: in precedenza, il primato era detenuto da fibre ritrovate in strati di argilla nel sito di Dolni Vestonice, nella Repubblica Ceca, e datati a circa 28.000 anni fa.&lt;br&gt;L'obiettivo originario degli scienziati era di analizzare i campioni di polline di alberi trovati all'interno della cava nell'ambito di uno studio sulle fluttuazioni ambientali e di temperatura nel corso di migliaia di anni che avrebbero dovuto influenzare la vita dei primi esseri umani. Invece, analizzando i pollini, Eliso Kvavadze dell'Istituto di paleobiologia del Museo di stato della Georgia ha scoperto anche qualcosa che non era polline.&lt;br&gt;Bar-Yosef e il suo gruppo hanno utilizzato la tecnica di datazione al radiocarbonio e oltre alle fibre pi&#249; antiche, ne hanno individuate altre in strati di argilla risalenti a 21.000 e 13.000 anni fa. </description>
	<link>http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1339954</link>
	<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 12:45:47 +200</pubDate>
	<recorddate>15/09/2009 12.44.50</recorddate>
	<source>Le Scienze</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>15/09/2009 12.45.47</datedal>
	<dateal>15/09/2009 12.45.47</dateal>
	<localita>Georgia</localita>
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	<author>tittolins@hotmail.it</author>
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<item>
	<title>scheletro affiorato dopo una mareggiata</title>
	<description>Torna alla luce un guerriero di 5mila anni fa&lt;br&gt;&lt;br&gt;scheletro affiorato dopo una mareggiata&lt;br&gt;&lt;br&gt;Forse era un guerriero, probabilmente &#232; stato ucciso e l'ennesima mareggiata se lo sarebbe portato via per sempre. &#200; lui il protagonista di una scoperta archeologica eccezionale, avvenuta a maggio sul litorale di Torre Astura, nei pressi di Nettuno e resa nota ora. Come hanno raccontato ieri Marina Sapelli Ragni, Soprintendente per i Beni Archeologici del Lazio e il Ten.Col. Raffaele Mancino, del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, lo scheletro del presunto guerriero &#232; stato trovato a dieci metri dalla riva, sulla spiaggia della localit&#224; denominata &#171;Osservatorio Cortese&#187;, dai Carabinieri della Sezione Archeologia e dai funzionari della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio. Si &#232; trattato di un intervento d'urgenza, effettuato in una sola giornata, perch&#233; la sepoltura era ormai assediata dal mare che aveva gi&#224; causato molti danni. Grazie alla rapidit&#224; dei tecnici &#232; stata quindi portata alla luce una tomba a fossa di forma ovale, lunga m. 1,70 e larga m. 0,85, con lo scheletro di un uomo adulto, deposto supino e ormai totalmente immerso nell'acqua marina. Le ossa erano state scompaginate dalle onde e mancavano i piedi. All'altezza del costato &#232; stata rinvenuta una punta di freccia che forse ha ucciso il guerriero. Lo scheletro era circondato da vasi, tazze e da due lame di pugnale in selce. E questo corredo funerario &#232; un vero e proprio unicum, perch&#233; finora non erano mai state ritrovate sepolture a ridosso della zona litoranea di Torre Astura appartenenti al periodo preistorico dell'eneolitico (et&#224; del rame). Si tratterebbe quindi della prima necropoli eneolitica rinvenuta lungo la costa di Nettuno, visto che la sepoltura non sembra essere isolata. Appena ritrovato, lo scheletro &#232; stato scherzosamente ribattezzato Nello, dal nome dell'ufficiale che ha guidato il team di tecnici e funzionari autori della scoperta. </description>
	<pubDate>Sat, 15 Aug 2009 07:36:38 +200</pubDate>
	<recorddate>15/08/2009 7.35.02</recorddate>
	<source>ilTempo.it</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>15/08/2009 7.36.38</datedal>
	<dateal>15/08/2009 7.36.38</dateal>
	<localita>Torre Asturalo (RM)</localita>
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	<author>katiuskaschaer@yahoo.it</author>
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<item>
	<title>Spedizione italiana sulle Ande scopre citt&#224; Inca</title>
	<description> 	Una spedizione di esploratori, scienziati e archeologi marchigiani, facenti capo all'Associazione Perigeo, ha scoperto sulle Cordigliera Andina nel Peru' una laguna totalmente inesplorata e le rovine di un antica citt&#224;, forse quella della mitica Chicuate. La scoperta &#232; stata fatta nei giorni scorsi, nell'ambito della missione legata al progetto &quot;Ande del Nord: Uomo e Ambiente&quot;, diretta e guidata da Gianluca Frinchillucci, capo-spedizione e direttore del progetto. La spedizione ha seguito le tracce dell'antico &quot;Cammino Real&quot;, scoperto nel 1999 dall'archeologa peruviana Lorena Zuniga e non ancora portato alla luce. Con Franchillucci hanno partecipato Paolo Pastori, storico e responsabile peruviano del programma, Mario Polia, antropologo ed archeologo, Giorgio Marinelli, Presidente dell'Associazione Perigeo, Chiara Maracci, botanica, Pierfrancesco Intini, esperto sub, Ottorino Tosti, speleologo, e i peruviani Paolo Lopez, Lorena Zuniga, e Dionisio Guerrero, guida andina. In continuit&#224; con la storica missione archeologica &quot;Ande Settentrionali&quot; del Centro Studi Ligabue, e su invito delle autorit&#224; locali del Distretto di El Carmen de la Frontera, i membri della Perigeo si sono impegnati nella ricognizione dell'area locale della Cordigliera Andina, al fine di rintracciare nuovi percorsi naturalistici per la valorizzazione turistica del territorio. Secondo l'associazione Perigeo &quot;il rinvenimento di importanti resti archeologici nell'area potrebbe impedire lo sviluppo di una zona di sfruttamento minerario&quot;.Nel corso di una ricognizione esplorativa nella zona della Huaringas, i laghi sacri nella geografia andina, &#232; stata rinvenuta una laguna inesplorata che presenta delle incisioni sulle rive che potrebbero testimoniare la funzione sacra ricoperta in epoche passate.</description>
	<link>http://www.bibrax.org/news/ArcheologiaPreistoria.asp</link>
	<pubDate>Fri, 7 Aug 2009 17:55:14 +200</pubDate>
	<recorddate>07/08/2009 17.54.07</recorddate>
	<source>archeologia.it</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>07/08/2009 17.55.14</datedal>
	<dateal>07/08/2009 17.55.14</dateal>
	<localita>Huaringas</localita>
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	<author>tittolins@hotmail.it</author>
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<item>
	<title>Il primo granaio della storia</title>
	<description>Del diametro di circa tre metri e con pareti in fango e pietra, aveva il pavimento sollevato da terra in modo da assicurarne l'aerazione e proteggerlo dai roditori&lt;br&gt;Un sofisticato granaio risalente a oltre 11.000 anni fa &#232; stato messo in luce da un gruppo di archeologi dell'Universit&#224; di Notre Dame, in Indiana, Stati Uniti, e del Council for British Research in the Levant, ad Amman, in Giordania, diretti da Ian Kuijt and Bill Finlayson, che descrivono la loro scoperta in un articolo pubblicato sui &quot;Proceedings of the National Academy of Sciences&quot; (PNAS).&lt;br&gt;&lt;br&gt;La struttura - che la datazione al radiocarbonio ha indicato risalire a un periodo compreso fra gli 11.175 e gli 11.300 anni fa e che rappresenta il pi&#249; antico esempio di questo tipo di strutture - &#232; stato trovato a Dhra', non lontano dalle coste del Mar Morto, in Giordania.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La scoperta, osservano gli autori, testimonia un momento cruciale nella storia dell'umanit&#224;, quello della lunga transizione dalle comunit&#224; di cacciatori-raccoglitori alle societ&#224; basate sull'agricoltura.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il granaio aveva struttura circolare con un diametro di circa tre metri e pareti in fango e pietra, e superiormente era protetto da un graticcio di pali intrecciati con frasche e rami. Il pavimento del granaio era sollevato da terra in modo da assicurare la circolazione dell'aria e per una migliore protezione dai roditori. Accanto al granaio vi erano altri due edifici destinati alla lavorazione dei prodotti e delle piante, che peraltro servivano anche da abitazione.&lt;br&gt;&lt;br&gt;L'esistenza di granai cos&#236; sofisticati e grandi, osservano gli autori, indica una forma e una &quot;scala&quot; di stoccaggio che non si riscontra nel periodo precedente. Questa popolazione immagazzinava evidentemente il cibo su scala stagionale, se non addirittura annuale, cercando di mettersi al riparo dal rischio di carestie, ma creando anche i presupposti di notevoli cambiamenti sociali.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Se pure questi granai servivano alla conservazione di risorse vegetali ricavate da piante selvatiche, proseguono i ricercatori, riflettono un intervento attivo sul normale ciclo delle piante: per quanto l'orzo e l'avena che vi erano contenuti appaiano morfologicamente selvatici, vi &#232; traccia di una loro selezione attiva, indicando una trasformazione dei comportamenti che fa risalire il ritrovamento agli stadi iniziali della transizione verso la domesticazione delle piante. Il fatto che il granaio avesse una localizzazione esterna rispetto agli altri edifici sembra inoltre indicare che esso dovesse essere di propriet&#224; e di uso della comunit&#224;. </description>
	<link>http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1338949</link>
	<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 09:49:38 +200</pubDate>
	<recorddate>25/06/2009 9.47.08</recorddate>
	<source>Proceedings of the National Academy of Science- Lescienze</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>25/06/2009 9.49.38</datedal>
	<dateal>25/06/2009 9.49.38</dateal>
	<localita>Dhra', Giordania</localita>
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	<author>katiuskaschaer@yahoo.it</author>
</item>
<item>
	<title>Trovata Venere di 35mila anni fa scolpita nell'avo</title>
	<description>Scoperta in Germania. E' la pi&#249; antica rappresentazione del corpo femminile&lt;br&gt;&lt;br&gt;Questo ritrovamento fa pensare che l'arte del paleolitico fosse molto pi&#249; ricercata di quanto ritenuto finora&lt;br&gt;&lt;br&gt;Una statuina scolpita nell'avorio di una zanna di mammuth circa 35 mila anni fa &#232; stata trovata nella Germania meridionale da un archeologo tedesco, che la ritiene la pi&#249; antica rappresentazione del corpo femminile finora conosciuta. La statuina, lunga appena sei centimetri, farebbe pensare che l'arte del paleolitico era molto pi&#249; ricercata di quanto ritenuto finora, secondo il professor Nicholas Conard, dell'Universit&#224; di Tubingen, che ha illustrato la scoperta in un articolo pubblicato dalla rivista Nature.&lt;br&gt;&lt;br&gt;PRIMA RAPPRESENTAZIONE FEMMINILE - Sei frammenti della statuina sono stati rinvenuti nel settembre 2008 durante scavi archeologici a Hohle Fels, nel massiccio del Giura Svevo, una zona montuosa emersa dal mare giurassico milioni di anni fa. Messi assieme, i frammenti hanno rivelato una figura femminile con il seno e i fianchi molto pronunciati. E la statuina &#232; stata subito ribattezzata la &quot;Venere di Hohle Fels&quot;. &#171;Prima di questa scoperta, non erano mai state rinvenute rappresentazioni del corpo femminile del paleolitico. Inoltre, le forme della statuina focalizzano l'attenzione sulla sua sessualit&#224; esplicita, quasi aggressiva&#187;, scrive Conard. Gli esami al radiocarbonio datano la scultura tra i 31 mila ed il 40 mila anni fa.</description>
	<link>http://www.corriere.it/cultura/09_maggio_13/venere_statua_avorio_376a3af2-3ff8-11de-bc3f-00144f02aabc.shtml</link>
	<pubDate>Thu, 14 May 2009 00:53:02 +200</pubDate>
	<recorddate>14/05/2009 0.50.26</recorddate>
	<source>corriere.it</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>13/05/2009 0.53.02</datedal>
	<dateal>14/05/2009 0.53.02</dateal>
	<localita>Hohle Fels</localita>
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	<author>katiuskaschaer@yahoo.it</author>
</item>
<item>
	<title>Scovata la &#171;Domatrice di leonesse&#187; </title>
	<description>I ricercatori dell'Universit&#224; di Tel Aviv: &#171;Era lei che esercitava il potere&#187;&lt;br&gt;&lt;br&gt;La conferma da alcuni resti archeologici rinvenuti in Israele. E' la pi&#249; antica regina della storia &lt;br&gt;GERUSALEMME &#8211; C&#8217;era una volta una regina&#8230; Niente di strano, diranno i lettori: la storia e le fiabe ne sono piene. &#171;Una cosa mai vista&#187;, dice invece Shlomo Bunimovitz, archeologo dell&#8217;Universit&#224; di Tel Aviv: &#232; forse la pi&#249; antica regina della storia, di sicuro l&#8217;unica che a quell&#8217;epoca, il XIV secolo avanti Cristo, avesse un regno da queste parti. E se finora ne supponeva solo l&#8217;esistenza, le sabbie d&#8217;uno scavo dalle parti di Gerusalemme, intorno a Tel Beth-Shemesh, adesso ci restituiscono anche la sua immagine. Un&#8217;effigie su una tavoletta di ceramica. La silhouette d&#8217;un corpo maschile, ma con l&#8217;inequivocabile acconciatura d&#8217;una donna del tempo e nelle mani due fiori di loto, simboli di femminilit&#224;. &lt;br&gt;LA &#171;DOMATRICE&#187; - La piastra &#232; considerata un reperto insolito e per gli studiosi del dipartimento di Archeologia e di Civilt&#224; del Vicino Oriente c&#8217;&#232; poco da dubitare: quel disegno &#232; il ritratto della misteriosa &#171;Domatrice di Leonesse&#187;, la sovrana di Canaan, antica terra d&#8217;Israele. Era da un pezzo che il professor Bunimovitz e il suo assistente, Zvi Lederman, cercavano prove dell&#8217;esistenza di quella regina. Non &#232; ben chiaro di quale citt&#224;-stato avesse il trono, La Domatrice. Secondo alcuni storici, sarebbe l&#8217;antica Bet Shemesh, in realt&#224; poco pi&#249; d&#8217;un villaggio di due-tremila persone che per&#242; aveva un florido mercato e, soprattutto, intratteneva buone relazioni coi vicini Faraoni d&#8217;Egitto. &lt;br&gt;TRONO TRABALLANTE - Un trono traballante, a giudizio degli storici, perch&#233; tutta la Cananea era in quei secoli percorsa da fermenti e rivolte: esistono centinaia di tavolette d&#8217;argilla, che testimoniano come i re della regione fossero abitiuati a rivolgere suppliche d&#8217;aiuto ai potenti signori delle Piramidi. Anni fa, alcuni contadini egiziani trovarono due di queste tavolette e la sorpresa degli archeologi fu che, nel testo, si faceva riferimento a una &#171;Domatrice di Leonesse&#187;, disperata per le scorribande e i saccheggi di uomini armati nella sua terra. E&#8217; lei, la donna della ceramica? Il professor Bunimovitz ci ha lavorato per dieci mesi, s&#8217;&#232; consultato con storici dell&#8217;arte che hanno reso pi&#249; solide le sue ipotesi su quest&#8217;antenata di Cleopatra. Ora lo dice: &#171;Non sappiamo chi fosse, come regnasse, se fosse sposata. Ma sappiamo che &#232; esistita. Di sicuro, non era una &#8216;regina consorte&#8217;, una che stava accanto al marito. Esercitava lei il potere. E&#8217; probabile che le sue implorazioni avessero un fondamento e che la sua citt&#224; sia stata distrutta con una violenza inaudita&#187;. Sono state trovate punte di frecce, segni d&#8217;incendi. La Domatrice si batt&#233;, forse, come una leonessa. Ma erano tempi da lupi, quelli. E alla fine tocc&#242; a lei soccombere. &lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.corriere.it/cultura/09_maggio_06/la_regina_piu_antica_della_storia_domatrice_di_leonesse_a76db220-3a53-11de-9bf9-00144f02aabc.shtml</link>
	<pubDate>Wed, 6 May 2009 19:44:35 +200</pubDate>
	<recorddate>06/05/2009 19.11.11</recorddate>
	<source>corriere.it</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>06/05/2009 19.44.35</datedal>
	<dateal>06/05/2009 19.44.35</dateal>
	<localita>Tel Aviv</localita>
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	<author>katiuskaschaer@yahoo.it</author>
</item>
<item>
	<title>Il volto dell'antenato ecco l'antico europeo</title>
	<description>Ricostruite da un artista esperto di medicina legale le sembianze di un uomo vissuto 35 mila anni fa. I tratti sono gi&#224; simili ai nostri &lt;br&gt;&lt;br&gt;Gli europei di 35mila anni fa non erano bellissimi ma avevano un volto simile al nostro: occhi grandi, labbra carnose, zigomi alti. La ricostruzione facciale del nostro antenato &#232; stata fatta da un esperto, l'artista forense Richard Neave, che partendo da una calotta cranica e una mandibola ritrovati nelle foreste dei Carpazi &#232; riuscito a dare una forma a un pezzo di Storia. Non sappiamo se le ossa appartenessero a un maschio o a una femmina, quel che &#232; sicuro &#232; che questo essere umano abitava le foreste dell'attuale Romania 35mila anni fa. I resti sono stati trovati fra il 2002 e il 2003 nella caverna di Pestera cu Oase, usata dagli orsi per andare in letargo, e gli esperti hanno capito subito di trovarsi di fronte a un parente degli ominidi africani. Questa una delle ragioni per cui, nella ricostruzione, alla pelle &#232; stata data una colorazione olivastra, con il naso schiacciato e largo alla base, caratteristico dei primi uomini comparsi in Africa. &lt;br&gt;&lt;br&gt;La ricostruzione della fisionomia a partire dalle ossa &#232; una tecnica gi&#224; tentata nel XIX secolo e introdotta nel campo dell'archeologia dal russo Mikhail Gerasimov, che tent&#242; anche di ricostruire il volto di Ivan il terribile. In seguito la tecnica si &#232; perfezionata e oggi viene utilizzata nel campo della medicina forense. Richard A. H. Neave &#232; un illustratore medico dell'universit&#224; di Manchester ed ha al suo attivo ricostruzioni celebri come il volto di Filippo II di Macedonia, il padre di Alessandro Magno, realizzato partendo dai resti parzialmente cremati rinvenuti nella tomba reale di Vergina, o quello di una dama etrusca, Seianti Hanunia Tlesnana, il cui scheletro era racchiuso nel sarcofago conservato al British Museum. &lt;br&gt;&quot;La tecnica - spiega il professor Raffaele C. de Marinis, ordinario di Preistoria e Protostoria all'universit&#224; di Milano e presidente dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze - consiste nell'aggiungere progressivamente su un calco del cranio tutti i muscoli e i tessuti molli, calcolandone preventivamente lo spessore. Ovviamente non pu&#242; produrre un vero ritratto, che dipende da tutte le particolarit&#224; di un volto. Ma la ricostruzione operata da un esperto di cos&#236; chiara fama va considerata attendibile&quot;. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Il volto del &quot;primo uomo moderno&quot; adesso sta sulla scrivania dell'antropologa dell'universit&#224; di Bristol Alice Roberts, in attesa di essere mostrato al grande pubblico dalla BBC: &quot;Non somiglia - spiega la Roberts - n&#233; a quello di un europeo, n&#233; di un asiatico o di un africano. Direi che si tratta di un misto delle loro caratteristiche&quot;. Fra i 34mila e i 36mila anni fa l'Europa &#232; stata occupata sia dagli ultimi neanderthaliani, che qui ha abitato per circa 100mila anni, che dall'Homo Sapiens, migrato dall'Africa passando per il vicino Oriente. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Con i suoi molari larghissimi, l'uomo europeo di quel periodo potrebbe essere stato, secondo gli esperti, uno dei primi rappresentanti dell'Homo Sapiens e quindi dell'uomo moderno. &quot;I resti umani rinvenuti nella caverna di Pestera cu Oase - conclude de Marinis - risalgono a 35.200 anni fa e sono quindi i pi&#249; antichi d'Europa, sicuramente datati e contemporanei dell'uomo di Neandertal&quot;. Questi &#232; scomparso dal vecchio continente circa 30mila anni fa per cause controverse. I primi resti sono stati trovati in Germania, nella valle di Neander, nel 1856: era un uomo dai comportamenti sociali evoluti ma non ha lasciato alcuna testimonianza artistica dietro di s&#233;, se non molto elementare. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Il Sapiens invece &#232; giunto in Europa circa 40mila anni fa ed &#232; stato in competizione con quello di Neanderthal per 10mila anni, senza per&#242; mescolarvisi. Oltre che un grande cacciatore, &#232; stato l'inventore di un alimento alla base di tutte le culture umane, la farina, che oltre 30mila anni fa veniva ricavata da piante selvatiche. Questa scoperta &#232; stata fatta a Bilancino, in provincia di Firenze, grazie a un progetto di ricerca dell'Istututo Italiano di Storia e Protostoria. &quot;Finora si &#232; sempre pensato - spiega la paletnologa Anna Revedin, che ha seguito lo studio - che i nostri antenati del paleolitico avessero un'alimentazione basata unicamente sulla caccia, mentre invece era gi&#224; completa e complessa: la farina &#232; un alimento che si pu&#242; conservare e che in periodi difficili dava loro la possibilit&#224; di assimilare i nutrimenti necessari&quot;. I primi resti dell'Homo Sapiens sono stati trovati nel 1868 nella regione della Dordogne, in Francia, e ribattezzati &quot;uomo di Cro-Magnon&quot;. A differenza di quello di Neanderthal, questo antenato lasci&#242; dipinti rupestri, dimostrando una certa sensibilit&#224; artistica. L'uomo moderno era ormai arrivato in Europa. </description>
	<link>http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/scienze/primo-uomo-europeo/primo-uomo-europeo/primo-uomo-europeo.html</link>
	<pubDate>Tue, 5 May 2009 22:56:00 +200</pubDate>
	<recorddate>05/05/2009 22.51.49</recorddate>
	<source>Lescienze</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>05/05/2009 22.56.00</datedal>
	<dateal>05/05/2009 22.56.00</dateal>
	<localita>Manchester</localita>
	<guid isPermaLink="true">http://www.noumeanews.it/news.read.asp?Guid=3820</guid>
	<author>katiuskaschaer@yahoo.it</author>
</item>
<item>
	<title>Antica grotta in India con incisioni antiche</title>
	<description>&lt;br&gt;A Tamil Nadu, India stanno valutando i danni causati da una cava illegale di granito che sta rovinando un antico sito archeologico.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Alcuni tecnici delle sopraintendenze indiane stanno cercando di scoprire se i manufatti rinvenuti siano le prove della prima espressione artistica dell'uomo preistorico in questa regione.&lt;br&gt;E' stata infatti ritrovata una Grotta con graffiti o &quot;cupulse&quot; simili a quelli esposti nel sito di Bhimbetka del Madhya Pradesh.&lt;br&gt;&lt;br&gt;In questa localit&#224; son state rinvenute tre grotte con all'interno delle pitture rupestri.&lt;br&gt;Si ritiene che questa sia la prima espressione artistica dell'uomo nel Malayadipatti. Alcuni archeologi ritengono che i disegni risalgono a 5000 anni fa, ma questa datazione &#232; ancora incerta in quanto devono essere ultimate le datazioni al C14.&lt;br&gt;&lt;br&gt;I disegni potrebbero essere raffigurazioni di carattere religioso o simbolico.&lt;br&gt;Nello stesso contesto son state rinvenute altre 2 grotte naturali con tracce di elementi abitativi quali dei rudimentali &quot;letti&quot;. La pittura usata &#232; prevalentemente di colore bianco. Si ritiene che sia stato utilizzato un impasto a base di calce, mescolato ad acqua. Alcuni disegni raffigurano un uccello ed una forma umana.&lt;br&gt;&lt;br&gt;E' stato richiesto l'intervento di alcuni specialisti in incisioni rupestri per cercare di capire meglio chi poteva essere il popolo che li ha eseguiti.</description>
	<link>http://www.antikitera.net/news.asp?numnews=2328</link>
	<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 10:17:15 +200</pubDate>
	<recorddate>01/04/2009 10.14.18</recorddate>
	<source>stonepages.com</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>31/03/2009 10.17.15</datedal>
	<dateal>31/03/2009 10.17.15</dateal>
	<localita>Tamil Nadu</localita>
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	<author>katiuskaschaer@yahoo.it</author>
</item>
<item>
	<title>Pi&#249; antica la domesticazione del cavallo</title>
	<description>I primi cavalli furono usati come mezzo di comunicazione ma anche come animali da mungitura per il loro latte. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Un gruppo internazionale di archeologi ha scoperto il pi&#249; antico reperto di un cavallo domesticato dall'uomo. La scoperta - realizzata da ricercatori delle Universit&#224; di Exeter e di Bristol - &#232; pubblicata sull'ultimo numero di &quot;Science&quot;. &lt;br&gt;&lt;br&gt;I ricercatori hanno tracciato le origini della domesticazione del cavallo fino alla cultura Botai, fiorita nel Kazakhstan circa 5500 anni fa, vale a dire oltre mille anni prima di quanto finora si pensasse e 2000 anni prima che il cavallo domestico fosse conosciuto in Europa. Un aspetto particolarmente interessante &#232; la testimonianza del fatto che all'inizio il cavallo venisse considerato anche un animale da latte. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Le analisi degli antichi resti ossei hanno mostrato che questi cavalli avevano un aspetto molto simile a quelli domestici dell'et&#224; del bronzo, e che differivano da quelli selvatici della stessa regione. Ci&#242; suggerisce che quella popolazione avesse selezionato i cavalli selvatici in base alle loro caratteristiche fisiche, alcune delle quali molto potenziate attraverso gli incroci.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Grazie a una nuova metodologia di analisi dei resti lipidici sulle ceramiche della cultura Botai, i ricercatori hanno potuto identificare tracce di grassi provenienti dal latte di cavalla. In effetti nella regione ancora oggi viene bevuta una bevanda a base di latte di cavalla fermentato, una tradizione che affonda evidentemente le radici in un passato quanto mai lontano. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;Sappiamo che la domesticazione del cavallo ha avuto un impatto sociale ed economico immenso, permettendo grandi progressi nelle comunicazioni, nel trasporto di merci, nella produzione di prodotti alimentari e nel benessere generale. Le nostre scoperte indicano che i cavalli sono stati domesticati almeno mille anni prima di quanto ritenuto. E' un fatto significativo, perch&#233; modifica la nostra comprensione di come si siano sviluppate quelle prime civilt&#224;&quot;, ha osservato Alan Outram, che ha diretto la ricerca. </description>
	<link>http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1337415</link>
	<pubDate>Fri, 6 Mar 2009 13:21:13 +200</pubDate>
	<recorddate>06/03/2009 13.19.07</recorddate>
	<source>Le Scienze</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>06/03/2009 13.21.13</datedal>
	<dateal>06/03/2009 13.21.13</dateal>
	<localita>Bristol</localita>
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	<author>katiuskaschaer@yahoo.it</author>
</item>
<item>
	<title>Trovate impronte di ominidi di 1,5 mio anni fa</title>
	<description>Sono le seconde pi&#249; antiche mai rinvenute e le prime a svelare una &#171;camminata moderna&#187; &lt;br&gt;&lt;br&gt;Scoperte in Kenya orme fossili di ominidi risalenti a 1,5 milioni di anni fa: sono le seconde pi&#249; antiche finora rinvenute, e le prime a rivelare una camminata &#171;moderna&#187;, cio&#232; simile alla nostra. Le orme, che appartengono a un Homo ergaster, svelano infatti un piede anatomicamente simile a quello dell'uomo di oggi e, appunto, anche una camminata identica. La scoperta &#232; stata effettuata da ricercatori della Rutgers State University of New Jersey e della Bournemouth University in Gran Bretagna, e si &#232; conquistata la copertina della prestigiosa rivista scientifica &#171;Science&#187;. &lt;br&gt;&lt;br&gt; Le impronte sono state scoperte nei pressi di Ileret, nel nord del Kenya, e contengono informazioni sulla forma dei tessuti morbidi e sulla loro struttura che non sono normalmente accessibili nelle ossa fossilizzate. Gli autori dello studio hanno spiegato di aver trovato due serie di impronte, a cinque metri di profondit&#224; l&#8217;una dall&#8217;altra, separate da sabbia, limo e ceneri vulcanici, lasciate a distanza di almeno 10 mila anni. Alla luce delle dimensioni delle impronte e delle loro caratteristiche anatomiche moderne, gli studiosi hanno deciso di attribuirle all&#8217;Homo ergaster o al primo Homo erectus. Si tratta dei primi ominidi le cui proporzioni del corpo, gambe pi&#249; lunghe e braccia pi&#249; corte, sono paragonabili a quelle dell&#8217;Homo sapiens. Fossili dei resti dell&#8217;Homo ergaster o dell&#8217;Homo erectus sono gi&#224; stati scoperti in Tanzania, in Etiopia, in Kenya e in Sudafrica con datazioni che corrispondono alle impronte trovate a Ileret. </description>
	<link>http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_febbraio_27/impronte_antiche_piedi_moderni_d885b7dc-04c4-11de-bb75-00144f02aabc.shtml</link>
	<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 16:42:14 +200</pubDate>
	<recorddate>27/02/2009 16.38.02</recorddate>
	<source>Corriere della sera online</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>27/02/2009 16.42.14</datedal>
	<dateal>27/02/2009 16.42.14</dateal>
	<localita>Kenya</localita>
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	<author>katiuskaschaer@yahoo.it</author>
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<item>
	<title>Nessun erede per &#214;tzi</title>
	<description>&lt;em&gt;Il gruppo di uomini e donne che condivideva lo stesso DNA mitocondriale dell'uomo del Similaun o si &#232; estinto o &#232; ormai rarissimo&lt;/em&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Un gruppo internazionale di ricercatori diretto da Franco Rollo dell'Universit&#224; di Camerino ha sequenziato l'intero genoma mitocondriale della mummia di &#214;tzi, scoprendo che molto probabilmente oggi non esistono pi&#249; discendenti diretti della sua stirpe.&lt;br&gt;&quot;Grazie all'analisi di un genoma mitocondriale completo in un essere umano particolarmente ben conservato - ha osservato Rollo - abbiamo ottenuto prove di una significativa differenza genetica fra gli europei del giorno d'oggi e un rappresentante umano preistorico, a dispetto del fatto che l'uomo dei ghiacci non &#232; poi cos&#236; tanto antico, risalendo ad appena 5000 anni fa circa&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Uno studio precedente del DNA aveva mostrato che l'uomo del Similaun apparteneva alla stirpe o sotto-aplogruppo K1. Secondo i dati disponibili, al gruppo K appartiene circa l'otto per cento degli europei moderni, e ci&#242; significa che essi condividono un antenato comune, che in epoche successive si &#232; suddiviso in due sotto-aplogruppi, K1 e K2, il primo dei quali a sua volta si &#232; ulteriormente suddiviso in tre cluster.&lt;br&gt;&lt;br&gt;In questo studio - descritto in un articolo pubblicato sull'ultimo numero di  &quot;Current Biology&quot; - i ricercatori hanno sequenziato l'intero genoma mitocondriale, per confrontarlo con altre sequenze pubblicate di DNA mitocondriale umano e ricostruirne cos&#236; l'albero genealogico evolutivo.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;La sorpresa &#232; arrivata quando abbiamo scoperto che la linea evolutiva dell'uomo non corrispondeva ad alcuno dei tre cluster K1 conosciuti&quot;, ha detto Rollo.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;Questo non significa che &#214;tzi aveva qualche mutazione 'personale' che lo rendesse differente dagli altri, ma che in passato c'era un gruppo di uomini e donne, un ramo dell'albero filogenetico, che condivideva lo stesso DNA mitocondriale&quot;, spiega Rollo. &quot;A quanto pare questo gruppo genetico non &#232; pi&#249; presente, anche se non sappiamo se sia estinto o sia divenuto estremamente raro.&quot; (gg)</description>
	<link>http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Nessun_erede_per_&#214;tzi/1333684</link>
	<pubDate>Tue, 24 Feb 2009 08:24:10 +200</pubDate>
	<recorddate>24/02/2009 8.23.20</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>24/02/2009 8.24.10</datedal>
	<dateal>24/02/2009 8.24.10</dateal>
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</item>
<item>
	<title>Lucca: ritrovamento Curtis Regia Longobarda</title>
	<description>La scoperta conferma che nell'alto medioevo era la citt&#224; pi&#249; importante della Toscana.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Nuova luce sulle conoscenze e sull'importanza storica della citt&#224; di Lucca nell'alto medioevo: gli scavi archeologici in Piazza San Giusto hanno confermato il ritrovamento della Curtis Regia Longobarda, antico cuore della citt&#224;. Il Comune studia un percorso archeologico fruibile anche dalle scuole. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Si tratta di un edificio risalente al periodo che va dall'VIII al XIII secolo e che, insieme ad altri adiacenti, costituiva il cuore nevralgico della citt&#224;. Come spiega la dott.ssa Abela che dirige il pool di studiosi che sta lavorando agli scavi finanziati dal comune di Lucca: &quot;l'insediamento si sviluppa proprio all'intersezione tra il cardine massimo ed il primo decumano minore a sud e costituisce una delle scoperte pi&#249; importanti del periodo longobardo, che si va ad unire ai resti sotterranei della chiesa di San Bartolomeo in Silice sotto la restaurata chiesa di San Ponziano e al palazzo del Marchese. Del complesso faceva parte anche la zecca longobarda, come testimoniato dalla venuta alla luce di un muro dell'edificio e di un antico pozzo per l'acqua utile all'attivit&#224; di manifattura della zecca e di una ventina di monete di grande interesse numismatico&quot;. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Le importanti scoperte sono state presentate a Palazzo Orsetti dall'assessore ai musei Donatella Buonriposi e dal sovrintendente dott. Ciampoltrini: &quot;E' un risultato importante e di sicuro interesse - ha detto l'assessore -; come amministrazione intendiamo far partire un percorso archeologico che sia fruibile anche dalle scuole&quot;. Da parte sua il dottor Ciampoltrini ha posto in rilievo come con queste ultime scoperte le conoscenze sulla citt&#224; di Lucca nel periodo dell'alto medioevo siano pressoch&#233; raddoppiate: &quot;Con questo complesso, risalente all'XI-XII secolo - ha detto - &#232; emerso il ruolo nodale che Lucca svolgeva allora, come citt&#224; principale della Toscana. Il grosso del circolante monetario europeo proveniva da questa zona&quot;. </description>
	<link>http://www.archeologia.it/ras_detail.asp?IDSezione=20&amp;IDArticolo=1148</link>
	<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 05:11:22 +200</pubDate>
	<recorddate>13/02/2009 4.58.22</recorddate>
	<source>http://www.loschermo.it/</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>13/02/2009 5.11.22</datedal>
	<dateal>13/02/2009 5.11.22</dateal>
	<localita>Lucca</localita>
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	<author>katiuskaschaer@yahoo.it</author>
</item>
<item>
	<title>Il tesoro inghiottito dal Rodano</title>
	<description>Un&#8217;equipe del Drassm (Dipartimento di ricerche archeologiche subacquatiche e sottomarine) scopre sul fondo del Rodano un tesoro seppellito da pi&#249; di duemila anni.&lt;br&gt;L&#8217;avvenimento &#232; accaduto di fronte al centro storico della citt&#224; di Arles; si tratta senza ombra di dubbio della scoperta archeologica pi&#249; importante degli ultimi cinquant&#8217;anni in Francia. A compierla &#232; stato Luc Long, uno dei rari archeologici ad esplorare questo fiume pericoloso, ove la visibilit&#224; &#232; quasi nulla.&lt;br&gt;Sino ad oggi, non vi erano state trovate che anfore, testimonianze dell&#8217;incrollabile attivit&#224; del porto antico di Arles. Tutto &#232; cominciato con la localizzazione  di un relitto in legno di 30 m di&lt;br&gt;lunghezza, trovato a 10 m di profondit&#224;; gli esperti datano questa imbarcazione 50 a.C. e allargano gli scavi di alcune centinaia di metri. Ed &#232; allora che gli archeologi fanno una strabiliante scoperta: una trentina di sculture, vecchi di circa duemila anni. Bronzi, busti, ritratti di divinit&#224; maschili e femminili, e tra loro un busto in marmo riconoscibile fra tutti: Giulio Cesare fondatore di Arles nel 46 a.C. &lt;br&gt;La scoperta di Luc Long &#232; incredibile! Sino ad oggi, non esistevano chhe due rappresentazioni di Giulio Cesare esistenti al mondo. La prima &#232; stata scolpita al momento della sua morte, la seconda, molto dopo la sua dipartita,  e dalla quale fu poi divinizzato.&lt;br&gt;Nessuna delle due era stata ritrovata in Francia. &lt;br&gt;La scultura emersa dalle acque del Rodano mostra un Giulio Cesare molto veritiero: si tratta senza dubbio del primo ritratto di Giulio Cesare vivente! Ma ci sono stati anche altri ritrovamenti eccezionali: una statua di Nettuno in marmo bianco, intatta tranne per i piedi che sono stati trovati qualche giorno dopo; sul basamento sui quali vi &#232; scolpita una dedica a Settimio Severo e ai suoi due figli, datata 210 d.C.. La statua &#232; sistemata in tutta sicurezza sull&#8217;imbarcazione degli archeologi: il suo valore &#232; inestimabile! &lt;br&gt;Ancora oggi, l'equipe di Luc Long continua ad assemblare elementi di decori appartenenti a edifici sempre pi&#249; imponenti.&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://programmes.france3.fr</link>
	<pubDate>Mon, 12 May 2008 08:12:12 +200</pubDate>
	<recorddate>12/06/2008 8.07.47</recorddate>
	<source>programmes.france3.fr</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>12/05/2008 8.12.12</datedal>
	<dateal>12/05/2008 8.12.12</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>Tomba di un druido?</title>
	<description>In una serie di tombe trovate nel 1997 in una cava di ghiaia a Stanway vicino a Colchester, Essex, datate tra il 40 e il 60 d.C., pare ve ne sia una che potrebbe essere attribuita a un Druido, secondo un rapporto pubblicato nella rivista &quot;British Archaeology&quot;. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Autore dell'articolo &#232; Mike Pitts, archeologo ed editore della rivista. &lt;br&gt;&lt;br&gt;All'interno della camera sepolcrale, foderata in legno, i ricercatori hanno trovato, oltre ai resti umani cremati: &lt;br&gt;&lt;br&gt;Un recipiente metallico per scaldare il vino, fabbricato in Italia e di importazione romana, &lt;br&gt;un recipiente in ceramica di tipo greco importato dalla Gallia Meridionale, &lt;br&gt;Un servizio di piatti e coppe in ceramica imporati dalla Gallia Belgica &lt;br&gt;Un'anfora imporata dalla Spagna, che conteneva del garum. &lt;br&gt;Una fibula, &lt;br&gt;Una perla di gaietto, &lt;br&gt;Delle verghe e degli anelli metallici, &lt;br&gt;Una serie di strumenti chirurgici, &lt;br&gt;Un recipiente per infusione in bronzo che al suo ultimo utilizzo aveva ospitato un infuso all'artemisia, &lt;br&gt;Un gioco da tavolo con pedine in pasta vitrea. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;Questa persona era evidentemente uno specialista e senza dubbio anche ricco e potente, come indicato dalla ricercatezza della tomba&quot;, afferma Pitts &quot;il che combacerebbe con le informazioni che abbiamo dei Druidi&quot;. &lt;br&gt;Garum dalla spagna, vasellame dalla Gallia Setentrionale e Meridionale, un recipiente metallico dall'Italia: senza contare gli altri pezzi presenti nella tomba, gi&#224; cos&#236; per gli standard britannici dell'epoca siamo dinnanzi ad un corredo quasi principesco. &lt;br&gt;Il kit chirurgico trovato nella tomba presenta dei bisturi sia in lega di ferro che di rame, una sega chirurgica, ganci, aghi, forcipi e sonde. &lt;br&gt;Il gioco da tavolo e e i suoi pezzi sono tutt'altro che comuni, e non hanno eguali negli altri reperti britannici dell'epoca. &lt;br&gt;Del piano di gioco sono rimasti solo gli angoli e i bordi metallici, che ne hanno consentito la ricostruzione come un rettangolo 20 x 30 cm. &lt;br&gt;I bordi del piano di gioco, che erano rialzati, fanno ipotizzare l'utilizzo di dadi. &lt;br&gt;Le pedie in vetro bianco e blu sono state posizionate con cura su entrambi i lati del piano di gioco, che forse doveva essere a scacchiera. &lt;br&gt;Particolarissime poi risultano le verghe metalliche, il cui utilizzo non &#232; ancora chiarito. &lt;br&gt;Le verghe sono otto, a sezione cilindrica, piatte in un'estremit&#224; e con l'altra che ricorda una lama trinagolare (a che se assolutamente non affilata). &lt;br&gt;Sono sia in lega di ferro che in lega di rame, e di due differenti dimensioni; nello specifico ve ne sono 2 piccole in rame, 2 piccole in ferro, 2 grandi in rame, due grandi in ferro. &lt;br&gt;Vi doveva essere una qualche relazione tra le otto verghe e gli otto anelli di rame posti accanto a loro. &lt;br&gt;Pare effettivamente che gli anelli fossero attaccati lungo una cassa lignea stretta e lunga (conservata solo parzialmente), e fungesssero da raccordo tra la cassa e il coperchio della stessa, in cuoio o materiale deperibile: insomma, praticamente delle cerniere. &lt;br&gt;La tesi pi&#249; accreditata vorrebbe le otto verghe legate a pratiche divinatorie. &lt;br&gt;&lt;br&gt;NOTE SULLE SOSTANZE RINVENUTE NEI CONTENITORI&lt;br&gt;&lt;br&gt;Artemisia absinthium &lt;br&gt;Dicotiledone appartenente alla famiglia delle Asteracee. &lt;br&gt;&#200; una pianta medicinale nota soprattutto per il suo impiego nella preparazione del distillato d'assenzio.&lt;br&gt;Ma non &#232; affatto detto che fosse l'artemisia dell'infuso, infatti esiste anche un'altra variet&#224; della stessa famiglia che si chiama Artemisia vulgaris che &#232; aromatica, diuretica sudorifera e tonica, usata per alleviare i dolori mestruali, contro i parassiti intestinali e per l'inappetenza da depressione. L&#8217;artemisia vulgaris &#232; pianta lunare e secondo Plinio deriva da Artemide Ilizia perch&#232; &quot;cura le malattie delle donne&quot;-&lt;br&gt;&lt;br&gt;Garum&lt;br&gt;Il garum &#232; una salsa liquida di interiora di pesce e pesce salato che gli antichi Romani aggiungevano come condimento a molti primi piatti e secondi piatti.Vocabolo di etimologia incerta.&lt;br&gt;Le notizie su questo condimento sono molto frammentarie e talvolta contraddittorie, di conseguenza c'&#232; incertezza su cosa fosse e come si preparasse. Plinio il Vecchio in Naturalis historia (pagine 31, 93 e seguenti), enumera il garum fra le sostanze saline, come un liquor exquisitus ottenuto dalla macerazione di interiora di pesce: da qui nasce l&#8217;aneddoto che il garum sia &quot;pesce marcio di materie in putrefazione&quot;, perch&#233; se non si metteva abbastanza sale invece che una fermentazione si otteneva una puzzolente putrefazione. Plinio disse anche che il garum pi&#249; buono &#232; il garum sociorum, fatto con gli sgombri e proveniente dalla Spagna, prodotto da una societ&#224; tunisina di origine fenicia, che esportava soprattutto in Italia. Questo era costoso come un profumo. Anche in Italia, in Campania, a Pompei, Clazomene e Leptis Magna esistevano fabbriche famose di garum. Si commerciavano anche una specie di garum senza condimenti, il gari flos, e una specie fatta di pesce a scaglie, il garum castimoniale. Il garum sociorum essendo essenzialmente una salamoia satura in cloruro di sodio in presenza di enzimi proteolitici, oltre a essere un buon digestivo, presentava qualit&#224; disinfettanti, (paragonabili alla tintura di iodio e a blandi antinfiammatori). Dunque veniva usato come medicinale contro la scabbia degli ovini, le ustioni recenti, i morsi dei cani e del coccodrillo, per guarire le ulcere, la dissenteria e i malanni delle orecchie. &lt;br&gt;Alcuni sostengono fosse simile alla pasta d&#8217;acciughe, altri al liquido della salamoia delle acciughe sotto sale.&lt;br&gt;Una salsa tuttora esistente che si presume si avvicini al garum &#232; il Nuoc Mam, una salsa di pesce originaria del Vietnam ed abbastanza diffusa in estremo oriente.&lt;br&gt;Dato che al nostro gusto moderno l'idea di fare una salsa fermentando le interiora di pesce in una salamoia suona per lo meno strana, il garum resta pi&#249; che altro una curiosit&#224; della cucina archeologica romana.&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 2 Apr 2008 08:11:23 +200</pubDate>
	<recorddate>02/04/2008 8.08.44</recorddate>
	<source>Il Pitta - Pobal ap Palug</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>02/04/2008 8.11.23</datedal>
	<dateal>02/04/2008 8.11.23</dateal>
	<guid isPermaLink="true">http://www.noumeanews.it/news.read.asp?Guid=3259</guid>
	<author>mer@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>Ecco la culla di roma: trovata la grotta di Romolo</title>
	<description>Se a Washington c&#8217;&#232; capitol Hill, in Sudamerica parlano spagnolo, la Cina per le sue riforme studia il diritto romano, tutto questo e molto altro esiste perch&#232; esiste Roma. E Roma &#232; cominciata li, davanti a una grotta sotto un fico sulle rive del Tevere.&lt;br&gt;Quella annunciata ieri pu&#242; essere davvero la scoperta del secolo. Durante i lavori di restauro del Colle Palatino, sul clivo rivolto al Circo Massimo, vicino al Palazzo di Augusto e a quella che i romani conservavano come Casa di romolo, con moderne tecnologie &#232; stata individuata ancora sottoterra a 16 metri di profondit&#224; una grotta alta 7.5 metri e ampia 6, dalle ricche decorazioni in marmo e mosaico, che sembra un luogo di culto. Probabilmente il pi&#249; sacro di Roma, noto come Lupercale, cio&#232; la grotta dedicata al dio Fauno, li dove approd&#242; la cesta di Romolo e Remo, subito dopo allattati da una lupa proprio l&#224;. Scoperta &#8220;mirabolante&#8221;, secondo il ministro Rutelli, &#8220;strabiliato&#8221; si dice l&#8217;archeologo Carandini. Il confine tra storia e leggenda &#232; sottile: che una lupa abbia allattato due gemelli figli di Marte non &#232; importante. Ci&#242; che conta &#232; che chi &#232; alla base della nostra civilt&#224; raccontasse cos&#236; quello che ormai si sa essere realmente accaduto: e cio&#232; che intorno all&#8217;ottavo secolo prima di Cristo un gruppo di villaggi sparsi sui Sette Colli abbia subito una radicale trasformazione politica per volont&#224; precisa di leader come Romolo. Da l&#236; la storia &#232; cambiata, ed &#232; nato il nostro mondo occidentale.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Osvaldo Baldacci &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 16:35:02 +200</pubDate>
	<recorddate>21/11/2007 16.32.44</recorddate>
	<source>Metro</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>21/11/2007 16.35.02</datedal>
	<dateal>21/11/2007 16.35.02</dateal>
	<guid isPermaLink="true">http://www.noumeanews.it/news.read.asp?Guid=3117</guid>
	<author>mer@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>In Cina la scrittura &#232; nata 8mila anni fa</title>
	<description>Clamorosa scoperta degli archeologi cinesi. Negli scavi di Damaidi, nella provincia di Ningxia Hui,, i ricercatori  hanno identificato pi&#249; di duemila simboli risalenti a 8mila anni fa. Finora si era sempre creduto che la scrittura cinese fosse nata 4.500 anni fa. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Sam, 27 May 2007 10:26:03 +200</pubDate>
	<recorddate>27/05/2007 10.24.43</recorddate>
	<source>  Leggo </source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>27/05/2007 10.26.03</datedal>
	<dateal>27/05/2007 10.26.03</dateal>
	<guid isPermaLink="true">http://www.noumeanews.it/news.read.asp?Guid=2851</guid>
	<author>mer@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>Sensibili i cambiamenti evolutivi nel corso degli ultimi 40.000 anni </title>
	<description>I primi umani moderni affacciatisi in Europa non erano poi del tutto &#8220;moderni&#8221; e hanno continuato a evolversi a lungo dopo il loro primo insediamento, circa 40.000 anni fa. &#200; questa la conclusione di uno studio condotto da ricercatori della Washington University a St. Louis e pubblicato sull&#8217;ultimo numero dei Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).&lt;br&gt;I ricercatori hanno studiato un cranio scoperto in localit&#224; Pestera cu Oase, nella Romania occidentale, che secondo la datazione al radiocarbonio risale almeno a 35.000 anni fa. Il reperto rappresenta il pi&#249; antico cranio completo di un essere umano moderno mai rinvenuto in Europa. &lt;br&gt;Dal confronto con altri crani i ricercatori hanno stabilito che Oase2, come &#232; stato battezzato il reperto, possiede non solo le stesse proporzioni degli umani moderni, ma anche ulteriori caratteristiche che lo distinguono dai Neandertal. Tuttavia, Oase2 mostra alcuni altri tratti &#8211; come la presenza di molari superiori particolarmente sviluppati e la presenza di una ampia apofisi mastoidea &#8211; che erano ampiamente diffusi fra i Neandertal. La singolare compresenza di caratteristiche arcaiche e moderne rafforza secondo gli autori della ricerca l&#8217;idea che vi sia stata almeno una parziale contaminazione fra Neandertal e umani moderni, come &#232; suggerito da altri antichi reperti fossili e che da allora i processi evolutivi abbiano agito in maniera ancora significativa prima del raggiungimento della forma completamente moderna di Homo sapiens sapiens. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Mon, 29 Jan 2007 07:00:54 +200</pubDate>
	<recorddate>29/01/2007 6.59.06</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>29/01/2007 7.00.54</datedal>
	<dateal>29/01/2007 7.00.54</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>Il pi&#249; grande dinosauro europeo</title>
	<description>Secondo le stime, esso poteva raggiungere i 30 metri di lunghezza per 40 tonnellate di peso.&lt;br&gt;Presso il sito di Riodeva, in Spagna, hanno rivisto la luce i resti di un enorme dinosauro, battezzato Turiasaurus, che rappresenta la specie di maggiori dimensioni mai scoperta in Europa e che risalirebbe a circa 150 milioni di anni fa.&lt;br&gt;Le dimensioni delle ossa pongono il Turiasaurus tra i pi&#249; grandi dinosauri che mai calcarono la terra: il suo omero &#232; lungo quanto un essere umano adulto e l&#8217;intero corpo raggiungeva i 30 metri di lunghezza per 40 tonnellate di peso, secondo le stime di Rafael Royo-Torres, paleontologo della Fundaci&#243;n Conjunto Paleontol&#243;gico de Teruel-Din&#243;polis che ha coordinato gli scavi. &lt;br&gt;Ma vi &#232; anche un altro primato raggiunto dal Turiasaurus, almeno per ci&#242; che riguarda gli animali di questo tipo, ed &#232; la completezza del suo scheletro, che potrebbe consentire una modellizzazione biomeccanica per capire in che modo potessero muoversi animali con una colonna vertebrale cos&#236; lunga.&lt;br&gt;Da rilevare infine che tutti gli altri sauropodi supergiganti appartengono a un'unica linea filogenetica, quella dei neosauropodi, ma secondo quanto riferito sulla rivista &#8220;Science&#8221;, il Turiasaurus apparteneva a un gruppo separato e pi&#249; primitivo. Lo studio suggerisce che diverse linee filogenetiche di sauropodi raggiunsero indipendentemente queste dimensioni corporee, il che potrebbe aiutare a comprendere quali fossero i fattori pi&#249; importanti, oltre al mantenimento della temperatura corporea, che ne stabilivano il limite.&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Tue, 9 Jan 2007 11:26:33 +200</pubDate>
	<recorddate>09/01/2007 11.25.39</recorddate>
	<source> Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>09/01/2007 11.26.33</datedal>
	<dateal>09/01/2007 11.26.33</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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<item>
	<title>Maya e impero Tang sconfitti dalla siccit&#224;</title>
	<description>L&#8217;analisi dei sedimenti di laghi cinesi e americani mostra una contemporanea, marcata diminuzione delle piogge. &lt;br&gt;Una nuova teoria suggerisce che il declino della dinastia Tang in Cina e della civilt&#224; Maya in Messico siano legate a uno stesso evento: un lungo periodo di siccit&#224; che colp&#236; contemporaneamente diverse parti del globo. &lt;br&gt;L&#8217;analisi dei sedimenti del lago Huguang Maar, nella Cina sudorientale, suggerisce infatti che fra l&#8217;VIII e il IX secolo, proprio quando finirono le fortune della dinastia Tang, la stagione estiva dei monsoni fu particolarmente avara di piogge. Nello stesso arco di tempo si riscontra un&#8217;analoga scarsit&#224; di piogge nell&#8217;America centro-meridionale, come &#232; testimoniato dall&#8217;esame dei sedimenti del lago Cariaco, in prossimit&#224; delle coste del Venezuela. Secondo Gerald Haug del Centro di ricerche in scienze della Terra di Potsdam, in Germania, e Larry Peterson, dell&#8217;Universit&#224; di Miami, in Florida, questi fenomeni sarebbero stati legati &#8211; come illustrano in un articolo apparso sull&#8217;ultimo numero di Nature &#8211; a uno spostamento globale della cosiddetta zona di convergenza intertropicale (ITCZ), una fascia di forti piogge che si pu&#242; spostare in risposta a fenomeni come El Ni&#241;o, che periodicamente indebolisce l&#8217;intensit&#224; dei monsoni che interessano il sud-est asiatico. &lt;br&gt;Secondo Haug e Peterson le formazioni nuvolose che si formano nella ITCZ si sarebbero spostate pi&#249; a sud, provocando per quasi due secoli una cospicua riduzione delle piogge estive in corrispondenza del tropico settentrionale. &lt;br&gt;Al crollo dei due imperi, osservano i due studiosi, hanno sicuramente contribuito altri fattori, come l&#8217;eccessivo sfruttamento del loro territorio da parte dei Maya, la cui popolazione era stata in continuo, tumultuoso aumento per diversi secoli, o le protratte ed estenuanti guerre di confine in cui era invischiata la dinastia Tang; tuttavia, le carestie legate alla siccit&#224; &#8211; continuano Haug e Peterson &#8211; devono avere avuto un ruolo di notevole importanza nell&#8217;incapacit&#224; di quelle due civilt&#224; a rispondere con successo alle sfide.&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Sat, 6 Jan 2007 11:22:29 +200</pubDate>
	<recorddate>09/01/2007 11.20.41</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>06/01/2007 11.22.29</datedal>
	<dateal>06/01/2007 11.22.29</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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<item>
	<title>La molecola organica pi&#249; antica risale a 350 milioni di anni fa </title>
	<description>Geologi dell&#8217;Universit&#224; dell'Ohio hanno isolato un complesso di molecole organiche da fossili marini risalenti a 350 milioni di anni fa: si tratta delle pi&#249; antiche molecole organiche mai trovate. &lt;br&gt;Secondo quanto ha riferito Christina O'Malley al congresso della Geological Society of America tenutosi a Philadelphia, le molecole estratte da fossili di crinoidi servivano all&#8217;animale, con tutta probabilit&#224;, da pigmenti. Pur avendo un aspetto che ricorda le piante, i crinoidi &#8211; che contano molte specie viventi anche oggi &#8211; appartengono al regno animale e sono dotati di sottili cilia con cui catturano il plancton.&lt;br&gt;I ricercatori sottolineano che, pur essendo pigmenti a tutti gli effetti, queste molecole potevano avere anche altre funzioni nell&#8217;organismo di quegli animali, per esempio potevano servire da difesa contro i predatori rendendoli meno appetibili. Queste molecole appaiono inoltre leggermente differenti da quelle presenti in tutte le specie attuali di crinoidi e potranno essere utilizzate come marcatori per definire i rapporti filogenetici di questa famiglia, per la quale finora ci si poteva basare unicamente su dimensioni, forma e scheletri. &lt;br&gt;Nel processo di fossilizzazione, normalmente, tutte le molecole organiche vengono sostituite da sostanze inorganiche. &#8220;Lo scheletro dei crinoidi &#8211; ha detto la O'Malley &#232; per&#242; estremamente poroso e noi pensiamo che quando le molecole inorganiche hanno invaso gli spazi presenti nei loro scheletri alcune molecole organiche siano rimaste intrappolate all&#8217;interno del fossile.&#8221;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 1 Nov 2006 07:42:03 +200</pubDate>
	<recorddate>09/12/2006 7.39.56</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>01/11/2006 7.42.03</datedal>
	<dateal>01/11/2006 7.42.03</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
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	<title>Quando il Rio delle Amazzoni scorreva al contrario</title>
	<description>Esaminati campioni di roccia sedimentaria provenienti dall'80 per cento del suo corso.&lt;br&gt;Il Rio delle Amazzoni, che forma il pi&#249; vasto bacino idrico del mondo, un tempo fluiva in direzione opposta, ossia da oriente verso occidente. &#200; questa la conclusione di una ricerca svolta da Russell Mapes, uno studente dell&#8217;Universit&#224; del North Carolina a Chapel Hill, e presentata oggi all&#8217;annuale convegno della Geological Society of America. &lt;br&gt;Gi&#224; precedenti ricerche avevano portato prove del fatto che in epoche remotissime il fiume in alcuni tratti doveva fluire in direzione opposta a quella attuale, ma solo Mapes e il suo relatore Drew Coleman si sono sobbarcati il compito di raccogliere campioni di roccia sedimentaria relativi alla situazione geologica dell&#8217;80 per cento del corso di quel fiume. &lt;br&gt;In base alle mappe elaborate sulla base di questi dati, sembra che durante il Cretaceo, fra 145 e 65 milioni di anni fa, poco dopo la separazione del Sud America dall&#8217;Africa, il fiume fluisse dalle alture presenti lungo il margine orientale verso le piane che portavano verso il Pacifico, tanto da trascinare con s&#233; fino al centro del bacino materiale sedimentario proveniente da quelle alture. &lt;br&gt;Successivamente, al centro del continente si sarebbe sollevata &#8211; da nord a sud &#8211; una bassa catena montuosa, l&#8217;arco del Purus, di cui ancor oggi vi sono tracce, che avrebbe spezzato il bacino in due: quello orientale il cui il flusso rifluiva verso l&#8217;Atlantico e quello occidentale in cui le acque provenienti dall&#8217;arco di Purus confluivano con quelle provenienti dalle Ande che stavano appena iniziando a crescere. Solo verso la fine del Cretaceo, con una pi&#249; imponente crescita delle Ande, i sedimenti provenienti dalle Ande colmarono l&#8217;avvallamento compreso fra esse e l&#8217;arco di Purus, tornando a costituire un unico immenso bacino, in cui ora i fiumi fluivano da occidente verso oriente. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 25 Oct 2006 07:35:20 +200</pubDate>
	<recorddate>09/12/2006 7.33.35</recorddate>
	<source> Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>25/10/2006 7.35.20</datedal>
	<dateal>25/10/2006 7.35.20</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>Le terre emerse furono colonizzate in due ondate </title>
	<description>Nel corso della seconda, alcune specie svilupparono un apparato respiratorio pi&#249; efficiente. &lt;br&gt;I vertebrati iniziarono a spostarsi per la prima volta dagli oceani alle terre emerse circa 415 milioni di anni fa, ma scomparvero &#8211; tutti &#8211; circa 360 milioni di anni fa. Per i successivi 15 milioni di anni i reperti fossili relativi a vertebrati sono pochissimi ma poi, improvvisamente iniziano a diventare sempre pi&#249; abbondanti. Nota come lacuna di Romer (dal nome del paleontologo Alfred S. Romer), questa carenza di fossili sembrava riguardare dunque soltanto gli anfibi pre-dinosauri, ma ora un gruppo di paleontologi dell&#8217;Universit&#224; di Washington diretto da Peter Ward ha identificato una analoga lacuna &#8211; e nello stesso periodo &#8211; riguardante gli artropodi non marini. &lt;br&gt;Come spiega Ward in un articolo sull'ultimo numero dei Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), all&#8217;origine di questo fenomeno ci sarebbe stato un improvviso abbassamento dei livelli di ossigeno atmosferico. &lt;br&gt;Alla fine del Siluriano, circa 415 milioni di anni fa, l&#8217;ossigeno rappresentava circa il 22 per cento dell&#8217;atmosfera, un valore paragonabile a quello odierno, ma 55 milioni di anni dopo era sceso ad appena il 10-13 per cento, per poi risalire nell&#8217;arco di 30 milioni di anni.&lt;br&gt;&quot;Ci&#242; concorda con l&#8217;idea di due ondate di colonizzazione delle terre emerse&#8221; ha detto Ward. &quot;Nel corso della prima ondata, gli animali non dovevano essere forniti di polmoni molto efficienti.&#8221; Nel corso della seconda ondata alcune specie avrebbero sviluppato un apparato respiratorio pi&#249; efficiente, e fra questi in particolare i dinosauri, che infatti sopravvissero anche a periodi di estinzione di massa che interessarono altri tipi di animali e coincisero ancora una volta, con concentrazioni di ossigeno atmosferico molto basse. &#8220;Una spiegazione di questo fatto &#232; che il sistema di sacche aeree presente nei dinosauri, e negli uccelli loro discendenti, &#232; il pi&#249; efficiente fra quelli utilizzati da tutti gli organismi.&#8221;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Tue, 24 Oct 2006 07:46:01 +200</pubDate>
	<recorddate>09/12/2006 7.44.34</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>24/10/2006 7.46.01</datedal>
	<dateal>24/10/2006 7.46.01</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>colle di antares</title>
	<description>S segnala che il 31ottbre 2006 ci sar&#224; un convegno, tenuto dal dott. Carlo Forin, presidente del Gruppo Archeologico del Cenedese, di Vittorio Veneto (TV) sul Monte di AN TA RES o colle di Antares. Tale sito &#232; un importante santuario celta paleoveneto ove scavi archeologici, gi&#224; nel 1986 hanno riportato alla luce reperti archeologici di importanza nazionale quali monete in argento celtiche, ex voto paleoveneti, cocci di vario genere e materiali in oro oltre a bronzeti vari. </description>
	<link>http://www.undicigradi.com</link>
	<pubDate>Mon, 16 Oct 2006 12:43:35 +200</pubDate>
	<recorddate>16/10/2006 12.36.00</recorddate>
	<source>gruppo archeologico del cenedese</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>16/10/2006 12.43.35</datedal>
	<dateal>16/10/2006 12.43.35</dateal>
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	<author>arch.salvador@libero.it</author>
</item>
<item>
	<title>La fine dell'ultima grande glaciazione</title>
	<description>Determinata grazie a una nuova tecnica di datazione.&lt;br&gt;La fine dell&#8217;ultima grande glaciazione, durata 100.000 anni, &#232; una delle caratteristiche pi&#249; chiaramente identificabili della storia climatologica recente. Diverse aree del globo sembravano essere emerse da questo periodo in momenti differenti. Un nuovo studio pubblicato su Science, &#232; riuscito tuttavia a stabilire che in realt&#224;, con l&#8217;eccezione di alcune regioni del Nord Atlantico &#8211; e la Groenlandia in particolare &#8211; il riscaldamento &#232; iniziato 17.500 anni fa. La Groenlandia invece &#232; rimasta nella pi&#249; rigida morsa del gelo fino a 15.000 anni fa. La ricerca, condotta da ricercatori del Lamont-Doherty Earth Observatory, che fa capo alla Columbia University, &#232; giunta a questa conclusione sfruttando una metodica particolare: quando i raggi cosmici impattano contro una roccia, fanno aumentare la percentuale dell&#8217;isotopo Be-10 del berillio in essa presente con un tasso di incremento noto. Campioni di roccia provenienti da regioni molto distanti, come la California, la Svizzera, l&#8217;Argentina o la Nuova Zelanda, rivelavano tutti lo stesso tempo di esposizione non protetta dai ghiacci. Secondo i ricercatori, la causa del ritardo del riscaldamento in Groenlandia e in alcune altre aree del Nord Atlantico potrebbe risiedere proprio nello scioglimento delle enormi masse ghiacciate artiche, che avrebbero creato una barriera di correnti oceaniche fredde intorno a quelle regioni, secondo uno scenario analogo a quello che, in un mondo surriscaldato dall&#8217;effetto serra, vede le regioni dell'Europa settentronale a rischio raffreddamento per l&#8217;interruzione della corrente calda del Golfo. &lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Fri, 11 Aug 2006 18:47:14 +200</pubDate>
	<recorddate>11/08/2006 18.47.14</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>11/08/2006 18.47.14</datedal>
	<dateal>11/08/2006 18.47.14</dateal>
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	<author>mer@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>Coccodrilli e alligatori, ecco l'antenato pi&#249; antico</title>
	<description>Secondo gli autori della scoperta, si tratta di una tappa fondamentale per ricostruire la storia evolutiva di questi rettili. &lt;br&gt;I coccodrilli e gli alligatori moderni sembrano aver trovato le loro origini filogenetiche in terra d&#8217;Australia. Gli strati geologici dello Stato del Queensland hanno infatti restituito i resti fossilizzati dei loro antenati, vissuti, secondo le datazioni, tra 95 e 98 milioni di anni fa, nel periodo Cretaceo. Isisfordia duncani, questo il nome scientifico attribuito alla specie, &#232; stato trovato nei pressi della cittadina di Isisford dove il primo fossile fu segnalato dall&#8217;allevatore Ian Duncan una decina di anni fa. Da allora, gli scavi hanno permesso di portare alla luce numerosi altri resti ossei appartenenti a scheletri diversi.&lt;br&gt;Secondo Steven Salisbury, ricercatore dell&#8217;Universit&#224; del Queensland che ha partecipato alla scoperta e che ha firmato l&#8217;articolo apparso sulla rivista &#8220;Proceedings of the Royal Society B1&#8221;, il ritrovamento rappresenta una tappa fondamentale per ricostruire la storia evolutiva dei grandi rettili. I primi, simili agli attuali coccodrilli, chiamati coccodrilliformi, apparvero 200 milioni di anni fa, ma prima d&#8217;ora non erano mai stati trovati fossili in grado di documentare il momento in cui sono apparsi sulla Terra gli alligatori e i coccodrilli moderni, situato, a giudicare dalla grande mole di fossili disponibili, gi&#224; 80 milioni di anni fa. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Tue, 1 Aug 2006 19:31:56 +200</pubDate>
	<recorddate>01/08/2006 19.31.56</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>01/08/2006 19.31.56</datedal>
	<dateal>01/08/2006 19.31.56</dateal>
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	<author>mer</author>
</item>
<item>
	<title>Il parente pi&#249; prossimo degli uccelli moderni</title>
	<description>Dotati di zampe palmate, somigliavano ad anatre.&lt;br&gt;Doveva assomigliare a un&#8217;anatide il pi&#249; antico degli antenati immediati degli uccelli moderni. &#200; quanto risulta dal ritrovamento nella provincia cinese del Guansu, di cinque fossili ben preservati. Alcuni dei campioni ritrovati, oltre a presentare lo scheletro quasi completo, mantengono chiare tracce carbonizzate sia delle penne sia della membrana presente fra le dita delle zampe. I fossili di Gansus yumenensis, questo il nome dato alla specie, datano a circa 110 milioni di anni fa, e rappresentano un importante ritrovamento ai fini di una ricostruzione &#8211; tuttora molto lacunosa &#8211; dell&#8217;albero evolutivo che dai dinosauri ha portato, attraverso il proto-uccello Archaeopteryx, fino alla multiforme variet&#224; di generi e specie attuali. Secondo il responsabile della ricerca che ha portato al ritrovamento &#8211; Hai-lu You dell&#8217;Accademia cinese di scienze geologiche, che firma un articolo in proposito sul numero odierno di Science &#8211; la scoperta induce a pensare che dopo una prima fase di divergenza dai dinosauri avvenuta in ambiente terrestre, il percorso evolutivo verso le forme moderne degli uccelli sia avvenuto nell&#8217;ambito di ecosistemi semi-marini o lacustri, e che solo in un secondo tempo sia avvenuta una ricolonizzazione delle regioni puramente terestri. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Tue, 1 Aug 2006 19:29:32 +200</pubDate>
	<recorddate>01/08/2006 19.29.32</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>01/08/2006 19.29.32</datedal>
	<dateal>01/08/2006 19.29.32</dateal>
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	<author>mer</author>
</item>
<item>
	<title>Ancora dubbi sull'uomo di Flores</title>
	<description>Le limitate dimensioni delle ossa fanno pensare a un individuo affetto da microcefalia.&lt;br&gt;Quando nel 2003 gli scienziati trovarono le ossa fossilizzate, datate a 18.000 anni fa, di una piccola creatura dalle fattezze umane sull&#8217;Isola indonesiana di Flores conclusero che si trattasse di una nuova specie e coniarono il nome scientifico di Homo floresiensis. Questa interpretazione &#232; stata largamente accettata dalla comunit&#224; scientifica e divulgata dalla stampa internazionale. A causa della sua piccola statura, H. floresiensis fu subito soprannominato lo &#8220;Hobbit&#8221;, facendo riferimento all&#8217;omonimo personaggio dei racconti di Tolkien.&lt;br&gt;Sempre pi&#249; tuttavia questa conclusione &#232; stata al centro di un acceso dibattito. L&#8217;ultimo intervento in ordine di tempo &#232; apparso ora sulla rivista &quot;Science&#8221; come &#8220;Technical Comment&#8221; ed &#232; firmato da Robert D. Martin del Field Museum di Chicago. Il famoso primatologo sostiene che le ossa in questione non appartengono affatto a un esemplare di una nuova specie. Una spiegazione molto pi&#249; probabile &#8211; continua &#8211; &#232; che si trattasse di un individuo appartenente a Homo sapiens affetto da microcefalia, una patologia caratterizzata dalla dimensione ridotta del cervello, spesso associata con la piccola statura. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Thu, 1 Jun 2006 12:59:32 +200</pubDate>
	<recorddate>01/06/2006 12.59.32</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A:</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>01/06/2006 12.59.32</datedal>
	<dateal>01/06/2006 12.59.32</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>Un'antica tomba Maya</title>
	<description>Ha pi&#249; di 1500 anni e contiene gioielli e pelli di giaguaro.&lt;br&gt;Hanno pi&#249; di 1500 anni i gioielli e le pelli di giaguaro che costituiscono il corredo funerario ritrovato in una tomba maya appena scoperta presso El Peru Waka, in Guatemala. Secondo gli archeologi che l&#8217;hanno scoperta liberandola da una folta vegetazione che la ricopriva e la nascondeva, si tratterebbe della sepoltura del fondatore della citt&#224;, situata su una delle maggiori arterie di comunicazione e di scambi commerciali della regione, che collegava la citt&#224; di Tikal, nell&#8217;attuale Guatemala, con il Messico. &lt;br&gt;&#8220;Se questa nostra ipotesi verr&#224; confermata, si tratterebbe di una scoperta veramente significativa &#8211; ha spiegato David Freidel che ha guidato la spedizione insieme con il collega Hector Escobedo della Southern Methodist University, che ha sede in Texas. &lt;br&gt;La scoperta della tomba e del suo contenuto &#232; ritenuta un successo anche perch&#233; i ricercatori sono riusciti ad arrivarci prima dei &#8220;guecheros&#8221;, gli abilissimi tombaroli della zona, il cui interesse per le rovine avrebbe potuto compromettere seriamente la completezza dei reperti. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Tue, 9 May 2006 20:08:25 +200</pubDate>
	<recorddate>09/05/2006 20.08.25</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
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	<dateal>09/05/2006 20.08.25</dateal>
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	<title>Anche gli Ainu fra i primi a popolare l'America</title>
	<description>Lo dimostra uno scheletro che risale a pi&#249; di 9000 anni fa.&lt;br&gt;Non ha pace la storia del popolamento del continente americano. Dall&#8217;esame delle ossa del cosiddetto &#8220;uomo di Kennewick&#8221;, i cui resti furono ritrovati dieci anni fa lungo il corso del Columbia River, nello Stato di Washington, risulta che la struttura del cranio &#232; quanto mai simile a quella di una etnia originaria del Giappone, gli Ainu, peraltro ben distinta da quella del resto dei giapponesi. La scoperta&#8211; annunciata da Hugh Berryman, antropologo forense della Middle Tennessee State University &#8211; suscita un certo scalpore in quanto l&#8217;uomo di Kennewick, risalente a oltre 9000 anni fa, fu indubbiamente uno dei primi abitanti dell&#8217;America e la sua attribuzione all&#8217;etnia Ainu comporta la necessit&#224; di una revisione almeno parziale delle teorie sul popolamento del continente. L&#8217;esame delle 380 ossa rinvenute in una struttura sepolcrale scampata alle ingiurie del tempo e degli elementi per un provvidenziale concorso di fattori ambientali si &#232; conclusa solamente oggi perch&#233; le ossa in precedenza erano rimaste sotto sequestro giudiziario cautelare in seguito a una causa promossa da alcuni gruppi di nativi americani che reclamavano l'uomo di Kennewick come un loro antenato e intendevano seppellire nuovamente il suo scheletro. Attualmente l&#8217;uomo di Kennewick &#232; conservato presso il Burke Museum of Natural History and Culture di Seattle. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Sat, 29 Apr 2006 07:45:33 +200</pubDate>
	<recorddate>29/04/2006 7.45.33</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
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	<dateal>29/04/2006 7.45.33</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
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	<title>Il segreto delle teste di Conchopata</title>
	<description>Nel 2003 nel corso di uno scavo nel sito archelogico di Conchopata &#8211; uno dei centri pi&#249; importanti della cultura preincaica huari (o wari), fiorita nel Per&#249; centro-meridionale fra il 600 e il 1000 d.C. e famosa per le sue eccellenti ceramiche &#8211; venne ritrovata una insolita concentrazione di circa 1500 teste trofeo. Si tratta di teste recise dal corpo che presentano una perforazione nella parte centrale della fronte e l&#8217;allargamento del foro occipitale. Nonostante si sapesse che presso quella cultura erano in uso sacrifici sia animali che umani, non si era finora riusciti a dare conto del significato di tutti quei trofei, e la comunit&#224; scientifica si era divisa fra quanti sostenevano che quella insolita &#8220;collezione&#8221; testimoniava il culto degli antenati e che li riteneva trofei di guerra. A risolvere la controversia sono state le analisi condotte da ricercatori dell'Arizona State University e della Vanderbilt University di Nashville, che ne hanno dato notizia al simposio &#8220;Archaeological Chemistry&quot; in corso ad Atlanta. Per farlo sono ricorsi all&#8217;analisi spettroscopica della composizione dei denti dei teschi, controllando in particolare le concentrazioni di stronzio. Grazie all&#8217;analisi degli isotopi di questo elemento hanno potuto appurare che gli ex-proprietari delle teste avevano vissuto in regioni dalle caratteristiche geologiche ben distinte, e che quindi non erano antenati venerati dalle popolazioni locali, ma vittime di guerra e razzie. Numerosi di questi teschi, infatti, erano di donne. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 19 Apr 2006 19:28:02 +200</pubDate>
	<recorddate>19/04/2006 19.28.02</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
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	<title>L'anello mancante fra ardipiteco e australopiteco</title>
	<description>L'anello mancante fra ardipiteco e australopiteco&lt;br&gt;La scoperta fatta nella depressione dell'Afar, la stessa dove fu rinvenuta Lucy. &lt;br&gt;Finora esisteva una lacuna nelle testimonianze fossili della linea evolutiva che dall&#8217;antenato comune di uomini e scimmie porta a noi. Mancava, in particolare, un anello di congiunzione fra gli antichissimi ardipitechi &#8211; vissuti fra 7 e 4,4 milioni di anni fa &#8211; e le forme &#8220;perfette&#8221; di australopioteco, alle quali appartengono per esempio i resti di &#8220;Lucy&#8221;, scoperti anch&#8217;essi nella depressione dell&#8217;Afar. Un gruppo internazionale di paleoantropologi diretto da Tim White dell&#8217;Universit&#224; della California a Berkeley ha rinvenuto nel deserto dell&#8217;Afar, regione nord-orientale dell&#8217;Etiopia alcuni fossili che risalgono a 4,1 milioni di anni fa e sembrano rappresentare proprio questo anello mancante. Secondo White questi resti, che rappresentano una forma primitiva di Australopithecus anamensis, esibiscono in modo molto netto la discendenza dal genere Ardipithecus. Inoltre, il fatto che i fossili di Ardipithecus ramidus, Au. anamensis e Au. afarensis siano stati rinvenuti in strati sedimentari successivi nella stessa area lungo il medio corso dell&#8217;Awash, il fiume che segna il confine meridionale dell&#8217;Afar, suggeriscono una precisa successione evolutiva. Il genere Australopithecus successivamente si differenzi&#242; in numerose specie, e alcune di esse convissero a lungo con il genere Homo, come Au. bosei, che si estinse solo 1,2 milioni di anni fa. </description>
	<pubDate>Wed, 19 Apr 2006 19:25:47 +200</pubDate>
	<recorddate>19/04/2006 19.25.47</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
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	<dateal>19/04/2006 19.25.47</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
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	<title>Il combattimento dei gladiatori</title>
	<description>24.02.2006 &lt;br&gt;Il combattimento dei gladiatori&lt;br&gt;Seguiva regole molto rigide secondo uno studio &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;Come avvenivano i combattimenti fra gladiatori nelle arene romane? Karl Gro&#223;schmidt dell&#8217;Universit&#224; di Vienna e Fabian Kanz dell&#8217;Istituto archeologico austriaco hanno deciso di rispondere con i fatti al quadro che Ridley Scott ha tratteggiato nel film Il gladiatore, dove il crudele &#8220;gioco&#8221; in voga all&#8217;epoca era dipinto come una lotta senza esclusione di colpi. &lt;br&gt;I due studiosi hanno sfruttato le pi&#249; moderne tecniche a disposizione della medicina legale per determinare la causa e le modalit&#224; di morte di 67 gladiatori i cui resti sono stati scoperti nel 1993 a Efeso, importante centro commerciale e politico dell&#8217;Impero romano che sorgeva in Asia Minore. Il cimitero dove erano inumati &#232; datato al secondo secolo dopo Cristo. &lt;br&gt;Grazie alla tomografia computerizzata e ad analisi microscopiche sulle tracce delle ferite riscontrabili sulle ossa, Kanz e Gro&#223;schmidt hanno potuto riscontrare l&#8217;assenza di ferite multiple e mutilazioni quali quelle rilevabili, per esempio, sui resti di soldati morti nelle feroci battaglie all&#8217;arma bianca del tempo. Ci&#242;, osservano gli autori, testimonia che il combattimento nell&#8217;arena si svolgeva nel rispetto di regole molto rigide e non aveva affatto il carattere tratteggiato da Ridley Scott; per esempio, ogni contendente disponeva di un solo tipo di arma e il contatto doveva avvenire frontalmente. Inoltre, in base al tipo di alcune ferite mortali al capo (protetto da un elmetto durante il combattimento) risulta che ai perdenti, e condannati, il colpo di grazia veniva inferto in testa con una mazza, probabilmente dopo il combattimento e nei recessi dell&#8217;arena.</description>
	<link>http://www.lescienze.it/index.php3?id=11883</link>
	<pubDate>Tue, 18 Apr 2006 09:02:35 +200</pubDate>
	<recorddate>18/04/2006 9.02.35</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>18/04/2006 9.02.35</datedal>
	<dateal>18/04/2006 9.02.35</dateal>
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<item>
	<title>Una tomba monumentale in Grecia</title>
	<description>&#200; stata appena scoperta da archeologi greci in un sito presso l&#8217;antica citt&#224; di Pella, nella Grecia settentrionale, un tempo capitale del Regno di Macedonia e famosa per aver dato i natali ad Alessandro Magno. Stiamo parlando di un ampio sepolcro costituito da ben otto camere mortuarie che secondo le valutazioni degli archeologi potrebbe risalire all&#8217;et&#224; ellenistica, tra il lV e il II secolo a.C.&lt;br&gt;&#8220;Si tratta - ha spiegato Maria Akamati, direttrice del 17&#176; eforato di antichit&#224; preistoriche e classiche che ha condotto gli scavi &#8211; della pi&#249; grande e monumentale tomba di questo tipo mai scoperta in Grecia. L&#8217;abbondanza di gioielli e di oggetti votivi trovati all&#8217;interno potranno offrire un&#8217;immagine pi&#249; precisa della civilt&#224; macedone nel periodo che segu&#236; le conquiste di Alessandro in Asia. Con tutta probabilit&#224; la tomba apparteneva a una ricca famiglia macedone dell&#8217;epoca ed &#232; stata utilizzata per circa due secoli.&#8221;&lt;br&gt;Secondo quanto &#232; stato riferito, il complesso funebre &#232; caratterizzato da una grande area centrale circondata da camere le cui pareti sono colorate con pigmenti rosso, blu e oro. All&#8217;interno del sepolcro sono state trovate tre lapidi in pietra che riportano i nomi di altrettante donne: Antigona, Leoniki e Nikosrati. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Thu, 9 Mar 2006 17:22:11 +200</pubDate>
	<recorddate>09/03/2006 17.22.11</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>09/03/2006 17.22.11</datedal>
	<dateal>09/03/2006 17.22.11</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
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	<title>I primi americani? Erano europei</title>
	<description>I reperti di frecce hanno molte somiglianze con quelli della civil&#224; solutreana.&lt;br&gt;Un'altra ipotesi per l&#8217;annoso problema di stabilire da dove provenissero i primi abitanti del continente americano: potrebbero essere stati cacciatori di foche provenienti dalle attuali Francia e Spagna. A sostenerlo &#232; stato Dennis Stanford, ricercatore della Smithsonian Institution all&#8217;annuale convegno dell&#8217;American Association for the Advancement of Science.&lt;br&gt;Secondo l&#8217;ipotesi pi&#249; accreditata, le Americhe sono state colonizzate circa 13.500 anni fa da popolazioni provenienti dall&#8217;Asia che attraversarono lo stretto di Bering, a quel tempo coperto dai ghiacci. Recenti studi, tuttavia, hanno suggerito che tale ghiaccio cominci&#242; a recedere tra 17.000 e 13.000 anni fa, e che con tutta probabilit&#224; il ponte tra Siberia and Alaska non esisteva all&#8217;epoca supposta della colonizzazione.&lt;br&gt;Un altro ambito utile per stabilire come andarono le cose &#232; rappresentato dal confronto di reperti archeologici, in particolare le punte di frecce, che rivelano molti particolari delle capacit&#224; di produrre utensili. Stanford ha confrontato punte di freccia risalenti all&#8217;Uomo di Clovis ritrovate negli Stati Uniti e ha notato che hanno pochi punti in comune con reperti analoghi ritrovati in Siberia. Invece &#8211; ha spiegato Stanford &#8211; hanno una somiglianza molto pi&#249; stretta con gli strumenti della civilt&#224; solutreana, che vengono datati a circa 19.000 anni fa. Il problema &#232; che tale civilt&#224; si svilupp&#242; in Europa, nella penisola iberica e in Francia. Ovviamente l&#8217;unica possibilit&#224; di allora per attraversare l&#8217;Atlantico era per mezzo di imbarcazioni ed &#232; noto che le popolazioni solutreane cacciavano animali marini come foche, trichechi e tonni. I milioni di foche presenti nella vastissima zona compresa tra l&#8217;Europa del Nord, la Groenlandia e il Canada devono essere stati un buon motivo per avventurarsi tra i ghiacci polari proprio come lo sono oggi per le popolazioni Inuit. Cos&#236; &#232; possibile che si siano aperti una via nelle acque all&#8217;interno del Circolo polare artico, arrivando fino al Nuovo Mondo. &lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Thu, 9 Mar 2006 17:18:12 +200</pubDate>
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	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
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	<title>Il combattimento dei gladiatori</title>
	<description>Come avvenivano i combattimenti fra gladiatori nelle arene romane? Karl Gro&#223;schmidt dell&#8217;Universit&#224; di Vienna e Fabian Kanz dell&#8217;Istituto archeologico austriaco hanno deciso di rispondere con i fatti al quadro che Ridley Scott ha tratteggiato nel film Il gladiatore, dove il crudele &#8220;gioco&#8221; in voga all&#8217;epoca era dipinto come una lotta senza esclusione di colpi. &lt;br&gt;I due studiosi hanno sfruttato le pi&#249; moderne tecniche a disposizione della medicina legale per determinare la causa e le modalit&#224; di morte di 67 gladiatori i cui resti sono stati scoperti nel 1993 a Efeso, importante centro commerciale e politico dell&#8217;Impero romano che sorgeva in Asia Minore. Il cimitero dove erano inumati &#232; datato al secondo secolo dopo Cristo. &lt;br&gt;Grazie alla tomografia computerizzata e ad analisi microscopiche sulle tracce delle ferite riscontrabili sulle ossa, Kanz e Gro&#223;schmidt hanno potuto riscontrare l&#8217;assenza di ferite multiple e mutilazioni quali quelle rilevabili, per esempio, sui resti di soldati morti nelle feroci battaglie all&#8217;arma bianca del tempo. Ci&#242;, osservano gli autori, testimonia che il combattimento nell&#8217;arena si svolgeva nel rispetto di regole molto rigide e non aveva affatto il carattere tratteggiato da Ridley Scott; per esempio, ogni contendente disponeva di un solo tipo di arma e il contatto doveva avvenire frontalmente. Inoltre, in base al tipo di alcune ferite mortali al capo (protetto da un elmetto durante il combattimento) risulta che ai perdenti, e condannati, il colpo di grazia veniva inferto in testa con una mazza, probabilmente dopo il combattimento e nei recessi dell&#8217;arena.&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Thu, 9 Mar 2006 17:14:50 +200</pubDate>
	<recorddate>09/03/2006 17.14.50</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>09/03/2006 17.14.50</datedal>
	<dateal>09/03/2006 17.14.50</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
</item>
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	<title>I pi&#249; antichi canali del Per&#249;</title>
	<description>Sepolti da detriti, sono lunghi dai due ai tre chilometri &lt;br&gt;  &lt;br&gt;Quattro canali, pieni di sabbia e coperti da sedimenti e detriti, dimostrano che la tecnica di coltivazione irrigua era utilizzata nell&#8217;antico Per&#249; ben prima di quanto finora ritenuto. Come riferiscono Tom D. Dillehay della Vanderbilt University, Herbert Eling dell&#8217;Istituto nazionale di antropologia messicano, e Jack Rossen dell&#8217;Ithaca College, sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), la scoperta fa infatti risalire la creazione di questo sistema di canali a un periodo compreso fra i 4500 e i 6700 anni fa. Situati nella valle di Za&#241;a, 480 chilometri a nord di Lima e a 65 dalla costa, sono i pi&#249; antichi di tutto il Sud America e rappresentano la prima dimostrazione che la nascita delle antiche civilt&#224; andine &#232; stata strettamente legata allo sviluppo di un vasto sistema di irrigazione, una circostanza che gli archeologi avevano ipotizzato gi&#224; da lungo tempo, ma di cui non si aveva finora prova.&lt;br&gt;Nelle vicinanze dei canali sono stati rinvenuti anche ruderi di case, strumenti agricoli e resti carbonizzati di scorte vegetali di vario tipo, fra cui cotone, zucche e leguminose. Dall&#8217;esame delle strutture portate in luce si desume che il sistema sfruttava solamente la forza di gravit&#224; e non prevedeva il ricorso a manufatti meccanici per regolare l&#8217;afflusso delle acque sui terreni; le pendenze accuratamente studiate testimoniano, tuttavia, una notevole perizia ingegneristica. &lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.lescienze.it/index.php3?id=11704</link>
	<pubDate>Wed, 22 Feb 2006 19:19:02 +200</pubDate>
	<recorddate>22/02/2006 19.19.02</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
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	<dateal>22/02/2006 19.19.02</dateal>
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	<title>I primi americani? Erano europei</title>
	<description>I reperti di frecce hanno molte somiglianze con quelli della civil&#224; solutreana &lt;br&gt;  &lt;br&gt;Un'altra ipotesi per l&#8217;annoso problema di stabilire da dove provenissero i primi abitanti del continente americano: potrebbero essere stati cacciatori di foche provenienti dalle attuali Francia e Spagna. A sostenerlo &#232; stato Dennis Stanford, ricercatore della Smithsonian Institution all&#8217;annuale convegno dell&#8217;American Association for the Advancement of Science.&lt;br&gt;Secondo l&#8217;ipotesi pi&#249; accreditata, le Americhe sono state colonizzate circa 13.500 anni fa da popolazioni provenienti dall&#8217;Asia che attraversarono lo stretto di Bering, a quel tempo coperto dai ghiacci. Recenti studi, tuttavia, hanno suggerito che tale ghiaccio cominci&#242; a recedere tra 17.000 e 13.000 anni fa, e che con tutta probabilit&#224; il ponte tra Siberia and Alaska non esisteva all&#8217;epoca supposta della colonizzazione.&lt;br&gt;Un altro ambito utile per stabilire come andarono le cose &#232; rappresentato dal confronto di reperti archeologici, in particolare le punte di frecce, che rivelano molti particolari delle capacit&#224; di produrre utensili. Stanford ha confrontato punte di freccia risalenti all&#8217;Uomo di Clovis ritrovate negli Stati Uniti e ha notato che hanno pochi punti in comune con reperti analoghi ritrovati in Siberia. Invece &#8211; ha spiegato Stanford &#8211; hanno una somiglianza molto pi&#249; stretta con gli strumenti della civilt&#224; solutreana, che vengono datati a circa 19.000 anni fa. Il problema &#232; che tale civilt&#224; si svilupp&#242; in Europa, nella penisola iberica e in Francia. Ovviamente l&#8217;unica possibilit&#224; di allora per attraversare l&#8217;Atlantico era per mezzo di imbarcazioni ed &#232; noto che le popolazioni solutreane cacciavano animali marini come foche, trichechi e tonni. I milioni di foche presenti nella vastissima zona compresa tra l&#8217;Europa del Nord, la Groenlandia e il Canada devono essere stati un buon motivo per avventurarsi tra i ghiacci polari proprio come lo sono oggi per le popolazioni Inuit. Cos&#236; &#232; possibile che si siano aperti una via nelle acque all&#8217;interno del Circolo polare artico, arrivando fino al Nuovo Mondo.</description>
	<link>http://www.lescienze.it/index.php3?id=11869</link>
	<pubDate>Wed, 22 Feb 2006 19:13:55 +200</pubDate>
	<recorddate>22/02/2006 19.13.55</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>22/02/2006 19.13.55</datedal>
	<dateal>22/02/2006 19.13.55</dateal>
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</item>
<item>
	<title>Febbre e declino dell'antica Atene</title>
	<description>Trovato il DNA batterico nella polpa dentaria di antichi scheletri. &lt;br&gt; La peste di Atene: si &#232; dibattuto a lungo su quale fosse realmente la malattia che devast&#242; quello che all&#8217;epoca era il pi&#249; importante centro culturale, politico e militare del mondo greco. Di sicuro rappresent&#242; un fattore determinante nel declino del periodo di massimo fulgore della citt&#224;: l&#8217;epidemia &#8211; che fece la sua prima comparsa in Etiopia, percorse l&#8217;Egitto e le coste libiche per appprodare infine in Grecia fra il 430 e il 426 a.C. &#8211; uccise infatti un terzo degli ateniesi, mietendo fra le sue vittime anche il grande Pericle.&lt;br&gt;Fino a oggi le ipotesi sull&#8217;identit&#224; dell&#8217;agente patogeno che cambi&#242; il corso della storia potevano affidarsi unicamente alle descrizioni della malattia fatte da Tucidide, il quale pure si ammal&#242; ma sopravvisse. Pur circostanziati, i suoi resoconti non sono mai stati sufficientemente precisi per consentire agli esperti l&#8217;identificazione della malattia, tant&#8217;&#232; che a pi&#249; riprese venne ipotizzato che si fosse trattato di peste bubbonica, vaiolo, carbonchio e perfino di una forma particolarmente virulenta di morbillo.&lt;br&gt;Per venire a capo della questione, Manolis Papagrigorakis dell&#8217;Universit&#224; di Atene &#232; andato a disseppellire alcuni resti dalle tombe dell&#8217;antico cimitero di Kerameikos, ad Atene, alla ricerca di materiale biologico che potesse fornire indizi sufficienti. Da alcuni denti appartenenti agli scheletri rinvenuti &#232; infatti riuscito a estrarre resti di polpa dentaria contaminati da DNA batterico. Sfruttando la reazione a catena della polimerasi ha moltiplicato poi il materiale genetico disponibile, riuscendo a identificare il reponsabile di quella lontana catastrofe: si trattava di Salmonella enterica serovar Typhi, ossia il patogeno della febbre tifoide. Lo studio di Manolis Papagrigorakis &#232; appena stato pubblicato sulla versione online dell&#8217; International Journal of Infectious Diseases (IJID). &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Sam, 12 Feb 2006 10:58:28 +200</pubDate>
	<recorddate>12/02/2006 10.58.28</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>12/02/2006 10.58.28</datedal>
	<dateal>12/02/2006 10.58.28</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>Le condizioni per la schiavit&#249;</title>
	<description>L'iniquit&#224; sociale sorge quando ci sono risorse affidabili e prolifiche.&lt;br&gt;Uno studio di prossima pubblicazione sulla rivista &quot;Current Anthropology&quot; suggerisce che il clima poco stabile e la distribuzione non omogenea delle risorse in Australia abbiano impedito l'insorgere di condizioni durevoli di iniquit&#224; in alcune delle prime societ&#224; di cacciatori-raccoglitori. Al contrario, le societ&#224; indigene pre-coloniali delle coste nord-occidentali e sud-orientali dell'America del Nord erano caratterizzate da gerarchie sociali molto marcate e, in alcuni casi, dalla schiavit&#249;.&lt;br&gt;&quot;Le condizioni per lo sviluppo di forti iniquit&#224; [in America del Nord] - spiega Ian Keen dell'Australian National University - includono la disponibilit&#224; di risorse affidabili e prolifiche, come i salmoni, popolazioni con densit&#224; relativamente alte e la difesa dei territori e delle loro risorse&quot;.&lt;br&gt;Nel suo studio, Keen confronta le societ&#224; complesse di cacciatori-raccoglitori nell'America del Nord e in Australia. Nonostante una considerevole diversit&#224; ambientale e nelle risorse, in Australia non &#232; mai prevalsa da nessuna parte una &quot;iniquit&#224; persistente&quot; sotto forma di gerarchie di stirpe o di lignaggio. Tuttavia, le societ&#224; aborigene australiane sulla costa tropicale settentrionale sono state contraddistinte da &quot;iniquit&#224; di passaggio&quot; a causa degli alti livelli di poliginia, con alcuni uomini anziani che prendevano per s&#233; fino a venti mogli.&lt;br&gt;&quot;Il maggior limite allo sviluppo di iniquit&#224; persistenti - afferma Keen - &#232; stato fornito dall'imprevedibilit&#224; del clima e delle risorse. La poliginia nelle societ&#224; aborigene dell'Australia era possibile soltanto dove le risorse erano relativamente abbondanti e la densit&#224; di popolazione sufficientemente alta&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Sam, 12 Feb 2006 10:52:36 +200</pubDate>
	<recorddate>12/02/2006 10.52.36</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
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	<dateal>12/02/2006 10.52.36</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
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	<title>Il DNA di un mammuth estinto</title>
	<description>Finalmente risolta la filogenia del mammuth lanoso. &lt;br&gt;Un gruppo di scienziati ha messo insieme gran parte dei pezzi del puzzle genetico del mammuth lanoso, vissuto durante l'epoca del Pleistocene e oggi estinto. Le 5000 &quot;lettere&quot; di DNA decodificate rappresentano il codice genetico dei suoi mitocondri, le strutture nelle cellule che generano energia.&lt;br&gt;Lo studio, pubblicato online sulla rivista &quot;Nature&quot;, fornisce anche informazioni sull'albero genealogico degli elefanti e mostra, fra le altre cose, che il mammuth era imparentato pi&#249; da vicino con l'elefante asiatico che con quello africano. I tre gruppi si sono divisi da un antenato comune circa sei milioni di anni fa, mentre gli elefanti asiatici e i mammuth si sono separati soltanto mezzo milione di anni pi&#249; tardi.&lt;br&gt;&quot;Abbiamo finalmente risolto la filogenia del mammuth, che era oggetto di controversie da parecchi anni&quot;, ha spiegato Michael Hofreiter del Max-Planck-Institut di antropologia evolutiva di Lipsia, in Germania, principale autore dello studio. I mammuth sono vissuti in Africa, in Europa, in Asia e nell'America del Nord fra 1,6 milioni e 10.000 anni fa. Il mammuth lanoso, Mammuthus primigenius, si era particolarmente adattato alle temperature estreme delle ere glaciali. &lt;br&gt;In passato gli scienziati avevano gi&#224; analizzato il DNA di diversi mammiferi dell'era glaciale oggi estinti, ma mai con una tale quantit&#224; di dettagli. &quot;Si tratta del pi&#249; lungo frammento di DNA di una specie del Pleistocene mai codificato&quot;, ha affermato Hofreiter. &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Thu, 19 Jan 2006 16:29:39 +200</pubDate>
	<recorddate>19/01/2006 16.29.39</recorddate>
	<source> Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
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	<dateal>19/01/2006 16.29.39</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
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	<title>I primi britannici</title>
	<description>Scoperte le pi&#249; antiche tracce della presenza umana a nord delle Alpi. &lt;br&gt;Alcuni antichi utensili trovati in Gran Bretagna suggeriscono che gli esseri umani potrebbero aver vissuto nell'Europa del nord 200.000 anni prima di quanto si pensava finora, in un periodo in cui il clima era talmente caldo che anche leoni, elefanti e tigri dai denti a sciabola vagavano fino all'attuale Inghilterra.&lt;br&gt;Secondo il paleontologo Chris Stringer del Museo di Storia Naturale di Londra e colleghi, che hanno annunciato la scoperta in una conferenza stampa a Londra, i trentadue artefatti di selce nera trovati in sedimenti fluviali presso Pakefield, nell'Inghilterra orientale, risalgono a 700.000 anni fa e rappresentano la pi&#249; antica prova inequivocabile della presenza umana a nord delle Alpi.&lt;br&gt;Finora gli scienziati supponevano che gli esseri umani fossero migrati dai climi relativamente caldi delle regioni mediterranee verso nord non prima di mezzo milione di anni fa. La scoperta &#232; stata presentata sulla rivista &quot;Nature&quot;.&lt;br&gt;Wil Roebrecks dell'Universit&#224; di Leiden, che non ha partecipato allo studio, ritiene che le prove della presenza di attivit&#224; umana a Pakefield siano solide. Altri esperti, per&#242;, come l'antropologo Alison Brooks della George Washington University, esibiscono maggior cautela. &quot;In questi casi, - spiega Brooks - bisogna mantenersi scettici. In passato, altre segnalazioni di presenze umane nel nord Europa hanno manifestato gravi problemi di datazione o di autenticit&#224; degli artefatti trovati&quot;. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Thu, 19 Jan 2006 16:27:50 +200</pubDate>
	<recorddate>19/01/2006 16.27.50</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>19/01/2006 16.27.50</datedal>
	<dateal>19/01/2006 16.27.50</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
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<item>
	<title>Eureka! Il genio degli antichi</title>
	<description>Al museo archeologico di Napoli, una mostra aperta fino al 9 gennaio espone di automi, armi tecniologiche, calcolatori meccanici dei nostri progenitori&lt;br&gt;Un viaggio alle radici della scienza e della tecnica per scoprire come gli antichi greci, eccelsi artefici di statue e bronzi, nonch&#233; raffinati filosofi, ed i romani, rinomati per i mosaici e per la potenza del loro esercito, fossero popoli estremamente evoluti soprattutto nella ricerca tecnologica e scientifica. Automi, orologi, armi tecnologiche, perfino la macchina a vapore, sono tra le invenzioni dei greci e dei romani che fino al 9 gennaio si possono vedere in una mostra dal titolo ''Eureka! Il genio degli antichi&quot; allestita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. &lt;br&gt;L'esposizione si estende su una superficie di circa 2.200 metri quadrati oltre ad alcune installazioni poste all'aperto. ''Le tracce di questo passato - ha osservato il sottosegretario ai Beni Culturali Antonio Martusciello - sono ormai patrimonio dell'Umanit&#224; e vanno raccolte, valorizzate e consegnate alle nuove generazioni. La mostra adempie a questo compito. Anche perch&#233; questa rara visione del passato offre una nuova chiave di lettura delle culture originarie in grado di affascinare ed avvicinare i giovani al mondo antico. Non mi sorprenderebbe se questa esposizione ad ottobre fosse inserita nei circuiti didattici delle scuole''.&lt;br&gt;Tra i pezzi in mostra si possono ammirare riproduzioni e modelli funzionanti di grandi macchine o strumenti del mondo greco come la ricostruzione virtuale del Faro di Alessandria e l'organo idraulico di recente ritrovamento assieme a rari reperti archeologici come l'Atlante Farnese, il Titano che regge sulle spalle la volta celeste, una delle pi&#249; complete rappresentazioni antiche dello zodiaco, i progetti completi di una macchina pneumatica, grome, stadere, e l'unico astrolabio bizantino per la prima volta in mostra in Italia.&lt;br&gt;In mostra anche la ricostruzione del calcolatore di Anticitera. Si tratta di un meccanismo rinvenuto nel 1900 da alcuni pescatori in un relitto di una nave rimana del primo secolo avanti Cristo naufragata al largo di Antikithera, un'isoletta greca dell'Egeo. Si tratta di una cassetta in ottone e legno di 16x32x9 centimetri contenente frammenti di bronzo molto deteriorati fra cui si distinguono diverse ruote dentate. Gli archeologi catalogano i frammenti come appartenenti a un orologio o un astrolabio, sebbene questo strumento sia stato inventato nel 625 dopo Cristo. Il fisico inglese Derek Price de Solla, studioso di storia della scienza studi&#242; l'oggetto nel 1958 e nel 1971, dopo aver visto i dettagli nascosti nel blocco di incrostazioni marine attraverso radiografie, ricostru&#236; un modello del meccanismo composto da una trentina di complicati ingranaggi e differenziali messi in movimento da una manovella esterna. &lt;br&gt;Il fisico giunse alla conclusione che si tratti di un calcolatore astronomico che permetteva di stabilire il sorgere e il calare del Sole, delle stelle e delle costellazioni dello Zodiaco, le fasi lunari, l'anno lunare e quello solare, la posizione dei pianeti in un determinato periodo. Lo strumento aveva in origine tre quadranti (due su una faccia e uno sull'altra) protetti da sportelli a cerniera. Sulla superficie della cassetta, sugli sportelli e sui quadranti alcune scritte in greco descrivono il funzionamento dello strumento che serve anche per la misura del tempo. I primi orologi erano infatti strumenti astronomici che indicavano &quot;anche&quot; l'ora. Interpretando le iscrizioni, de Price stabil&#236; che l'oggetto doveva essere stato realizzato a Rodi, dove nel primo secolo avanti Cristo viveva l'astronomo Gemino, e rimesso a punto nell'80 a.C. sulla base delle posizioni delle stelle in quell'anno. &lt;br&gt;Il fatto che i greci costruissero complessi meccanismi a ingranaggi lo si rileva dagli scritti di Aristotele che descrive tali oggetti gi&#224; nel 330 a.C., ma solo dal calcolatore di Anticitera si apprende che conoscevano anche il differenziale, la cui invenzione sar&#224; attribuita all'orologiaio francese Onesiphore Pecquer (1792-1852) che lo brevetter&#224; nel 1828. Il reperto, che pu&#242; essere considerato come il primo computer analogico portatile della storia, sia pure a programma fisso, &#232; conservato nel Museo archeologico nazionale di Atene.&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 28 Dec 2005 16:20:22 +200</pubDate>
	<recorddate>28/12/2005 16.20.22</recorddate>
	<source>Newton</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>28/12/2005 16.20.22</datedal>
	<dateal>28/12/2005 16.20.22</dateal>
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	<title>Il vero volto di Tutankhamon</title>
	<description>Le prime ricostruzioni facciali del re Tutankhamon basate su scansioni CT della sua mummia hanno fornito immagini caratterizzate da una forte rassomiglianza con gli antichi ritratti del giovane faraone. Uno dei modelli in particolare, creato da un team di ricercatori francesi, raffigura un ragazzo dal volto molto giovane con guance paffute e l'overbite caratteristica della sua famiglia. L'immagine mostra forti similarit&#224; anche con la maschera d'oro di Tutankhamon trovata nella sua tomba nel 1922 dall'archeologo britannico Howard Carter.&lt;br&gt;Il ragazzo privo di barba che compare nell'immagine dei ricercatori francesi presenta tratti delicati, un naso obliquo e un mento piccolo - con l'overbite che gli archeologi ritenevano da tempo un tratto caratteristico di altri re della 18esima dinastia. Altri modelli sono stati costruiti da ricercatori egiziani e statunitensi a partire da oltre 1700 foto ad alta risoluzione provenienti da scansioni CT della mummia, effettuate lo scorso gennaio nella Valle dei Re, a Luxor, quando la mummia &#232; stata brevemente rimossa dalla sua tomba e posta in uno scanner CT portatile.&lt;br&gt;&quot;La forma del volto e del teschio - commenta Zahi Hawass, segretario generale del concilio egiziano delle antichit&#224; - sono notevolmente simili alla celebre immagine di Tutankhamon da bambino che viene esposto al dio del sole&quot;. Le scansioni, le prime effettuate su una mummia egiziana, suggeriscono che Tutankhamon fosse in salute, pur avendo solo 19 anni, al momento della propria morte. La teoria che il re fosse stato ucciso con un colpo alla testa pare dunque infondata: forse mor&#236; per un'infezione in seguito a una ferita alla coscia sinistra.&lt;br&gt;Hawass prevede di effettuare scansioni di tutte le mummie egiziane nei prossimi cinque anni, comprese le mummie reali ora esposte al museo del Cairo. Lo scopo &#232; quello di esibire una ricostruzione del volto accanto a ogni mummia. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Wed, 28 Dec 2005 15:49:56 +200</pubDate>
	<recorddate>28/12/2005 15.49.56</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
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	<dateal>28/12/2005 15.49.56</dateal>
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	<title>Il ritratto di una donna maya</title>
	<description>Un gruppo internazionale di ricercatori, guidato da un archeologo dell'Universit&#224; di Calgary, ha scoperto il pi&#249; antico ritratto conosciuto di una donna Maya. Il ritratto, scolpito nella pietra, dimostra che gi&#224; all'inizio della storia Maya le donne potevano ricoprire posizioni di autorit&#224;, come regine oppure divinit&#224; patrone.&lt;br&gt;La scoperta &#232; stata effettuata in Guatemala presso il sito di Naachtun, una citt&#224; maya situata nella giungla, circa 90 chilometri a nord della pi&#249; celebre Tikal. Il volto della donna, scolpito su una stele di pietra con uno stile artistico finora sconosciuto, suggerisce che le donne ricoprissero ruoli significativi nelle prime politiche Maya.&lt;br&gt;&quot;Lavoro in questo campo da molto tempo e non avevo mai visto niente di simile&quot;, ha commentato Kathryn Reese-Taylor, direttrice del progetto Naachtun. &quot;Abbiamo immagini di regine, che hanno regnato sia da sole che insieme ai loro mariti o figli, ritratte a partire dal sesto secolo dopo Cristo. Ma questa stele ha uno stile completamente unico e risale, con ogni probabilit&#224;, al quarto secolo&quot;.&lt;br&gt;La donna potrebbe essere una figura della storia dei Maya, ma i ricercatori ipotizzano anche che si possa trattarsi di un personaggio mitico. Le iscrizioni geroglifiche del periodo Tardo Classico (600-900 d.C.) menzionano divinit&#224; femminili, ma finora nessuna raffigurazione &#232; mai stata scoperta su una stele. &quot;Se si tratta di una divinit&#224;, - aggiunge Reese-Taylor - &#232; qualcosa di estremamente raro. Quando i testi geroglifici menzionano le donne, di solito citano soltanto le mogli o le madri di qualcuno&quot;.&lt;br&gt;La stele misura due metri in altezza, uno in larghezza e cinquanta centimetri in profondit&#224;. Era stata sepolta dai Maya all'interno di un antico edificio dopo che la citt&#224; era stata attaccata. La sepoltura era considerata un atto reverenziale per onorare l'individuo la cui immagine era scolpita sul monumento.&lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Fri, 9 Dec 2005 19:32:19 +200</pubDate>
	<recorddate>09/12/2005 19.32.19</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>09/12/2005 19.32.19</datedal>
	<dateal>09/12/2005 19.32.19</dateal>
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<item>
	<title>Riscaldamento globale e conservazione dei fossili</title>
	<description>I gas serra avrebbero sterilizzato grandi masse di pesci, insetti e piante. &lt;br&gt;Secondo il geologo Gregory Retallack dell'Universit&#224; dell'Oregon, gli episodi preistorici di riscaldamento globale dovuti all'inquinamento atmosferico da parte di biossido di carbonio e metano potrebbero aver creato e preservato grandi masse di fossili di animali. Lo studio &#232; stato presentato al convegno annuale della Geological Society of America.&lt;br&gt;Retallack ha realizzato un inventario globale di migliaia di depositi di fossili di pesci, crostacei, insetti, stelle marine e altre forme di vita. Esistono soltanto 41 gruppi eccezionalmente ben conservati negli ultimi 500 milioni di anni, distribuiti in tutto il mondo. Fra gli esempi pi&#249; noti, il giacimento di Burgess Shale (risalente al Cambriano medio, circa 508 milioni di anni fa) nei pressi della Columbia Britannica, e il calcare di Solnhofen (risalente al Giurassico superiore, circa 150 milioni di anni fa) in Baviera. Si riteneva che questi gruppi fossero stati conservati in ambienti insolitamente poveri di ossigeno, estremamente salini, molto freddi o aridi. Finora, per&#242;, nessuno sospettava che la loro distribuzione coincidesse con quella di altri eccezionali depositi fossili degli stessi periodi.&lt;br&gt;Studi sulle anomalie del carbonio e sull'inquinamento atmosferico suggeriscono che nel giro di poche migliaia di anni, durante questi episodi, i livelli di gas serra sono saliti fino a livelli intollerabili - pari a oltre dieci volte i livelli moderni di CO2 - uccidendo pesci e altre creature che vivevano in ambienti poco aerati e poveri di ossigeno, e proteggendo le loro carcasse dalla decomposizione. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Tue, 1 Nov 2005 13:58:17 +200</pubDate>
	<recorddate>01/11/2005 13.58.17</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>01/11/2005 13.58.17</datedal>
	<dateal>01/11/2005 13.58.17</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>Due nuove specie di rettili volanti</title>
	<description>Appartengono a gruppi di fossili finora noti soltanto in Europa. &lt;br&gt;Alcuni fossili trovati nella Cina nord-orientale hanno permesso di identificare due nuove specie di rettili volanti, vissuti oltre 120 milioni di anni fa. Le specie estinte, note come pterosauri, appartenevano a gruppi che in precedenza erano stati trovati soltanto in Europa. Gli scienziati hanno fatto la sorprendente scoperta in una regione celebre per la diversit&#224; dei suoi esemplari fossili, risalenti al periodo del Cretaceo (da 144 a 65 milioni di anni fa). Il ritrovamento potrebbe fornire indizi sulla distribuzione delle specie in quel periodo. Gli scienziati ipotizzano, per esempio, che gli pterosauri dominassero le aree costiere, mentre gli uccelli fossero pi&#249; diffusi all'interno.&lt;br&gt;&quot;Questo studio - ha dichiarato il paleontologo Alexander Kellner del Museu Nacional di Rio de Janeiro - suggerisce che la diversit&#224; dei gruppi di pterosauri fosse molto maggiore di quanto ci si aspettava&quot;. Kellner e colleghi hanno descritto le proprie scoperte in un articolo pubblicato sul numero del 6 ottobre della rivista &quot;Nature&quot;.&lt;br&gt;Gli pterosauri non erano n&#233; dinosauri n&#233; uccelli, ma rettili volanti con dimensioni variabili da quelle di un passero a quelle di un piccolo aeroplano. Le specie trovate in Cina, come altri pterosauri, avevano lunghi becchi e denti affilati. L'apertura alare era di circa 2,5 metri. I fossili sono stati dissotterrati da alcuni paleontologi cinesi tre anni fa a Jehol, nella provincia di Liaoning. Una specie, Feilongus youngi, era stata scoperta in un deposito fossile chiamato &quot;formazione di Yixian&quot;. L'altra, Nurhachius ignaciobritoi, era stata trovata in un deposito chiamato &quot;formazione di Jiufotang&quot;. I due depositi, vecchi rispettivamente 125 e 120 milioni di anni, sono pieni di dinosauri fossilizzati, oltre che di uccelli, mammiferi, lucertole, pesci, tartarughe, insetti e piante. Molti di questi fossili sono stati raccolti e venduti dai contadini della regione. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Tue, 1 Nov 2005 13:56:32 +200</pubDate>
	<recorddate>01/11/2005 13.56.32</recorddate>
	<source> Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>01/11/2005 13.56.32</datedal>
	<dateal>01/11/2005 13.56.32</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>Il sito Q trovato in Guatemala</title>
	<description>Scoperta l'origine dei manufatti misteriosi che quarant'anni fa hanno invaso il mercato.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Nel corso di una missione nella regione nordoccidentale del Peten in Guatemala, un gruppo di scienziati comprendente l'antropologo Marcello Canuto dell'Universit&#224; di Yale ha trovato una prova incontrovertibile dell'esistenza del sito Q, una citt&#224; Maya la cui presenza era stata da tempo ipotizzata.&lt;br&gt;La prova - un pannello inciso con oltre 140 geroglifici che riempiono un capitolo chiave di 30 anni nella storia classica dei Maya - &#232; stata rinvenuta in un antico centro reale poco conosciuto, chiamato La Corona.&lt;br&gt;Circa 40 anni fa, il mercato delle antichit&#224; era stato invaso da numerosi manufatti incisi di squisita fattura e di apparente origine Maya. Molti di essi furono acquistati da privati e da musei, nonostante se ne ignorasse la provenienza. A causa del loro stile simile e dei soggetti condivisi, fu ipotizzato che provenissero tutti da un sito ancora sconosciuto situato da qualche parte del territorio di Peten. Quel luogo, battezzato &quot;sito Q&quot; (un'abbreviazione della parola spagnola &quot;&#191;que?&quot;, ovvero &quot;quale?&quot;), divenne da allora l'obiettivo di molte spedizioni.&lt;br&gt;La spedizione in Guatemala dello scorso aprile era stata effettuata per montare i campi per uno studio pi&#249; approfondito nei mesi successivi. Durante l'ultimo giorno, per&#242;, Canuto e colleghi sono incappati in quello che ritengono essere uno dei monumenti del sito Q.&lt;br&gt;&quot;Il pannello - spiega il ricercatore - rispecchia esattamente lo stile, le dimensioni, il soggetto e la cronologia storica dei testi del sito Q. Questa scoperta, dunque, mette la parola fine a una delle ricerche pi&#249; lunghe e sfrenate nella storia dell'archeologia&quot;.&lt;br&gt;Oltre a confermare l'esistenza e la posizione del sito Q, il monumento trovato &#232; uno dei testi geroglifici pi&#249; lunghi mai scoperti in Guatemala negli ultimi decenni. Canuto sottolinea anche che i due blocchi che costituiscono il pannello sembrano trovarsi nella loro collocazione originale sulla piattaforma di un tempio, e non sono stati in nessun modo danneggiati o saccheggiati. Il pannello conferma l'ipotesi dell'esistenza di una &quot;strada reale&quot; che collegava la capitale dei Maya ai regni vassalli nelle regioni meridionali. &lt;br&gt;</description>
	<pubDate>Thu, 20 Oct 2005 10:38:27 +200</pubDate>
	<recorddate>20/10/2005 10.38.27</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A. </source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>20/10/2005 10.38.27</datedal>
	<dateal>20/10/2005 10.38.27</dateal>
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	<author>merlorn@bibrax.org</author>
</item>
<item>
	<title>Il sito di Montefortino in pericolo!</title>
	<description>Il nome di Montefortino &#232; conosciuto in tutto il mondo archeologico perch&#233; c'&#232; un elmo, detto appunto 'elmo tipo Montefortino' adottato da Galli, Italici e Romani, che fu ritrovato in un paesino dell'Appennino Marchigiano nel 1899. Il paese di Montefortino sorge sulle pendici del Monte Sant'Angelo ed &#232; uno dei luoghi pi&#249; suggestivi e accoglienti delle Marche. In tempi recenti la Provincia di Ancona ha approvato un piano di sfruttamento intensivo ed il territorio del Monte Sant'Angelo &#232; stato dichiarato bacino estrattivo. Se non si far&#224; qualcosa per impedirne lo scempio, in breve tempo questo magnifico territorio diventer&#224; una cava all'aperto, l'ambiente naturale verr&#224; distrutto e con esso la tranquillit&#224; dei suoi abitanti e la sua memoria storica. Per salvare la Necropoli di Montefortino Trigallia si affianca al Comitato locale e organizza una PETIZIONE ON-LINE e due giornate di manifestazione per sensibilizzare l'opinione pubblica e fare pressione sull'amministrazione!</description>
	<link>http://www.trigallia.com/montefortino/default.asp</link>
	<pubDate>Wed, 30 Mar 2005 12:35:30 +200</pubDate>
	<recorddate>30/03/2005 12.35.30</recorddate>
	<source>Trigallia</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>30/03/2005 12.35.30</datedal>
	<dateal>30/03/2005 12.35.30</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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<item>
	<title>I pi&#249; antichi europei</title>
	<description>Dall'Africa al continente eurasiatico in cerca di cibo&lt;br&gt;  &lt;br&gt;Poco meno di due milioni di anni fa, all'inizio del Pleistocene, gruppi di ominidi appartenenti alla specie Homo ergaster abbandonarono l'Africa, la loro culla evolutiva, e raggiunsero il continente eurasiatico. Disponevano di armi rozze e primitive, semplici pietre scheggiate usate come asce, eppure si diffusero rapidamente e si stabilirono in tutta l'Europa. Sono gli ominidi pi&#249; antichi comparsi nel nostro continente.&lt;br&gt;Un gruppo di ricercatori georgiani, americani, francesi e tedeschi ha rinvenuto i resti di due esemplari di Homo ergaster a Dmanisi, in Georgia. I fossili, un cranio quasi completo e parte di un secondo cranio, risalgono a un milione e 700 mila anni fa. Una serie di fortunate coincidenze ha permesso agli esperti di stabilire con certezza l'et&#224; dei reperti: il sito del ritrovamento era coperto da uno strato di basalto che &#232; stato datato col metodo degli isotopi. Inoltre, accanto alle ossa degli ominidi sono venuti alla luce gli scheletri di piccoli roditori che erano diffusi in Europa proprio in quel periodo.&lt;br&gt;La notizia della scoperta appare oggi sulla rivista &#171;Science&#187;. &#171;&#200; stata una sorpresa trovare dei crani cos&#236; ben conservati&#187;, ha commentato David Lordkipanidze, del Museo di Stato della Repubblica di Georgia, co-autore della ricerca, &#171;siamo stati in grado di confrontarli con fossili risalenti allo stesso periodo, rinvenuti in Kenia, nel sito di Koobi Fora.&#187; I ricercatori hanno stabilito cos&#236; che gli ominidi di Dmanisi hanno le stesse caratteristiche anatomiche dell'Homo ergaster, che due milioni di anni fa popolava la savana africana.&lt;br&gt;Fino ad ora, gli antropologi pensavano che l'Homo erectus, discendente dell'Homo ergaster, si fosse spinto per primo fuori dal continente africano, incoraggiato dall'efficienza delle sue armi. Sembra invece che la prima migrazione sia stata opera di un gruppo pi&#249; antico, dotato di strumenti meno raffinati. Alcuni esemplari delle pietre scheggiate usate dall'Homo ergaster sono venuti alla luce a Dmanisi insieme ai fossili.&lt;br&gt;&#171;A quanto pare, non &#232; stata la fiducia nelle proprie risorse tecnologiche a spingere gli antenati dell'uomo verso continenti inesplorati&#187;, spiega Susan Ant&#242;n, dell'Universit&#224; della Florida, &#171;ma la fame: la necessit&#224; di trovare a ogni costo nuovi territori di caccia.&#187;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Cristina Valsecchi&lt;br&gt; &lt;br&gt;  </description>
	<link>http://www.lescienze.it/specialna.php3?id=1403</link>
	<pubDate>Wed, 23 Feb 2005 14:46:19 +200</pubDate>
	<recorddate>23/02/2005 14.46.19</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>23/02/2005 14.46.19</datedal>
	<dateal>23/02/2005 14.46.19</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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<item>
	<title>Gli antichi re delle Hawaii</title>
	<description>Lo studio dei templi di Maui rivela interessanti indizi sulle societ&#224; hawaiane &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;Le leggende delle Hawaii narrano che un re chiamato Pi'ilani port&#242; la pace a Maui sconfiggendo i capi rivali, sposando una potente regina e insediandosi come sovrano assoluto. In effetti, stati religiosi che enfatizzavano una monarchia divina emersero su numerose isole hawaiane. Ora uno studio preliminare dei templi di Maui, pubblicato sul numero del 7 gennaio della rivista &quot;Science&quot;, suggerisce che tutto questo potrebbe essere avvenuto nel corso di una sola generazione, proprio come dicono le leggende.&lt;br&gt;Le societ&#224; evolutesi sulle isole hawaiane sono fra le pi&#249; sofisticate e stratificate del Pacifico. Le tradizioni orali messe per iscritto nel diciannovesimo secolo rappresentano una ricca fonte di informazioni sull'origine delle loro sovranit&#224;. Altri indizi provengono dai molti templi costruiti da questi re per esibire il proprio potere divino e per ricevere tributi. La tecnica normalmente usata per datare gli antichi artefatti (il metodo del radiocarbonio), per&#242;, non consente di chiarire dettagli storici cos&#236; recenti.&lt;br&gt;L'archeologo Patrick Kirch dell'Universit&#224; della California di Berkeley e il geocronologo Warren Sharp del Berkeley Geochronology Center hanno superato questo problema usando un altro tipo di datazione radiometrica e misurando il rapporto fra uranio-238 e torio-230. Quando gli hawaiani costruirono templi agli dei dell'agricoltura, misero corallo nelle fondamenta e nelle pareti di basalto, presumibilmente sotto forma di offerte. Datando il corallo - che, una volta tagliato dalla scogliera, smette di assorbire uranio dall'acqua di mare - gli autori hanno scoperto che otto templi nella parte sud-orientale di Maui furono costruiti tutti fra il 1580 e il 1640 dopo Cristo. &quot;Possiamo escludere l'ipotesi di una costruzione graduale, - afferma Kirch - Si tratt&#242; di qualcosa di molto rapido, il che implica un profondo cambiamento politico, come se una persona avesse assunto improvvisamente il controllo del sistema. Inoltre, la standardizzazione dei templi indica una religione di stato, e ci mostra quanto fosse centralizzato il potere&quot;. &lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.lescienze.it/index.php3?id=10148</link>
	<pubDate>Fri, 4 Feb 2005 08:43:30 +200</pubDate>
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	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
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	<dateal>04/02/2005 8.43.30</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Nuove incisioni rupestri in Inghilterra</title>
	<description>Un sito web ne ha archiviato migliaia di immagini &lt;br&gt;  &lt;br&gt;Un gruppo di archeologi dell'Universit&#224; di Newcastle upon Tyne, intento a compilare un database unico nel suo genere, ha scoperto pi&#249; di 250 nuovi esempi di incisioni rupestri preistoriche in Inghilterra, in una localit&#224; vicina al confine con la Scozia. Il ritrovamento &#232; stato effettuato mentre i ricercatori erano impegnati nell'esplorazione, durata due anni e mezzo, di una delle pi&#249; remote regioni della Gran Bretagna, le brughiere del Northumberland.&lt;br&gt;Gli esperti, tuttavia, dibattono ancora sull'origine e il significato di queste incisioni astratte, ritenute opera degli abitanti del Neolitico e della prima Et&#224; del Bronzo, fra 6000 e il 3500 anni or sono. Fra le nuove scoperte, c'&#232; una serie di 14 immagini trovate a Goatstones, vicino a Wark, mai individuate in precedenza.&lt;br&gt;Il progetto del database, considerato uno dei pi&#249; grandi nel suo genere e disponibile al pubblico attraverso un sito web che ora ospita migliaia di immagini di arte rupestre (fra le quali oltre mille incisioni del tipo &quot;coppa e anello&quot;), &#232; stato ispirato dallo specialista Stan Beckensall, che ha donato all'Universit&#224; il proprio archivio di libri, fotografie, disegni e riproduzioni. I ricercatori si sono poi dedicati ad aggiornare e ad espandere il materiale, rendendolo disponibile a tutti i membri della comunit&#224; internazionale, dagli studiosi accademici ai bambini delle scuole. Il sito &#232; consultabile all'indirizzo internet http://rockart.ncl.ac.uk . </description>
	<link>http://www.lescienze.it/index.php3?id=10192</link>
	<pubDate>Fri, 4 Feb 2005 08:36:03 +200</pubDate>
	<recorddate>04/02/2005 8.36.03</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>04/02/2005 8.36.03</datedal>
	<dateal>04/02/2005 8.36.03</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Ominidi primitivi</title>
	<description>Ardipithecus ramidus camminava probabilmente eretto&lt;br&gt;&lt;br&gt;Cacciatori di fossili che lavorano in Etiopia hanno dissotterrato i resti di almeno nove ominidi primitivi che avrebbero un'et&#224; compresa fra 4,5 e 4,3 milioni di anni. I fossili, scoperti ad As Duma, nella regione settentrionale del paese, consistono principalmente in denti e frammenti di mandibola, ma includono anche parti delle mani e dei piedi.&lt;br&gt;Tutti i reperti appartengono alla stessa specie, Ardipithecus ramidus, descritta per la prima volta circa dieci anni fa. I dettagli del ritrovamento sono stati pubblicati sulla rivista &quot;Nature&quot;.&lt;br&gt;Secondo gli scienziati, le caratteristiche di una falange del piede scoperta presso il sito dimostrano che l'ominide cui apparteneva camminava probabilmente eretto, come un essere umano. &quot;Si tratta di una scoperta molto importante, - commenta Sileshi Semaw del Craft Stone Age Institute dell'Universit&#224; dell'Indiana di Bloomington, principale autore dello studio - in quanto conferma che alcuni ominidi camminavano eretti su due piedi gi&#224; 4,5 milioni di anni or sono&quot;.&lt;br&gt;A. ramidus &#232; anche caratterizzato dai suoi canini superiori appuntiti, molto pi&#249; simili a quelli umani rispetto ai denti a forma di &quot;V&quot; degli scimpanz&#233;. Ma nel complesso, la creatura assomigliava probabilmente pi&#249; a una piccola scimmia che a un uomo. L'et&#224; dei reperti &#232; stata stimata datando il materiale vulcanico trovato in prossimit&#224;. </description>
	<link>http://www.lescienze.it/index.php3?id=10205</link>
	<pubDate>Fri, 4 Feb 2005 08:35:04 +200</pubDate>
	<recorddate>04/02/2005 8.35.04</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>04/02/2005 8.35.04</datedal>
	<dateal>04/02/2005 8.35.04</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Recuperato scheletro dell'et&#224; del bronzo</title>
	<description>Sorprese e scoperte. Battipaglia, scavi: un vero e proprio villaggio preistorico pluristratificato, la cui parte piu' antica e' risalente al periodo neolitico finale, ma anche uno scheletro di una donna appartenente al periodo del bronzo antico (2300 - 1700 a. C.), ceramiche e preziose monete, tra cui un 'asse' in bronzo dell'imperatore Marco Aurelio.</description>
	<link>http://www.culturalweb.it/dettaglioxstampa.asp?ID_Articolo=12014</link>
	<pubDate>Mon, 21 Jun 2004 15:30:45 +200</pubDate>
	<recorddate>21/06/2004 15.30.45</recorddate>
	<source>Redazione CulturalWeb</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>21/06/2004 15.30.45</datedal>
	<dateal>21/06/2004 15.30.45</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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<item>
	<title>Progetto ARCHEOMAR</title>
	<description>Luned&#236; 1 marzo a Roma &#232; stato firmato ufficialmente il contratto del &quot;Progetto Archeomar&quot; un progetto italiano per il censimento dei beni giacenti nei fondali marini italiani delle regioni Campania, Calabria, Puglia e Basilicata, un importante impegno per la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali sommersi italiani che avr&#224; durata di almeno 18 mesi .&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.culturalweb.it/dettaglioxstampa.asp?ID_Articolo=14784</link>
	<pubDate>Mon, 21 Jun 2004 15:25:10 +200</pubDate>
	<recorddate>21/06/2004 15.25.10</recorddate>
	<source>Redazione CulturalWeb</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>21/06/2004 15.25.10</datedal>
	<dateal>21/06/2004 15.25.10</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
</item>
<item>
	<title>Turismo nelle Citt&#224; Longobarde</title>
	<description>Da Cividale del Friuli , primo ducato longobardo, parte un progetto di valorizzazione della cultura longobarda che vedr&#224; coinvolte le citt&#224; di Brescia e Pavia, con l'obiettivo di seguire le tracce del popolo &quot;dalle lunghe barbe&quot; in tutta Europa.</description>
	<link>http://www.culturalweb.it/dettaglioxstampa.asp?ID_Articolo=16174</link>
	<pubDate>Mon, 21 Jun 2004 15:09:33 +200</pubDate>
	<recorddate>21/06/2004 15.09.33</recorddate>
	<source>Redazione CulturalWeb</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>21/06/2004 15.09.33</datedal>
	<dateal>21/06/2004 15.09.33</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
</item>
<item>
	<title>Museo archeologico di Altino</title>
	<description>C'e' un progetto per una nuova struttura museale vicino alla laguna di Venezia per accogliere i 45000 reperti di epoca romana ritrovati nella grande area archeologica che si estende tra Mestre e Jesolo.</description>
	<link>http://www.culturalweb.it/dettaglioxstampa.asp?ID_Articolo=15200</link>
	<pubDate>Mon, 21 Jun 2004 15:01:25 +200</pubDate>
	<recorddate>21/06/2004 15.01.25</recorddate>
	<source>Redazione CulturalWeb</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>21/06/2004 15.01.25</datedal>
	<dateal>21/06/2004 15.01.25</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
</item>
<item>
	<title>Nasce il Parco Cortona</title>
	<description>Interventi per 5 milioni di euro, tutto pronto entro il 2004 (dall' inviato Riccardo Galli) - nasce il parco archeologico di Cortona e, per la tutela e la valorizzazione di alcuni siti di particolare valore, saranno deviati una strada ed un fiume.&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.culturalweb.it/dettaglioxstampa.asp?ID_Articolo=11485</link>
	<pubDate>Mon, 21 Jun 2004 14:38:29 +200</pubDate>
	<recorddate>21/06/2004 14.38.29</recorddate>
	<source>Redazione CulturalWeb</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>21/06/2004 14.38.29</datedal>
	<dateal>21/06/2004 14.38.29</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
</item>
<item>
	<title>Nuove tecniche di datazione</title>
	<description>L'idratazione del quarzo per datare gli artefatti&lt;br&gt;La tecnica &#232; pi&#249; efficace di quelle attualmente usate &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;Uno scienziato archeologo dell'Universit&#224; della California di Irvine ha creato un nuovo metodo per determinare l'et&#224; approssimativa di molti artefatti di et&#224; compresa fra 50.000 e 100.000 anni, un periodo nel quale altri metodi di datazione sono meno efficaci.&lt;br&gt;Jonathon Ericson e colleghi hanno presentato la nuova tecnica, basata sull'idratazione del quarzo, in uno studio pubblicato recentemente sulla rivista &quot;Journal of Archaeological Science&quot;. Il metodo consente di determinare l'et&#224; di artefatti contenenti quarzo, un minerale comune che si trova quasi in ogni tipo di roccia.&lt;br&gt;L'idratazione del quarzo &#232; un fenomeno naturale che si verifica quando un pezzo di quarzo subisce una frattura. Quando viene fabbricata una statua, un utensile o un'arma, la superficie viene scolpita, modellata, sfaldata o ripulita. Col tempo, l'acqua si diffonde nella superficie esposta formando uno strato di idratazione. Lo spessore dello strato pu&#242; essere misurato con un fascio di particelle di azoto, determinando cos&#236; da quanti anni l'oggetto &#232; stato fabbricato o si &#232; fratturato in modo naturale.&lt;br&gt;Secondo Ericson, la tecnica consente di datare oggetti di et&#224; compresa fra 1 e 100 milioni di anni con una precisione pari al 20-35 per cento dell'et&#224; dell'oggetto. Il nuovo metodo, tuttavia, &#232; particolarmente utile per gli artefatti contenenti quarzo risalenti al &quot;gap cronologico&quot; compreso fra 50.000 e 100.000 anni di et&#224;. In questo periodo, infatti, altri metodi di datazione sono poco precisi oppure non possono essere usati. &lt;br&gt; &lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.lescienze.it/index.php3?id=8901</link>
	<pubDate>Fri, 23 Apr 2004 09:40:58 +200</pubDate>
	<recorddate>23/04/2004 9.40.58</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>23/04/2004 9.40.58</datedal>
	<dateal>23/04/2004 9.40.58</dateal>
	<guid isPermaLink="true">http://www.noumeanews.it/news.read.asp?Guid=1769</guid>
	<author>bibrax.natura</author>
</item>
<item>
	<title>L'alba della cultura</title>
	<description>L'alba della cultura&lt;br&gt;L'uomo avrebbe cominciato a decorarsi di simboli prima di quanto si ritiene &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;Perle ottenute da gusci di ostriche e altri artefatti provenienti da un antico sito in Tanzania suggeriscono che gli esseri umani abbiano cominciato a ornare e decorare se stessi molto prima di quanto si ritenesse finora, e che ci&#242; sia avvenuto in Africa prima che in Europa. Gli artefatti non sono ancora stati datati, ma gli scienziati che li hanno scoperti ritengono che siano pi&#249; vecchi di 40.000 anni. Se cos&#236; fosse, sfiderebbero due teorie diffuse: che gli uomini non abbiano sviluppato il pensiero simbolico fino a circa 35.000 anni fa, e che ci&#242; si verific&#242; in Europa.&lt;br&gt;Il sito del fiume Loiyangalani, nel parco nazionale del Serengeti, &#232; vecchio di almeno 40.000 anni e forse di pi&#249;. Nel mesolitico gli esseri umani erano gi&#224; moderni dal punto di vista fisico, mentre c'&#232; ancora discussione sulla loro cultura e sul comportamento. &quot;Gli artefatti sembrano molto precoci, - spiega John Bower, antropologo della Iowa State University, che ha collaborato allo studio - abbiamo trovato perle di ostrica, tracce di utilizzo di ossa di pesce gatto, e abbondante uso di pigmenti di ocra&quot;.&lt;br&gt;Bower ha descritto le scoperte a un convegno della Paleoanthropology Society a Montreal. Lo studio &#232; stato diretto da Curtis Marean dell'Arizona State University. &lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.lescienze.it/index.php3?id=8848</link>
	<pubDate>Fri, 23 Apr 2004 09:19:34 +200</pubDate>
	<recorddate>23/04/2004 9.19.34</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>23/04/2004 9.19.34</datedal>
	<dateal>23/04/2004 9.19.34</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
</item>
<item>
	<title>Musica &quot;rock&quot; nell'antica India</title>
	<description>Musica &quot;rock&quot; nell'antica India&lt;br&gt;Un sito archeologico del Neolitico era usato a scopi musicali &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;Alcuni archeologi hanno riscoperto un gigantesco sito di arte rupestre nell'India meridionale, dove le antiche popolazioni usavano i massi per produrre suoni musicali durante i rituali. Il sito di Kupgal Hill comprende infatti rocce con insolite depressioni che erano state progettate per essere colpite allo scopo di produrre forti suoni dai toni musicali. Dopo la sua scoperta nel 1892, il sito era andato perduto. Quello di Nicole Boivin dell'Universit&#224; di Cambridge e della sua equipe &#232; pertanto il primo studio che lo descrive dopo pi&#249; di un secolo.&lt;br&gt;I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista &quot;Antiquity&quot;. Un fossato sulla collina di Kupgal contiene centinaia e forse migliaia di incisioni rupestri, o petroglifi, gran parte delle quali risalgono al Neolitico, la tarda Et&#224; della Pietra. I ricercatori sono certi che gli sciamani e i giovani si recassero sul luogo per eseguire rituali e per &quot;attingere&quot; al potere del sito. La zona &#232; ora minacciata dall'attivit&#224; delle cave.&lt;br&gt;I macigni con piccole impressioni simili a scanalature sono chiamate &quot;pietre musicali&quot; dagli abitanti locali. Se colpite con piccole rocce di granito, le scanalature emettono &quot;note profonde, simili a quelle di un gong&quot;. Le pietre potrebbero aver avuto una parte importante nei rituali formalizzati delle antiche popolazioni della zona.&lt;br&gt;Le prime notizie della scoperta del sito risalgono al 1892, in un rapporto pubblicato sulla rivista &quot;Asiatic Quarterly Review&quot;, ma successive esplorazioni alla sua ricerca non riuscirono a trovare la sua posizione. Molti dei motivi artistici sulle rocce rappresentano capi di bestiame, in particolare il tipo di bovino con corna lunghe diffuso nell'India meridionale (Bos indicus).</description>
	<link>http://www.lescienze.it/index.php3?id=8776</link>
	<pubDate>Mon, 29 Mar 2004 11:03:05 +200</pubDate>
	<recorddate>29/03/2004 11.03.05</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>29/03/2004 11.03.05</datedal>
	<dateal>29/03/2004 11.03.05</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
</item>
<item>
	<title>Bellezza a Pompei</title>
	<description>MODA, COSTUME E BELLEZZA A POMPEI E DINTORNI &lt;br&gt;&lt;br&gt;All'Antiquarium di Boscoreale un viaggio nella moda di Duemila anni fa. Capi d'abbigliamento, gioielli, acconciature, prodotti cosmetici in voga a Pompei e dintorni duemila anni fa. Questo il tema della mostra che sara' fruibile dal 12 marzo al 30 maggio 2004 all&#180;Antiquarium Nazionale di Boscoreale, nell'area vesuviana, una struttura museale di pertinenza della Soprintendenza Archeologica di Pompei. &lt;br&gt; &lt;br&gt; Tra gli oggetti esposti anche due pregevoli statue marmoree: Livia, proveniente dalla Villa dei Misteri ed Hera, dalla Villa dei Papiri. Ma a far luce sulle usanze del tempo ci saranno anche documenti e fotografie che illustreranno il vestiario tipico degli antichi pompeiani, inclusi soldati e pastori, evidenziando le influenze del mondo greco. Tra i reperti in mostra un sandalo da donna realizzato in fibra vegetale, uno appartenuto ad un uomo e le immagini di altre scarpe con suola di legno rinvenute di recente a Moregine. Molto suggestivi i gioielli, realizzati in oro e pietre preziose, ma anche quelli con materiali di scarso valore, come il bronzo, il ferro o la pasta vitrea, forse destinati a donne del popolo. A documentare le acconciature dell'epoca, che spesso prendevano spunto dalle imperatrici o dal mondo romano, ritratti e statue. In uno specifico settore della mostra si possono invece vedere gli strumenti dell&#180;antica cosmesi, con contenitori per unguenti in bronzo o in alabastro, specchi, pettini, rasoi e &quot;strigii&quot; ossia strumenti bronzei per detergere il corpo. A Pompei, Ercolano e Stabia, nel periodo della mostra, saranno esposti pannelli didattici per spiegare come venivano prodotti tessuti e profumi. &lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.culturalweb.it/dettaglioxstampa.asp?ID_Articolo=13666</link>
	<pubDate>Wed, 10 Mar 2004 14:51:35 +200</pubDate>
	<recorddate>10/03/2004 14.51.35</recorddate>
	<source>Ministero per i Beni e le attivit&#224; culturali</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>10/03/2004 14.51.35</datedal>
	<dateal>10/03/2004 14.51.35</dateal>
	<guid isPermaLink="true">http://www.noumeanews.it/news.read.asp?Guid=1537</guid>
	<author>bibrax.natura</author>
</item>
<item>
	<title>Scheletro di cavaliere con freccia</title>
	<description>SCOPERTO UNO SCHELETRO DI UN CAVALIERE MEDIEVALE CON FRECCIA &lt;br&gt;&lt;br&gt;Un'equipe scientifica eseguira'esami sui resti scoperti al Castello Toscano. Un'eccezionale scoperta di una sepoltura di eta' medievale nel Castello di Gragnola, in provincia di Massa Carrara.  &lt;br&gt; &lt;br&gt;Sotto un pavimento e' stato rinvenuto lo scheletro di un cavaliere deceduto di morte violenta, con una punta di freccia in ferro ancora infissa nelle vertebre del collo. La scoperta e' stata compiuta da una equipe scientifica composta dall'archeologa Rita Lanza e dal prof. Stefano Ricci, del Dipartimento di scienze ambientali dell'Universita' di Siena. Adesso le spoglie mortali sono al vaglio del professor Francesco Mallegni, paleopatologo dell'Unversita' di Pisa, che si e' gia' occupato della riesumazione di 'cadaveri eccellenti' (da Giotto a Federico II). &lt;br&gt;&lt;br&gt;Le freccia, secondo quanto ha gia' accertato Mallegni, procuro' al momento della ferita la frattura di alcuni denti e quindi gli fu evidentemente conficcata quando il cavaliere aveva la bocca spalancata. Sempre secondo Mallegni, il cavaliere sarebbe morto in estate, e il cadavere sarebbe rimaasto in putrefazione nel campo di battaglia per alcuni giorni prima di essere sepolto nel castello. Sul petto il cavaliere aveva un medaglione che ora restaurato per capire di che cosa si tratta e a che epoca risalga. dai primi accertamenti, sembra che il cavaliere sia vissuto tra il XIII e il XIV secolo. Comunque per accertare con esattezza il periodo in cui visse, i resti sarenno sottoposti dalla datazione al radiocarbonio nei laboratori di Miami in Florida. ''Si trattava di un uomo estremamente robusto, alto, di chiara etnia nordica'', ha dichiarato Mallegni, precisando che il ritrovamento di un cavaliere morto assassinato e' assai raro all'interno di un castello. I professori Ricci e Mallegni nelle prossime settimane avvieranno una serie di indagini per accertare l'epoca in cui visse il cavaliere e la dinamica del suo ferimento. &lt;br&gt; &lt;br&gt;a cura della Redazione CulturalWeb (04/03/2004 16.38) </description>
	<link>http://www.culturalweb.it/dettaglioxstampa.asp?ID_Articolo=13555</link>
	<pubDate>Mon, 8 Mar 2004 08:38:26 +200</pubDate>
	<recorddate>08/03/2004 8.38.26</recorddate>
	<source>Ministero per i Beni e le attivit&#224; culturali</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>08/03/2004 8.38.26</datedal>
	<dateal>08/03/2004 8.38.26</dateal>
	<guid isPermaLink="true">http://www.noumeanews.it/news.read.asp?Guid=1533</guid>
	<author>bibrax.natura</author>
</item>
<item>
	<title>Nuova datazione di antiche pitture </title>
	<description>Una nuova datazione di antiche pitture rupestri&lt;br&gt;Studi precedenti attribuivano alle immagini soltanto mille anni &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;Alcune delle pi&#249; celebri pitture rupestri del mondo sono almeno tre volte pi&#249; antiche di quanto si ritenesse in precedenza. Lo sostengono ricercatori di universit&#224; britanniche e australiane dopo aver utilizzato le pi&#249; recenti tecnologie di datazione al radiocarbonio.&lt;br&gt;Studi precedenti sui dipinti rupestri di uKhahlamba-Drakensberg, in Sud Africa, un sito della World Heritage, avevano attribuito loro meno di 1000 anni di et&#224;. Ma il nuovo studio, effettuato da archeologi dell'Universit&#224; di Newcastle upon Tyne e dell'Australian National University di Canberra, stima che le immagini furono create almeno 3000 anni fa.&lt;br&gt;La scoperta, pubblicata sulla rivista &quot;South African Humanities&quot;, presenta forti implicazioni per la studio della vita degli artisti e dei cambiamenti sociali avvenuti nel corso degli ultimi tre millenni. Quando gli europei si trovarono di fronte per la prima volta ai dipinti rupestri nella regione montuosa di uKhahlamba-Drakensberg, circa 150 anni or sono, li considerarono primitivi e rozzi. Oggi gli esperti ritengono l'area una delle pi&#249; importanti nel mondo per quanto riguarda l'arte rupestre, con la maggior concentrazione di pitture a sud del Sahara. I dipinti, opera di cacciatori-raccoglitori San che si stabilirono nella regione quasi 8000 anni fa, sono stati realizzati usando principalmente pigmenti neri, bianchi, rossi e arancioni. Raffigurano scene con animali e uomini che rappresenterebbero le credenze religiose dei San.&lt;br&gt;&lt;br&gt;A.D Mazel &amp; A.L. Watchman, Dating rock paintings in the uKhahlamba-Drakensberg and the Biggarsberg, KwaZulu-Natal, South Africa. South African Humanities, Vol. 15, pagg. 59-73. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&#169; 1999 - 2003 Le Scienze S.p.A.&lt;br&gt; &lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.lescienze.it</link>
	<pubDate>Wed, 18 Feb 2004 16:43:05 +200</pubDate>
	<recorddate>18/02/2004 16.43.05</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>18/02/2004 16.43.05</datedal>
	<dateal>18/02/2004 16.43.05</dateal>
	<guid isPermaLink="true">http://www.noumeanews.it/news.read.asp?Guid=1751</guid>
	<author>bibrax.natura</author>
</item>
<item>
	<title>30000 immagini dell'antico Egitto</title>
	<description>ON LINE 30 MILA IMMAGINI DELL' ANTICO EGITTO &lt;br&gt;Sul sito museo civico di Rovereto,firmato accordo internazionale un' inedita fototeca online di 30 mila immagini dei siti archeologici dell' antico Egitto, spesso inaccessibili, sara' consultabile sul sito web del museo civico di Rovereto. &lt;br&gt; &lt;br&gt;Lo prevede un accordo che verra' siglato con il Consiglio Supremo per le Antichita' egizie. E' la prima volta che le autorita' egiziane firmano un simile protocollo d' intesa con un museo estero. Zahi Hawas, segretario generale del Consiglio Supremo per le Antichita' Egizie, e' arrivato a Rovereto insieme a Sabri Abdel Aziz, direttore del dipartimento delle antichita'. Hawas, in un incontro con il direttore del Museo di Rovereto, ha annunciato che all' ombra della Piramide di Chefren nella piana di Giza e' stata individuata la tomba intatta e mai profanata di un nobile della Quarta Dinastia (2500 a.C. circa), quella che realizzo' le piramidi e la Sfinge. L' archeologo egiziano ha poi detto che il 2005 sara' l'anno in cui verranno rivelati i misteri della Grande Piramide di Cheope e il segreto che ancora si nasconde sotto il complesso delle Piramidi e della Sfinge a Giza.  &lt;br&gt; &lt;br&gt;a cura della Redazione CulturalWeb &lt;br&gt; &lt;br&gt;(12/02/2004 19.23)</description>
	<link>http://www.culturalweb.it/dettaglioxstampa.asp?ID_Articolo=13069</link>
	<pubDate>Mon, 16 Feb 2004 09:29:53 +200</pubDate>
	<recorddate>16/02/2004 9.29.53</recorddate>
	<source>Ministero per i Beni e le attivit&#224; culturali</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>16/02/2004 9.29.53</datedal>
	<dateal>16/02/2004 9.29.53</dateal>
	<guid isPermaLink="true">http://www.noumeanews.it/news.read.asp?Guid=1745</guid>
	<author>bibrax.natura</author>
</item>
<item>
	<title>percorsi storico-archeologici di Arona</title>
	<description>&lt;br&gt;Intorno al Parco dei Lagoni di Mercurago (Arona - Provincia di Novara) esistono molte chiese, siti archeologici e musei che si possono visitare. Nel sito del parco si pu&#242; avere un assaggio di ci&#242; che si trover&#224; sul territorio alla pagina www.parchilagomaggiore.it/percorso.htm&lt;br&gt;&lt;br&gt;www.parchilagomaggiore.it/archeo.htm si parla delle palaffitte preistoriche e della pi&#249; antica ruota lignea trovata in Italia.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il percorso &#232; stato studiato in collaborazione con il GASMA (Gruppo Archeologico, Storico, Mineralogico Aronese). &lt;br&gt;Il parco organizza anche visite guidate per gruppi e scuole interessate.&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.parchilagomaggiore.it/percorso.htm</link>
	<pubDate>Sam, 15 Feb 2004 20:48:17 +200</pubDate>
	<recorddate>15/02/2004 20.48.17</recorddate>
	<source>Francesca D'Amato</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>15/02/2004 20.48.17</datedal>
	<dateal>15/02/2004 20.48.17</dateal>
	<guid isPermaLink="true">http://www.noumeanews.it/news.read.asp?Guid=1744</guid>
	<author>bibrax.natura</author>
</item>
<item>
	<title>I segreti di Stonehenge svelati</title>
	<description>I segreti di Stonehenge svelati con il laser&lt;br&gt;&lt;br&gt;Finora sono state scandite soltanto tre delle 83 pietre che compongono il sito &lt;br&gt;&lt;br&gt;Usando tecniche di scansione con raggi laser di bassa energia, che non hanno provocato danni alla struttura, un team di archeologi della Wessex Archaeology ha scoperto presso il sito di Stonehenge due incisioni invisibili ad occhio nudo. Gli intagli, che raffigurano teste d'ascia di bronzo, sono lunghi fra i dieci e i quindici centimetri. Simboli simili erano stati trovati presso il sito negli anni cinquanta. Alla ricerca, cominciata nell'estate del 2002, ha collaborato la ditta Archaeoptics che si occupa di scansioni laser 3D.&lt;br&gt;Finora sono state interamente scandite soltanto tre pietre, ma il team di investigatori insiste affinch&#233; venga completato uno studio di tutti gli 83 megaliti che compongono il sito, in grado probabilmente di rivelare altre incisioni. &quot;La scansione laser ci fornisce un modo completamente nuovo per studiare Stonehenge. - afferma Tom Goskar della Wessex Archeology - Con pi&#249; tempo a disposizione potremmo scoprire nuovi indizi e rendere pi&#249; chiara l'immagine di incisioni gi&#224; note ma difficili da vedere&quot;.</description>
	<link>http://www.lescienze.it/specialna.php3?id=8022</link>
	<pubDate>Wed, 11 Feb 2004 09:15:52 +200</pubDate>
	<recorddate>11/02/2004 9.15.52</recorddate>
	<source>Le Scienze S.p.A.</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>11/02/2004 9.15.52</datedal>
	<dateal>11/02/2004 9.15.52</dateal>
	<guid isPermaLink="true">http://www.noumeanews.it/news.read.asp?Guid=1742</guid>
	<author>bibrax.natura</author>
</item>
<item>
	<title>Siti Protostorici Cisalpini</title>
	<description>Principali siti preistorici e Protostorici  &lt;br&gt;della Lombardia occidentale, Piemonte e Valle d&#8217;Aosta. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Prendendo spunto da un testo edito durante un convegno, per ognuno dei siti menzionati verr&#224; esposta una scheda riassuntiva delle principali caratteristiche e della sua storia. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Bibliografia utilizzata: &lt;br&gt;&lt;br&gt;Lombardia occidentale, Piemonte e Valle d&#8217;Aosta; Guide archeologiche preistoria e protostoria in Italia volume 8 (XIII congresso internazionale delle scienze preistoriche e protostoriche; Forl&#236; Italia 1996) &lt;br&gt;Materiale reperito da Internet, siti indicati nel testo. &lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;CIVICO MUSEO ARCHEOLOGICO P.GIOVIO (COMO) &lt;br&gt;Piazza Medaglie d'Oro, 1 tel. 031/271343 fax 031/268053 &lt;br&gt;Orario di apertura da marted&#236; a sabato: 9.30-12.30/14.00-17.00 domenica: 10.00-13.00 luned&#236;: chiuso &lt;br&gt;&lt;br&gt;Sito Internet: &lt;br&gt;http://www.comune.como.it/comohtml/MuseoGiovio/ &lt;br&gt;Nel sito Internet si trova una descrizione dettagliata delle sezioni del museo, del laboratorio di archeologia e si pu&#242; effettuare una visita virtuale. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Il museo nasce nel 1837 ad opera di una circolare dell&#8217;Arciduca Raineri, dopo essere stato allestito presso il liceo cittadino, veniva trasferito nella nuova sede appositamente edificata. Qui la collezione del museo &#232; aumentata grazie a donazioni e scambi, attivit&#224; di vari ricercatori. &lt;br&gt;&lt;br&gt;L&#8217;attuale collezione comprende diverse sezioni. &lt;br&gt;&lt;br&gt;La sezione collezionismo conserva materiale di provenienza varia, esempio di collezionismo archeologico ottocentesco, come la collezione egizia, dei vasi greci e della magna Grecia, dei bronzi , delle gemme, la raccolta preistorica. &lt;br&gt;&lt;br&gt;La sezione preistorica e protostorica presenta materiali provenienti dal territorio comasco. Le prime testimonianze risalgono al paleolitico medio (60.000-35.000 anni fa), si arriva al neolitico con la diffusione dell&#8217;agricoltura. Ci sono anche interessanti reperti dell&#8217;et&#224; del bronzo, comunque la parte pi&#249; importante &#232; dedicata all&#8217;et&#224; del ferro con la cultura dei golasecca, che ha avuto ampia diffusione. &lt;br&gt;&lt;br&gt;La sezione romana conserva un ricco lapidario e alcune sale dedicate ai ritrovamenti cittadini, con la possibilit&#224; di osservare la successione archeologica al di sotto dell&#8217;attuale citt&#224;. L&#8217;ultima sezione presenta stemmi, lapidi e altro materiale di et&#224; medioevale e settecentesca. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Il museo ha una biblioteca specializzata nel settore archeologico. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br&gt;&lt;br&gt;  &lt;br&gt;SITO DI PIANAVALLE (COMO) &lt;br&gt;&lt;br&gt;Sito Internet: &lt;br&gt;http://www.preistoria.it/sito/2_1_1.htm &lt;br&gt;Questo &#232; una parte del sito del centro studi di preistoria e di archeologia (sito www.preistoria.it), &#232; presentata una descrizione del sito e delle culture che si sono avvicendate. &lt;br&gt;&lt;br&gt;La localit&#224; &#232; posta sul monte Caprino, a sud della citt&#224; di Como, in un&#8217;area boschiva di grande interesse naturalistico. Qui dall&#8217;et&#224; del bronzo al IV secolo a.C. si trovava un abitato Golasecchiano, corrispondente all&#8217;attuale Como, rifondata in seguito dai romani sulle rive del lago. Le prime segnalazioni risalgono agli inizi del &#8216;900 con delle incisioni rupestri su alcune rocce, le pi&#249; antiche risalgono all&#8217;Et&#224; del Rame e giungono fino all&#8217;epoca storica. L&#8217;abitato golasecchiano &#232; stato in parte costruito coprendo queste incisioni con materiali risalenti al IX-VII secolo a.C., anche se il periodo di massima espansione si ha nel VI-IV secolo. Sono state ritrovati due settori dell&#8217;abitato, in diverso stato di conservazione. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Nel II e I secolo l&#8217;area, ormai abbandonata, &#232; stata riutilizzata come luogo sacro (epoca La T&#232;ne), sono state ritrovate alcune tombe e diverse offerte votive al di sotto del livello delle abitazioni di epoca precedente. Dopo quest&#8217;epoca l&#8217;area &#232; stata definitivamente abbandonata. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Il sito &#232; visitabile all&#8217;interno dell&#8217;area protetta della Spina Verde, i materiali si trovano, in parte, al museo civico archeologico di Como, sito Internet: http://www.parks.it/parco.spina.verde.como/index.html. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br&gt;&lt;br&gt;MUSEO CIVICO DI SESTO CALENDE (VARESE) &lt;br&gt;&lt;br&gt;Piazza Mazzini, 21018 Sesto Calende. Visite da luned&#236; a gioved&#236; : 9.00 - 12.00; 14.30 - 16.30 Venerd&#236;: Chiuso Sabato - domenica mattina e festivi: solo su prenotazione. Domenica pomeriggio e festivi pomeriggio:15.00 - 18.00 &lt;br&gt;Ingresso: L.4.000 intero , L.2.000 ridotto &lt;br&gt;Per le visite e le prenotazioni: Luned&#236; - marted&#236; - mercoled&#236; - gioved&#236; :9.00 - 12.00 14.00 - 18.30 Venerd&#236;:9.00 - 12.00 14.00 - 17.00 Sabato:10.00 - 12.00 TEL: 0331922489 / 0331919448 - FAX: 0331922605 &lt;br&gt;&lt;br&gt;Siti Internet: &lt;br&gt;http://www.archeologia.com/museo008.htm &lt;br&gt;Contiene una descrizione dettagliata dei reperti del museo. Questa Pubblicazione fa parte del sito: www.archeologia.com &lt;br&gt;http://utenti.lycos.it/sestocalende/museoarc.htm#nostro Museo &lt;br&gt;Anche qui c&#8217;&#232; una descrizione dettagliata del museo, con, in aggiunta, le foto di alcuni reperti. Il sito &#232; una parte di un altro dedicato al comune di Sesto Calende e dintorni (sito: utenti.lycos.it/sestocalende/index.htm) &lt;br&gt;&lt;br&gt;Il museo presenta materiale della prima et&#224; del Ferro, proveniente da Sesto calende, Golasecca e Castelletto Ticino, con prevalenza di reperti del IX-VIII e VII-VI secolo. &lt;br&gt;&lt;br&gt;I reperti provengono, per la maggior parte da corredi funebri scoperti a partire dell&#8217;800; rispetto ad altre collezioni dello stesso tipo si trovano molti materiali in associazione. Reperti molto interessanti (alcuni anche molto rari),sono quelli dell'area funeraria del monsolino (presso Golasecca), localit&#224; Abbazia e la tomba del tripode. Sono presenti anche materiali ceramici provenienti da aree abitative. Oltre al materiale si trovano anche pannelli didattici riguardo a quanto esposto. &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br&gt;&lt;br&gt;  &lt;br&gt;NECROPOLI DELMONSORINO (GOLASECCA, VARESE) &lt;br&gt;&lt;br&gt;Siti Internet: &lt;br&gt;http://www.provincia.varese.it/preziosita/itin/ticino/monsor.htm &lt;br&gt;con una breve descrizione della necropoli e incluso nel sito: www.lagomaggiore.net &lt;br&gt;http://www.provincia.varese.it/preziosita/itin/ticino/monsor.htm &lt;br&gt;include anch&#8217;esso una descrizione dell&#8217;area. La pagina &#232; parte del sito della provincia di Varese (www.provincia.varese.it/preziosita) &lt;br&gt;http://www.vialattea.net/archeo/recinti.htm &lt;br&gt;documento riguardante i recinti tombali della cultura Golasecca, che include una parte sul Monsorino &lt;br&gt;&lt;br&gt;Il Monsorino &#232; una collina boscosa posta nel parco del Ticino in un&#8217;area in cui sono iniziati, dall&#8217;800, gli studi sulla cultura Golasecca e il loro ruolo negli scambi commerciali tra Italia e centro Europa. Qui si trovano molte strutture funerarie costituite da allineamenti di pietre erette a formare circonferenze e corridoi tra di esse che mostrano analogie formali con le tombe a circolo liguri e italiche. La prima pubblicazione della descrizione del sito fu fatta da Giovan Battista Giani nel 1824, che per&#242; attribu&#236; i reperti a epoca romana, fu seguita da diversi altri studi (Gabriel de Mortillet nel 1870, Bertolone e Rittatore nel1965), di cui il pi&#249; recente ha portato allo scavo una nuova parte nella necropoli. &lt;br&gt;&lt;br&gt;I materiali sono conservati al museo civico di Sesto Calende (Varese) e al museo civico Archeologico presso il castello sforzesco di Milano. &lt;br&gt;&lt;br&gt;L&#8217;area &#232; visitabile partendo dalla localit&#224; Cascina Melissa di Golasecca, dopo circa 20 minuti di cammino lungo una mulattiera (vedere i siti per maggiore dettaglio della strada). &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br&gt;&lt;br&gt;  &lt;br&gt;MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO DI ARONA (NOVARA) &lt;br&gt;&lt;br&gt;Piazza S. Graziano, n.34 28041 Arona Tel 032248294 &lt;br&gt;&lt;br&gt;Siti Internet: &lt;br&gt;http://www.archeomuseo.it/ &lt;br&gt;ha una presentazione del museo e dei reperti &lt;br&gt;&lt;br&gt;Il museo &#232; stato fondato nel 1996 e raccoglie collezioni di privati e materiale recente di scavo provenienti dal Lagone di Mercurago, da Arona, risalenti all&#8217;et&#224; del Bronzo e del Ferro; da Castelletto Ticino e Dormelletto corredi di varie necropoli e da Verbano proviene materiale di et&#224; romana, con pezzi di particolare interesse. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Il museo svolge anche attivit&#224; didattica per i bambini delle scuole elementari e medie, i dettagli sono indicati nel sito. &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br&gt;&lt;br&gt;  &lt;br&gt;LAGONI DI MERCURAGO (ARONA, NOVARA) &lt;br&gt;&lt;br&gt;Siti Internet: &lt;br&gt;http://www.viaggiatori.com/parchi/mercurago.htm &lt;br&gt;E&#8217; presentata una descrizione dettagliata dei ritrovamenti e della storia sito stesso, la pagina fa parte del sito www.viaggiatori.com/del_viaggiare.htm &lt;br&gt;http://www.lagomaggiore.net/old/it/nature/lagonipark.asp &lt;br&gt;Viene data una presentazione naturalistica dell&#8217;area; questa &#232; fornita dal sito www.lagomaggiore.net, sull&#8217;area del lago maggiore. &lt;br&gt;&lt;br&gt;I lagoni sono due specchi d&#8217;acqua derivati da torbiere e situati all&#8217;interno del Parco naturale omonimo, a cui rivolgersi per eventuali visite. Dal pi&#249; grande dei due sono stati fatti i maggiori ritrovamenti (palafitte e molti oggetti vicino ad esse) a partire da fine &#8216;800 con i lavori di estrazione della torba. &lt;br&gt;&lt;br&gt;L&#8217;area fu abitata a lungo con fasi di apparente abbandono, la prima occupazione risale all&#8217;antica et&#224; del Bronzo, la seconda &#232; databile verso la fine della media et&#224; del Bronzo, con i reperti pi&#249; interessanti, sono invece pochi quelli risalenti alla prima romanizzazione. In una localit&#224; vicina &#232; stato anche rinvenuto un abitato dell&#8217;et&#224; del Ferro e una necropoli del Golasecca risalente al VI-V secolo a.C. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Negli ultimi anni si cerca di portare in luce la parte restante dell&#8217;insediamento e dell&#8217;area limitrofa, i reperti ritrovati e i loro calchi (parti lignee, soprattutto di quelle ritrovate nel &#8216;800) sono conservati in diversi musei (delle antichit&#224; di Torino, civico archeologico di Arona, di artiglieria di Torino, della fondazione Galletti di Domodossola, di antropologia e di etnologia di Firenze. &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br&gt;&lt;br&gt;  &lt;br&gt;CASTELLETTO TICINO (NOVARA) &lt;br&gt;&lt;br&gt;Siti Internet: &lt;br&gt;http://www.lagomaggiore.net/old/it/citta/castellettoticino.asp &lt;br&gt;Fornisce una spiegazione molto generica sull&#8217;area &lt;br&gt;&lt;br&gt;L&#8217;area, parte della cultura golasecca, &#232; situata vicino all&#8217;uscita del Ticino dal lago Maggiore, questo ha consentito lo sviluppo di ricchezza della popolazione locale grazie alla gestione della navigazione in transito tra fiume e lago. La societ&#224; e commerci sono resi possibili e gestiti da gruppi familiari di tipo principesco, con influenza delle culture italico-etrusche, qui si trovava l&#8217;insediamento di maggiori dimensioni. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Importanti e pi&#249; note sono le necropoli ritrovate in zona, che hanno permesso di migliorare la cronologia dei ritrovamenti e documentare l&#8217;adattamento dell&#8217;alfabeto etrusco alla lingua locale. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Si formarono insediamenti sparsi durante l&#8217;et&#224; del Bronzo e del Ferro che a partire dal VIII secolo si organizzarono in uno unico, quasi del tutto scomparso nei secoli, con la necropoli posizionata in un alveo fossile del Ticino. L&#8217;area di Castelletto viene abbandonata improvvisamente nel V secolo. &lt;br&gt;&lt;br&gt;I materiali sono esposti al museo di antichit&#224; di Torino e ai musei civici di Milano Varese, Novara, Arona, Domodossola e Sesto Calende. &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br&gt;&lt;br&gt;  &lt;br&gt;MUSEO CIVICO PALEONTOLOGICO ED ARCHEOLOGICO DI BORGOSESIA (VERCELLI) &lt;br&gt;&lt;br&gt;Siti Internet: &lt;br&gt;http://www.viaggiatori.com/parchi/fenera.htm &lt;br&gt;Da precise indicazioni sul parco ma non &#232; indicato nulla sul museo &lt;br&gt;&lt;br&gt;Aperto nel 1996 ha lo scopo di radunare i reperti gi&#224; rinvenuti durante le ricerche sul monte Fenera e quelli che verranno ritrovati in ricerche successive. &lt;br&gt;&lt;br&gt;I reperti delle grotte del monte Fenera comprendono resti di fauna pleistocenica, di homo sapiens neandertalensis, materiali dell&#8217;et&#224; del Bronzo, neolitici e paleolitici, ceramiche e utensili tardoantichi. &lt;br&gt;&lt;br&gt;L&#8217;area rappresentava, durante le glaciazioni, rifugio per uomini e animali con conseguente possibilit&#224; di caccia. I resti neandertaliani rappresentano un uso funerario della grotta, la parte insediativa &#232; invece rappresentata dalla cultura dei vasi a bocca quadrata del neolitico medio. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Tra l&#8217;antica e la media et&#224; del Bronzo viene sfruttata per l&#8217;acqua di stillicidio; l&#8217;uso successivo da parte di pastori cacciatori sconvolge la grotta. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Durante l&#8217;et&#224; del Ferro prevalgono gli insediamenti di fondovalle, quelli nelle grotte vengono sigillati da massi caduti durante un sisma nel secolo XI. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Oltre a questi il museo conserva i reperti di tutta l&#8217;area circostante, in particolare del sito di Seso. Questo nasce durante l&#8217;et&#224; del ferro, legato ai giacimenti minerari locali e continua il sua sviluppo fino e durante l&#8217;epoca romana, come testimoniato dalle necropoli rinvenute. Tra i reperti pi&#249; interessanti ci sono dei bronzetti di Ercole del III secolo a.C.. &lt;br&gt;&lt;br&gt;La ricchezza di questo sito &#232; dovuta al commercio di minerali continuato anche in epoca storica. Sono state ritrovate anche incisioni rupestri risalenti all&#8217;et&#224; del ferro. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Il museo, oltre a raccogliere materiali di scavo, svolge anche attivit&#224; didattica. &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br&gt;&lt;br&gt;  &lt;br&gt;GLI INSEDIAMENTI SOMMERSI DEL LAGO DI VIVERONE (BIELLA &#8211; TORINO) &lt;br&gt;&lt;br&gt;Sito Internet: &lt;br&gt;http://www.archeocarta.com/piemonte/biella/siti/viverone.htm &lt;br&gt;viene presentata una buona e ordinata descrizione dell&#8217;area e dei reperti &lt;br&gt;&lt;br&gt;Il lago, situato vicino alla serra morenica di Ivrea, allo sbocco della Dora Baltea, &#232; posto a 230 m s.l.m., con una superficie di 6.05 kmq. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Il sito viene scoperto negli anni &#8216;60-&#8217;70 con il ritrovamento di vari campi di pali in localit&#224; Cascina nuova, S. Antonio, Emissario e Riva del Clerico. Dal 1977 sono condotte regolari campagne subacquee che consentono di comprendere meglio l&#8217;et&#224; del Bronzo nel Nord Italia e le modalit&#224; di insediamento in aree umide. Dalle indagini condotte sono risultati essere presenti i resti i resti di due piccoli villaggi e un complesso urbano bene organizzato e regolare. Le sue dimensioni e accessibilit&#224; lo rendono per&#242; facile preda di razzie; per questo le indagini si sono concentrate sugli altri siti da cui sono emersi materiali risalenti all&#8217;et&#224; del bronzo antico e medio. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Le indagini archeologiche includono anche il vicino laghetto di Bertignano da cui sono state recuperate due piroghe. &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br&gt;&lt;br&gt;  &lt;br&gt;LE MINIERE DELLA BESSA (MONGRANDO &#8211; CERRIONE &#8211; ZUBIENA, BIELLA) &lt;br&gt;&lt;br&gt;Siti Internet: &lt;br&gt;http://www.archeocarta.com/piemonte/biella/siti/bessa.htm &lt;br&gt;descrive bene la storia dell&#8217;area e dei reperti e come visitarla &lt;br&gt;http://www.atl.biella.it/natura/bessa/riserva.html &lt;br&gt;esplica tutte le caratteristiche dell&#8217;area (archeologia, natura, ecc.) e i punti di accesso &lt;br&gt;&lt;br&gt;La Bessa &#232; situata tra i torrenti Elvo, Viona e Olobia e presenta un paesaggio singolare, di origine antropica, la zona &#232; parco Regionale. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Le diverse ricerche condotte hanno portato alla luce dei canali di lavaggio e insediamenti temporanei dell&#8217;antica miniera degli Ictimuli. La raccolta dell&#8217;oro &#232; iniziata dall&#8217;et&#224; del Bronzo e si &#232; intensificata fino all&#8217;et&#224; del Ferro, grazie al suo valore negli scambi commerciali. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Gli Ictimuli (Victimuli per i romani) deviano il torrente Viona tra il IV e il II secolo a.C. per effettuare il lavaggio artificiale di un deposito aurifero; nel 140 a.C. vengono completamente sottomessi dai romani. Questi fruttano la miniera impiegando oltre 5.000 addetti che si insediano temporaneamente in abitazioni ricavate sui cumuli di ciottoli che costituiscono il materiale di scarto. Nel corso del I secolo a.C. la miniera perde progressivamente di importanza a causa di preoccupazioni sociali, dell&#8217;esaurimento del giacimento principale e la scoperta di miniere in altre parti dell&#8217;impero. &lt;br&gt;&lt;br&gt;La particolarit&#224; &#232; l&#8217;ottima conservazione del paesaggio antropico antico; si sono fatti e si stanno facendo sforzi per la valorizzazione. I reperti sono conservati al museo delle antichit&#224; di Torino, al museo leone di Vercelli e al museo civico archeologico di Biella. &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br&gt;&lt;br&gt;  &lt;br&gt;AREA MEGALITICA DI AOSTA &lt;br&gt;&lt;br&gt;Siti Internet: &lt;br&gt;http://guide.supereva.it/vall_e_d_aoste/interventi/2002/10/121837.shtml &lt;br&gt;http://www.regione.vda.it/turismo/immagini/dettaglio_i.asp?id=2&amp;cosa=A &lt;br&gt;danno una descrizione molto, molto breve dell&#8217;area &lt;br&gt;&lt;br&gt;Situata alla periferia occidentale della citt&#224;, &#232; stata scoperta nel 1969, &#232; un&#8217;area di culto e sepoltura utilizzata per tutto il III millennio a.C. Si rilevano 5 fasi strutturali successive a partire dalla fine del neolitico fino all&#8217;et&#224; del bronzo (1-22 pali in legno allineati e deposizioni di ceneri di cranio di bue; 2-aratura con semina di denti umani per delimitare due file ortogonali di steli antropomorfe; 3-allinamento di vari pozzi cilindrici con i pali in legno e una fila di steli; 4-reimpiego delle stele in 5 tombe megalitiche; 5- Reimpiego ulteriore di stele per altre 3 tombe pi&#249; piccole). &lt;br&gt;&lt;br&gt;Tutte le tombe megalitiche erano all&#8217;aperto, senza copertura, descrizione delle tombe: Fase 4. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Tomba II. Formata da un dolmen a pianta trapezoidale, con ingresso laterale su di una piattaforma di 15m a forma di triangolo isoscele, e stato datato grazie ad uno specifico rito di fondazione (deposizione di un bicchiere campaniforme ritualmente frammentato). I corredi funerari sono formati da elementi metallici, litici bottoni in osso perforati. Utilizzata dall&#8217;eneolitico all&#8217;et&#224; del Bronzo. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Tomba V. Costituita da un dolmen a pianta rettangolare inserito su una piattaforma poligonale &#8211; semicircolare, i corredi sono dati da resti di campaniformi e utensili in osso. Costruzione e uso nell&#8217;eneolitico recente. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Tomba IV. Inizialmente a forma di bassa torre cilindrica, ora &#232; una struttura submegalitica a pianta circolare, con una fossa rettangolare all&#8217;interno contenente un solo individuo. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Tomba VII. Dato da una all&#233;e couverte e camera tombale, come la tomba II &#232; datata da un rito specifico simile al precedente, che presenta in pi&#249; molari di un vecchio bue, scarsi i resti dei corredi funebri. Costruzione e uso nell&#8217;eneolitico recente. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Tomba VI. Tomba a cista individuale, datata eneolitico recente, presenta corredi funebri costituiti da bicchieri campaniformi. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Fase 5. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Tomba III. Formata da una grande cista rettangolare &#232; posta vicino alla tomba II. Il corredo funebre &#232; forato da un boccaletto decorato, industria microlitica, bottoni in osso, elementi arciformi forati in osso e conchiglia. Costruzione e uso nell&#8217;eneolitico recente. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Tomba I. Formata anche questa da una cista rettangolare, presenta una cintura di pietre sul lato nord. Il corredo funerario &#232; scarso, l&#8217;uso risale, come per le altre all&#8217;eneolitico recente. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Tomba II SE. E&#8217; addossata alla tomba II dal lato SE, il piano basale di sepoltura &#232; a semicombustione diretta, il corredo &#232; dato da un pugnale. Costruzione e uso dell&#8217;et&#224; del Bronzo. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Tutti gli ornamenti delle strutture allineate presentano connessioni astronomiche, collegamenti tra mondo religioso e sfera celeste. Dagli studi si &#232; rilevato l&#8217;uso di un&#8217;unit&#224; di misura di 31cm; &#232; emerso anche che le stele sono pi&#249; antiche di 3 secoli rispetto alle tombe, in cui sono state riutilizzate. Questo permette di scollegare i due elementi e mettere in relazione le prime con il culto dei vivi. &lt;br&gt;&lt;br&gt;La presenza delle tombe fa ipotizzare l&#8217;esistenza di un importante centro abitato di attribuzione culturale difficile, ma con sicure affinit&#224; orientali, in quest&#8217;ambito si colloca l&#8217;aratura con semina di denti. La posizione del sito tra mediterraneo e nord Europa permette di identificare la presenza di correnti culturali e commerciali. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br&gt;&lt;br&gt;  &lt;br&gt;NECROPOLI DI VOLLEIN (QUART, AOSTA) &lt;br&gt;&lt;br&gt;Sito Internet: &lt;br&gt;http://www.aostaturismo.com/comuni_quart.htm &lt;br&gt;Il sito del comune di Quart fornisce una descrizione del sito insieme ad altre caratteristiche locali. &lt;br&gt;&lt;br&gt;E&#8217; posta su un dosso roccioso a 91m di quota ed &#232; stata scoperta nel 1968. Gli scavi hanno ritrovato una necropoli di 66 tombe a cista e un gruppo di incisioni rupestri simboliche, la necropoli &#232; di difficile datazione a causa dei rimaneggiamenti subiti e dei pochi reperti trovati. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Sono stati rinvenuti frammenti di ceramiche risalenti al tardo neolitico e alla media et&#224; del bronzo, ma la datazione esatta del sito potr&#224; essere data a termine del lavori di scavo di tutta l&#8217;area. &lt;br&gt;&lt;br&gt;La necropoli era in origine pi&#249; vasta di quanto appare ora, con almeno 20 tombe in pi&#249;; le ciste sono quasi tutte orientate tra N, NE. Dopo la sua fondazione, a nord est fu edificato un muro di recinzione, oltre al quale si trovano deposti dei ciottoli. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Le tombe erano forma rettangolare, con i montanti bloccati nel terreno e stabilizzati da cinture di pietre esterne ad essi, il tetto era formato da lastre pi&#249; ampie del perimetro della tomba; si hanno casi di deposizioni multiple. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Gli scheletri sono sempre posti rannicchiati sul fianco sinistro, con il capo a sud, sud &#8211; ovest, sono presenti anche tombe infantili, ma prive di resti ossei. Fatto importante &#232; una tomba in cui due individui giacciono distesi e affiancati, con presenza di bracciali di conchiglia, forse indizi che si trattasse di persone di alto rango. La scarsit&#224; di altri tipi di corredo pu&#242; essere dovuta a razzie successive. Questa cultura &#232; stata posta in relazione con altre svizzere, grazie allo studio di aree vicino e meglio conservate. &lt;br&gt;&lt;br&gt;L&#8217;area per ora non &#232; visitabile, ma al termine dei lavori di scavo diventer&#224; parco archeologico. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br&gt;&lt;br&gt;MOMPANTERO E SUSA (TORINO) &lt;br&gt;&lt;br&gt;Sito Internet: &lt;br&gt;http://rupestre.net/tracce/ORMESUS.html &lt;br&gt;tratta in generale della Val di Susa, oltre che di altri siti piemontesi. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Area ad incisioni e pitture rupestri di Mompantero. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Siti Internet: &lt;br&gt;http://www.archeocarta.com/piemonte/torino/siti_torino/montepanero.htm &lt;br&gt;come per altri, si ha una descrizione buona del sito &lt;br&gt;&lt;br&gt;Le incisioni si trovano su di una balza poco accessibile, lungo un sentiero utilizzati fino ad epoche recenti per processioni religiose. Sono state realizzate a martellina, rare in Piemonte per la scarsit&#224; di rocce adatte. Le figure pi&#249; antiche, della fine dell&#8217;et&#224; del Bronzo sono meandriformi e spirali, mentre le pi&#249; recenti, della fine dell&#8217;et&#224; del Ferro, sono antropomorfe e a forma di grandi asce. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Alcune figure di guerrieri del VI-V secolo, poste vicino a un ruscello ora asciutto, delimitavano un&#8217;area sacra. L&#8217;area permette di studiare la religiosit&#224; preromana e verificare le connessioni culturali tra i due versanti delle alpi. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Area archeologica e museo di Susa (Torino) &lt;br&gt;&lt;br&gt;Siti Internet: &lt;br&gt;http://www.prosusa.it/master/info_susa/musei/castello/castello.htm &lt;br&gt;fornisce una breve descrizione del museo &lt;br&gt;http://www.archeocarta.com/piemonte/torino/siti_torino/villar_focchiardo.htm &lt;br&gt;illustra le caratteristiche del sito e dei reperti rinvenuti &lt;br&gt;&lt;br&gt;Importante centro sia preromano che romano, alla confluenza della Dora Baltea con il torrente Cenischia, &#232; posto nel punto di arrivo delle vie di transito del Moncenisio e del Monginevro verso e della Gallia. L&#8217;abitato pi&#249; antico &#232; contornato da una cinta muraria del III secolo d.C. &lt;br&gt;&lt;br&gt;L&#8217;area dove c&#8217;&#232; il castello del secolo XI &#232; di antica occupazione, grazie alla sua vocazione difensiva, si pu&#242; ancora vedere un&#8217;area i culto preromana, formata da incisioni sovrapposte poi dai basamenti dell&#8217;acquedotto successivo. Durante il processo di romanizzazione &#232; stata conservata la sacralit&#224; delle aree di culto precedenti. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Il museo civico ospita i materiali ritrovati durante gli scavi pi&#249; antichi e una documentazione sulle incisioni rupestri. L&#8217;area non &#232; visitabile. &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br&gt;&lt;br&gt;  &lt;br&gt;MUSEO DI ANTICHITA&#8217; DI TORINO &lt;br&gt;&lt;br&gt;Via XX settembre 88c, Torino Ingresso intero 4 euro, ridotto 2. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Sito Internet: &lt;br&gt;http://www.museoantichita.it/museo.htm &lt;br&gt;&#232; il sito ufficiale del museo in cui trovo informazioni, visite virtuali alle collezioni, storia del museo, ecc. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Il museo &#232; ospitato presso l&#8217;ex Orangerie del Palazzo Reale e comprende le collezioni storiche, l&#8217;archeologia del territorio piemontese e una parte dedicata alle mostre temporanee. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Le collezioni sono raccolte per epoche, si trovano le collezioni: di sculture e rilievi greco romana proviene in gran parte dalla vecchie collezioni sabaude e Drovetti; molti gli elementi di particolare interesse (trono di luni, frammenti di un mosaico di Cagliari, ecc.). &lt;br&gt;&lt;br&gt;Cipriota: donate da Cerutti e Censola presenta reperti di et&#224; compresa tra la prima et&#224; del Bronzo e quella ellenistico - romana; importanti sono il vasellame ceramico e le sculture in calcare. &lt;br&gt;Protostoriche: c&#8217;&#232; la collezione Gastaldi (paletnologo che l&#8217;ha creata) che presenta reperti di provenienza varia, materiale litico di origine baltica, materiale padano, svizzero e francese. Si ha anche la collezione Assi che presenta 400 fibule provenienti dall&#8217;Italia centrale e meridionale in bronzo e argento dell&#8217;et&#224; del bronzo e del Ferro. &lt;br&gt;Etrusche: comprende vasi greci e manufatti etruschi derivati dagli scavi di Vulci, una importante raccolta di buccheri e materiale derivante dalla tomba della famiglia Matausni. &lt;br&gt;Ceramiche: greche e italiote di cui gli esemplari pi&#249; antichi risalgono al VII secolo a.C. Si trovano vasi di imitazione italica, sono presenti sia vasi a figure rosse che nere alcuni molto preziosi. &lt;br&gt;Sabaude e di sculture: provengono in gran parte dalle vecchie collezioni sabaude e Drovetti; molti gli elementi di particolare interesse come il trono di luni, frammenti di un mosaico di Cagliari raffigurante Orfeo che ammaestra le fiere con la lira, molte statue e il calco del fregio dell&#8217;arco di Augusto a Susa. La maggior parte delle statue in bronzo appartiene alla collezione Pullini. &lt;br&gt;&lt;br&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br&gt;&lt;br&gt;MUSEO EGIZIO DI TORINO &lt;br&gt;&lt;br&gt;Via Accademia delle Scienze 6, 10123 Torino Ingresso intero 6.20 euro, ridotto 3.10 &lt;br&gt;&lt;br&gt;Sito Internet: &lt;br&gt;&lt;br&gt;http://www.museoegizio.org/ &lt;br&gt;&lt;br&gt;&#232; il sito ufficiale del museo, contiene la descrizione delle collezioni, la storia del museo, i servizi che esso fornisce, ecc., anche se &#232; ancora in fase di completamento. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Per qualit&#224; e entit&#224; dei materiali &#232; tra i pi&#249; importanti musei egizi al mondo, secondo solo a quello del Cairo. Raccoglie su tre piani migliaia di reperti con grandi statue, papiri, stele, sarcofagi e mummie, oggetti di bronzo, amuleti, monili e molti oggetti della vita quotidiana. &lt;br&gt;&lt;br&gt;La descrizione delle raccolte sarebbe troppo lunga da fare in poche righe per cui si rimanda ai siti Internet. &lt;br&gt;  &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br&gt;&lt;br&gt;  &lt;br&gt;MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO DI BOLOGNA &lt;br&gt;&lt;br&gt;Via dell'Archiginnasio 2 Ingresso intero 4,00 euro, ridotto 2,00 &lt;br&gt;&lt;br&gt;Siti Internet: &lt;br&gt;&lt;br&gt;http://www.comune.bologna.it/bologna/Musei/Archeologico/ &lt;br&gt;&lt;br&gt;fornisce una buona descrizione delle collezioni del museo, dei suoi servizi e attivit&#224; e della storia della citt&#224;. &lt;br&gt;&lt;br&gt;E&#8217; uno tra i pi&#249; importanti musei archeologici italiani per ricchezza e qualit&#224; del patrimonio; rimasto fin dalla fondazione nella stessa sede, &#232; nato dall&#8217;unione di due nuclei: il primo formato dalle collezione universitarie e del pittore Palagi, comprendenti materiali greci, etruschi, romani ed egizi; il secondo documenta l&#8217;archeologia locale. &lt;br&gt;&lt;br&gt;La collezione egizia &#232; la seconda per importanza in Italia comprende sarcofagi in legno dipinto, molte statuette funerarie, amuleti, bronzetti, papiri, ecc. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Importante &#232; anche la collezione romana con i reperti provenienti dalla citt&#224;, caratterizzata da numerosi oggetti d'uso domestico, da statuette di bronzo, sculture in marmo, vetri e avori. La storia della citt&#224; &#232; documentata per&#242; a partire dal paleolitico inferiore e medio, con strumenti in pietra e da corredi funebri dell&#8217;et&#224; del Rame. Si segnalano anche molti reperti dell&#8217;et&#224; del Bronzo e quelli provenienti dalla necropoli villanoviana (IX &#8211; VI secolo a.C.). &lt;br&gt;&lt;br&gt;Tra le altre collezioni ospitate si rileva la gipsoteca costituita da copie in gesso di sculture greche e romane.</description>
	<link>http://www.unipv.it/webbio/labweb/primantr/siti.htm</link>
	<pubDate>Wed, 4 Feb 2004 08:57:59 +200</pubDate>
	<recorddate>04/02/2004 8.57.59</recorddate>
	<source>Simona Tedoldi</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>04/02/2004 8.57.59</datedal>
	<dateal>04/02/2004 8.57.59</dateal>
	<guid isPermaLink="true">http://www.noumeanews.it/news.read.asp?Guid=1734</guid>
	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>La dieta dei micenei di 4000 anni fa</title>
	<description>La mostra, titolata &quot;Minoici e Micenei: sapori della loro epoca, aprir&#224; oggi, alle 18, nelle sale del Museo Nazionale Archeologico di Napoli. L'esposizione illustra i risultati di uno studio archeologico sui contenitori ritrovati nelle tombe dell'et&#224; del Bronzo, nell'area di Creta. Esposti 250 reperti: corredi funerari, macine di pietra e oggetti d'uso comune</description>
	<link>http://www.culturalweb.it/dettaglioxstampa.asp?ID_Articolo=12716</link>
	<pubDate>Mon, 2 Feb 2004 09:25:16 +200</pubDate>
	<recorddate>02/02/2004 9.25.16</recorddate>
	<source>Ministero per i Beni e le attivit&#224; culturali</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>02/02/2004 9.25.16</datedal>
	<dateal>02/02/2004 9.25.16</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Nasce www.jiia.it</title>
	<description>NASCE WWW.JIIA.IT PER LA DIFFUSIONE DELLA CULTURA SCIENTIFICA NELL'AMBITO DELL'ARCHEOLOGIA&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;Journal for the Intercultural and Interdisciplinary Archaeology&quot; la prima testata telematica italiana di archeologia, scienze dell'antichit&#224; e scienze applicate all'archeologia.</description>
	<link>http://www.culturalweb.it/dettaglioxstampa.asp?ID_Articolo=12253</link>
	<pubDate>Mon, 12 Jan 2004 10:54:19 +200</pubDate>
	<recorddate>12/01/2004 10.54.19</recorddate>
	<source>Ministero per i Beni e le attivit&#224; culturali</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>12/01/2004 10.54.19</datedal>
	<dateal>12/01/2004 10.54.19</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>La cosmesi femminile ai tempi di Ovidio</title>
	<description>Come si facevano belle le donne oltre 2000 anni fa in mostra a Sulmona,in provincia de L'Aquila.</description>
	<link>http://www.culturalweb.it/dettaglioxstampa.asp?ID_Articolo=11902</link>
	<pubDate>Wed, 17 Dec 2003 09:29:23 +200</pubDate>
	<recorddate>17/12/2003 9.29.23</recorddate>
	<source>Ministero per i Beni e le attivit&#224; culturali</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Novit&#224; nell'archeologia subacquea</title>
	<description>Tecniche innovative per restaurare sott'acqua. I recenti esperimenti condotti dal Nucleo subacqueo dell'Istituto Centrale per il Restauro. Nel settembre scorso, presso il Parco Archeologico sommerso di Baia (Bacoli-NA), si &#232; svolto il 2&#176; cantiere sperimentale di restauro subacqueo di strutture archeologiche sommerse.</description>
	<link>http://www.culturalweb.it/dettaglioxstampa.asp?ID_Articolo=11843</link>
	<pubDate>Tue, 16 Dec 2003 09:50:02 +200</pubDate>
	<recorddate>16/12/2003 9.50.02</recorddate>
	<source>Ministero per i Beni e le attivit&#224; culturali</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
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	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Apre il complesso termale Etrusco</title>
	<description>Dopo una campagna di scavi cominciata nel 1985, nella primavera del 2004 aprira' al pubblico il Sasso Pisano, il complesso sacro e termale etrusco che risale al III secolo a.C., sito unico dell' Etruria settentrionale, oggi nel Comune di Castelnuovo Val di Cecina (Pisa).&lt;br&gt;</description>
	<link>http://www.culturalweb.it/dettaglioxstampa.asp?ID_Articolo=11719</link>
	<pubDate>Mon, 15 Dec 2003 09:05:44 +200</pubDate>
	<recorddate>15/12/2003 9.05.44</recorddate>
	<source>Ministero per i Beni e le attivit&#224; culturali</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
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	<dateal>15/12/2003 9.05.44</dateal>
	<guid isPermaLink="true">http://www.noumeanews.it/news.read.asp?Guid=1720</guid>
	<author>bibrax.natura</author>
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	<title>Recupero dell'Appia Antica</title>
	<description>Maggioranza e opposizione insieme per una grande opera di recupero dell'arteria millenaria; l'Appia ritorna antica da Roma a Brindisi. Attraverso un disegno di legge, sottoscritto da sessantaquattro parlamentari , si intende promuovere e sollecitare un intervento sull'intero percorso dell'Appia Antica, cinquecentoquaranta chilometri che attraversano il territorio di Lazio, Campania, Basilicata e Puglia. </description>
	<link>http://www.culturalweb.it</link>
	<pubDate>Wed, 10 Dec 2003 11:28:44 +200</pubDate>
	<recorddate>10/12/2003 11.28.44</recorddate>
	<source>Ministero per i Beni e le attivit&#224; culturali</source>
	<category>Archeologia e Preistoria</category>
	<datedal>10/12/2003 11.28.44</datedal>
	<dateal>10/12/2003 11.28.44</dateal>
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	<author>bibrax.natura</author>
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